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sabato 20 marzo 2021

Equinozio di primavera 2021

Oggi 20 marzo 2021 alle ore 09:37 è iniziata la primavera astronomica.

Il ricordo mi porta alla primavera 2020 (link) quando eravamo immersi in piena pandemia da Covid19 e il post che scrissi allora terminava con un messaggio augurale: “Presto tutto sarà un brutto ricordo e potremo ritornare a godere delle bellezze che la natura ci offre...”. Quel “presto” ora stride con quanto poi in effetti è successo. Mai ci saremmo immaginati che dopo un anno saremmo stati ancora in condizioni così complicate e con un totale di 2.680.469 morti a livello mondiale (rilevazione del 19 marzo, fonte ministero della salute LINK).

Oggi però possiamo essere fiduciosi nel futuro grazie all’aiuto della scienza che, con i vaccini, ci fornisce di un importante antidoto a questa malattia. Ora il pensiero corre a chi non ce l’ha fatta. Anche se la morte è una parte naturale della vita stessa, la perdita di una persona è sempre un evento drammatico.



martedì 22 settembre 2020

La fine dell’estate e il sornione gabbiano reale.

Oggi martedì 22 settembre alle ore 13:31 finisce l’estate e inizia ufficialmente l'autunno. Colgo l’occasione per parlare del gabbiano reale e in particolare di un esemplare che durante tutta l’estate ha osservato da vicino i molti turisti venuti a visitare il borgo di Varenna. Quest’anno infatti chi ha frequentato questo paesino con un occhio particolarmente attento alla natura avrà notato che da alcuni mesi c’è un nuovo ospite ad attendere i turisti lungo la romantica passeggiata che costeggia il lago. Si tratta di un solitario gabbiano reale, specie comune diffusa sul lago. Ciò che rende questo esemplare speciale è il suo strano comportamento: se ne sta per ore immobile ad osservare il passaggio dei turisti. A partire da questa osservazione, voglio oggi fare qualche considerazione su questo particolare atteggiamento e su questa specie, approfondendo il discorso con qualche informazione scientifica.

Attento e altezzoso questo gabbiano reale (Larus michahellis) osserva il via vai dei turisti di fine estate. Settembre, Varenna (LC).

Tutti attratti da questo gabbiano, come fosse una star!

Questo impavido uccello è un immaturo gabbiano reale (Larus michahellis) dall’aspetto un po’ disordinato perché in periodo di muta del piumaggio. Tra non molto raggiungerà l’età adulta e sarà pronto a metter su famiglia. 

Ma perché ci osserva per ore immobile? Ci scruta, non per pura curiosità ma semplicemente per studiare le nostre abitudini relative al cibo. Riutilizzare i nostri scarti alimentari è una abitudine normale di molte specie (non solo degli uccelli) ma nel gabbiano reale entra in gioco un comportamento più deciso. Se il cibo non gli viene offerto o non viene abbandonato in suo favore, il gabbiano arriva fino letteralmente a rubarlo. In gergo naturalistico questa condotta si chiama cleptobiòsi [dal greco kléptō, rubare+biosi], una sorta di parassitismo alimentare che consiste nell'impadronirsi, per mezzo di un comportamento aggressivo, del cibo procurato da un individuo di un’altra specie, uomo compreso.
 Il bambino e il gabbiano. Per ora siamo alla sola fase di richiesta del cibo.


Un gabbiano reale nordico (Larus argentatus) piomba all’improvviso alle spalle di una ignara signora per rubargli il gelato. Inghilterra (immagine dal web-autore ignoto).

Facciamo un passo indietro nel tempo, fino alla metà del secolo passato quando sul Lario la presenza del gabbiano reale era un evento straordinario, “una rarità”. I cattivi comportamenti umani, come l’abbandono dei rifiuti o la creazione di enormi discariche intorno alle città, sconvolsero le abitudini di diverse specie, tra cui il gabbiano reale che, attratto da queste opportunità di cibo, iniziò una sorta di pendolarismo lasciando le coste marine (sue aree abituali) e seguendo i grossi fiumi e giunse fino ai nostri territori. Il suo insediamento sul lago fu inizialmente limitato alla sola sosta temporanea poi, verso gli anni ottanta, si trasferì stabilmente sul lago divenendo sedentario e anche nidificante. Allo stato attuale la popolazione di questa specie è molto diffusa ed invasiva e causa forti squilibri naturali andando ad incidere sulla sopravvivenza di altre specie di uccelli sottraendo notevoli risorse alimentari.

Gruppo di gabbiani reali sulle acque lariane.



Gabbiani reali nordici (Larus argentatus), nei pressi di un cassonetto dei rifiuti. Dublino Irlanda.

Ma ritorniamo al nostro solitario sornione gabbiano, il quale osserva attentamente i passeri che si avvicinano senza timore ai tavolini del bar o le anatre che fanno la questua per ricevere del cibo (che peraltro per loro è dannoso visto che la maggior parte delle volte è composto da zuccheri e sali).


Un gruppetto di passere d’Italia scorrazzano tra i tavolini del bar alla ricerca di briciole.

Un germano reale prende del cibo dalle mani di una signora. Questa pratica, anche se motivata dalle più nobili intenzioni, è da censurare. Fornire cibo ad una popolazione di animali selvatici, se non in particolari momenti di difficoltà come in inverno e con cibo appropriato, porta a uno squilibrio naturale e un impatto negativo sull’ambiente.

Nel mondo animale lo scambio di informazioni per quanto riguarda il cibo è veloce. Potrei elencare decine di esempi ma ne cito uno tra i più famosi risalente al 1921 a Swaythling, un quartiere della città di Southampton in Inghilterra, dove inspiegabilmente le bottiglie del latte che ogni mattina venivano lasciate sull’uscio delle case, venivano trovate aperte. Ci vollero dei mesi prima di scoprire che causa di questo “dispetto” erano le cinciarelle (Cyanistes caeruleus), piccoli uccelli frequentatori dei nostri giardini. Questi astuti uccelli, avevano capito che bucando e sollevando la sottile lamina metallica che faceva da tappo, potevano nutrirsi della panna che si formava sulla parte alta della bottiglia (all’epoca il latte non era omogeneizzato). Il fenomeno si espanse in breve tempo da Southampton in tutta l’Inghilterra e infine in tutta Europa.

Una cinciarella si ciba aggrappata alla palla di grasso e semi. Sembrerebbe una cosa normale ma anche in questo caso si tratta di apprendimento. Nei paesi d’oltralpe è abitudine nei mesi invernali appendere sugli alberi del giardino queste palle alimentari. Quella nella fotografia è la palla che io ho appeso nel mio giardino. Nonostante sia davvero raro vederle appese agli alberi nei giardini italiani, è interessante notare che l’apprendimento fatto altrove porta gli uccelli a riconoscere questo tipo di alimento. Gennaio, Varenna.

Nel caso specifico del gabbiano reale, oltre ad elemosinare il cibo, quest’uccello arriva persino a prenderselo con prepotenza grazie al suo carattere predatorio e aggressivo. Quest’abitudine peraltro è tipica di molti animali come ad esempio gli stercorari e i labbi ai danni di altri uccelli marini. Nei mammiferi le iene sono le più conosciute nel praticare quello che viene chiamata la “cleptobiòsi o clepto-parassitismo”.

Due gabbiani reali si contendono del cibo rubandoselo a vicenda. Aprile, provincia di Lecco.

Quest’ abitudine di rubare cibo ad altre specie (tra cui all’uomo) del gabbiano reale è già da tempo in voga nelle città turistiche, come Venezia e Roma, dove si registrano una serie di episodi finiti poi sulle pagine del giornale.

Link - ilgazzettino.it gabbiano ruba panino

In rete vi sono una serie di scatti veramente suggestivi dove si vede chiaramente l’audacia e l’abilità di questi possenti uccelli mentre compiono i furti. Gli inglesi chiamano queste aggressioni in picchiata Dive bomb (tuffo a bomba).

Con destrezza questo gabbiano reale, sottrae l’intero gelato allo sbigottito turista. (immagine dal web-autore ignoto).

Ora, non vorrei aver distrutto il mito del gabbiano Jonathan Livingston, protagonista del libro di Richard Bach, dove il gabbiano, cerca la perfezione nel volo e l’indipendenza di giudizio. Ma come ha scritto qualcuno: “Oggi il gabbiano reale, per chi vive in città, è soprattutto un bullo alato, ladro di gelati, focaccine e serial killer di piccioni”.

Non so se il nostro sornione ospite varennese abbia intenzione di passare all’attacco o se, con il diminuire dei turisti al termine della bella stagione, decida di trasferirsi altrove. Se questo dovesse avvenire non mancherò di documentare questo blog con qualche immagine, sperando di non rivivere le scene del famoso film “Gli uccelli (The Birds)” diretto nel 1963 da Alfred Hitchcock, ma in modo più simpatico come i gabbiani nel film “Alla ricerca di Nemo” di cui vi lascio il link della Clip  "Mio! Mio! Mio!"


La locandina dell’epoca - Copyrighted by Universal Pictures Co., Inc.. / Public domain – wikipedia.org

scheda: I grandi gabbiani

Il gabbiano reale (Larus michahellis), il gabbiano reale nordico (Larus argentatus) e il gabbiano reale pontico (Larus cachinnans) fino a qualche decennio fa erano considerati appartenenti ad una sola specie. Nelle provincie di Como e Lecco sono presenti tutte e tre le specie ma con sostanziali differenze numeriche e di periodo.

Il gabbiano reale, come già detto, è stanziale e nidificante in Italia e da diversi decenni anche nelle provincie di Como e di Lecco.

Adulto di gabbiano reale. Aprile, provincia di Lecco.

Giovane di gabbiano reale del primo inverno. Gennaio, provincia di Lecco.

Il Gabbiano reale pontico, specie diffusa nella regione del Mar Nero e del Mar Caspio, si è spinto ad estendere il suo areale a est nell'Asia centrale fino alle propaggini nord-occidentali della Cina e si sta insediando in Europa con colonie nidificanti in Polonia e nella Germania orientale, con espansioni a nord fino alla Svezia, Norvegia e Danimarca. Voli migratori raggiungono le coste mediterranee dell’Italia e alcuni individui si spingono anche nei grandi laghi del nord. In provincia di Como e Lecco è considerato un migratore regolare con pochi individui. Distinguere questo gabbiano è cosa ardua, da veri esperi di ornitologia!

Adulto di gabbiano reale pontico. Febbraio, provincia di Lecco. Nelle provincie di Como e di Lecco si osserva regolarmente d’inverno ma con pochi esemplari, spesso associato al gabbiano reale dal quale è difficile distinguerlo. Frequenta i fiumi e le discariche di rifiuti urbani che usa come fonte di cibo.

Il gabbiano reale nordico è una specie diffusa in Europa Settentrionale e lungo le coste atlantiche. Da noi se ne contano pochissimi individui, sempre nei mesi invernali. La differenza più evidente tra il gabbiano reale mediterraneo e il gabbiano reale nordico è data dal colore delle zampe degli esemplari adulti, rosa nel gabbiano reale nordico e gialle nel gabbiano reale.

Adulto di gabbiano reale nordico. Marzo, provincia di Como. Questa curiosa immagine non ha bisogno di commento sul fatto di come possa ingoiare ogni sorta di cibo.

Queste tre specie appartengono all’ordine dei Charadriiformes e alla famiglia Laridae, sono considerati “grossi gabbiani” poiché sono lunghi 52-58 centimetri, con un’apertura alare che può raggiungere i 120-140 centimetri per 1,25 kg di peso. Maschio e femmina sono praticamente identici. La colorazione del piumaggio varia con le classi d’età: scuro nei giovani, poi in modo graduale al quarto inverno la livrea assume l’aspetto definitivo dell’adulto con corpo e testa bianchi, dorso e ali grigio chiaro.


Gabbiano reale, con i suoi 140 cm di apertura alare è un dominatore del cielo. Vola con qualsiasi condizione meteorologia, sfidando burrasche di ogni tipo.

Adulti di gabbiano reale. I sessi sono simili, se sono vicini si nota che il maschio è un po’ più grande della femmina. Giugno, Lago di Como.

La dieta dei gabbiani reali può essere generalizzata come onnivora perché spazia da pesce, ratti, animali morti e scarti dell’alimentazione umana. Tra le sue prede vi sono anche altri uccelli, che cattura in volo o preleva dai nidi.

Un giovane di gabbiano reale che ha predato una gallinella d’acqua (Gallinula chloropus). Agosto, provincia di Como.

Sul Lario il gabbiano reale nidifica sulle coste rocciose dove depone una o due uova che cova per 25-27 giorni. I pulcini lasciano il nido dopo circa 40 giorni dalla schiusa. La vita media si aggira intorno ai 15-20 anni ma si ipotizza anche il raggiungimento fino a trent’anni.

Un gabbiano reale su di una roccia dove ha nidificato. Giugno, Provincia di Como.

Nido con uova di gabbiano reale. Maggio, Provincia di Ferrara.

Pulcino di gabbiano reale. Giugno, provincia di Como.

Il gabbiano reale è una specie gregaria durante tutto l’anno, compreso il periodo riproduttivo, quando si raggruppa in colonie riproduttive. Si osserva in stormi numerosi specialmente in inverno, anche nelle campagne e presso fonti di cibo come le discariche di rifiuti urbani.

Raggruppamento di gabbiani reali presso la colonia di Bellagio (CO).

Gabbiani reali che si azzuffano per la conquista del cibo. Lago di Como.

Negli adulti è presente sul becco una macchia rossa. Tra gli studi che hanno reso celebre il naturalista olandese Nikolaas Tinbergen*, ci sono anche le ricerche sui “meccanismi scatenanti innati”, ossia quei comportamenti che, invariabilmente, causano negli animali una reazione inconscia, innata. Un esempio sono proprio queste macchie rosse presenti sul becco di alcune specie di gabbiani che funzionano da stimolo innato per i piccoli che, grazie ad esse, riconoscono il becco del genitore inducendolo così a rigurgitare un po’ di cibo tutte le volte che sono affamati.

Particolare della testa di un gabbiano reale adulto dove si vede la macchia rossa sul becco.

Un pulcino di gabbiano reale nordico oramai cresciuto sta cercando cibo stimolando la macchia rossa dell’adulto. Settembre, Irlanda.

Concludo dicendo che nonostante in questo post abbia descritto severamente le caratteristiche comportamentali del gabbiano reale, vi esorto a non confondere questi grossi gabbiani con le altre plurime specie appartenenti all’ordine dei Caradriformi e alla famiglia dei Laridi. Nelle provincie di Como e Lecco, nel corso degli anni, sono infatti state osservate 20 specie. Sette di queste sono state presenze accidentali mentre le altre si riferiscono a migratori più o meno regolari. Tranne i tre gabbiani reali già citati e un altro grosso gabbiano, lo Zafferano (Larus fuscus), le restanti specie hanno comportamenti decisamente mansueti e non invasivi e fanno parte del paesaggio lacustre animando le plumbee giornate invernali.

Febbraio. Un vociante stormo di gabbiani comuni (Chroicocephalus ridibundus)
scorrazzano sulle acque del lago.
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*ll naturalista olandese Nikolaas Tinbergen, al pari del più celebre Konrad Lorenz, è uno dei padri della moderna etologia (la scienza del comportamento). Insignito del premio Nobel per la Medicina nel 1973 insieme allo stesso Lorenz e a Karl von Frisch, scopritore del linguaggio racchiuso nella danza delle api, Tinbergen ha stabilito alcuni dei principi fondamentali che ancora oggi regolano lo studio del comportamento animale. Le basi poste da Tinbergen includono, tra le altre cose, quattro domande fondamentali che ogni scienziato dovrebbe porsi quando osserva un nuovo comportamento. Questi quattro, fondamentali “perché”, parzialmente ispirati dalle “quattro cause” di Aristotele riguardano, rispettivamente, la causa, lo sviluppo, la funzione e l’evoluzione di quel comportamento. E si tratta tuttora di un metodo perfettamente applicabile ad altri campi di studio, come ad esempio l’anatomia: osservando l’organo di un animale, riguardo ad esso ci si può porre gli stessi quattro quesiti: perché si è formato? Come si è sviluppato? Qual è la sua funzione? Come si è evoluto?

Il sornione gabbiano di Varenna.


Bibliografia

Brichetti P. &Fracasso G., 2006. Ornitologia Italiana. Vol 3. Alberto Perdisia Editorere – Bologna.

La Rivista della Natura, Nikolaas Tinbergen e i quattro perché del comportamento animale. Novembre 2018.

La Rivista della Natura, Le cinciarelle sono appassionate di latte. Settembre 2015.

domenica 23 settembre 2018

Inizia l’autunno con un’effusione di profumo.

L’equinozio d'autunno 2018 cade oggi domenica 23 settembre alle ore 01:54 UTC.

Se l'equinozio non avviene come ci si aspetterebbe il 21 settembre è dovuto al moto di rivoluzione, per cui la Terra impiega 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 46 secondi per completare un’orbita intorno al Sole. Nella creazione del calendario gregoriano, però, per comodità, la durata di un anno è stata approssimata a 365 giorni. Questo implica che, con il passare del tempo, si accumulerebbero più o meno 6 ore all’anno e quindi dopo un secolo il calendario sarebbe sfasato di ben 24 giorni.

Per evitare di sfasare tutto il ciclo delle stagioni sul calendario e mantenere sempre invariato lo scorrere dei mesi, dobbiamo aggiungere un giorno ogni 4 anni: in questo modo riusciamo a rientrare dall’approssimazione e mantenere un certo equilibrio. In sostanza quindi, l’anno bisestile è stato introdotto per mantenere inalterato il nostro sistema di calcolo dei giorni e quindi il calendario.

Se questo è quanto stabilito dalle regole astronomiche, spesso ci affidiamo anche momenti o cose che ci ricordano che la stagione sta cambiando. Infatti, come già affrontato in questo blog nel post sull’album di ricordi, quando ero bambino mentre l’inverno era associato al delizioso profumo del Calicanto (LINK), l’autunno era annunciato dall’arrivo della Cincia mora (LINK). C’è inoltre un profumo che impregna l’aria dei nostri giardini in queste giornate settembrine e che ci ricorda questo preciso momento dell’anno: peccato non riuscire a descrivere questo profumo intenso e inebriante emesso dai piccoli fiori dell’Osmanthus fragrans!

Accontentiamoci allora di alcune fotografie di questa profumata pianta.

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Infiorescenza di Osmanthus fragrans = Olea fragrans

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Pare impossibile che questi piccoli fiori composti da una mini-corolla che non raggiunge il centimetro espandano un profumo così intenso. Il segreto sta negli olii essenziali che sono contenuti nei minuscoli e raggruppati fiorellini, a volte poco visibili, posizionati lungo il rami.

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Pianta originaria della Cina e del Giappone ha le foglie sempreverdi scure e coriacee. Assomiglia al nostro autoctono alloro e passerebbe inosservato se non fosse per il suo intenso profumo, che si avverte specialmente nelle sere limpide e fresche di settembre.

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Albero di Osmanthus fragrans = Olea fragrans

L’ Osmanthus fragrans ha fiorellini bianchi ma la varietà “aurantiaca” (osmanthus fragrans var. aurantiacus) è di colore arancio.

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Osmanthus fragrans var. aurantiacus.

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mercoledì 20 settembre 2017

Equinozio d’autunno e gli uccelli si raggruppano in stormi.

Il cambio di stagione astronomico tra l’estate e l’autunno, quest’anno avverrà il 22 settembre, esattamente alle ore 20.02 UTC ( 22:02 italiane). Con l’arrivo dell’autunno molti uccelli migratori iniziano il viaggio verso i luoghi di svernamento, tra questi non passano inosservati i grossi stormi composti da centinaia di individui. Tra le specie che hanno queste abitudini prevale lo Storno Sturnus vulgaris, passeriforme di medie dimensioni che in questa stagione forma grossi stormi dai voli acrobatici.

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Ottobre, raggruppamento di storni.

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Chi ha avuto l’occasione di assistere alle evoluzioni di un gruppo in volo di Storni non può che essere rimasto affascinato dalle acrobazie che questi uccelli fanno in cielo.
Oltre che al meraviglioso spettacolo, si assiste anche ad un esempio di comportamento collettivo animale, infatti, queste “danze aeree” sembrano essere coordinate da un’unica mente. Tale fenomeno a volte si manifesta quando il gruppo si sente sotto attacco di un predatore ma più frequentemente non vi è un motivo apparente e sembra quindi che ciò sia causato dal puro piacere degli uccelli di danzare in cielo.

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Osservando questi voli acrobatici si ha la sensazione che ci sia una regia superiore identificata come “intelligenza collettiva di gruppo”, ma qual è l’origine di tale intelligenza? In pratica non esiste un’intelligenza di gruppo poichè ogni uccello interagisce solo con gli individui a lui vicini nello spazio, senza avere nessuna cognizione della struttura globale del gruppo. In pratica ogni uccello cerca di allineare la propria direzione del moto a quella dei vicini e questa tendenza locale all’allineamento si propaga da uccello a uccello, generando la coordinazione collettiva che tanto stupisce l’osservatore.
È più appropriato, dunque, parlare di comportamento collettivo, piuttosto che di intelligenza collettiva. La singolarità di questo fenomeno si individua nel comportamento del singolo che, insieme agli altri individui è in grado di coordinarsi alla perfezione.
Questo comportamento è frutto dell’evoluzione finalizzato alla sopravvivenza.

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Storno, aprile in abito nuziale.

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Storno, novembre.




Nelle acrobazie di uno stormo di uccelli non c’è alcun ordine dato da un capofila, tutte le decisioni del gruppo, (cambio di direzione o atterraggio), vengono prese collettivamente, tale fenomeno è denominato “comportamento collettivo autorganizzato”. Se un certo numero di uccelli cambia direzione all’improvviso, attraverso le regole di comunicazione locale, questo cambiamento si diffonde globalmente all’interno dello stormo.

Il fenomeno dell’autorganizzazione non è limitato agli storni, essendo molto diffuso nel regno animale. Oltre a varie specie di uccelli che formano stormi più o meno grandi, ci sono i pesci che formano enormi banchi con caratteristiche di autorganizzazione simili a quelle degli uccelli.

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Il fenomeno degli storni è ben descritto anche visivamente da questo breve video presentato alla famosa trasmissione televisiva Ulisse condotta da Alberto Angela.

giovedì 22 settembre 2016

Primo giorno d’autunno e nei campi è in fiore lo Stramonio

Oggi, 22 settembre alle ore 14:21 UTC (le 15:21 italiane) inizia l’autunno astronomico.

In questo periodo dell’anno negli incolti vicino ai ruderi e lungo i margini delle strade possiamo scorgere una vistosa pianta dai fiori imbutiformi e dal frutto spinoso. Si tratta di1_Datura-wrightii_005 una specie alloctona naturalizzata in aree climatiche miti dell’Europa. Di origine americana e probabilmente anche asiatica, questa pianta ha innumerevoli nomi volgari: stramonio, erba del diavolo, erba delle streghe, noce spinosa, noce del diavolo e pomo della morte. Tutti questi nomi non lasciano dubbi sulla sua peculiarità di essere una pianta allucinogena e velenosa per l’uomo.

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Stramonio di  Wrightii
(Datura wrightii),
settembre, provincia di Lecco.

Le immagini di questo post ritraggono lo Stramonio di Wright (Datura wrightii), specie simile al più noto Stramonio comune (Datura stramonium). Il genere Datura ha diverse specie tutte legate a climi temperati e tutte velenose. Lo stramonio appartiene alla famiglia delle Solanacee, stessa famiglia delle melanzane, peperoni, pomodori e patate.0

 

 

 

Lo Stramonio comune si differenzia dallo Stramonio di Wrightii per gli steli verdi, le foglie più frastagliate, i fiori più piccoli e i frutti in posizione verticale, mentre lo Stramonio di wrightii ha gli steli violacei, le foglie ovate (più ampie e dai bordi leggermente irregolari) e grandi fiori e frutti appesi.

 

 

Stramonio comune Datura stramonium
Flora von Deutschland, Österreich und der Schweiz 1885.
Fonte: Wikimedia Commons

 

 

 

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Stramonio comune Datura stramonium – settembre, Provincia di Como.

Lo stramonio è stato introdotto in Europa probabilmente come pianta medicinale e si è diffuso e naturalizzato velocemente nel sud della Francia, in Spagna e intorno ai paesi mediterranei. Lo Stramonio comune (Datura stramonium) è stata la prima specie a essere scientificamente descritta da Carlo Linneo nel 1753, utilizzando per il genere il nome di provenienza sanscrita “dhatura” (nome indiano “dhât” dato al veleno da essa estratto), altre ipotesi traducono il termine indiano dhatura in mela spinosa, ad indicare i frutti spinosi. Linneo coniò per la specie il termine stramonium, nome di incerta origine. Cento anni prima di Linneo fu l’inglese Nicholas Culpeper (medico, botanico ed erborista) a citare, nella sua opera Culpeper’s Complete Herbal, questa pianta come erba medicinale. Il nome scientifico della specie Stramonio di wrightii Datura wrightii è stato assegnato nel 1859 dal botanico Eduard Regel in onore alla figura del botanico, esploratore statunitense Charles Wright (1811-1885) che aveva scoperto questa pianta in Texas nel 1850. Lo stramonio è la più rinomata tra le piante usate nella stregoneria medioevale: veniva chiamata "erba del diavolo" o "erba delle streghe" e per questo motivo la troviamo citata nel volume Malleus Maleficarum=Martello delle streghe del 1486, redatto dei frati domenicani Jacob Sprenger e Heinrich Institor Kramer allo scopo di reprimere in Germania l’eresia, il paganesimo e la stregoneria.

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Lo stramonio fu usato in medicina per la cura dell’asma.
I fiori essiccati e arrotolati venivano fumati come sigaretta per alleviare i sintomi di questa malattia. Infatti gli alcaloidi presenti inibiscono i muscoli nelle pareti delle vie aeree, allargando così i bronchioli e rendendo più facile la respirazione. Questa pratica, per via degli effetti collaterali, portava in realtà più danni che benefici anche perché la concentrazione di questi alcaloidi può variare notevolmente da pianta a pianta. Pertanto l’utilizzo di questa in medicinale è molto difficoltosa e rischiosa.

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Frutto e semi di Stramonio di Wrightii

 

 

 

Lo stramonio suscita tanto interesse anche per l’aspetto “sacro” che è collegato alle sostanze presenti in questa pianta. L'effetto allucinogeno di delirio è stato a lungo utilizzato per sperimentare “altre realtà", in particolare in India e presso tribù native americane. Alcuni sciamani si erano specializzati nell'uso di questa pianta per ottenere “sogni profetici” o per rituali iniziatici per i ragazzi. Tutte le parti di questa pianta contengono alcaloidi come la scopolamina e l'atropina che causano delirio, battito cardiaco accelerato e un aumento della temperatura corporea, seguita spesso da amnesie. Tutti sintomi spesso fatali o causa di numerosi casi di avvelenamento. Sembra impossibile ma ancora ai giorni nostri la cronaca riporta di casi di intossicazione da stramonio di persone sprovvedute che, volendo vivere sulla propria pelle questi effetti allucinogeni, si ritrovano spesso a sperimentare solo forte agitazione, confusione, dilatazione della pupilla, attacchi di panico e avvelenamento, che nei casi più gravi può anche condurli alla morte. Di seguito il link di alcuni fatti di cronaca:

Civitanova, mangia fiori di stramonio e cade in mare: ragazzo in rianimazione

Tè allo stramonio

Ferrara, universitario in coma

Ancora peggiore è l’ignoranza in fatto di erbe che, se non riconosciute con certezza, resta più saggio evitare di raccoglierle. Di seguito riporto un caso capitato ad una coppia di coniugi che hanno scambiato lo stramonio per fiori di zucca. (LINK)

Mentre queste signore hanno cucinato lo stramonio come fosse spinaci.(LINK)

Concludo ribadendo che tutta questa pianta è tossica: foglie, fiori, radici e semi compresi perciò deve essere bandita dall’uso erboristico privato. Tuttavia è doveroso un chiarimento a riguardo delle piante velenose o medicinali e, per far questo, utilizzo integralmente quanto riportato sul sito www.sostanze.info.

“Una pianta si può definire "velenosa" se contiene, in una qualsiasi parte, "principi attivi" in grado di arrecare un danno alla salute di chi ne viene, in qualsiasi modo, a contatto.
Molto spesso sentiamo parlare di piante "medicinali" e piante "velenose", piante buone o cattive, secondo un vezzo, del tutto umano, di distinguere ciò che ci circonda in soggetti utili o meno a noi stessi. In realtà quando dividiamo le piante secondo queste categorie commettiamo un grosso errore di superficialità e di presunzione, fondati sull’assunzione di superiorità della nostra specie rispetto a tutto il resto dell’ambiente naturale che, al contrario, si è evoluto in genere molto prima di noi.
E’ del tutto evidente che non esistono in natura piante utili o piante dannose, ma è l’uso più o meno corretto che ne viene fatto da parte dell’uomo che determina il grado di pericolosità o di utilità di una pianta”.


Curiosità:
Nel meraviglioso trittico “Giardino delle delizie” dipinto da Hieronymus Bosch (LINK descrizione del dipinto) vi è raffigurato la “noce spinosa” dello stramonio. Questo quadro raffigura figure mostruose, grottesche, strani esseri volanti, demoni, frutto di una fantasia da incubo. L’antropologo Puckert, senza nessuna prova, ha ipotizzato che Bosch abbia fatto uso di sostanze allucinanti come lo stramonio per realizzare queste immagini fantasiose.

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Giardino delle delizie, Hieronymus Bosch (1450–1516 circa) – Olio su tela 220×389 cm, Museo del Prado, Madrid.
Fonte: Pubblico dominio Wikipedia

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Il giardino delle delizie,
pannello centrale, particolare in basso a sinistra
probabile raffigurazione del frutto dello stramonio.
Fonte Pubblico dominio Wikipedia

 

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Dettaglio del Giardino delle delizie, una schiera di uccelli scruta gli uomini nei pressi di un laghetto.

 


Bibliografia

Devoto G., Oli G. C., Vocabolario Illustrato della lingua italiana, 1971

Otto Wilhelm Thomé Flora von Deutschland, Österreich und der Schweiz (1885) – Germania.

Pignatti S., Flora d'Italia - Edagricole, Bologna.1982.

Malizia E., Hieronymus Bosch - Insigne pittore nel crepuscolo del Medio Evo - 2016

 

Dal web

www.actaplantarum.org

Wikipedia