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venerdì 12 febbraio 2016

Il Picchio, il guardiano del bosco

Il bosco a Febbraio si rianima di canti e suoni: la Cinciallegra con il suo particolare trillo e il Picchio rosso maggiore, un vero specialista dell’ambiente arboricolo, che comunica con l'altro sesso che è tempo di formare la coppia tambureggiando ritmicamente su tronchi secchi e particolarmente sonori.

Il tambureggiamento del Picchio rosso maggiore 

I picchi appartengono all’ordine dei Piciformi e alla famiglia dei Picidi. Questo gruppo di uccelli è presente in tutti i continenti con l’eccezione dell’Australia. In Italia sono presenti 9 specie di picchi, suddivise in due sottofamiglie, la Picinae, composta da 8 specie, e la Jynginae rappresentata solamente dal Torcicollo. In provincia di Lecco sono presenti 5 specie: il Picchio nero, il Picchio verde, il Picchio rosso maggiore, il Picchio rosso minore, e il Torcicollo.

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Picchio nero (Dryocopus martius) è il più grosso dei picchi europei. Le sue dimensioni sono simili a quelle di una cornacchia. In Italia fino a non molto tempo fa questa specie era presente solamente nelle fitte foreste alpine. Ora il Picchio nero è in espansione ed è sempre più presente anche nei boschi di pianura. Inconfondibile è il suo richiamo come pure il tambureggiamento composto da sonore raffiche di colpi sul tronco.

 

 

 

 

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Picchio verde (Picus viridis) dal carattere schivo e sospettoso segnala la sua presenza con un particolare verso assomigliante ad una risata. Tra i picchi è quello che frequenta saltuariamente anche spazi aperti e spesso lo si vede a terra alla ricerca di formicai per alimentarsi delle loro uova.

 

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Il Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major) è Il più comune tra i picchi europei. E’presente praticamente in tutti gli habitat boschivi preferendo i boschi di latifoglia. La sua abitudine arboricola viene ricordata anche nel suo antico nome scientifico “Dryobates” (parola derivante dal greco che significa “che cammina sugli alberi”) e “major” perché tra i picchi rossi è il più grande. Nonostante la sua diffusione, non è cosa facile osservarlo poiché si sottrae facilmente alla vista standosene sempre attaccato al tronco degli alberi.

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Picchio rosso minore (Dendrocopos minor) è il più piccolo tra i picchi europei. Le sue dimensioni sono simili a quelle di un passero.
Tra questi cinque picchi è il meno comune.
©www.crosvarenna.it – A. Galimberti

 

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Torcicollo (Jynx torquilla) appartiene alla sottofamiglia Jynginae. In comune con gli altri Picidi ha solo la zampa zigodattila e l’estrusione della lingua. Questa specie è nidificante nei nostri territori e a fine stagione riproduttiva migra in Africa. Ha un piumaggio particolarmente criptico che si adatta perfettamente all'ambiente dove vive. Il suo particolare canto lo rende inconfondibile.

Nidifica in cavità sia naturali che artificiali che, al contrario degli altri picchi, non è in grado di scavare autonomamente perciò spesso utilizza nidi abbandonati da altri picchi. Il nome comune "torcicollo" deriva dal fatto che quando è allarmato raddrizza il ciuffo sulla nuca e allunga e ruota il collo all'indietro, mantenendo immobile il resto del corpo. Alcuni etologi identificano questo comportamento come una similitudine al comportamento dei rettili così da incutere paura nel potenziale predatore.

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I picchi sono legati al bosco dove vi trovano nutrimento e luogo per la nidificazione. Proprio questa vita boschiva ha fatto sì che i picchi abbiano sviluppato caratteristiche morfologiche particolari nel corso della loro evoluzione.

Tipico ambiente del picchio

 

Particolare della zampa zigodattila e della coda rigida

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Le zampe sono corte e robuste con il piede zigodattilo cioè con quattro dita dove il secondo e il terzo dito sono girati in avanti mentre gli altri due sono posti indietro. Il quarto dito può essere anche girato di fianco e in avanti. Ciascun dito è munito di un artiglio curvo e affilato. Questa zampa permette al picchio una salda presa sui tronchi e rami. L’ideale per arrampicarsi in posizione verticale!

 

Altro utile strumento è la coda. E’ pratico sostegno che il picchio sfrutta mentre con forza “scalpella” il legno. La coda del picchio è composta da 12 robuste penne sovrapposte l’una sull’altra rendendo questa estremità molto robusta. Specialmente le due rigide penne centrali mutano in periodi diversi dalle altre.

8-tracce-picchio-nero 015

 

I picchi sono dotati di udito finissimo tanto da intercettare il flebile rumore provocato dalle larve degli insetti xilofagi mentre si alimentano delle sostanze legnose. Inoltre il picchio, battendo con il becco il tronco e ascoltando il suono prodotto, percepisce se vi sono all’interno gallerie scavate dagli insetti.

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Fori di alimentazione del Picchio nero su albero marcescente.

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Sezione di tronco dove si notano le gallerie fatte dagli insetti xilofagi.

 

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Questa immagine ritrae un intrico di gallerie create dagli insetti che si annidano tra la corteccia e il durame della pianta. Il picchio ha un importante ruolo ecologico in tutti gli ecosistemi forestali contribuendo al controllo delle popolazioni di specie entomologiche che, aprendo cunicoli sotto la corteccia, minano l’integrità strutturale dei tronchi facilitando lo svilupparsi di parassiti. Nonostante ciò a tutt’oggi la credenza che questi uccelli danneggino le piante stenta purtroppo a morire.

 

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Larva di Aegosoma Scabricorne una delle tante specie che si nutrono di fibra di legno.

 

 

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La dieta del picchio, specialmente nella stagione invernale, è integrata da frutti vegetali come ad esempio noci, nocciole, ghiande, pinoli e bacche. Il Picchio rosso maggiore, in modo particolare, per aiutarsi nel compito di rompere i duri involucri di questi semi, ha l’abitudine di utilizzare in modo assiduo incavi per trattenere il cibo da rompere. Questi luoghi vengono chiamati “officine”.

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Un Picchio rosso maggiore posiziona una nocciola in un
incavo per trattenerla mentre rompe il duro
involucro.

 

Noce perforata e svuotata da un picchio.

 

 

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Il Picchio rosso maggiore si nutre anche di linfa estraendola dagli alberi mediante l'incisione ad anello della corteccia.

 

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Durante l’inverno il Picchio rosso maggiore
frequenta spesso le mangiatoie per gli uccelli.

 

La peculiarità più straordinaria dei picchi sta nella testa: una volta scovata la larva, il picchio scava con il forte becco il tronco fino a raggiungere la galleria dell’insetto. Qui entra in funzione la lunga lingua retrattile che, a seconda della specie, raggiunge la lunghezza di 10/15 centimetri. Questa particolare estroflessione è dovuta all’apparato ioideo che, nei picchi, è molto sviluppato. Questo organo che circonda il cranio è forte e flessibile ed è composto da una serie lineare di piccole ossa ultrasottili rivestite da muscoli e tessuti molli che, tirandosi, permettono al picchio di estendere fuori dal becco la lingua con l’estremità munita di setole a forma di uncini e ricoperta di saliva vischiosa. Tutto allo scopo di estrarre la larva.

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La caratteristica morfologica della testa del picchio. La lingua e l’osso ioide (in blu).

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Cranio di picchio è l'apparato ioide (evidenziato in rosso)
© DigiMorph Staff, 2004, "Melanerpes aurifrons" (On-line), Digital Morphology.

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Tecnica di caccia

A – Apertura della galleria.
B – Estensione della lingua e relativa cattura della larva. Per facilitare la cattura delle larve la punta della lingua è cornea e munita di setole per infilzare ed estrarre la preda.

Disegno di Felix Rodriguez de la Fuente
Tratto da: i Picchi G. Mondadori, 1986

 

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Torcicollo in alimentazione con la lingua estesa.

 

 

 

 

 

 

Osservare un picchio mentre martella il legno è una cosa sorprendente e ci pone una domanda: “Come può raggiungere tale velocità e potenza?”.

Un importante rivista(1) ha pubblicato il seguente articolo: Quando martella i tronchi ad alta velocità, il cranio del picchio rosso maggiore subisce senza alcun danno ripetute, rapidissime decelerazioni, centinaia di volte superiori a quelle a cui è sottoposto un astronauta al momento del lancio…

…per forare rapidamente il legno il picchio percuote il tronco decine di volte al secondo con una velocità di impatto di 6-7 metri al secondo, raggiungendo forze di decelerazione enormi - anche di 1000 g - senza subire alcuna lesione al cranio, al cervello o agli occhi. Per confronto il limite di tolleranza all’accelerazione dell’uomo si aggira attorno ai 5 g, superati i quali in assenza di misure di protezione, sviene…

…un’analisi della microstruttura delle ossa del cranio ha permesso di ottenere dati che potranno servire alla progettazione di caschi di protezione più efficaci.(1)

La forza e velocità che il picchio può raggiungere sono dovute alla forma della sua testa che lascia poco spazio fra il cervello e la dura membrana esterna. Contenendo quindi meno liquido di quanto se ne trovi nell’interstizio più largo di altri uccelli, si evitano le onde d’urto causate dall’impatto e dalle vibrazioni. Inoltre va aggiunto che per assorbire l’urto il tutto è trattenuto da un tessuto spugnoso ed elastico che unisce le ossa fra il cranio e il becco. La forza del “martellare” è data da grossi muscoli che si estendono sulla testa che, oltre a regolare il movimento della lingua, aiutano ad ammortizzarle la testa rendendola rigida e impedendole di girare durante lo scalpellamento.

Anche il becco ha un ruolo molto importante per attutire il colpo e prevenire traumi fisici e neurologici. Il becco è composto da due strati: uno interno formato da osso denso ed uno strato esterno di tessuto flessibile. Questo tessuto flessibile sopporta elevate quantità di stress piegandosi e flettendosi. Quando le forze raggiungono l'osso duro, il becco superiore si interseca con l'osso ioide deviando parte di energia dal cranio al becco interno-inferiore lontano dal cervello. 

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Disegno raffigurante l'influenza direzionale delle forze esercitate dal ioide - © disegno Allison Miller
©www.biomimicry.org

 

A parte il Torcicollo, i picchi hanno un discreto dimorfismo sessuale ed è sul capo che si riscontra perlopiù la differenza.

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Picchio rosso maggiore. Il maschio presenta sulla nuca una macchia rossa mentre la femmina è tutta nera.

Tra i nostri picchi, solo il Torcicollo compie una vera e propria migrazione. Gli altri picchi, specialmente se adulti, sono generalmente sedentari e legati al territorio mentre i giovani compiono spostamenti in cerca di territori da colonizzare.

nido001La nidificazione dei picchi, escluso il torcicollo, avviene in un nido costruito dagli stessi scavando nei tronchi degli alberi ed è composto da una galleria ed una camera riempita con trucioli e segatura di legno. Il nido viene utilizzato per diversi anni e se viene abbandonato diventa immediatamente un importante rifugio per altri animali o luogo di nidificazione di altri uccelli come le cince, il picchio muratore e il torcicollo. Ci sono specie che dipendono proprio da questi nidi, come nel caso della Civetta capogrosso, che nidifica esclusivamente nei nidi di Picchio nero, o della Civetta nana che utilizza invece il nido del Picchio rosso maggiore.

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In questo disegno, realizzato appositamente per questo post dall’amico Giancarlo Colombo, si vede la sezione verticale di un tronco con un nido di Picchio.

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Nido di Picchio nero occupato dalla Civetta capogrosso

 

 

Foro d’ingresso del nido del Picchio rosso maggiore

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Questi nidi sono un ambiente sicuro e termicamente stabile per la deposizione delle uova e l’allevamento della prole. E’ prevista una sola covata annua composta da 4 a 6 uova che vengono incubate per 13 giorni.

Dopo circa 3 settimane i nuovi nati involano ma avranno ancora bisogno dei genitori per alcune settimane.

 

 


Anche il picchio, come altri animali, è entrato a far parte del mondo dei cartoni animati. Nel 1940 nasce Woody Woodpecker (Picchiarello) un picchio antropomorfo frutto della fantasia del disegnatore italoamericano Walter Lantz.

 


Il 12 febbraio ricorre l’anniversario della nascita di Charles Darwin. Da diversi anni in questo mese Il mondo scientifico celebra questa figura con diversi eventi a carattere scientifico denominati Darwin Day. Visto che Darwin del Picchio segnalò “le zampe, la coda, il becco e la lingua" come mirabile esempio dell’adattamento alla predazione degli insetti nascosti nei tronchi degli alberi, mi sembra doveroso ricordarlo anche nelle pagini di Libereali.


Riferimenti bibliografici

(1) Comparative study of the mechanical properties, micro-structure, and composition of the cranial and beak bones of the great spotted woodpecker and the lark bird LINK

Why Do Woodpeckers Resist Head Impact Injury: A Biomechanical Investigation LINK

Un prezioso alleato della pioppicoltura: il picchio rosso maggiore LINK

L'etimologia ed il significato dei nomi volgari e scientifici degli uccelli italiani – Edgardo Moltoni – Milano 1946.

Brichetti P. & Fracasso G., 2007. Ornitologia Italiana. Vol. 4 - Alberto Perdisia editore, Bologna.

AA.VV. Tracce e segni degli uccelli d’Europa. Muzzio Editore, 1989

Spagnesi M. & Serra L, 2003. Uccelli d’Italia – Quaderni di Conservazione della Natura Numero 16, Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica “Alessandro Ghigi”

AA.VV. Uccelli d’Europa, Rizzoli Editore, 1979

domenica 6 aprile 2014

Il canto degli uccelli

Non c’è dubbio, anche i più distratti o disinteressati sanno che la primavera è la stagione principale per udire il canto degli uccelli. Non tutti forse sanno però perché gli uccelli cantano. Scopo di questo post è dunque affrontare un tema affascinante ma complesso in maniera semplice.

Tutti gli uccelli possiedono un repertorio di vocalizzazioni per comunicare fra loro informazioni su pericoli, cibo, sesso, spostamenti in gruppo e per molti altri scopi.

Il canto degli uccelli in genere, ma non sempre, è una prerogativa del sesso maschile dipendente dagli ormoni androgeni. Il canto consiste di una serie di suoni prodotti dalla siringe, un particolare organo posto tra la trachea ed i bronchi, che al passare dell’aria vibra allo stesso modo delle nostre corde vocali.

 

1_Cicogna bianca (64)

 

Praticamente tutti gli uccelli comunicano con suoni: dallo sbattere delle mandibole delle cicogne alla melodia di un usignolo.

 

Cicogna bianca Ciconia ciconia

 

 

I picchi, invece, comunicano più frequentemente tambureggiando sui tronchi con il becco.

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Picchio rosso maggiore Dendrocopos major

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Fagiano comune, oltre al rauco canto, si caratterizza anche scuotendo con fragore le ali.

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Fagiano comune
Phasianus colchicus

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il canto nel vero senso della parola spetta principalmente ai Passeriformi e tra questi i Turdidi sono i più melodiosi. Basti pensare che il canto dell’usignolo viene così descritto sul dizionario:
Usignolo: Piccolo uccello dal piumaggio bruno-rossiccio; ha un canto melodioso e penetrante con una varietà di gorgheggi eccezionale – Locuzione: Cantare come un usignolo, con voce melodiosa, nitida e dolcissima.

 4_Usignolo (19)

Usignolo Luscinia megarhynchos

 

 

 

 

 

 

 

 

La prerogativa del canto spetta al maschio, il quale durante la stagione riproduttiva investe molto tempo in questa attività che porta con sé un duplice significato: cantando a lungo dimostra alla femmina il suo ottimo stato di salute e dimostra anche la favorevole disponibilità alimentare del suo territorio. Inoltre con il suo canto territoriale avverte gli altri maschi rivali di stare lontani.

5_Tordo bottaccio (1)

Il Tordo bottaccio Turdus philomelos, normalmente vive nel folto del bosco, in primavera si posa ben in vista mentre canta per delimitare il suo territorio.

 

5_Merlo ed(5)

Gli uccelli, tuttavia, vocalizzano per una varietà di altre ragioni. Ad esempio, i canti servono a mantenere il contatto con la femmina, soprattutto nel periodo della cova e di allevamento della prole. I maschi si posano in un luogo ben visibile, da cui controllano che nessun predatore si avvicini e così comunicano con il canto alla compagna che tutto è tranquillo. Se invece si avvicina un qualsiasi pericolo, il canto si trasforma in suoni di allarme. Sono il tono, la frequenza e la durata a specificare l’urgenza del messaggio.

Merlo: canto   

Merlo: allarme

Durante la stagione non riproduttiva, il canto si trasforma in vocalizzi di contatto, soprattutto nelle specie gregarie. Altri suoni sono emessi per avvisare gli altri elementi del gruppo in presenza di pericoli e fungono come allarmi.

7_Codibugnolo (6)

 

Il Codibugnolo, Aegithalos caudatus, è molto gregario durante la stagione invernale. Con i membri del suo gruppo è solito tenersi in contatto attraverso il suo caratteristico richiamo.

 

 

 

 

Se per la melodia del canto, a detta di molti, il più bello spetta all’usignolo, allo scricciolo spetta il primato considerando il rapporto di minuta corporatura che lo caratterizza e la potenza del suono emesso.

Scricciolo Troglodytes troglodytes, (video di Luciano Mingarelli)

 

Essendo un vero e proprio linguaggio composto da suoni di varie frequenze, il canto subisce l’ influenza dialettale in funzione ad una limitata area geografica. Infatti gli uccelli non solo sanno riconoscere un appartenente alla loro stessa specie ma sono anche capaci di capire se è “forestiero”.

La produzione del canto è guidata da tracce acustiche in memoria contenute nel cervello che codificano le caratteristiche specie-specifiche e consentono il processo di apprendimento.
Gli etologi hanno stabilito che i giovani uccelli imparano i loro canti in quattro fasi:
Le prime due fasi sono dette silenziose poiché i giovani restano in ascolto per imparare dagli adulti.
Nella prima fase che dura da due a dodici mesi, a seconda delle specie, i piccoli imparano la struttura, il passo e le variazioni.
Nella seconda fase che dura sino ad otto mesi, apprendono sillabe o frasi.
Nella terza fase iniziano ad ascoltare se stessi confrontando le loro performance con quanto appreso sino a quel momento.
Nell’ultima fase (detta “cristallizzazione”) le frasi e i canti sono stabilizzati e corredati da piccole personalizzazioni che trasformano i giovani in adulti riconoscibili dagli altri componenti della stessa specie.

In alcune specie, durante questa fase di apprendimento, avviene un fenomeno di imitazione del canto, dei rumori o di vere e proprie vocalizzazioni umane, come nel caso dei pappagalli. Altri uccelli come la ghiandaia, la cannaiola verdognola, la capinera e molti altri hanno invece l’abitudine di imitare il canto di altre specie.
Perché questo avvenga è ancora sconosciuto ma interesse di studi contemporanei.8_Storno (61)

Personalmente, sono stato anche io ingannato durante una mia uscita invernale da uno Storno, artefice di una precisa imitazione del canto del rigogolo. Poiché però quest’ultimo in quel periodo si trovava a svernare in Africa, ho indagato curiosamente fino a scoprire che si trattava appunto del bravo imitatore e non dell’originale.

 

 

 


Lo Storno Sturnus vulgaris è uno dei più comuni imitatori del canto di altri uccelli.

Per chi fa birdwatching è importantissimo saper riconoscere il canto degli uccelli. Spesso nascosti nella folta vegetazione, la loro presenza è segnalata solo dal canto: un esempio è l’usignolo di fiume, molto vocifero ma praticamente invisibile.9_Usignolo di fiume (59)

Usignolo di fiume Cettia cetti

Mettiamoci alla prova : sul sito di Vogelwarte, un simpatico gioco a più livelli per riconoscere i canti LINK

11_Rondine (1)

 

Anche la lingua italiana sottolinea l’estrema peculiarità di alcuni canti di uccelli associando un verbo specifico ad una specie, come ad esempio la rondine che garrisce o il gracchiare della cornacchia.

 

 

 

 

 

Rondine Hirundo rustica

 

Quanto cantano gli uccelli? Il ricercatore Hans-Heiner Bergmann e il suo gruppo ha controllato sull’arco di un’intera giornata 23 maschi di fringuello. Il record è stato raggiunto da un maschio con 4546 strofe, mentre la media è di 2200 strofe al giorno, pari a circa 1 ora e mezza al giorno. (fonte vogelwarte)

12_Fringuello (45)

 

 

Fringuello Fringilla coelebs

 

 

 

 

 

 

 

 

L’uomo ha sempre avuto una particolare attenzione al canto degli uccelli. Basti pensare alla diffusissima pratica della detenzione in gabbia per poterne godere del loro canto. Comune a questo scopo è l’allevamento del canarino di cui se ne è già parlato su questo blog LINK


Molti musicisti hanno cercato di trasformare in concerti strumentali i canti degli uccelli, tra questi nel '500 Clement Janequin scrisse una chanson "descrittiva" intitolata proprio "Le chant des oiseaux".

13_Le.Chant.des.Oyseaulx

 

 

Brano tratto da Le chant des oiseaux

 

 

 

 

 

Dal blog musica e ambiente, riporto il seguente elenco di compositori che hanno scritto, con intenti sia comici che descrittivi ed evocativi, riferendosi agli uccelli sono:

Adriano Banchieri: contrappunto bestiale alla mente
Girolamo Frescobaldi : Capriccio sopra Cucho
Bernardo Pasquini: Toccata con lo scherzo del Cucco
François Couperin: in "L'art de toucher le Clavecin" brani dedicati all'usignolo, al canarino, alla capinera, al fringuello, al cuculo
Antonio Vivaldi: Il Cardellino (concerto per flauto e archi); e L'Estate da Le Quattro Stagioni
Ludwig van Beethoven: Sinfonia N° 6 "Pastorale, secondo mov. Usignolo, Quaglia e Cuculo imitati rispettivamente da flauto, oboe e clarinetto
Franz Joseph Haydn: Sinfonia N° 38 "La Poule"
Richard Wagner: motivo dell'Uccello de Bosco nel Sigfrido
Camille Saint Saëns: Il Cigno, Galli e Galline, Voliera, Il Cuculo nel fondo del Bosco, in Il Carnevale degli Animali
Igor Strawinsky: Le Rossignol; L'Uccello di fuocoùHeitor Villa-Lobos: Uiraparù
Maurice Ravel: Oiseaux Tristes

La personalità musicale del '900 che però ha studiato e usato il canto degli uccelli non con fini comici o semplicemente descrittivi, ma considerandoli un mezzo di avvicinamento alla natura intesa come fonte primigenia del suono è Oliver Messiaen, organista e compositore francese vissuto tra il 1908 ed il 1992. Dopo un periodo di studi tecnico-filosofici sui modi intervallari e ritmici, agli inizi degli anni '50 Messiaen rivolge la sua attenzione al "massimi musicisti". Già in lavori passati si ritrova la presenza di questi materiali usati come oasi distensiva in un contesto più serratamente speculativo (es. Choeur des alouettes nella Sortie della Messe de la Pentecôte). Le Merle noire per Of e flauto (1950), Reveil des oiseaux per Pf, e orch (1953), Oiseaux exotiques per Pf e strumenti (1956), Catalogue d'oiseaux per Pianoforte (1956 - 58) sono alcuni titoli in cui vengono usati i canti degli uccelli. "Per me - dice Messiaen - l'unica autentica musica è sempre esistita nei rumori della natura. Il suono armonioso del vento negli alberi, il ritmo delle onde marine, il timbro delle gocce di pioggia, dei rami spezzati, dell'urtarsi delle pietre, dei vari gridi di animali costituiscono per me la vera musica". Ma Messiaen non fa del "naturismo", non ricerca effetti descrittivi o onomatopeici, bensì utilizza elementi melodici e ritmici trasformandoli in impalcatura strutturale delle sue composizioni.

14_Cuculo (7)

 

 

Una popolare filastrocca dice:

L'inverno se n'è andato,
l'Aprile non c'è più;
è ritornato Maggio
al canto del cucù:

Cu-cù, cu-cù, l'Aprile non c'è più,
è ritornato Maggio al canto del cu-cù.

 

Cuculo Cuculus canorus

 

Sarà stato questo canto di primavera che avrà stimolato Franz Ketterer, orologiaio tedesco nativo di Schönwald nella Foresta Nera, che nel 1738 pare abbia inventato l’orologio a cucù, inserendo una suoneria composta da due flauti alimentati da un mantice imitante il verso del cuculo.

 

Curiosità: il chioccolatore, imitatore del canto degli uccelli

 

 Si ringrazia Maurizio Alberti per la consulenza musicale.

sabato 16 febbraio 2013

Il sentiero delle cince

Il titolo del post odierno è molto simile ad un post proposto esattamente un anno fa sulla Val Roseg, "La valle delle cince".
Il titolo odierno “Il sentiero delle cince” deriva semplicemente dal percorso che parte da Sankt Moritz (Engadina) e raggiunge Pontresina all’imbocco della Val Roseg, famosa valle dove gli uccelli non hanno timore dell’uomo.


Precise indicazioni  lungo il percorso
Il sentiero è completamente immerso in una pineta. Come capita spesso in Svizzera, gli animali sono meno timorosi che dalle nostre parti e la radicata abitudine di posizionare mangiatoie lungo il percosso facilita l’osservazione di molta fauna alpina. Di seguito, vi propongo una sequenza d’immagini.


Comodo e pianeggiante sentiero, molto battuto dai turisti invernali.


Primi incontri…
Cincia dal ciuffo

Nocciolaia
Picchio muratore
Un’apertura del bosco spazia la vista sul lago di Staz, invisibile perchè coperto dalla neve.
Lago di Staz in versione invernale
Uniche abitazioni nei pressi del lago
Si rientra nel bosco e si fanno ulteriori osservazioni.
Un maschio di crociere
Una femmina di crociere
Decisamente l’osservazione più emozionante è quella di una coppia di caprioli.
Femmina di capriolo
 Il capriolo (Capreolus capreolus) è un ungulato appartenente alla famiglia dei cervidi. È diffuso in gran parte dell'Europa continentale e in Gran Bretagna. In Italia si trova sulle Alpi e sugli Appennini. Ultimamente, si assiste alla lenta ricolonizzazione dei boschi della pianura padana, dove predilige boschi aperti in cui il sottobosco sia fitto e che siano inframmezzati da radure e zone cespugliose.


Femmina di capriolo
Maschio di capriolo

 Il maschio ha palchi corti in genere con tre punte per lato nei soggetti adulti.
Capriolo “in velluto”, termine usato in questo periodo mentre crescono i palchi.
Impropriamente considerate corna, nei cervidi sono presenti i palchi (appendici ramificate che si trovano sul capo). I palchi sono costituiti da un particolare tessuto osseo senza un rivestimento corneo e vengono rinnovati periodicamente ogni anno.

L’ormone somatotropo è quello che determina la crescita dei palchi. Quando il tessuto è in crescita è riccamente vascolarizzato e rivestito esternamente da una morbida peluria: il velluto.
Il testosterone, invece, determina la progressiva ossificazione dei palchi e, quindi, la chiusura dei vasi che li nutrono. Ciò determina in primo luogo l’arresto della crescita, la morte ed il distacco del velluto ed, infine, la caduta dei palchi.



Mangiatoie per piccoli uccelli. A volte capita che le cince si posino sulle mani per raccogliere il cibo.


Un picchio rosso maggiore raccoglie cibo dalla mangiatoia

Cincia alpestre
Cincia mora
Sempre molto elusivo e difficilmente osservabile è il rampichino alpestre


La nostra passeggiata termina all’uscita del bosco. Siamo nelle vicinanze di Pontresina.
Pontresina

La stazione ferroviaria di Pontresina da cui passa il treno Bernina Express della compagnia ferroviaria svizzera “Ferrovia Retica” che copre la tratta tra Tirano e Sankt Moritz. Questo treno percorre un itinerario di notevole interesse paesaggistico. Nel 2008 la ferrovia del Bernina è stata inclusa nell'elenco dei patrimoni dell'umanità stilato dall'UNESCO.