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giovedì 30 marzo 2017

La cicogna bianca: un gradito ritorno.

Con la migrazione primaverile, diverse specie di uccelli attraversano l’Italia per raggiungere i quartieri riproduttivi europei. Tra queste specie vi è anche la Cicogna bianca. Oggi considerata migratrice regolare ma fino a qualche decennio fa considerata estinta nel nostro paese poiché non solo non attraversava più l’Italia ma tantomeno sostava per nidificarvi. Oggi, anche nel territorio lariano, la Cicogna bianca (Ciconia ciconia) è considerata migratrice regolare, sebbene con pochi individui. Ed io ho avuto il piacere e l’opportunità di osservare due esemplari in sosta migratoria nei prati della bassa Valtellina.

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Bloccate dalle avverse condizioni meteorologiche, due cicogne bianche sono in attesa di riprendere il lungo viaggio migratorio verso le aree riproduttive del centro Europa. Marzo, Provincia di Sondrio.

La Cicogna bianca è una specie a diffusione eurocentroasiatico-mediterranea. Questa specie è migratrice. Gli individui che nidificano in Europa e in Africa settentrionale raggiungono i quartieri di svernamento situati generalmente a sud del Sahara e nell’Africa tropicale e meridionale. Nelle aree di svernamento, le cicogne compiono ampi spostamenti dipendenti dalle condizioni di umidità o di aridità, fattori che influenzano la disponibilità alimentare.2-Cicogna-bianca_012
Le cicogne europee utilizzano principalmente due rotte per giungere nel continente africano: quelle che nidificano in Europa centrale ed occidentale attraversano il Mediterraneo sullo Stretto di Gibilterra, raggiungendo la regione del Sahel, fino al Camerun; la massima parte delle popolazioni europee, dalla Germania orientale alla Russia, si addensa sulle sponde del Mar Nero, sorvola il Bosforo, Israele e il Sinai, per poi proseguire verso l'Africa centrale, orientale o meridionale. Esiste anche una terza via migratoria, utilizzata da un numero limitato di individui, che attraversa l'Italia. Anche in questo caso le cicogne si concentrano in alcuni “colli di bottiglia", come lo Stretto di Messina, il Canale di Otranto o percorrendo rotte alternative, come quella che dalle Alpi Marittime scende nel Mediterraneo, passando per Corsica e Sardegna.

3-rotta migratoria

Rotta migratoria della Cicogna bianca
Autore Di Shyamal - .wikimedia.org

La Cicogna bianca, a differenza della gran parte degli uccelli migratori, migra volando esclusivamente di giorno. Questo poiché utilizza una particolare tecnica per spostarsi, il volo planato, che necessita di correnti ascensionali di aria calda che si formano sul terreno solo nelle ore diurne più calde. Le cicogne, infatti, usando queste correnti ascensionali, salgono in quota fino a raggiungere altezze a volte davvero considerevoli (circa 4.000 m s.l.m.) per poi planare ad ali distese e ferme, perdendo e riguadagnando quota nel passaggio da una zona termica all'altra. Questa tecnica di volo garantisce un risparmio energetico notevole rispetto al normale volo battuto. Quando le correnti ascensionali si affievoliscono o in caso di maltempo spesso interrompono il viaggio.
Grazie alla moderna telemetria satellitare si è stabilito che, quotidianamente, le cicogne restano in volo per circa sette-dieci ore con una velocità media di crociera di circa 35 chilometri all'ora, riuscendo a coprire quasi 300 chilometri al giorno. La cicogna ha una grande capacità di orientamento durante la migrazione. Questo le permette di tornare ai siti di nidificazione e, addirittura, al nido utilizzato nell'anno precedente. Questo suo comportamento migratorio l’ha portata ad essere una tra le prime specie di uccelli studiate con marcature posizionate attorno alle zampe. La prima notizia di inanellamento e ricattura di una Cicogna bianca si riferisce ad un animale marcato in Germania e catturato in Palestina nel 1846.4-_008

Gruppo di cicogne in volo planato. Maggio, Puglia.

La Cicogna bianca non passa inosservata in natura grazie al suo aspetto caratteristico dovuto al piumaggio bianco e nero sulle ali, alle sue grandi dimensioni (alta circa 100 cm e con un’apertura alare di 160 cm circa) e al colore rosso acceso del becco e delle zampe, caratteristica quest’ultima sono degli individui adulti.

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Posata a terra la cicogna ha un portamento eretto ed una caratteristica andatura lenta.
Aprile, Provincia di Como.

 

 

 

In volo, la sagoma è nettamente riconoscibile da quella di altre specie di grandi uccelli perché mantiene non solo le zampe ma anche il lungo collo completamente disteso. Quest'ultima caratteristica la rende facilmente distinguibile dagli aironi che volano con il collo piegato a “S”.

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In volo la Cicogna bianca ha il collo disteso, mentre l’Airone cenerino ha il collo ripiegato.

La sistematica posiziona la Cicogna bianca nell’Ordine dei Ciconiformi ed alla Famiglia dei Ciconidi, gruppo affine a quello degli Ardeidi al quale appartengono gli aironi. La Famiglia dei Ciconidi in Italia, è rappresentata solo da due specie: la Cicogna bianca (Ciconia ciconia) e la Cicogna nera (Ciconia nigra).

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Cicogna nera (Ciconia nigra), esemplare immaturo, giugno, Provincia di Como (CO).

 

 

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Cicogna nera (Ciconia nigra), esemplare adulto, luglio, Austria.

 

 

 

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Cicogna nera (sinistra), Cicogna bianca (destra).

Le varie specie appartenenti all’Ordine dei Ciconidi non hanno particolari esigenze alimentari in quanto generaliste. la loro dieta spazia dalle cavallette e lombrichi ma anche pesci, anfibi, rettili e piccoli mammiferi. Ogni specie tende ad occupare una “nicchia ecologica" differente, cioè utilizza differenti risorse alimentari. Nel caso delle due specie di cicogne europee troviamo poca affinità tra loro nella scelta dell’habitat e nel comportamen12_Cicogna bianca_017to: la Cicogna bianca predilige le zone pianeggianti, caratterizzate da prati irrigui, risaie, marcite, campi arati, brughiere, zone paludose aperte. Come siti di nidificazione sceglie punti elevati e facilmente accessibili come campanili, tralicci, pali, comignoli, alti edifici ed occasionalmente alberi. Spesso costituisce colonie composte da più coppie.

Cicogna bianca sta per ingoiare un lombrico appena catturato. Marzo Provincia di Sondrio.

 

 

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Esempio di alcune colonie di nidificazione della Cicogna bianca in Spagna.

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La Cicogna nera nidifica isolata in foreste dense e strutturate. Ha un carattere elusivo e solitario. Durante il periodo riproduttivo frequenta vaste zone di foresta, sia pianeggianti che pedemontane, attravers14_Cicogna-nera_(26)ate da corsi d’acqua con zone umide marginali. In genere nidifica su alberi (pini, querce) anche se in Spagna e Grecia è frequente riscontrarla in parete rocciosa.

 

Cicogna nera sul nido posizionato su parete rocciosa,
aprile, Spagna.

 

 

 

La Cicogna nera nel XX secolo ha subito un drastico declino in Europa occidentale, dove ora risulta minacciata a causa del degrado delle foreste, della perdita di zone umide idonee all’alimentazione, del disturbo e del bracconaggio. Dagli inizi degli anni 1980, il declino si è arrestato grazie anche alla campagna di sensibilizzazione attuata dalle associazioni ambientaliste per la protezione della Cicogna bianca. Oggi lentamente si sta registrando un lento recupero numerico di questa rara specie.

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Cicogna nera, giugno, Provincia di Como.

 

In epoca storica, la Cicogna bianca era diffusa e nidificante in Italia. Questi dati storici sono ricavati da vari autori del passato come Virgilio Marone (70-19 a.C.) il quale, in un’opera del 37 a.C., suggerisce di piantare le viti nel periodo in cui giunge la cicogna, nemica dei serpenti. Plinio il Vecchio (23-79), nella sua opera “Naturalis historia", descrive la migrazione delle cicogne e il fatto che tornino ogni primavera nello stesso nido. Giovenale (50-140), nelle “Satire”, riferisce di un nido di Cicogna bianca costruito sul tetto del Tempio della Concordia a Roma, intorno all'anno 100, e descrive l'alimentazione dei nidiacei. Gli scritti storici riportano testimonianze della nidificazione di Cicogna bianca anche a Milano nel XIII secolo e in altre località italiane. Ultimi dati storici sulla nidificazione in Italia risalgono al XVI secolo.
Trascorreranno molti anni prima di registrare nuovi tentativi di nidificazione che avverrà intorno alla metà del secolo scorso. Ma la vera svolta riguardante la presenza in Italia di questo uccello la si ha nel 1985 grazie alla L.I.P.U. (Lega italiana protezione uccelli) la quale avvia un programma per il ripopolamento di questa specie. La presenza delle cicogne allevate svolse una funzione di richiamo per quelle selvatiche che, formando coppie miste (selvatiche e di allevamento) sempre con maggiore frequenza, si trattennero per la 16_Cicogna-bianca_(16)riproduzione. Oggi in Italia la Cicogna bianca viene considerata un migratore regolare, nidificante e parzialmente svernante, grazie sia alla presenza di “Centri di ripopolamento delle Cicogne” sia a condizioni meteorologiche invernali favorevoli.

 

 

Esemplare con anello alla zampa, Centro di reintroduzione Cicogna bianca, Provincia di Pavia.

 

L’attività riproduttiva è prerogativa di entrambi i genitori i quali si alternano nella cova che dura per 32 giorni; i giovani accuditi al nido si involano a circa 80 giorni d’età.

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Cicogna che trasporta materiale al nido.

 

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Manifestazione di corteggiamento.

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Accoppiamento.

 

 

 

13_Cicogna-bianca_

 

 

 

 

Cura della prole.

 

 

 

 

 

23-2014-05-21_Cicogna bianca_Delta Po (2)24_Cicogna-bianca (117)

 

 

 

 

 

 

 

Lo stato attuale di conservazione della Cicogna bianca resta vulnerabile, in quanto le continue bonifiche delle zone umide e l’intensificazione delle pratiche agricole specialmente per le popolazioni orientali, il conseguirsi di stagioni estremamente secche nei quartieri di svernamento dell’Africa occidentale stanno minacciando questa specie.
In Italia i pericoli principali per la Cicogna bianca riguardano principalmente la folgorazione su linee elettriche e il persistere di atti di bracconaggio, specialmente durante la migrazione attraverso lo Stretto di Messina.

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La folgorazione è una tra le cause di morte della Cicogna bianca, questo avviene quando gli uccelli utilizzano tralicci come luogo di nidificazione, basta che l’animale posi i piedi sulla struttura e con le ali sfiori il cavo di sostegno e la folgorazione è immediata e capita anche che provochi l’interruzione dell'energia elettrica. Per evitare questo, dietro proposta degli ambientalisti, l’ENEL si è impegnata a isolare alcuni tratti di cavo in prossimità dei tralicci utilizzati.

Nidificazione su traliccio, maggio, Sicilia.

 

0991

Piacevole considerazione: la migrazione che porta le Cicogne sul nostro continente in primavera (periodo di rinascita della vita e della natura) ha portato a sviluppare il legame tra questo uccello e il concetto di generazione di vita. La Cicogna era infatti già considerata un simbolo sacro in Grecia e nella Roma antica come manifestazione della Grande Madre generatrice di vita. Le Cicogne bianche hanno ispirato anche in Europa settentrionale credenze leggendarie, poi diffuse anche nel mondo latino, come la ben conosciuta credenza della cicogna che porta i neonati attraverso i camini dopo aver pescato le loro anime dalle acque o dalle paludi.

 

Cartolina primi anni del 900.
(collezione privata)

 

Nei Paesi Baltici la cicogna è il simbolo della vita nascente, e per la tradizione popolare è portatrice di felicità e fortuna, venerata e strettamente protetta. Nei villaggi vengono posizionati dei pali con una base quadrata sulla sommità per far si che la Cicogna nidifichi.
Ci auguriamo che anche in Italia ci sia un futuro di rispetto per questo grande trampoliere e che i vergognosi atti di bracconaggio diventino solo notizie del passato.

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Moneta da 2 euro commemorativa dedicata alla Cicogna nera emessa dalla Lettonia nel 2015.


Bibliografia

Brichetti P. & Fracasso G., 2003, Ornitologia italiana. Vol. 1 – Perdisia Editore, Bologna

Spagnesi M. & Serra L, 2005. Uccelli d’Italia – Quaderni di Conservazione della Natura Numero 22, Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica “Alessandro Ghigi”

Belardi. M, Canziani M., Dimitolo G., 2004 – La cicogna bianca, storia di un ritorno. Parco Adda Sud, conoscere il parco n 3.

 

 

 

lunedì 10 novembre 2014

Il becco: ad ognuno il suo…

1_Beccaccino (3)

Poco più di un mese fa, in un piccolo stagno presso la Riserva Naturale del Pian di Spagna (CO), scruto con il mio cannocchiale un beccaccino (Gallinago gallinago) e mentre lo osservo penso: “Ma questo becco lunghissimo non gli sarà di impedimento?” Ecco però che subito il beccaccino si mette alla ricerca di cibo e tutti i miei banali pensieri svaniscono nell’osservare quanto questo becco gli sia utile per cercare il cibo. Da qui viene la mia idea di scrivere questo post dedicato proprio alla funzione del becco negli uccelli.

Beccaccino, settembre, Pian di Spagna (CO).

Il becco (latino bēccus) è una “guaina” cornea composta da cheratina (detta anche ranfoteca dal greco rhámphos, becco adunco+thekē, custodia) che ricopre le mascelle degli uccelli. Questa struttura anatomica degli uccelli è priva di denti ed è usata, oltre che per mangiare, per pulire le penne, per manipolare oggetti, per uccidere le prede, per ricercare il cibo, per nutrire i piccoli ed 2_Mestolone (24)interviene, in alcuni casi, anche nel corteggiamento. La forma e la robustezza del becco varia in rapporto alla natura degli alimenti ma anche alle modalità di assunzione del cibo. Specie appartenenti alla stessa famiglia possono avere becchi molto diversi: ad esempio nella famiglia degli anatidi, il mestolone (Anas clypeata) ha il becco a forma di grosso cucchiaio ed è dotato di una serie di dentelli trasversali utili a filtrare l’acqua e trattenere il cibo.

 

Mestolone, Provincia di Como.

 

Lo smergo maggiore (Mergus merganser) invece ha il becco stretto, uncinato all'apice e con i margini affilati, utile per trattenere le prede viscide come i pesci.

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3_Smergo maggiore (22)

 

 

 

 

 

 

 

Smergo maggiore, Provincia di Lecco.

Restando sempre nella stessa famiglia, troviamo l’edredone (Somateria mollissima) il cui becco è massiccio ed utile a spezzare i gusci dei molluschi di cui si nutre.

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Edredone, Provincia di Lecco.

E’ tuttavia interessante notare che, se come abbiamo visto individui appartenenti ad un'unica famiglia possono avere becchi molto diversi tra loro, esistono specie appartenenti ad ordine e famiglie diverse, come i rapaci diurni (ordine Accipitridi) e i rapaci notturni (ordine Strigidi) che, nonostante la lontana parentela, hanno becchi pressoché simili dalla forma adunca con margini affilati adatti a uccidere le prede e a strapparne la carne. Questo è dovuto alla “convergenza adattativa”: fenomeno per cui specie diverse si evolvono sviluppando “soluzioni tecniche” simili per adattarsi all’ambiente o al regime alimentare.

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Gipeto (Gypaetus barbatus), Austria.

 

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Civetta capogrosso (Aegolius funereus), Austria.

 

La struttura dei becchi varia notevolmente: da super resistenti, come quello dei picchi, veri scalpelli utili a scavare il legno per la ricerca di larve o per costruire il nido…7_Picchio rosso mag (17)

 

 

Picchio rosso maggiore
(Dendrocopos major)
Provincia di Como.

 

 

 


 

 

… a quelli corti e fragili del Succiacapre (Caprimulgus europaeus), estremamente corti ma molto larghi per poter catturare insetti, durante il volo notturno, grandi come le falene.

8_Succiacapre (1)

 

 

 

 

 

 

 

Succiacapre, Provincia di Bergamo.

 

 

Variabilissima è inoltre la forma dei becchi nei piccoli uccelli insettivori. Becchi sottili e adatti a essere introdotti nelle crepe degli alberi o del terreno, come ad esempio, quello del Rampichino alpestre (Certhia familiaris) o del Picchio muraiolo (Tichodroma muraria).

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Rampichino alpestre, Provincia di Lecco.

 

Picchio muraiolo, Provincia di Como.

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Inoltre, poiché la dieta varia in funzione alle disponibilità alimentari, anche la struttura del becco varia e si irrobustisce per sfruttare risorse vegetali nei periodi invernali ma nel contempo si assottiglia per catturare insetti. Le cince sono un ottimo esempio di questa particolarità.

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Cincia alpestre (Poecile montanus), mentre batte con forza il tegumento di un seme per mangiarne il contenuto.

Sempre tra i piccoli passeriformi granivori troviamo adattamenti di becco straordinari. Ad esempio il crociere (Loxia curvirostra) ha le estremità del becco incrociate per poter agevolmente allargare le brattee delle pigne delle conifere ed estrarre i semi.

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Crociere, Provincia di Sondrio.

Altrettanto interessante è il becco del Frosone (Coccothraustes coccothraustes) che è simile ad una potente “cesoia” utile a spezzare i duri semi di cui si nutre (come ad esempio i noccioli di ciliegia).

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Frosone, Austria.

 

 

 


 

Nei grossi trampolieri l’evoluzione si è poi sbizzarrita: il Fenicottero (Phoenicopterus roseus) si procura il cibo camminando lentamente con la testa immersa in acqua setacciando il fondale con il becco ricurvo dotato di micro lamelle che filtrano l’acqua trattenendo i piccoli microrganismi mentre l’acqua viene espulsa con la pressione della lingua.

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Fenicottero, Provincia di Ferrara.

Non meno bizzarro è il becco della Spatola (Platalea leucorodia) la cui forma ha dato il nome volgare a questo uccello.14_Spatola (44)

 

 

 

 

Spatola
Provincia di Gorizia.

 

 

 

 

 

 

Simile ad una fiocina per catturare le prede è il becco dell’Airone cenerino (Ardea cinerea) e della Cicogna bianca (Ciconia ciconia). Quest’ultima, oltre che strumento di cattura delle prede, utilizza il becco nei rituali di corteggiamento.

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Airone cenerino, Provincia di Como.

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Cicogna bianca, Spagna.

 

Particolare è il becco del Pellicano (Pelecanus onocrotalus) contraddistinto dal caratteristico e profondo sacco golare posto sotto il becco lungo e largo, utilissimo durante la pesca quando cioè questi uccelli sbattono fragorosamente le ali e con il becco immerso in acqua catturano i pesci in fuga trattenendoli appunto nel “sacco”. Prima di ingerire il nutrimento, il pellicano elimina l'acqua che penetra nella sacca insieme al cibo, facendola uscire da una fessura.

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Pellicano, Museo di Storia Naturale - Civico Museo di Storia naturale, Lecco.

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Nel mondo degli uccelli troviamo forme arcuate: all’ingiù come nel Chiurlo, nel Mignattaio e nell’Ibis…

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Ibis sacro
(Threskiornis aethiopicus)
Provincia di Pavia.

 

 

 

 

 

 

… all’insù come nell’Avocetta…

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Avocetta
(Recurvirostra avosetta)
Provincia di Ferrara.

 

 

 

 

… e di lato come nel Beccostorto (Anarhynchus frontalis), caradriforme endemico della Nuova Zelanda, unica specie al mondo ad avere questo becco piegato a destra.

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Beccostorto
 
Walter Lawry Buller,
A History of the Birds of New Zealand, 1888

 

E cosa dire degli uccelli che si nutrono di nettare come i colibrì? I loro becchi sono di tutte le forme: sottili, lunghi, molto lunghi e ricurvi, estremamente specializzati per penetrare nei fiori.

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Colibrì.
Disegno di Ernst Haeckel
(LINK –wikimedia)

 

 

Colibrì becco a spada
Ensifera ensifera
(LINK wikimedia)

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In definitiva possiamo affermare che dalla forma del becco di un uccello si può capire quale sia l’alimento di cui esso si nutre in prevalenza e che di forme di becchi nel mondo alato ce ne sono tantissime (come riporta il titolo di questo post).

 


Il becco nell’evoluzione(1)

Per ricostruire la comparsa e l’evoluzione del becco degli uccelli, straordinaria struttura legata alle loro abitudini alimentari, dobbiamo ricordare come negli ultimi decenni i paleontologi abbiano fatto un’affermazione sorprendente: gli uccelli sono dinosauri a tutti gli effetti, i soli sopravvissuti all’estinzione, al punto di essere oggi collocati insieme con quelli in un unico superordine Dinosauria, nel cui ambito vengono contraddistinti con la qualifica di “dinosauri aviani” (dal latino avis = uccello). 

I più antichi dinosauri sinora conosciuti vissero agli inizi del Triassico superiore, intorno ai 228 milioni di anni fa; tra la sterminata varietà che questo gruppo produsse nell’arco del suo lunghissimo predominio sul pianeta erano presenti già in quell’epoca i primi Teropodi, i quali non sono nient’altro che i dinosauri carnivori (come i ben noti Tyrannosaurus e Velociraptor).

Alcune importanti caratteristiche dei teropodi sono passate pari pari ai loro discendenti uccelli. A parte la riproduzione tramite uova, tipica di tutti i rettili, quei dinosauri erano bipedi, avevano le zampe posteriori dotate di tre dita e le due clavicole fuse insieme a costituire la cosiddetta fùrcula (forcella); le ossa erano cave e un buon numero di specie erano già coperte di piume. Poiché alcuni teropodi erano addirittura dotati di quello che si può considerare un becco primitivo, attualmente diverse équipe di studiosi stanno cercando di rispondere a varie domande su questa struttura: quando comparvero i primi becchi? Quale era la loro funzione? Perché si sono evoluti?    In proposito è recentissima la pubblicazione delle ricerche di un gruppo di scienziati dell’Università di Bristol. (LINK articolo) 

Sinora, negli uccelli la regressione dei denti e la comparsa del becco erano interpretati come una risposta alla necessità di perdere peso in funzione del volo; tuttavia, becchi ricoperti di cheratina (ranfoteche) ed edentulazione (perdita dei denti) erano presenti in alcuni teropodi non aviani, cioè dinosauri non volatori, già all’inizio del Cretaceo, intorno ai 140 milioni di anni fa. Al riguardo si ricordi che l’ Archaeopteryx, (LINK post di Libereali) vissuto una decina di milioni d’anni prima (nel Giurassico superiore) e considerato uno dei più antichi antenati degli uccelli, era ancora provvisto di denti.

Lo studio di un particolare Teropode scoperto in Mongolia (Erlikosa21-erlikosaurus-articleurus andrewsi, appartenente allo strano gruppo dei Terizinosauri, dotati di un’insolita mescolanza di caratteri) e la realizzazione di un modello digitale del suo cranio hanno permesso di ipotizzare che il becco avrebbe avuto un’importante funzione nell’aumentarne la stabilità e la resistenza agli stress meccanici mentre l’animale si nutriva, rappresentando un’importante innovazione evolutiva ai fini del differente tipo di alimentazione, che da carnivoro andava trasformandosi in vegetariano.

Un’immagine della ricostruzione
digitale del cranio di
Erlikosaurus
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(LINK articolo e credito fotografico)

 

 


Il becco per venire al mondo(2)

All’interno dell’uovo, alcuni giorni prima della nascita, nell’embrione, si differenziano due strutture temporanee che aiuteranno il nidiaceo(3) o il pulcino(4) a liberarsi dal guscio. Una spunta dalla parte superiore del becco ed è una protuberanza dura chiamata “diamante” o “dente dell’uovo”; l’altra, un muscolo superficiale e relativamente sviluppato posizionato dietro il collo, chiamato “ complexus”. Con la prima struttura l’embrione taglia la sottile membrana ricoprente la parte interna del guscio per rompere il guscio stesso; con la seconda struttura, riceve la forza necessaria per far sì che il “diamante” rompa il guscio al momento della schiusa. All’interno dell’uovo, l’embrione occupa la tipica posizione di riposo sulla schiena o sul lato sinistro con la testa appoggiata sul petto e il becco completamente sotto l’ala destra. Non può muoversi liberamente. Quando si dilata la testa è spinta in avanti mentre quando si contrae la testa torna indietro. Nonostante ciò, secondo la specie, si verificano due modi di schiusa. In alcune specie, l’embrione, con i movimenti della testa preme il “diamante” contro la parete interna dell’uovo provocando non solo l’incrinatura del guscio ma anche uno spostamento rotativo di se stesso intorno all’asse longitudinale, e muovendosi lungo un parallelo, produce una serie di forellini. Quando questi forellini hanno determinato un cerchio, a seguito del movimento dell’embrione, l’uovo si spacca in due parti. 22_uovo

In altre specie, invece, l’embrione provoca la rottura del guscio in diagonale con movimenti della testa da destra verso sinistra verso l’estremità più larga dell’uovo esercitando una pressione sul guscio, ormai incrinato, e dividendolo così in due parti.

 

Un pulcino ha appena rotto il guscio e si può notare molto bene il “diamante”.
Credito fotografico: CC BY 3.0
MTSOfan

 

 

 


Il becco nel corteggiamento

Diverse sono le specie che, durante i rituali amorosi, utilizzano il becco come strumento di scambi affettuosi. Inoltre anche il colore del becco risulta essere importante. In un articolo (LINK) apparso su “Le Scienze” si afferma che i colori vivaci e accesi dei becchi degli uccelli maschi dimostrerebbero la prova di un sistema immunitario in perfetta salute.
Per questo motivo un becco dal colore vivace e intenso è una caratteristica importante per una femmina da osservare: così facendo si selezionano i maschi più in salute. Pertanto oltre al canto e allo sfoggiare di piumaggi vistosi (vedi la coda del Pavone) oggi sappiamo che anche il becco ha un suo ruolo nella vita di coppia degli uccelli.

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23_Passera d'Italia (1)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In molti uccelli la colorazione del becco varia durante i vari periodi dell’anno. Ad esempio, nel passero d’Italia (Passer italiae), il colore del becco passa dal nero lucente del periodo riproduttivo al giallo pallido in inverno.

 


Il becco e la migrazione.

Recentemente su Libereali si è parlato del straordinario viaggio migratorio del Culbianco (LINK), che per fare un tale percorso transcontinentale necessita di una straordinaria capacità di orientamento, di una mappa e bussola interna, per poter ritornare ogni anno nel medesimo luogo. Gli uccelli traggono questi dati dal campo magnetico terrestre. Un gruppo di ricercatori ha stabilito che alcune specie di uccelli abbiano questa “bussola” proprio nel becco (LINK articolo).

24_Cannaiola (8)Secondo la ricerca, nei becchi di alcune specie di volatili che compiono migrazioni – come per esempio nella cannaiola comune, Acrocephalus scirpaceus – sono presenti dei magnetorecettori, che tramite il nervo trigemino passano al cervello le informazioni sull’asse terrestre.

 

 

 

Cannaiola comune
Provincia di Lecco.

 

 


Il becco come termoregolatore.

Il becco è composto da una mandibola superiore ed una inferiore, entrambe fatte di osso ricoperto da cheratina. Tra quest’ultima e l’osso vi è una rete vascolare che contiene le terminazione nervose. Recenti studi hanno attribuito a questa vascolarizzazione la funzione di termoregolazione. Il tucano toco (Ramphastos toco) è la specie che possiede il becco più grosso in relazione alla taglia corporea tra tutti gli uccelli del mondo (tra il 30 e il 50% della superficie dell'intero corpo) e risulta quindi un ottimo candidato per la dispersione del calore. Tra le varie ipotesi sul perché questo uccello abbia un becco così grande sembra vi sia anche quella della dispersione del calore. Questa ipotesi è supportata da uno studio apparso sulla rivista “Le Scienze” (LINK articolo) dove 25_Ramphastos toco (1)avvalendosi di uno scanner termico a raggi infrarossi, un gruppo di ricercatori ha stabilito che questa specie è in grado di regolare la temperatura corporea variando il flusso sanguigno verso il becco, che sembra essere deputato alla liberazione del calore in eccesso. In particolare, come avviene in altre specie che non sono in grado di controllare la propria temperatura mediante sudorazione ma che presentano specifiche strutture deputate alla regolazione di questa (si pensi alle orecchie degli elefanti), più sangue viene irradiato verso il becco più calore viene liberato nell'ambiente circostante.

Tucano toco
Civico Museo di Storia naturale, Lecco.

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Un articolo pubblicato sulla rivista The American Naturalist, sostiene che la dimensione del becco sembri essere fortemente legata alle necessità di dispersione del calore. Confrontando 214 specie di uccelli appartenenti a diverse famiglie si è stabilito che la lunghezza del becco (in relazione alla taglia corporea) sia strettamente correlata alla latitudine, all'altitudine e alla temperatura media in cui questi animali vivono. In particolare, si assiste ad una riduzione della taglia del becco all'aumentare dell’altitudine e della latitudine e, più in generale, alla diminuzione della temperatura.

 


Per concludere, vorrei riportare qui di seguito alcune tipiche espressioni su questo particolare apparato degli uccelli che è entrato a pieno titolo nel linguaggio comune. Questi modi dire sono tratti da “Il Dizionario dei Modi di Dire” Hoepli Editore.

Aprire il becco
Parlare, esprimere un parere, dire la propria opinione, usato soprattutto quando tale intervento viene considerato sgradito o inopportuno.

Bagnarsi il becco
Dissetarsi, soprattutto con vino o liquori, che in genere si gustano a piccoli sorsi.
Viene dall'osservazione degli uccelli, che bevono un sorso alla volta come intingendo il becco nell'acqua.

Dar di becco
Cominciare a mangiare, o mangiare con appetito o voracità. In senso lato, cominciare a intaccare, a erodere qualcosa, in particolare un patrimonio.

Altro significato.: criticare aspramente, malignamente e con continuità, come se si attaccasse qualcuno a colpi di becco.

Drizzare il becco agli sparvieri
Fare una cosa completamente inutile e insensata.

Ecco fatto il becco all'oca!
Esclamazione: si usa dopo aver concluso un lavoro, un'operazione o simili.
È la prima parte del detto che continua con “e la coda all'elefante”;

Mettere il becco a mollo
Bere alcolici in misura eccessiva.

Mettere il becco in qualcosa
Intromettersi in faccende altrui, intervenire indebitamente.
Metter becco; metterci il becco; non metter becco

Non aprir becco
Astenersi dall'intervenire in una questione qualsiasi. Anche non rispondere o non reagire; oppure tacere, non rivelare quello che si sa, mantenere un segreto.

Restare a becco asciutto
Letteralmente, rimanere senza mangiare o bere. In senso figurato rimanere delusi, non ottenere quanto si contava di avere; restare senza niente.
Restare a bocca asciutta

Tenere il becco chiuso
Tacere, non rivelare quello che si sa.
Tener la bocca chiusa


(1) Contributo di Giancarlo Colombo.

(2) Da: Gli uccelli e i loro nidi. A. Masi.

(3) Nidicolo: uccello che alla nascita è incapace di volare e che rimane per un certo periodo nel nido nutrito dai genitori.

(4) Nidifugo: uccello che esce dall'uovo già completamente sviluppato e atto al volo.