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mercoledì 13 maggio 2015

È ritornato Maggio al canto del cucù…

Cu-cù, cu-cù, l'Aprile non c'è più,
è ritornato Maggio al canto del cu-cù.

E’ Maggio “Cucù, Cucù” è il richiamo inconfondibile del maschio di Cucullo (Cuculus canorus) che echeggia nei boschi e nelle paludi. Dopo l’inverno passato nelle foreste tropicali africane eccolo di nuovo alle nostre latitudini per perpetrare la riproduzione. E la riproduzione è proprio la peculiarità di questo uccello che delega ad altri il compito di nutrire ed allevare i suoi piccoli deponendo il proprio uovo nei nidi altrui.

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Maschio di Cuculo (Cuculus canorus)

Qui è possibile ascoltare il canto del Cuculo. Solo gli esemplari maschi emettono questo caratteristico suono mentre le femmine emettono una lunga nota gorgogliante.

Il Cuculo (Cuculus canorus) si posizione nell’ordine dei Cuculiformi e nella famiglia dei Cuculidi. Il suo nome scientifico Cuculus ha origine onomatopeica dovuta al suo tipico richiamo mentre canorus viene dal latino cantare. Il nome volgare in italiano è di origine imitativa così come in molte lingue come ad esempio il greco dove il Cuculo è chiamato Κούκος o in inglese Common Cuckoo, in tedesco Kuckucki, in francese Coucou gris, in olandese Koekoek, in rumeno Cuc e infine in spagnolo Cuco Común.

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Maschio di Cuculo

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La dimensione del Cuculo è di circa 32-34 cm con apertura alare di circa 55-60 cm. La coda è lunga e le ali piuttosto appuntite tanto che questo uccello viene a volte confuso per un uccello da preda.

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Cuculo

 

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Il Cuculo ha un piumaggio tendente all’azzurro nella parte superiore mentre nella femmina talvolta può essere rosso-bruno con barre su tutto il corpo. La colorazione e la postura sono molto simili allo Sparviere (Accipiter nisus) e questo è uno stratagemma a volte utile per spaventate e cacciare gli uccelli dal nido che vuole parassitare.


Maschio di Sparviere
(Accipiter nisus)

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Femmina di Cuculo morfismo rosso-bruno

Femmina di Cuculo

 

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Il Cuculo è una specie migratrice estivante. Vastissimo è l’areale dove è presente: dall’Europa a gran parte dell’Asia, fino al limite della vegetazione arborea nell’Artico, a nord, e all’Africa nord-occidentale, a sud. A Oriente lo si trova fino in Cina e Giappone. In Italia è ampiamente diffuso su tutto il territorio. Predilige comunque i boschi, specialmente luminosi e con un ricco sottobosco tra i 1.400-1.500 metri di altitudine mentre presenta densità inferiori alle quote più elevate, spingendosi fino a un massimo ai 2.400 metri sulle Alpi occidentali e centrali. Molto localizzata se non assente la presenza del Cuculo nelle vaste aree ad agricoltura estensiva.

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Diffusione geografica del Cuculo Cuculus canorus
In rosso le zone di riproduzione, in verde le zone di svernamento

La migrazione primaverile porta i cuculi alle nostre latitudini dai quartieri di svernamento verso la seconda metà di Aprile. I maschi precedono le femmine. La popolazione del Paleartico occidentale dopo la riproduzione migra su un ampio fronte ed effettua voli non-stop di 4-5.000 km verso l’Africa sub-equatoriale, quella dell’Estremo Oriente verso l’India e l’Indonesia. Questo movimento inizia in agosto con la partenza degli adulti mentre i giovani partono più tardi. Anche senza essere guidati dagli adulti, i giovani riescono comunque a raggiungere le foreste tropicali dell'Africa, il che denota un notevole esempio di innato senso dell'orientamento. Da segnalare infine il fatto che il Cuculo percorra il lungo viaggio della migrazione da solo. 

Rotte migratorie del Cuculo - progetto internazionale telemetria satellitare della LBV LINK

Come accennato precedentemente, il Cuculo costituisce un’eccezione nell'ordine degli uccelli per quanto riguarda la nidificazione. Questo uccello infatti non costruisce nidi propri ma sfrutta quelli costruiti dagli altri uccelli deponendovi il proprio uovo e lasciando a questi il compito di accudire la sua prole. In gergo questa prassi viene definita “parassitismo di cova”. In Italia sono state segnalate 48 specie ospitanti soprattutto Passeriformi insettivori come ad esempio Codirosso, Cannaiola e Sterpazzola. La tecnica usata per far ciò è tutt’altro che scontata: la femmina del Cuculo osserva attentamente le coppie di uccelli della specie-ospitante ind10 (FILEminimizer)affarate a costruire i nidi e, individuato il momento di posa delle uova, vi depone il proprio, eliminando un uovo di quella coppia. L’uovo deposto dal Cuculo è molto simile a quello della specie “ospitante”. Ogni femmina parassitizza una sola specie e ripete questa operazione per 15 – 20 volte in altrettanti nidi di altrettanti uccelli. Alla schiusa, che di norma avviene dopo circa 12 giorni, il pulcino del Cuculo, aiutandosi con il dorso, si sbarazza delle altre uova presenti e non ancora schiuse, presentandosi quindi nel nido come l’unico ospite. I genitori adottivi vengono ingannati da questo comportamento e nutrono il giovane Cuculo come se fosse un proprio nidiaceo. Raramente avviene la deposizione di due uova di Cuculo in un solo nido.

 

Nidificazione di Codirosso comune con due uova di Cuculo
Provincia di Lecco
Fonte CROS Varenna – foto Michele Morganti

 

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Giovane di Cuculo in attesa di essere alimentato dai genitori adottivi

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Un Codirosso comune
(Phoenicurus phoenicurus)
mente alimenta un giovane cuculo
Fotografia di Marco Ranaglia

 

 

 

 

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Cuculo dal ciuffo (Clamator glandarius)
Riserva del Pian di Spagna (CO) aprile 2009.
Prima segnalazione per la provincia di Como
(Annuario CROS 2009)

 

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Perché il Cuculo ha questa strategia riproduttiva?

In Italia sono presenti come nidificanti 2 specie appartenenti alla famiglia dei Cuculidi: il Cuculo Cuculus canorus e il Cuculo dal ciuffo Clamator glandarius però quest’ultima specie è più rara e localizzata perlopiù in Italia centrale. Delle 127 specie distribuite a livello mondiale appartenenti all’ordine dei cuculiformi meno del 50% hanno la caratteristica di essere parassiti di cova. Inoltre va detto che il fenomeno del parassitismo di cova si è evoluto in sette gruppi di uccelli al mondo, comprese alcune specie di anatre come ad esempio la sudamericana Anatra dalla testa nera Heteronetta atricapilla.

In termini evolutivi è difficile capire perché solo poche specie siano diventate “parassiti di cova” dal momento che tutti gli altri uccelli si riproducono allevando e nutrendo le proprie covate con ottimi risultati in termini di continuazione della specie. Vantaggi di risparmi di energie apparentemente non se ne vedono visto che la femmina del Cuculo depone molte più uova rispetto alle femmine delle specie che ricevono l'ospite indesiderato perché molte uova fecondate e deposte nei nidi altrui vengono riconosciute come intruse e abbandonate. Di certo il lungo iter evolutivo, plasmato e perfezionato via via dalla selezione naturale, sta alla base di questo fenomeno. Basti guardare alla variabilità delle uova deposte a volte identiche nel colore e nel disegno. Anche le specie parassitate non stanno passivamente subendo questa aggressione. Un recente studio condotto dai ricercatori dell’Università di Cambridge (LINK) si è concentrato sul un uccello tropicale analogo del Cuculo: il Tessitore parassita Anomalospiza imberbis che parassita il Genere Prinia. Se i parassiti hanno sviluppato la capacità di imbrogliare sempre meglio i loro ospitanti, i parassitati hanno risposto con sempre più raffinate difese. Il risultato di questo studio ha stabilito che la grande capacità di imitare le uova dell'ospitante da parte del Tessitore parassita è davvero straordinaria tanto quanto quella di Prinia di individuare le uova abusive dell'altro. Inoltre il Prinia depone probabilmente la maggiore varietà di uova di qualsiasi altro uccello al mondo. Insomma una lunga lotta coevolutiva tra il Prinia e il Tessitore parassita. Concludono i ricercatori con questa affermazione "Le uova di Prinia sono l'analogo di una banconota per la complessità e la varietà delle marcature che riportano per rendere molto difficile al parassita la contraffazione”. A questo punto viene spontanea la domanda se quello del Cuculo e degli altri parassiti di cova sia un esempio di evoluzione o piuttosto di involuzione. A questa domanda forse non avremo mai una risposta. Di certo è che la natura non termina mai di stupirci…

 

Alimentazione del Cuculo

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Anche se il comportamento del Cuculo ai nostri occhi possa sembrare poco simpatico, il suo regime alimentare lo rende molto utile e compensa questo sentimento poiché fa sì che questo uccello si alimenti di numerose specie di insetti, grossi bruchi scartati da altri uccelli, come ad esempio la processionaria del pino Thaumetopoea pityocampa, che, oltre che essere dannosa alle piante, è anche un bruco particolarmente urticante per l’uomo.

Cuculo alla ricerca del cibo

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Bruco e nido e di Processionaria del Pino (Thaumetopoea pityocampa)

 


Curiosità

Le peculiarità del Cuculo ha da sempre interessato l’uomo. Aristotele nel suo libro Historia animalium (VI,7) è il primo a mettere in dubbio il credere contemporaneo che riteneva che il Cuculo si trasformi in falco nella stagione invernale. “il Cuculo derivi per metamorfosi da un falco, giacché il falco al quale esso somiglia sparisce nel periodo in cui il Cuculo compare: non è praticamente dato vedere gli altri falchi non appena il Cuculo ha cominciato a cantare, tranne pochi giorni; e dal canto suo il Cuculo appare per breve tempo d’estate, mentre d’inverno sparisce. Però il falco ha artigli ricurvi, mentre il Cuculo non ne ha. Inoltre esso non assomiglia al falco neppure nella testa: sia per questa sia per le unghie è più vicino al colombo. È dunque soltanto per il colore che esso assomiglia al falco, a parte il fatto che le screziature del falco formano come delle strisce, quelle del Cuculo delle macchie. D’altra parte le dimensioni e il modo di volare di questo uccello sono simili a quelli del più piccolo dei falchi, che per lo più non si vede nel tempo in cui compare il Cuculo, benché sia capitato di osservarli entrambi contemporaneamente. Dicono poi che nessuno ha visto dei piccoli di Cuculo. Ora il Cuculo depone sì delle uova, ma senza fare il nido: talvolta esso le depone nel nido degli uccelli più piccoli dopo aver divorato le loro uova…”

Per una dettagliata e completa spiegazione sul comportamento del Cuculo si dovranno tuttavia attendere gli studi di Edward Jenner, naturalista britannico noto per l'introduzione del vaccino contro il vaiolo. Nel 1789 per gli studi eseguiti sul comportamento del Cuculo, Jenner fu nominato membro della Royal Society.


Sul dizionario etimologico troviamo che il termine “cuccàre” sia un vocabolo derivante da cucco (voce onomatopeica; cfr. lat. tardo cuccus) nel senso di uomo ingannato dalla moglie. Questo sembra suggerire l’atto del depositare le sue uova nel nido altrui da parte della femmina del Cuculo. Ingannare, gabbare, “cuccarsi una cosa” e “doverla accettare benché sgradevole” è appunto ciò che gli altri uccelli devono fare con le uova del Cuculo.
Altro detto popolare in riferimento a persone, cose o idee, vecchie, superate è dire: "Vecchio come il cucco". Questo modo di dire popolare è probabilmente legato alla convinzione, molto diffusa nelle campagne, che il Cuculo viva molti anni.


“Qualcuno volò sul nido del Cuculo”. Film di grande successo nella storia del cinema che parla dei disagi vissuti dai pazienti degli ospedali psichiatrici. In inglese infatti il termine “cookoo” viene utilizzato anche come sinonimo di “pazzo”.


Georg Friedrich Händel (1685 – 1759) compose un famoso concerto per organo HWV 295, soprannominato "Il Cuculo e l'Usignolo".


Nel 1738 Franz Ketterer, orologiaio tedesco nativo di Schönwald nella Foresta Nera, inventa l’orologio a cucù. La sua trovata consiste nell’aver inserito una suoneria composta da due flauti alimentati da un mantice imitante il verso del cuculo.


Bibliografia

E. Arrigoni degli Oddi, Ornitologia Italiana, Ulrico Hoepli. 1929

Moltoni E., 1946, L’etimologia ed il significato dei nomi volgari e scientifici degli uccelli italiani – Milano

Martorelli G., 1960, Gli Uccelli d’Italia – Rizzoli Editore - Milano

Spagnesi M., Serra L., 2003 – Uccelli d’Italia - Quaderni di Conservazione della Natura N° 16 –Istituto Nazionale Fauna Selvatica “A Ghigi”.

Brichetti, P. & Fracasso, G., 2006. Ornitologia Italiana Vol. 3 – Stercorariidae - Caprimulgidae. Alberto Perdisia Editore, Bologna.

La stampa riguardante il Cuculo dal ciuffo proviene da: Naumann, la storia naturale degli uccelli dell'Europa centrale. 3a ed. Neubearb. G. et al. Ed. Di Carl R. Hennicke, 1905 – fonte wikimedia.org

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domenica 6 aprile 2014

Il canto degli uccelli

Non c’è dubbio, anche i più distratti o disinteressati sanno che la primavera è la stagione principale per udire il canto degli uccelli. Non tutti forse sanno però perché gli uccelli cantano. Scopo di questo post è dunque affrontare un tema affascinante ma complesso in maniera semplice.

Tutti gli uccelli possiedono un repertorio di vocalizzazioni per comunicare fra loro informazioni su pericoli, cibo, sesso, spostamenti in gruppo e per molti altri scopi.

Il canto degli uccelli in genere, ma non sempre, è una prerogativa del sesso maschile dipendente dagli ormoni androgeni. Il canto consiste di una serie di suoni prodotti dalla siringe, un particolare organo posto tra la trachea ed i bronchi, che al passare dell’aria vibra allo stesso modo delle nostre corde vocali.

 

1_Cicogna bianca (64)

 

Praticamente tutti gli uccelli comunicano con suoni: dallo sbattere delle mandibole delle cicogne alla melodia di un usignolo.

 

Cicogna bianca Ciconia ciconia

 

 

I picchi, invece, comunicano più frequentemente tambureggiando sui tronchi con il becco.

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Picchio rosso maggiore Dendrocopos major

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Fagiano comune, oltre al rauco canto, si caratterizza anche scuotendo con fragore le ali.

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Fagiano comune
Phasianus colchicus

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il canto nel vero senso della parola spetta principalmente ai Passeriformi e tra questi i Turdidi sono i più melodiosi. Basti pensare che il canto dell’usignolo viene così descritto sul dizionario:
Usignolo: Piccolo uccello dal piumaggio bruno-rossiccio; ha un canto melodioso e penetrante con una varietà di gorgheggi eccezionale – Locuzione: Cantare come un usignolo, con voce melodiosa, nitida e dolcissima.

 4_Usignolo (19)

Usignolo Luscinia megarhynchos

 

 

 

 

 

 

 

 

La prerogativa del canto spetta al maschio, il quale durante la stagione riproduttiva investe molto tempo in questa attività che porta con sé un duplice significato: cantando a lungo dimostra alla femmina il suo ottimo stato di salute e dimostra anche la favorevole disponibilità alimentare del suo territorio. Inoltre con il suo canto territoriale avverte gli altri maschi rivali di stare lontani.

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Il Tordo bottaccio Turdus philomelos, normalmente vive nel folto del bosco, in primavera si posa ben in vista mentre canta per delimitare il suo territorio.

 

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Gli uccelli, tuttavia, vocalizzano per una varietà di altre ragioni. Ad esempio, i canti servono a mantenere il contatto con la femmina, soprattutto nel periodo della cova e di allevamento della prole. I maschi si posano in un luogo ben visibile, da cui controllano che nessun predatore si avvicini e così comunicano con il canto alla compagna che tutto è tranquillo. Se invece si avvicina un qualsiasi pericolo, il canto si trasforma in suoni di allarme. Sono il tono, la frequenza e la durata a specificare l’urgenza del messaggio.

Merlo: canto   

Merlo: allarme

Durante la stagione non riproduttiva, il canto si trasforma in vocalizzi di contatto, soprattutto nelle specie gregarie. Altri suoni sono emessi per avvisare gli altri elementi del gruppo in presenza di pericoli e fungono come allarmi.

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Il Codibugnolo, Aegithalos caudatus, è molto gregario durante la stagione invernale. Con i membri del suo gruppo è solito tenersi in contatto attraverso il suo caratteristico richiamo.

 

 

 

 

Se per la melodia del canto, a detta di molti, il più bello spetta all’usignolo, allo scricciolo spetta il primato considerando il rapporto di minuta corporatura che lo caratterizza e la potenza del suono emesso.

Scricciolo Troglodytes troglodytes, (video di Luciano Mingarelli)

 

Essendo un vero e proprio linguaggio composto da suoni di varie frequenze, il canto subisce l’ influenza dialettale in funzione ad una limitata area geografica. Infatti gli uccelli non solo sanno riconoscere un appartenente alla loro stessa specie ma sono anche capaci di capire se è “forestiero”.

La produzione del canto è guidata da tracce acustiche in memoria contenute nel cervello che codificano le caratteristiche specie-specifiche e consentono il processo di apprendimento.
Gli etologi hanno stabilito che i giovani uccelli imparano i loro canti in quattro fasi:
Le prime due fasi sono dette silenziose poiché i giovani restano in ascolto per imparare dagli adulti.
Nella prima fase che dura da due a dodici mesi, a seconda delle specie, i piccoli imparano la struttura, il passo e le variazioni.
Nella seconda fase che dura sino ad otto mesi, apprendono sillabe o frasi.
Nella terza fase iniziano ad ascoltare se stessi confrontando le loro performance con quanto appreso sino a quel momento.
Nell’ultima fase (detta “cristallizzazione”) le frasi e i canti sono stabilizzati e corredati da piccole personalizzazioni che trasformano i giovani in adulti riconoscibili dagli altri componenti della stessa specie.

In alcune specie, durante questa fase di apprendimento, avviene un fenomeno di imitazione del canto, dei rumori o di vere e proprie vocalizzazioni umane, come nel caso dei pappagalli. Altri uccelli come la ghiandaia, la cannaiola verdognola, la capinera e molti altri hanno invece l’abitudine di imitare il canto di altre specie.
Perché questo avvenga è ancora sconosciuto ma interesse di studi contemporanei.8_Storno (61)

Personalmente, sono stato anche io ingannato durante una mia uscita invernale da uno Storno, artefice di una precisa imitazione del canto del rigogolo. Poiché però quest’ultimo in quel periodo si trovava a svernare in Africa, ho indagato curiosamente fino a scoprire che si trattava appunto del bravo imitatore e non dell’originale.

 

 

 


Lo Storno Sturnus vulgaris è uno dei più comuni imitatori del canto di altri uccelli.

Per chi fa birdwatching è importantissimo saper riconoscere il canto degli uccelli. Spesso nascosti nella folta vegetazione, la loro presenza è segnalata solo dal canto: un esempio è l’usignolo di fiume, molto vocifero ma praticamente invisibile.9_Usignolo di fiume (59)

Usignolo di fiume Cettia cetti

Mettiamoci alla prova : sul sito di Vogelwarte, un simpatico gioco a più livelli per riconoscere i canti LINK

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Anche la lingua italiana sottolinea l’estrema peculiarità di alcuni canti di uccelli associando un verbo specifico ad una specie, come ad esempio la rondine che garrisce o il gracchiare della cornacchia.

 

 

 

 

 

Rondine Hirundo rustica

 

Quanto cantano gli uccelli? Il ricercatore Hans-Heiner Bergmann e il suo gruppo ha controllato sull’arco di un’intera giornata 23 maschi di fringuello. Il record è stato raggiunto da un maschio con 4546 strofe, mentre la media è di 2200 strofe al giorno, pari a circa 1 ora e mezza al giorno. (fonte vogelwarte)

12_Fringuello (45)

 

 

Fringuello Fringilla coelebs

 

 

 

 

 

 

 

 

L’uomo ha sempre avuto una particolare attenzione al canto degli uccelli. Basti pensare alla diffusissima pratica della detenzione in gabbia per poterne godere del loro canto. Comune a questo scopo è l’allevamento del canarino di cui se ne è già parlato su questo blog LINK


Molti musicisti hanno cercato di trasformare in concerti strumentali i canti degli uccelli, tra questi nel '500 Clement Janequin scrisse una chanson "descrittiva" intitolata proprio "Le chant des oiseaux".

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Brano tratto da Le chant des oiseaux

 

 

 

 

 

Dal blog musica e ambiente, riporto il seguente elenco di compositori che hanno scritto, con intenti sia comici che descrittivi ed evocativi, riferendosi agli uccelli sono:

Adriano Banchieri: contrappunto bestiale alla mente
Girolamo Frescobaldi : Capriccio sopra Cucho
Bernardo Pasquini: Toccata con lo scherzo del Cucco
François Couperin: in "L'art de toucher le Clavecin" brani dedicati all'usignolo, al canarino, alla capinera, al fringuello, al cuculo
Antonio Vivaldi: Il Cardellino (concerto per flauto e archi); e L'Estate da Le Quattro Stagioni
Ludwig van Beethoven: Sinfonia N° 6 "Pastorale, secondo mov. Usignolo, Quaglia e Cuculo imitati rispettivamente da flauto, oboe e clarinetto
Franz Joseph Haydn: Sinfonia N° 38 "La Poule"
Richard Wagner: motivo dell'Uccello de Bosco nel Sigfrido
Camille Saint Saëns: Il Cigno, Galli e Galline, Voliera, Il Cuculo nel fondo del Bosco, in Il Carnevale degli Animali
Igor Strawinsky: Le Rossignol; L'Uccello di fuocoùHeitor Villa-Lobos: Uiraparù
Maurice Ravel: Oiseaux Tristes

La personalità musicale del '900 che però ha studiato e usato il canto degli uccelli non con fini comici o semplicemente descrittivi, ma considerandoli un mezzo di avvicinamento alla natura intesa come fonte primigenia del suono è Oliver Messiaen, organista e compositore francese vissuto tra il 1908 ed il 1992. Dopo un periodo di studi tecnico-filosofici sui modi intervallari e ritmici, agli inizi degli anni '50 Messiaen rivolge la sua attenzione al "massimi musicisti". Già in lavori passati si ritrova la presenza di questi materiali usati come oasi distensiva in un contesto più serratamente speculativo (es. Choeur des alouettes nella Sortie della Messe de la Pentecôte). Le Merle noire per Of e flauto (1950), Reveil des oiseaux per Pf, e orch (1953), Oiseaux exotiques per Pf e strumenti (1956), Catalogue d'oiseaux per Pianoforte (1956 - 58) sono alcuni titoli in cui vengono usati i canti degli uccelli. "Per me - dice Messiaen - l'unica autentica musica è sempre esistita nei rumori della natura. Il suono armonioso del vento negli alberi, il ritmo delle onde marine, il timbro delle gocce di pioggia, dei rami spezzati, dell'urtarsi delle pietre, dei vari gridi di animali costituiscono per me la vera musica". Ma Messiaen non fa del "naturismo", non ricerca effetti descrittivi o onomatopeici, bensì utilizza elementi melodici e ritmici trasformandoli in impalcatura strutturale delle sue composizioni.

14_Cuculo (7)

 

 

Una popolare filastrocca dice:

L'inverno se n'è andato,
l'Aprile non c'è più;
è ritornato Maggio
al canto del cucù:

Cu-cù, cu-cù, l'Aprile non c'è più,
è ritornato Maggio al canto del cu-cù.

 

Cuculo Cuculus canorus

 

Sarà stato questo canto di primavera che avrà stimolato Franz Ketterer, orologiaio tedesco nativo di Schönwald nella Foresta Nera, che nel 1738 pare abbia inventato l’orologio a cucù, inserendo una suoneria composta da due flauti alimentati da un mantice imitante il verso del cuculo.

 

Curiosità: il chioccolatore, imitatore del canto degli uccelli

 

 Si ringrazia Maurizio Alberti per la consulenza musicale.

giovedì 6 giugno 2013

Il bosco

Dopo un maggio così piovoso si riprende la quotidianità del vivere all’aria aperta. Tema odierno  è il bosco maturo, fitto dove la luce stenta a penetrare. Un luogo reso molto interessante dall'odore del muschio e la voce degli uccelli.



Un vecchio nucleo, oggi abitato solo saltuariamente, appare come un quadro tra le fronde degli alberi.

Muschi e licheni dominano il paesaggio.





Il bosco in questo periodo è un continuo vociare di uccelli difficili da scovate tra la vegetazione.

Il cuculo controlla attento se c’è nei paraggi qualche nido da parassitare.

Una femmina di merlo è intenta nel recuperare qualche verme per i giovani appena involati.

Un maschio di capinera ha catturato un bruco da portare al nido.

Una ghiandaia si lascia osservare per una frazione di secondo prima di scomparire nel folto del bosco.

Un diroccato “baitello” è oggi luogo sicuro di un nido di codirosso spazzacamino.


Il canto degli uccelli ora è sostituito dal rumore dello scorrere dell'acqua di un piccolo ruscello.



Questo è l’ambiente frequentato dalla ballerina gialla.

Un timido orbettino attraversa il sentiero


Il bosco si dirada e lascia spazio ad una radura. Un verdone si confonde con la vegetazione.

Un gufo comune e il suo pulcino controllano i miei movimenti.


Una femmina di capriolo è allarmata dalla mia presenza perchè probabilmente ha appena partorito e nei dintorni c’è il suo piccolo.

La radura diventa prato e un maschio di averla piccola è in attesa delle eventuali prede da catturare.

Si conclude la  giornata con la splendida farfalla Papilio machaon; non è difficile notare questo lepidottero che è tra le più grandi farfalle italiane.