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domenica 8 giugno 2014

Delta del Po, la salina di Comacchio

Nel comprensorio del Parco Regionale del Delta del Po – Regione Emilia Romagna - si trovano le saline di Comacchio, un’estensione di 600 ettari di fitti intrecci di canali, di specchi d'acqua di scarsa profondità e di argini di terra caratterizzati dalla presenza di vegetazioni capaci di sopportare elevate concentrazioni di sali, quale Salicornia e Astro di palude. Nelle acque aperte dei bacini a bassa profondità la vegetazione è scarsa o assente ma con un grande sviluppo di alghe unicellulari. Si tratta insomma di un complesso ecosistema unico e delicato.

1_Valli di Comacchio_Delta Po (7)

2_3121

In questo luogo fin dai tempi più remoti veniva estratto il sale per tutta la Padania e tale attività fu causa di numerose guerre con Ravenna e Venezia. Il cloruro di sodio, è uno dei sali più comuni sul nostro Pianeta, costituendo la base dell’acqua di mare. L’uomo e gli animali superiori, essendo composti per oltre il l’80% di acqua salata, ne sono ricchi e ne devono assumere regolari quantità, soprattutto attraverso il cibo, per integrarne le perdite. Per questo non esiste organismo vivente superiore che possa fare a meno del sale. E per questo l’uomo, sin dalle epoche preistoriche, ha ricercato, prodotto e commerciato questo bene così importante, considerato prezioso quasi quanto l’oro, tanto da essere usato dagli antichi romani per pagare i soldati (da cui il termine “salario”).

3_Delta Po-Saline Comacchio (5)

 

La“Torre Rossa” è tra gli edifici più antichi del Delta e vanta una storia di 500 anni. Fu fatta costruire dal Duca Alfonso d’Este II nel XVI secolo e posseduta dagli austriaci intorno al 1800, che la usarono come fortino di difesa, avvistamento e alloggiamento dei soldati e dei finanzieri ed in seguito utilizzata per il controllo del traffico di sale. Dal secondo dopoguerra l’edificio divenne caserma della Guardia di Finanza per il controllo del comprensorio della salina.

 

La produzione del sale alle Saline di Comacchio è stata interrotta nel 1984, poiché non ritenuta più un'attività remunerativa, riconvertita e gestita per fini esclusivamente naturalistici come Oasi di protezione della fauna divenendo una zona umida salmastra di notevole valore naturalistico, dove sostano e nidificano molti uccelli. Oltre ai fenicotteri, di cui ne abbiamo parlato nel post precedente, qui troviamo un’altra specie che sul Lario non è mai stata osservata: si tratta del Gabbiano roseo.

 

Il Gabbiano roseo

Il Gabbiano roseo Chroicocephalus genei (ex Larus genei) (Brème, 1839) appartiene all’ordine dei Caradriformi, famiglia dei Laridi.

5_Gabbiano roseo_Saline Comacchio (24) 6_Gabbiano roseo_Saline Comacchio (27)

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Gabbiano roseo e una specie prevalentemente migratrice, molto localizzata come nidificante. Si stima che ben il 90% della popolazione nidifichi in meno di dieci siti ubicati nelle zone umide dell’ex Unione Sovietica, dal Mar Nero sino al Kazakhstan, nei laghi interni della Penisola Anatolica e in Iraq. Nel Mediterraneo nidifica in poche località costiere. In Italia il Gabbiano roseo nidifica dagli anni’70 in quattro aree ben distinte e localizzate: il Cagliaritano (1976), l’Oristanese, il Delta del Po tra Comacchio e Ravenna (1978) e le saline di Margherita di Savoia, in Puglia.

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Distribuzione del Gabbiano roseo (fonte www.birdguides.com)

Il Gabbiano roseo ha uno status di conservazione favorevole in Europa e quindi è importante preservare le aree di nidificazione perlopiù saline.

8_Gabbiano roseo_Saline Comacchio (57)Gabbiano roseo

9_Gabbiano roseo_Delta Po-Saline di Comacchio (21)

La specie si nutre di piccoli pesci e invertebrati, in particolare di insetti. Il nome “roseo” è dovuto alle sfumature che caratterizzano la parte inferiore del piumaggio. Questo è uno dei caratteri distintivi per la specie, altrimenti piuttosto simile al Gabbiano comune, se non anche per l’assenza del “cappuccio” e per le dimensioni leggermente più grandi.

 

Coppia di Gabbiani rosei e in primo piano un Gabbiano comune.

 

Molte sono le specie che utilizzano la salina come luogo di svernamento o di sosta durante le migrazioni rendendo questo luogo un ambiente umido di notevole valenza. Tra le specie nidificanti di rilievo troviamo oltre al Gabbiano roseo, il Fenicottero e il Fratino. Altre specie molto più comuni che qui vi nidificano sono il Gabbiano reale e il Gabbiano comune.

 

  10_Volpoca_Delta Po (12)-2

 

Tra le specie più interessanti, la salina ospita come nidificante la Volpoca Tadorna tadorna presente con diverse coppie.

 

 

 

 

 

 

13_Sterna comune_Delta Po (30) Molto diffusa è la Sterna comune Sterna hirundo.

12_Sterna comune_Delta Po (8)

 

 

 

 

 

 

 

Coppia di Sterne comuni al nido

 

 

 

15_Fraticello_Volano-Delta Po (46)

 

 

 

Il Fraticello Sternula albifrons, pur non essendo strettamente legato a questo ambiente, in salina di Comacchio nidifica dal 2003.

 

 

 

20_Pettegola_Delta Po-Saline di Comacchio (23)

 

 

 

 

 

 

 

La Pettegola Tringa totanus qui nidifica con diverse coppie.

 

 

 

21_Avocetta_Saline di Comacchio (2)  22_Avocetta_Valle Cavanata (64)

 

 

 

Facilmente osservabili  sono l’Avocetta Recurvirostra avosetta

 

 

 

 

 

25_Cavaliere d'Italia_Delta Po (3)

 

…e il Cavaliere d’Italia Himantopus himantopus.

 

26_Cavaliere d'Italia_Delta Po (7) 

  31_Garzetta_Delta Po (41)

Molto comune è la Garzetta Egretta garzetta.

30_Garzetta_Delta Po (5)

 

 

 

 

 

 

 

 

Volendo invece analizzare la presenza dei non volatili in questo ambiente, ricordiamo il tipico crostaceo Artemia salina che vive nelle vasche di evaporazione dove vi è un’alta salinità e di cui ne abbiamo parlato nel post precedente, mentre nelle vasche di prima evaporazione troviamo la tipica l’ittiofauna delle aree salmastre quali l’anguilla e il cefalo. Nelle vasche di seconda evaporazione, dove la salinità è elevata, si incontra solamente un tipo di pesce: il Nono (Aphanius fasciatus), un pesce di taglia molto piccola, la cui lunghezza massima è di circa 7-8 cm e il peso di 10 g, contraddistinto da un evidente dimorfismo sessuale. In Italia è presente nelle regioni costiere dell’alto Adriatico e dell’alto e medio Tirreno, in Puglia, Sicilia e Sardegna. Questo pesce conduce una vita gregaria in branchi a volte molto numerosi. Si nutre di piccoli invertebrati planctonici e bentonici, larve di insetti e alghe. Sebbene di nessun interesse commerciale, il suo status è in sensibile decremento. Tra le principali cause, la competizione con l'alloctona Gambusia: specie originaria del Golfo del Messico che nel corso del secolo passato è stata introdotta in molte zone paludose del mondo (tra cui l’Italia e tutta l’Europa meridionale) per combattere le zanzare. La Gambusia è inserita nell'elenco delle 100 tra le specie invasive più dannose del mondo.

nono_big Nono Aphanius fasciatus – femmina sopra maschio sotto
Disegno di Titti Ruosi

 

La descrizione del nostro viaggio proseguirà nel prossimo post con la visita alle Punte Alberete, unica area di bosco allagato di acqua dolce. Prometto che anche lì le curiosità non mancheranno…

 

Bibliografia

Spagnesi M. & Serra L, 2003. Uccelli d’Italia – Quaderni di Conservazione della Natura Numero 16, Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica “Alessandro Ghigi”

Zerunian S., 2002. Pesci delle acque interne d’Italia – Quaderni di Conservazione della Natura Numero 20, Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica “Alessandro Ghigi”

Harrison C., 1988. Nidi e Uova degli uccelli d’Europa – Muzio Editore

Scott B., 2000. Birdwatching nel Delta del Po

After Life Conservation Plain della Salina di Comacchio, 2006

giovedì 18 aprile 2013

La migrazione: adattamenti fisiologici e comportamentali.


Dopo la lunga pausa invernale, la primavera porta con sé lo spettacolare fenomeno della migrazione degli uccelli.
In questi giorni la Riserva del Pian di Spagna è vivacizzata quotidianamente da arrivi di nuove specie quali ad esempio prispoloni, cutrettole, codirossi e culbianchi (tutti migratori transahariani). Altri gruppi di migratori a lungo raggio che si possono osservare in questi giorni nelle nostre zone sono i limicoli e le cicogne.


Questi nuovi arrivi mi portano a riprendere l’argomento migrazione iniziato nei precedenti post di seguito elencati:
Perchè migrare.
Migrazione: ma quanti tipi ce ne sono.
La dieta degli uccelli durante la migrazione.


Prispolone Anthus trivialis, aprile, Pian di Spagna (CO). Questo uccello è un piccolo passeriforme migratore transahariano che durante il viaggio migratorio ha dovuto affrontare pericoli e fatiche immani, attraversare deserti e mari per raggiungere le nostre montagne ai limiti della vegetazione dove vi nidificherà. L’evoluzione ha fatto di questa strategia quella ottimale per questa specie.



Cutrettola  Motacilla flava, aprile, Pian di Spagna (CO). Anche questo uccello è un  passeriforme migratore transahariano come il Prispolone, ma a differenza di quest’ultimo, proseguirà il suo viaggio verso le campagne europee.

Adattamenti fisiologici e comportamentali degli uccelli migratori.



La migrazione di per sé è un fenomeno affascinante che ci lascia sbigottiti di fronte ad alcuni viaggi intrapresi da certi uccelli dotati di un incredibile senso di orientamento che permette loro  di attraversare mari, deserti e montagne e dotati inoltre di grandi resistenze che permettono di sopportare voli anche di decine di ore senza mai riposarsi e alimentarsi.
Per far questo gli uccelli hanno sviluppato nel tempo diverse abilità, come ad esempio la regolazione temporale delle diverse fasi del loro ciclo vitale. (migrazione, riproduzione, muta).

Voltolino Porzana porzana.  Questo uccello appartenente alla famiglia dei  Rallidi passa la gran parte della sua vita nel folto del canneto spostandosi prevalentemente a nuoto o camminando, non volando per diversi mesi. Nonostante questa sedentarietà, dopo aver accu­mulato le riserve energetiche necessarie, improvvisamente si invola nella notte e senza sosta percorre centinaia di chilometri.



Molti uccelli decidono di migrare nel corso della notte, altri durante il giorno, mentre alcuni compiono movimenti migratori sia notturni che diurni. Gli studiosi si sono più volte soffermati sul motivo di tale comportamento. Una delle ipotesi più accreditate sulla migrazione notturna è quella che vede nel migrare di notte il vantaggio di poter sfruttare tutte le ore di luce, separando il tempo da dedicare alla migrazione, ovvero la notte, e quello da dedicare all’alimentazione, ovvero il giorno. Inoltre la migrazione notturna può anche essere associata a migliori condizioni di volo: migrando di not­te gli uccelli riuscirebbero ad evitare turbolenze d’aria e a ridurre la perdita di acqua per evaporazione. Inoltre non va sottovalutato il fatto del ridotto rischio di predazione e la possibilità di utiliz­zare importanti riferimenti per l’orientamento (ad esempio la posizione delle stelle).

In seguito un breve elenco relativo ai vantaggi della migrazione notturna.
  • maggior tempo a disposizione per alimentarsi durante il giorno;
  • temperature inferiori che aiutano a prevenire pericolosi fenomeni di surriscaldamento e disi­dratazione nelle regioni calde;
  • maggiore umidità che riduce ulteriormente il pericolo di disidratazione;
  • minore dispendio energetico per volare nell’aria fresca e densa della notte, piuttosto che nel­l’aria calda del giorno;
  • le velocità dei venti sono solitamente minori di notte, riducendo il pericolo di venti contrari o trasversali; allo stesso modo sono minori le turbolenze verticali e ciò diminuisce ulteriormente i costi energetici del viaggio;
  • possibilità di orientarsi utilizzando una bussola stellare;
  • minor rischio di predazione.
Tipico esempio di volatori notturni sono i limicoli. Il termine limicolo è usato genericamente quando ci si riferisce a varie specie di uccelli appartenenti all’ordine dei Caradriformi. Tali uccelli sono ac­comunati dall’abitudine di alimentarsi in zone umide ricercando invertebrati ed altri piccoli animali nell’acqua bassa o nel fango (il termine deriva proprio dalla parola “limo”). Questi volatili sono il classico esempio di migratori notturni, nella notte compiono centinaia di chilometri trascorrendo la giornata alimentandosi. I Limicoli completano il loro viaggio migratorio con poche lunghe tappe anche di 1000-4000 km, in queste pause ricercano ambienti idonei alla loro alimentazione.

Pettegola Tringa totanus, aprile, Pian di Spagna (CO), appartenente al gruppo degli uccelli  limicoli.

Il piro piro boschereccio Tringa glareola – appartenente al gruppo degli uccelli  limicoli.
I vantaggi del volo notturno sono tanti e tanto evidenti che ci si può chiedere come mai alcune spe­cie scelgano di migrare di giorno: volare di notte riduce i tempi, le richieste energetiche ed i rischi di predazione.
Il totano moro Tringa erythropus, aprile, Pian di Spagna (CO). – appartenente al gruppo degli uccelli  limicoli.

I migratori diurni.
Nibbio bruno Milvus migrans, aprile, Varenna (LC). Come tutti gli uccelli rapaci è un migratore diurno.

Tra i migratori diurni vi sono numerose specie di grandi dimensioni, come le cicogne, le gru ed i rapaci, che adottano un volo veleggiato sfruttando le correnti termiche ascensionali che si sviluppano sulla terraferma e traggono vantaggio dal rispar­mio energetico associato a questo tipo di volo.
Cicogna bianca Ciconia ciconia, aprile Pian di Spagna (CO). Scomparsa dal territorio italiano. Negli ultimi anni è possibile sempre più spesso osservarla in Italia durante la migrazione.
Vi sono infine specie migratrici che prediligono un volo battuto diurno. Sono due i motivi di tale “scelta”: il primo riguarda il fatto che questi uccelli traggono un vantaggio da un tipo di migrazione che prevede un frequente alternarsi di volo e foraggiamento. Il secondo motivo è legato al vantaggio per i migrato­ri diurni di poter localizzare più efficace­mente le aree di foraggiamento migliori, riducen­do i tempi di ricerca ed i costi ad essi associati. A differenza dei migratori notturni, quelli diurni si muovono generalmente più lenta­mente, poiché devono utiliz­zare le ore diurne sia per alimentarsi che per migra­re.

Il Fringuello Fringilla coelebs, aprile, Pian di Spagna (CO), è una specie migratrice diurna.
L’adattamento fisiologico degli uccelli migratori ha portato ad una morfologia della forma dell’ala diversa che negli uccelli con abitudini poco migratrici. 
Già dall’inizio del secolo scorso è stato intuito come ali lunghe ed appuntite, costituissero un carattere tipico dei migratori, secondo un principio chiamato re­gola di Seebohm (Seebohm, 1901), dal nome dell’ornitologo che per primo lo codificò. 
Numerose sono le ricerche che hanno dimo­strato il legame tra attività migratoria e forma delle ali, anche tra popolazioni all’interno della stessa specie. In ogni caso le popolazioni migra­trici hanno ali più lunghe e appuntite rispetto a quelle sedentarie e lo stesso vale tra popolazioni migratrici che migrano su diverse distanze: quelle che compiono movimenti più lunghi possiedono ali più lunghe e appuntite. Le ali lunghe ed appuntite costituiscono un requisito molto favorevole alla meccanica del volo, poiché per ragioni aerodinamiche offrono una minor resistenza all’aria fornendo vortici d’aria più favorevoli rispetto a quelle corte e arrotondate.

Rondine Hirundo rustica, aprile Pian di Spagna, un tipico esempio di ala di grande volatore è quella della rondine che si presenta lunga e appuntita.
Le ali sono mosse da una massa di muscoli pettorali, è stato osservato che essi in alcune specie migratrici possono costituire fino al 35% del peso corporeo. A tale massa muscolare corrisponde uno sterno sviluppato e robusto, con una larga super­ficie sulla quale i muscoli possono attaccarsi.
Fagiano comune Phasianus colchicus, è il tipico esempio di uccello terricolo che vola solo in caso di pericolo facendo brevi spostamenti.
I migratori su lunga distanza possiedono fibre muscolari rosse a rapida ossidazione glicolitica (che forniscono più in fretta l’energia necessaria al movimento) e fibre muscolari più sottili con eleva­ta densità di capillari, quindi maggiore efficienza nella diffusione dell’ossigeno nel sangue. Nei migratori inoltre, rispetto ai residenti, si sviluppano un’ipertrofia muscolare ed un accrescimento delle prestazioni fisiologiche che aumentano tra le due categorie il divario nell’efficienza della “macchina corporea”.
Lo Scricciolo Troglodytes troglodytes è tra i più piccoli uccelli europei, frequenta siepi e fitta vegetazione.
Dal sito crosvarenna emerge un dato di ricattura di uno scricciolo inanellato in Polonia e ricatturato a Calco (LC) dopo aver percorso 1189 km, di seguito la mappa del percorso effettuato da questo volatile.

È stato osservato infine che il cuore degli uccelli è grande fino al doppio di quello dei mammiferi di pari dimensione. Questa caratteristica permette loro di affrontare sforzi particolari come il superamento di alcune importanti barriere ecologi­che, quali ad esempio oceani, deserti e catene montuose.
Morette Aythya fuligula, aprile, volo migratorio attraverso le montagne.