domenica 11 marzo 2012

Il Gipeto

Sabato 10 marzo, nel territorio del Parco Nazionale dello Stelvio, si è realizzato il 15° censimento riguardante Aquila e Gipeto. Questa attività ha lo scopo di quantificare e monitorare quanti di questi grandi rapaci diurni vivono e si riproducono nel territorio del parco. Per questo censimento sono stati impiegati nel settore lombardo una rete di 136 volontari armati di binocolo, tra questi c’ero anche io.

I dati di questo monitoraggio hanno confermato il trend positivo per l’Aquila reale, si è appurato che il Parco dello Stelvio ospita una popolazione di questi uccelli tra le più consistenti dell’arco alpino, infatti sono presenti almeno 26 coppie territoriali nidificanti.
Altro discorso riguarda il Gipeto, questo grande avvoltoio è di recente reintroduzione, i primi rilasci risalgono a 24 anni fa, oggi nel territorio del Parco dello Stelvio sono state confermate 4 coppie territoriali.
Il Parco dello Stelvio, insieme alle Alpi francesi settentrionali, sono le aree di maggior successo riproduttivo di questa specie.
Attualmente la popolazione sulle Alpi é stimata tra i 135 e 150 individui, questi numeri chiaramente denotano una popolazione ancora vulnerabile.
Ecco il motivo che mi porta a parlare del Gipeto.
Gipeto adulto, Parco dello Stelvio, ottobre

Il GIPETO (Gypaetus barbatus) è un avvoltoio dall’aspetto agile, con un’apertura alare compresa tra 265 e 285 cm, è tra gli avvoltoi più grande presente in Europa. Il nome latino del genere, Gypaetus, che deriva dal greco gyps (avvoltoio) e da aetos (aquila), sta ad indicare la particolarità della specie.

Avvoltoio tipico delle regioni montuose, il Gipeto frequenta pareti rocciose, aspri valloni e dolci altipiani che costituiscono il suo habitat ideale. La sua stessa morfologia gli permette di sfruttare perfettamente le brezze, anche minime, che risalgono i versanti e percorrono le valli montane. Nessun altro rapace, nemmeno l’Aquila reale, riesce a volare tra le montagne con la leggerezza del Gipeto. Questo uccello è un impressionante aliante naturale dotato di sorprendente agilità.
Gipeto adulto, Parco dello Stelvio, ottobre
 
Il Gipeto è un rapace longevo che vive generalmente in coppia, fedele per la vita e il suo territorio è molto vasto. La fase riproduttiva richiede diversi mesi ed inizia precocemente; la deposizione dell’uovo ha luogo generalmente a fine gennaio-inizio febbraio e l’unico giovane allevato arriva ad involarsi solitamente nella seconda metà di luglio.
Gipeto giovane, Parco dello Stelvio, ottobre
 
L’alimentazione del Gipeto si basa soprattutto di ossa, risorsa che non viene contesa e utilizzata da altri necrofagi e che si trova dispersa sul territorio. Le ossa più lunghe, prima di venire ingerite, vengono trasportate in volo e spezzate, lasciandole cadere su apposite aree rocciose denominate rompitoi. A tale comportamento si riferisce il nome spagnolo della specie: Quebrantahuesos vale a dire ‘‘spaccaossa’’.

Fino all’inizio del 1800, questa specie era diffusamente presente sulle principali catene montuose dell’Europa centrale e meridionale. Negli anni successivi, tali popolazioni subirono un drastico declino in quanto l’innocuo Gipeto, noto fino ad epoche piuttosto recenti col nome di Avvoltoio degli agnelli, veniva comunemente ritenuto specie pericolosa e nociva cui si attribuiva la predazione di ovini.
Durante il regno di Umberto I e Vittorio Emanuele III esisteva una taglia che incentivava gli abbattimenti, corrisposta per ogni Gipeto ucciso. Allo sterminio su vasta scala contribuirono altresì il collezionismo e l’utilizzo di esche avvelenate per eliminare lupi e volpi, delle cui carcasse successivamente i gipeti si nutrivano.

Il WWF internazionale in collaborazione con la “Foundation for the conservation of bearded volture” si è impegnato (dal 1986, anno del rilascio dei primi 4 Gipeti in Austria) a riportare sulle Alpi questa specie scomparsa.
coppia di Gipeti adulti, centro di riproduzione

Questo progetto risale agli anni ’70, la grande difficoltà iniziale è stata quella di reperire soggetti da rilasciare in natura, infatti per molto tempo si è ritenuto impossibile riuscire a far riprodurre dei gipeti in cattività. Fortunatamente nello zoo alpino di Innsbruck si ottennero dei sorprendenti successi riproduttivi. 

Il progetto prevede che i giovani gipeti vengano allevati esclusivamente dalla coppia di genitori naturali, in modo tale da evitare che l’allevamento da parte di “genitori adottivi” umani possa causare dei disturbi comportamentali. È stata soprattutto la stretta collaborazione tra i giardini zoologici di tutta Europa a rendere possibile la realizzazione di questo progetto di reintroduzione. 

Ora questo splendido avvoltoio è tornato a nidificare nel Parco Nazionale dello Stelvio, dove attualmente ospita la popolazione italiana più consistente e ricopre un ruolo fondamentale anche a livello europeo poiché da qui si è involato quasi il 40% dei giovani nati allo stato selvatico sulle Alpi.


Curiosità

La morte di Eschilo

Si narra che il tragediofrago Eschilo dopo essersi recato, nel 456 a.C. a Gela, in Sicilia, per riposarsi, si sedette su un sasso fuori dalle mura della città. La leggenda parla che un'aquila stava volando sulla zona con una tartaruga tra gli artigli. Sorvolando Eschilo l'aquila, ingannata dalla luce riflessa dalla sua testa calva, scagliò la tartaruga sulla testa di quella per aprire la testuggine e mangiarne le interiora. Per il qual motivo, Eschilo, morì. Ma è molto probabile che la tragica fine dello scrittore ateniese sia stata provocata da un gipeto, uccello notoriamente uso a far precipitare ossa dall’alto, per poterle rompere ed estrarre il midollo.

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