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domenica 22 giugno 2014

Il Delta del Po, le bonifiche della Valle del Mezzano

Il Ferrarese è, possiamo dire, un triangolo di Pianura Padana in cui i lati maggiori sono rappresentati dai corsi del Po e del Reno e il lato minore dalla costa compresa tra le foci dei due fiumi. Nella parte sud-orientale, tra i paesi di Comacchio, Ostellato, Portomaggiore e Argenta troviamo il Mezzano.

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La bruma mattutina avvolge la campagna.

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Circa 2000 anni fa la zona era ricoperta da foreste. In seguito venne invasa dalle acque fluviali e poi marine. Nel secolo XVI, per effetto dell’abbassamento del livello del terreno, si formò la Valle del Mezzano che si estendeva per circa 18.000 ettari: una laguna interna salmastra confinante a est con il settore più occidentale delle attuali Valli di Comacchio.

 

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Le bonifiche effettuate nei secoli seguenti non toccarono in modo significativo questa zona fino al 1957 quando iniziò quella che fu definita "la grande bonifica della Valle del Mezzano", durata una decina di anni e al termine della quale solo pochi lembi vallivi, i più occidentali, non vennero toccati dal prosciugamento.

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Grandi distese agricole disegnano le aree bonificate della Valle del Mezzano.

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Oggi l’ambiente appare una distesa pianura attraversata da rettilinee strade rialzate rispetto alla campagna dove l’agricoltura praticata è basata su grano, mais, orzo, girasole e colture ortofrutticole. A volte si incontrano comunque campi incolti. La presenza umana in questa zona è scarsa, limitata all’attività connessa al lavoro dei campi e priva di abitazioni. Girovagando in questo ambiente, anche se fortemente assoggettato alle esigenze umane, ci si può imbattere in specie alquanto interessanti, come ad esempio la Ghiandaia marina.

 

Ghiandaia marina Coracias garrulus

La sistematica inserisce la Ghiandaia marina Coracias garrulus (Linnaeus, 1758) nell’ordine dei Coraciformi e nella famiglia dei Coracidi. La distribuzione di questa specie amante dei climi caldi spazia tra Nord Africa, Europa, Asia Minore fino ad Iran e Siberia sud-occidentale. In passato in Europa era molto più numerosa e diffusa. Dalla fine del secolo scorso e ancor più negli ultimi decenni, la perdita di habitat di nidificazione, causato dall’intensificazione dell’agricoltura con le relative modifiche ambientali degli ecosistemi agricoli e con l’uso massiccio di pesticidi e con abbattimenti e catture illegali legati al collezionismo, hanno determinato una riduzione generalizzata della popolazione nidificante e l’estinzione in molte aree dell’Europa centro-settentrionale, inserendola nelle liste delle specie in pericolo.

11-2014-05-20_Ghiandaia marina_Delta Po (14)

In assenza di alberi, alla Ghiandaia marina non resta che posarsi sulle linee elettriche. In questa zona, su alcuni tralicci, sono state posizionate alcune cassette nido per favorire la riproduzione di questa rara specie mediterranea.

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In Italia questa specie è localizzata e non uniformemente distribuita. Nell’area del Delta del Po è presente con 2/3 coppie.

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La Ghiandaia marina frequenta zone aperte come la pianura e la bassa collina, caratterizzate da terreni incolti e praterie steppose, con presenza di piccoli boschi o oliveti. Non costruisce un nido proprio ma utilizza cavità naturali in alberi, pareti sabbiose o terrose o artificiali in ruderi o altri edifici abbandonati. Nidifica anche in buchi scavati dai picchi. Occupa anche le cassette nido e, occasionalmente, i nidi di Gazza e altri uccelli. Di regola, la Ghiandaia marina depone una covata di 3-5 uova a partire dalla fine di maggio.

10-2014-05-20_Ghiandaia marina_Delta Po (25)11-2014-05-20_Ghiandaia marina_Delta Po (7)

 

E’ quindi una specie estiva, migratrice e nidificante che non è mai segnalata durante il periodo invernale, momento in cui migra e sverna nell’Africa tropicale, soprattutto nelle regioni orientali del continente.

 

 

 

 

 

Nonostante i grandi spazi disponibili, per causa della intensa attività agricola, la fauna sopravvive in ridotte aree incolte o lungo i canali di scolo delle acque. In questo luogo è facilmente osservabile il Gruccione mentre caccia insetti.

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I campi agricoli delimitati da canali sono l’ambiente ideale per la riproduzione del Gruccione, il quale scava lungo la scarpata delle gallerie dove vi nidificherà.

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Il Gruccione Merops apiaster

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Da pochi anni in questa zona è tornata a nidificare la Cicogna bianca. Non mi dilungo però a parlare di questa specie in quanto avrò modo di parlarne più approfonditamente in un futuro post.

24-2014-05-21_Cicogna bianca_Delta Po (5)

La Cicogna bianca Ciconia ciconia

Anche gli ardeidi, come l’Airone rosso, l’Airone bianco maggiore, l’Airone cenerino la Garzetta e l’Airone guardabuoi sono specie facilmente osservabili mentre ricercano cibo tra i campi appena sfalciati.

25-2014-05-19_Airone rosso_Delta Po

 

L’Airone rosso Ardea purpurea

 

 

 

 

 

 

 

26-2014-05-19_Airone B M_Delta Po (2)

 

 

L’Airone bianco maggiore
Casmerodius albus

 

 

 

 

 

 

 

26-2014-05-19_Airone guardabuoi_Delta Po (1)

 

 

L’Airone guardabuoi Bubulcus ibis

 

 

 

 

 

 

 

In questo periodo la campagna è ancora un alternarsi di colori dove tra tutti spicca il rosso dei papaveri.

27-2014-05-21_bonifica del mezzano_Delta Po (22)-2

28-2014-05-21_bonifica del mezzano_Delta Po (20)-2

 

29-2014-05-21_bonifica del mezzano_Delta Po (6)-2

 

 

 

Il Cardo

Il nome “Cardo” è abbastanza generico in quanto nel linguaggio comune si riferisce a diversi generi e specie di piante.

 

 

 

 

 

 

Il silenzio è rotto dal incessante canto del Strillozzo e della Cutrettola

30-2014-05-19_Strillozzo_Delta Po (2)

 

Lo Strillozzo Emberiza calandra

 

 

 

 

 

 

 

30-2014-05-20_Cutrettola__Delta Po (2)

 

 

La Cutrettola Motacilla flava

 

 

 

 

 

 

 

40-2014-05-20_Falco cuculo_Delta Po (2)Da alcuni anni in quest’area vi nidifica con alcune coppie il Falco cuculo. Spesso lo si osserva in caccia di grossi insetti.

 

 

Maschio di Falco cuculo Falco vespertinus mentre cattura un insetto in volo

 

 

 

41-2014-05-20_Falco cuculo_Delta Po (5)

Maschio di Falco cuculo

43-2014-05-20_Falco cuculo_Delta Po (26)

Femmina di Falco cuculo

Tuttavia data la vasta biodiversità presente, attirano l’attenzione anche altre specie come il Biacco e la comune Lucertola campestre.

50-2014-05-21_Biacco_Delta Po (26)

Biacco Hierophis viridiflavus

50-2014-05-21_Lucertola campestre_Punte Alberete_Delta Po (2)

 

Lucertola campestre
Podarcis siculus

 

 

 

 

 

 

 

 

Comunissimi sono il Fagiano, la Tortora selvatica e la Gazza.

51-2014-05-20_Fagiano_Delta Po (13)-2

Maschio di Fagiano comune Phasianus colchicus

52-2014-05-21_Tortora selvatica_Delta Po (4)

 

 

Tortora selvatica
Streptopelia turtur

 

 

 

 

 

 

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Gazza Pica pica

 

 

 

 

 

 

 

 

Si conclude qui il breve viaggio sul Delta del Po e Libereali torna tra le terre Lariane…

Bibliografia
Scott B., 2000. Birdwatching nel Delta del Po
Spagnesi M. & Serra L, 2003. Uccelli d’Italia – Quaderni di Conservazione della Natura Numero 16, Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica “Alessandro Ghigi”
Quaderni di birdwatching volume 2, 1999 – EBN Italia

domenica 6 aprile 2014

Il canto degli uccelli

Non c’è dubbio, anche i più distratti o disinteressati sanno che la primavera è la stagione principale per udire il canto degli uccelli. Non tutti forse sanno però perché gli uccelli cantano. Scopo di questo post è dunque affrontare un tema affascinante ma complesso in maniera semplice.

Tutti gli uccelli possiedono un repertorio di vocalizzazioni per comunicare fra loro informazioni su pericoli, cibo, sesso, spostamenti in gruppo e per molti altri scopi.

Il canto degli uccelli in genere, ma non sempre, è una prerogativa del sesso maschile dipendente dagli ormoni androgeni. Il canto consiste di una serie di suoni prodotti dalla siringe, un particolare organo posto tra la trachea ed i bronchi, che al passare dell’aria vibra allo stesso modo delle nostre corde vocali.

 

1_Cicogna bianca (64)

 

Praticamente tutti gli uccelli comunicano con suoni: dallo sbattere delle mandibole delle cicogne alla melodia di un usignolo.

 

Cicogna bianca Ciconia ciconia

 

 

I picchi, invece, comunicano più frequentemente tambureggiando sui tronchi con il becco.

2_Picchio rosso mag (6)

 

Picchio rosso maggiore Dendrocopos major

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Fagiano comune, oltre al rauco canto, si caratterizza anche scuotendo con fragore le ali.

3_Fagiano (14)

 

Fagiano comune
Phasianus colchicus

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il canto nel vero senso della parola spetta principalmente ai Passeriformi e tra questi i Turdidi sono i più melodiosi. Basti pensare che il canto dell’usignolo viene così descritto sul dizionario:
Usignolo: Piccolo uccello dal piumaggio bruno-rossiccio; ha un canto melodioso e penetrante con una varietà di gorgheggi eccezionale – Locuzione: Cantare come un usignolo, con voce melodiosa, nitida e dolcissima.

 4_Usignolo (19)

Usignolo Luscinia megarhynchos

 

 

 

 

 

 

 

 

La prerogativa del canto spetta al maschio, il quale durante la stagione riproduttiva investe molto tempo in questa attività che porta con sé un duplice significato: cantando a lungo dimostra alla femmina il suo ottimo stato di salute e dimostra anche la favorevole disponibilità alimentare del suo territorio. Inoltre con il suo canto territoriale avverte gli altri maschi rivali di stare lontani.

5_Tordo bottaccio (1)

Il Tordo bottaccio Turdus philomelos, normalmente vive nel folto del bosco, in primavera si posa ben in vista mentre canta per delimitare il suo territorio.

 

5_Merlo ed(5)

Gli uccelli, tuttavia, vocalizzano per una varietà di altre ragioni. Ad esempio, i canti servono a mantenere il contatto con la femmina, soprattutto nel periodo della cova e di allevamento della prole. I maschi si posano in un luogo ben visibile, da cui controllano che nessun predatore si avvicini e così comunicano con il canto alla compagna che tutto è tranquillo. Se invece si avvicina un qualsiasi pericolo, il canto si trasforma in suoni di allarme. Sono il tono, la frequenza e la durata a specificare l’urgenza del messaggio.

Merlo: canto   

Merlo: allarme

Durante la stagione non riproduttiva, il canto si trasforma in vocalizzi di contatto, soprattutto nelle specie gregarie. Altri suoni sono emessi per avvisare gli altri elementi del gruppo in presenza di pericoli e fungono come allarmi.

7_Codibugnolo (6)

 

Il Codibugnolo, Aegithalos caudatus, è molto gregario durante la stagione invernale. Con i membri del suo gruppo è solito tenersi in contatto attraverso il suo caratteristico richiamo.

 

 

 

 

Se per la melodia del canto, a detta di molti, il più bello spetta all’usignolo, allo scricciolo spetta il primato considerando il rapporto di minuta corporatura che lo caratterizza e la potenza del suono emesso.

Scricciolo Troglodytes troglodytes, (video di Luciano Mingarelli)

 

Essendo un vero e proprio linguaggio composto da suoni di varie frequenze, il canto subisce l’ influenza dialettale in funzione ad una limitata area geografica. Infatti gli uccelli non solo sanno riconoscere un appartenente alla loro stessa specie ma sono anche capaci di capire se è “forestiero”.

La produzione del canto è guidata da tracce acustiche in memoria contenute nel cervello che codificano le caratteristiche specie-specifiche e consentono il processo di apprendimento.
Gli etologi hanno stabilito che i giovani uccelli imparano i loro canti in quattro fasi:
Le prime due fasi sono dette silenziose poiché i giovani restano in ascolto per imparare dagli adulti.
Nella prima fase che dura da due a dodici mesi, a seconda delle specie, i piccoli imparano la struttura, il passo e le variazioni.
Nella seconda fase che dura sino ad otto mesi, apprendono sillabe o frasi.
Nella terza fase iniziano ad ascoltare se stessi confrontando le loro performance con quanto appreso sino a quel momento.
Nell’ultima fase (detta “cristallizzazione”) le frasi e i canti sono stabilizzati e corredati da piccole personalizzazioni che trasformano i giovani in adulti riconoscibili dagli altri componenti della stessa specie.

In alcune specie, durante questa fase di apprendimento, avviene un fenomeno di imitazione del canto, dei rumori o di vere e proprie vocalizzazioni umane, come nel caso dei pappagalli. Altri uccelli come la ghiandaia, la cannaiola verdognola, la capinera e molti altri hanno invece l’abitudine di imitare il canto di altre specie.
Perché questo avvenga è ancora sconosciuto ma interesse di studi contemporanei.8_Storno (61)

Personalmente, sono stato anche io ingannato durante una mia uscita invernale da uno Storno, artefice di una precisa imitazione del canto del rigogolo. Poiché però quest’ultimo in quel periodo si trovava a svernare in Africa, ho indagato curiosamente fino a scoprire che si trattava appunto del bravo imitatore e non dell’originale.

 

 

 


Lo Storno Sturnus vulgaris è uno dei più comuni imitatori del canto di altri uccelli.

Per chi fa birdwatching è importantissimo saper riconoscere il canto degli uccelli. Spesso nascosti nella folta vegetazione, la loro presenza è segnalata solo dal canto: un esempio è l’usignolo di fiume, molto vocifero ma praticamente invisibile.9_Usignolo di fiume (59)

Usignolo di fiume Cettia cetti

Mettiamoci alla prova : sul sito di Vogelwarte, un simpatico gioco a più livelli per riconoscere i canti LINK

11_Rondine (1)

 

Anche la lingua italiana sottolinea l’estrema peculiarità di alcuni canti di uccelli associando un verbo specifico ad una specie, come ad esempio la rondine che garrisce o il gracchiare della cornacchia.

 

 

 

 

 

Rondine Hirundo rustica

 

Quanto cantano gli uccelli? Il ricercatore Hans-Heiner Bergmann e il suo gruppo ha controllato sull’arco di un’intera giornata 23 maschi di fringuello. Il record è stato raggiunto da un maschio con 4546 strofe, mentre la media è di 2200 strofe al giorno, pari a circa 1 ora e mezza al giorno. (fonte vogelwarte)

12_Fringuello (45)

 

 

Fringuello Fringilla coelebs

 

 

 

 

 

 

 

 

L’uomo ha sempre avuto una particolare attenzione al canto degli uccelli. Basti pensare alla diffusissima pratica della detenzione in gabbia per poterne godere del loro canto. Comune a questo scopo è l’allevamento del canarino di cui se ne è già parlato su questo blog LINK


Molti musicisti hanno cercato di trasformare in concerti strumentali i canti degli uccelli, tra questi nel '500 Clement Janequin scrisse una chanson "descrittiva" intitolata proprio "Le chant des oiseaux".

13_Le.Chant.des.Oyseaulx

 

 

Brano tratto da Le chant des oiseaux

 

 

 

 

 

Dal blog musica e ambiente, riporto il seguente elenco di compositori che hanno scritto, con intenti sia comici che descrittivi ed evocativi, riferendosi agli uccelli sono:

Adriano Banchieri: contrappunto bestiale alla mente
Girolamo Frescobaldi : Capriccio sopra Cucho
Bernardo Pasquini: Toccata con lo scherzo del Cucco
François Couperin: in "L'art de toucher le Clavecin" brani dedicati all'usignolo, al canarino, alla capinera, al fringuello, al cuculo
Antonio Vivaldi: Il Cardellino (concerto per flauto e archi); e L'Estate da Le Quattro Stagioni
Ludwig van Beethoven: Sinfonia N° 6 "Pastorale, secondo mov. Usignolo, Quaglia e Cuculo imitati rispettivamente da flauto, oboe e clarinetto
Franz Joseph Haydn: Sinfonia N° 38 "La Poule"
Richard Wagner: motivo dell'Uccello de Bosco nel Sigfrido
Camille Saint Saëns: Il Cigno, Galli e Galline, Voliera, Il Cuculo nel fondo del Bosco, in Il Carnevale degli Animali
Igor Strawinsky: Le Rossignol; L'Uccello di fuocoùHeitor Villa-Lobos: Uiraparù
Maurice Ravel: Oiseaux Tristes

La personalità musicale del '900 che però ha studiato e usato il canto degli uccelli non con fini comici o semplicemente descrittivi, ma considerandoli un mezzo di avvicinamento alla natura intesa come fonte primigenia del suono è Oliver Messiaen, organista e compositore francese vissuto tra il 1908 ed il 1992. Dopo un periodo di studi tecnico-filosofici sui modi intervallari e ritmici, agli inizi degli anni '50 Messiaen rivolge la sua attenzione al "massimi musicisti". Già in lavori passati si ritrova la presenza di questi materiali usati come oasi distensiva in un contesto più serratamente speculativo (es. Choeur des alouettes nella Sortie della Messe de la Pentecôte). Le Merle noire per Of e flauto (1950), Reveil des oiseaux per Pf, e orch (1953), Oiseaux exotiques per Pf e strumenti (1956), Catalogue d'oiseaux per Pianoforte (1956 - 58) sono alcuni titoli in cui vengono usati i canti degli uccelli. "Per me - dice Messiaen - l'unica autentica musica è sempre esistita nei rumori della natura. Il suono armonioso del vento negli alberi, il ritmo delle onde marine, il timbro delle gocce di pioggia, dei rami spezzati, dell'urtarsi delle pietre, dei vari gridi di animali costituiscono per me la vera musica". Ma Messiaen non fa del "naturismo", non ricerca effetti descrittivi o onomatopeici, bensì utilizza elementi melodici e ritmici trasformandoli in impalcatura strutturale delle sue composizioni.

14_Cuculo (7)

 

 

Una popolare filastrocca dice:

L'inverno se n'è andato,
l'Aprile non c'è più;
è ritornato Maggio
al canto del cucù:

Cu-cù, cu-cù, l'Aprile non c'è più,
è ritornato Maggio al canto del cu-cù.

 

Cuculo Cuculus canorus

 

Sarà stato questo canto di primavera che avrà stimolato Franz Ketterer, orologiaio tedesco nativo di Schönwald nella Foresta Nera, che nel 1738 pare abbia inventato l’orologio a cucù, inserendo una suoneria composta da due flauti alimentati da un mantice imitante il verso del cuculo.

 

Curiosità: il chioccolatore, imitatore del canto degli uccelli

 

 Si ringrazia Maurizio Alberti per la consulenza musicale.

giovedì 18 aprile 2013

La migrazione: adattamenti fisiologici e comportamentali.


Dopo la lunga pausa invernale, la primavera porta con sé lo spettacolare fenomeno della migrazione degli uccelli.
In questi giorni la Riserva del Pian di Spagna è vivacizzata quotidianamente da arrivi di nuove specie quali ad esempio prispoloni, cutrettole, codirossi e culbianchi (tutti migratori transahariani). Altri gruppi di migratori a lungo raggio che si possono osservare in questi giorni nelle nostre zone sono i limicoli e le cicogne.


Questi nuovi arrivi mi portano a riprendere l’argomento migrazione iniziato nei precedenti post di seguito elencati:
Perchè migrare.
Migrazione: ma quanti tipi ce ne sono.
La dieta degli uccelli durante la migrazione.


Prispolone Anthus trivialis, aprile, Pian di Spagna (CO). Questo uccello è un piccolo passeriforme migratore transahariano che durante il viaggio migratorio ha dovuto affrontare pericoli e fatiche immani, attraversare deserti e mari per raggiungere le nostre montagne ai limiti della vegetazione dove vi nidificherà. L’evoluzione ha fatto di questa strategia quella ottimale per questa specie.



Cutrettola  Motacilla flava, aprile, Pian di Spagna (CO). Anche questo uccello è un  passeriforme migratore transahariano come il Prispolone, ma a differenza di quest’ultimo, proseguirà il suo viaggio verso le campagne europee.

Adattamenti fisiologici e comportamentali degli uccelli migratori.



La migrazione di per sé è un fenomeno affascinante che ci lascia sbigottiti di fronte ad alcuni viaggi intrapresi da certi uccelli dotati di un incredibile senso di orientamento che permette loro  di attraversare mari, deserti e montagne e dotati inoltre di grandi resistenze che permettono di sopportare voli anche di decine di ore senza mai riposarsi e alimentarsi.
Per far questo gli uccelli hanno sviluppato nel tempo diverse abilità, come ad esempio la regolazione temporale delle diverse fasi del loro ciclo vitale. (migrazione, riproduzione, muta).

Voltolino Porzana porzana.  Questo uccello appartenente alla famiglia dei  Rallidi passa la gran parte della sua vita nel folto del canneto spostandosi prevalentemente a nuoto o camminando, non volando per diversi mesi. Nonostante questa sedentarietà, dopo aver accu­mulato le riserve energetiche necessarie, improvvisamente si invola nella notte e senza sosta percorre centinaia di chilometri.



Molti uccelli decidono di migrare nel corso della notte, altri durante il giorno, mentre alcuni compiono movimenti migratori sia notturni che diurni. Gli studiosi si sono più volte soffermati sul motivo di tale comportamento. Una delle ipotesi più accreditate sulla migrazione notturna è quella che vede nel migrare di notte il vantaggio di poter sfruttare tutte le ore di luce, separando il tempo da dedicare alla migrazione, ovvero la notte, e quello da dedicare all’alimentazione, ovvero il giorno. Inoltre la migrazione notturna può anche essere associata a migliori condizioni di volo: migrando di not­te gli uccelli riuscirebbero ad evitare turbolenze d’aria e a ridurre la perdita di acqua per evaporazione. Inoltre non va sottovalutato il fatto del ridotto rischio di predazione e la possibilità di utiliz­zare importanti riferimenti per l’orientamento (ad esempio la posizione delle stelle).

In seguito un breve elenco relativo ai vantaggi della migrazione notturna.
  • maggior tempo a disposizione per alimentarsi durante il giorno;
  • temperature inferiori che aiutano a prevenire pericolosi fenomeni di surriscaldamento e disi­dratazione nelle regioni calde;
  • maggiore umidità che riduce ulteriormente il pericolo di disidratazione;
  • minore dispendio energetico per volare nell’aria fresca e densa della notte, piuttosto che nel­l’aria calda del giorno;
  • le velocità dei venti sono solitamente minori di notte, riducendo il pericolo di venti contrari o trasversali; allo stesso modo sono minori le turbolenze verticali e ciò diminuisce ulteriormente i costi energetici del viaggio;
  • possibilità di orientarsi utilizzando una bussola stellare;
  • minor rischio di predazione.
Tipico esempio di volatori notturni sono i limicoli. Il termine limicolo è usato genericamente quando ci si riferisce a varie specie di uccelli appartenenti all’ordine dei Caradriformi. Tali uccelli sono ac­comunati dall’abitudine di alimentarsi in zone umide ricercando invertebrati ed altri piccoli animali nell’acqua bassa o nel fango (il termine deriva proprio dalla parola “limo”). Questi volatili sono il classico esempio di migratori notturni, nella notte compiono centinaia di chilometri trascorrendo la giornata alimentandosi. I Limicoli completano il loro viaggio migratorio con poche lunghe tappe anche di 1000-4000 km, in queste pause ricercano ambienti idonei alla loro alimentazione.

Pettegola Tringa totanus, aprile, Pian di Spagna (CO), appartenente al gruppo degli uccelli  limicoli.

Il piro piro boschereccio Tringa glareola – appartenente al gruppo degli uccelli  limicoli.
I vantaggi del volo notturno sono tanti e tanto evidenti che ci si può chiedere come mai alcune spe­cie scelgano di migrare di giorno: volare di notte riduce i tempi, le richieste energetiche ed i rischi di predazione.
Il totano moro Tringa erythropus, aprile, Pian di Spagna (CO). – appartenente al gruppo degli uccelli  limicoli.

I migratori diurni.
Nibbio bruno Milvus migrans, aprile, Varenna (LC). Come tutti gli uccelli rapaci è un migratore diurno.

Tra i migratori diurni vi sono numerose specie di grandi dimensioni, come le cicogne, le gru ed i rapaci, che adottano un volo veleggiato sfruttando le correnti termiche ascensionali che si sviluppano sulla terraferma e traggono vantaggio dal rispar­mio energetico associato a questo tipo di volo.
Cicogna bianca Ciconia ciconia, aprile Pian di Spagna (CO). Scomparsa dal territorio italiano. Negli ultimi anni è possibile sempre più spesso osservarla in Italia durante la migrazione.
Vi sono infine specie migratrici che prediligono un volo battuto diurno. Sono due i motivi di tale “scelta”: il primo riguarda il fatto che questi uccelli traggono un vantaggio da un tipo di migrazione che prevede un frequente alternarsi di volo e foraggiamento. Il secondo motivo è legato al vantaggio per i migrato­ri diurni di poter localizzare più efficace­mente le aree di foraggiamento migliori, riducen­do i tempi di ricerca ed i costi ad essi associati. A differenza dei migratori notturni, quelli diurni si muovono generalmente più lenta­mente, poiché devono utiliz­zare le ore diurne sia per alimentarsi che per migra­re.

Il Fringuello Fringilla coelebs, aprile, Pian di Spagna (CO), è una specie migratrice diurna.
L’adattamento fisiologico degli uccelli migratori ha portato ad una morfologia della forma dell’ala diversa che negli uccelli con abitudini poco migratrici. 
Già dall’inizio del secolo scorso è stato intuito come ali lunghe ed appuntite, costituissero un carattere tipico dei migratori, secondo un principio chiamato re­gola di Seebohm (Seebohm, 1901), dal nome dell’ornitologo che per primo lo codificò. 
Numerose sono le ricerche che hanno dimo­strato il legame tra attività migratoria e forma delle ali, anche tra popolazioni all’interno della stessa specie. In ogni caso le popolazioni migra­trici hanno ali più lunghe e appuntite rispetto a quelle sedentarie e lo stesso vale tra popolazioni migratrici che migrano su diverse distanze: quelle che compiono movimenti più lunghi possiedono ali più lunghe e appuntite. Le ali lunghe ed appuntite costituiscono un requisito molto favorevole alla meccanica del volo, poiché per ragioni aerodinamiche offrono una minor resistenza all’aria fornendo vortici d’aria più favorevoli rispetto a quelle corte e arrotondate.

Rondine Hirundo rustica, aprile Pian di Spagna, un tipico esempio di ala di grande volatore è quella della rondine che si presenta lunga e appuntita.
Le ali sono mosse da una massa di muscoli pettorali, è stato osservato che essi in alcune specie migratrici possono costituire fino al 35% del peso corporeo. A tale massa muscolare corrisponde uno sterno sviluppato e robusto, con una larga super­ficie sulla quale i muscoli possono attaccarsi.
Fagiano comune Phasianus colchicus, è il tipico esempio di uccello terricolo che vola solo in caso di pericolo facendo brevi spostamenti.
I migratori su lunga distanza possiedono fibre muscolari rosse a rapida ossidazione glicolitica (che forniscono più in fretta l’energia necessaria al movimento) e fibre muscolari più sottili con eleva­ta densità di capillari, quindi maggiore efficienza nella diffusione dell’ossigeno nel sangue. Nei migratori inoltre, rispetto ai residenti, si sviluppano un’ipertrofia muscolare ed un accrescimento delle prestazioni fisiologiche che aumentano tra le due categorie il divario nell’efficienza della “macchina corporea”.
Lo Scricciolo Troglodytes troglodytes è tra i più piccoli uccelli europei, frequenta siepi e fitta vegetazione.
Dal sito crosvarenna emerge un dato di ricattura di uno scricciolo inanellato in Polonia e ricatturato a Calco (LC) dopo aver percorso 1189 km, di seguito la mappa del percorso effettuato da questo volatile.

È stato osservato infine che il cuore degli uccelli è grande fino al doppio di quello dei mammiferi di pari dimensione. Questa caratteristica permette loro di affrontare sforzi particolari come il superamento di alcune importanti barriere ecologi­che, quali ad esempio oceani, deserti e catene montuose.
Morette Aythya fuligula, aprile, volo migratorio attraverso le montagne.