domenica 6 aprile 2014

Il canto degli uccelli

Non c’è dubbio, anche i più distratti o disinteressati sanno che la primavera è la stagione principale per udire il canto degli uccelli. Non tutti forse sanno però perché gli uccelli cantano. Scopo di questo post è dunque affrontare un tema affascinante ma complesso in maniera semplice.

Tutti gli uccelli possiedono un repertorio di vocalizzazioni per comunicare fra loro informazioni su pericoli, cibo, sesso, spostamenti in gruppo e per molti altri scopi.

Il canto degli uccelli in genere, ma non sempre, è una prerogativa del sesso maschile dipendente dagli ormoni androgeni. Il canto consiste di una serie di suoni prodotti dalla siringe, un particolare organo posto tra la trachea ed i bronchi, che al passare dell’aria vibra allo stesso modo delle nostre corde vocali.

 

1_Cicogna bianca (64)

 

Praticamente tutti gli uccelli comunicano con suoni: dallo sbattere delle mandibole delle cicogne alla melodia di un usignolo.

 

Cicogna bianca Ciconia ciconia

 

 

I picchi, invece, comunicano più frequentemente tambureggiando sui tronchi con il becco.

2_Picchio rosso mag (6)

 

Picchio rosso maggiore Dendrocopos major

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Fagiano comune, oltre al rauco canto, si caratterizza anche scuotendo con fragore le ali.

3_Fagiano (14)

 

Fagiano comune
Phasianus colchicus

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il canto nel vero senso della parola spetta principalmente ai Passeriformi e tra questi i Turdidi sono i più melodiosi. Basti pensare che il canto dell’usignolo viene così descritto sul dizionario:
Usignolo: Piccolo uccello dal piumaggio bruno-rossiccio; ha un canto melodioso e penetrante con una varietà di gorgheggi eccezionale – Locuzione: Cantare come un usignolo, con voce melodiosa, nitida e dolcissima.

 4_Usignolo (19)

Usignolo Luscinia megarhynchos

 

 

 

 

 

 

 

 

La prerogativa del canto spetta al maschio, il quale durante la stagione riproduttiva investe molto tempo in questa attività che porta con sé un duplice significato: cantando a lungo dimostra alla femmina il suo ottimo stato di salute e dimostra anche la favorevole disponibilità alimentare del suo territorio. Inoltre con il suo canto territoriale avverte gli altri maschi rivali di stare lontani.

5_Tordo bottaccio (1)

Il Tordo bottaccio Turdus philomelos, normalmente vive nel folto del bosco, in primavera si posa ben in vista mentre canta per delimitare il suo territorio.

 

5_Merlo ed(5)

Gli uccelli, tuttavia, vocalizzano per una varietà di altre ragioni. Ad esempio, i canti servono a mantenere il contatto con la femmina, soprattutto nel periodo della cova e di allevamento della prole. I maschi si posano in un luogo ben visibile, da cui controllano che nessun predatore si avvicini e così comunicano con il canto alla compagna che tutto è tranquillo. Se invece si avvicina un qualsiasi pericolo, il canto si trasforma in suoni di allarme. Sono il tono, la frequenza e la durata a specificare l’urgenza del messaggio.

Merlo: canto   

Merlo: allarme

Durante la stagione non riproduttiva, il canto si trasforma in vocalizzi di contatto, soprattutto nelle specie gregarie. Altri suoni sono emessi per avvisare gli altri elementi del gruppo in presenza di pericoli e fungono come allarmi.

7_Codibugnolo (6)

 

Il Codibugnolo, Aegithalos caudatus, è molto gregario durante la stagione invernale. Con i membri del suo gruppo è solito tenersi in contatto attraverso il suo caratteristico richiamo.

 

 

 

 

Se per la melodia del canto, a detta di molti, il più bello spetta all’usignolo, allo scricciolo spetta il primato considerando il rapporto di minuta corporatura che lo caratterizza e la potenza del suono emesso.

Scricciolo Troglodytes troglodytes, (video di Luciano Mingarelli)

 

Essendo un vero e proprio linguaggio composto da suoni di varie frequenze, il canto subisce l’ influenza dialettale in funzione ad una limitata area geografica. Infatti gli uccelli non solo sanno riconoscere un appartenente alla loro stessa specie ma sono anche capaci di capire se è “forestiero”.

La produzione del canto è guidata da tracce acustiche in memoria contenute nel cervello che codificano le caratteristiche specie-specifiche e consentono il processo di apprendimento.
Gli etologi hanno stabilito che i giovani uccelli imparano i loro canti in quattro fasi:
Le prime due fasi sono dette silenziose poiché i giovani restano in ascolto per imparare dagli adulti.
Nella prima fase che dura da due a dodici mesi, a seconda delle specie, i piccoli imparano la struttura, il passo e le variazioni.
Nella seconda fase che dura sino ad otto mesi, apprendono sillabe o frasi.
Nella terza fase iniziano ad ascoltare se stessi confrontando le loro performance con quanto appreso sino a quel momento.
Nell’ultima fase (detta “cristallizzazione”) le frasi e i canti sono stabilizzati e corredati da piccole personalizzazioni che trasformano i giovani in adulti riconoscibili dagli altri componenti della stessa specie.

In alcune specie, durante questa fase di apprendimento, avviene un fenomeno di imitazione del canto, dei rumori o di vere e proprie vocalizzazioni umane, come nel caso dei pappagalli. Altri uccelli come la ghiandaia, la cannaiola verdognola, la capinera e molti altri hanno invece l’abitudine di imitare il canto di altre specie.
Perché questo avvenga è ancora sconosciuto ma interesse di studi contemporanei.8_Storno (61)

Personalmente, sono stato anche io ingannato durante una mia uscita invernale da uno Storno, artefice di una precisa imitazione del canto del rigogolo. Poiché però quest’ultimo in quel periodo si trovava a svernare in Africa, ho indagato curiosamente fino a scoprire che si trattava appunto del bravo imitatore e non dell’originale.

 

 

 


Lo Storno Sturnus vulgaris è uno dei più comuni imitatori del canto di altri uccelli.

Per chi fa birdwatching è importantissimo saper riconoscere il canto degli uccelli. Spesso nascosti nella folta vegetazione, la loro presenza è segnalata solo dal canto: un esempio è l’usignolo di fiume, molto vocifero ma praticamente invisibile.9_Usignolo di fiume (59)

Usignolo di fiume Cettia cetti

Mettiamoci alla prova : sul sito di Vogelwarte, un simpatico gioco a più livelli per riconoscere i canti LINK

11_Rondine (1)

 

Anche la lingua italiana sottolinea l’estrema peculiarità di alcuni canti di uccelli associando un verbo specifico ad una specie, come ad esempio la rondine che garrisce o il gracchiare della cornacchia.

 

 

 

 

 

Rondine Hirundo rustica

 

Quanto cantano gli uccelli? Il ricercatore Hans-Heiner Bergmann e il suo gruppo ha controllato sull’arco di un’intera giornata 23 maschi di fringuello. Il record è stato raggiunto da un maschio con 4546 strofe, mentre la media è di 2200 strofe al giorno, pari a circa 1 ora e mezza al giorno. (fonte vogelwarte)

12_Fringuello (45)

 

 

Fringuello Fringilla coelebs

 

 

 

 

 

 

 

 

L’uomo ha sempre avuto una particolare attenzione al canto degli uccelli. Basti pensare alla diffusissima pratica della detenzione in gabbia per poterne godere del loro canto. Comune a questo scopo è l’allevamento del canarino di cui se ne è già parlato su questo blog LINK


Molti musicisti hanno cercato di trasformare in concerti strumentali i canti degli uccelli, tra questi nel '500 Clement Janequin scrisse una chanson "descrittiva" intitolata proprio "Le chant des oiseaux".

13_Le.Chant.des.Oyseaulx

 

 

Brano tratto da Le chant des oiseaux

 

 

 

 

 

Dal blog musica e ambiente, riporto il seguente elenco di compositori che hanno scritto, con intenti sia comici che descrittivi ed evocativi, riferendosi agli uccelli sono:

Adriano Banchieri: contrappunto bestiale alla mente
Girolamo Frescobaldi : Capriccio sopra Cucho
Bernardo Pasquini: Toccata con lo scherzo del Cucco
François Couperin: in "L'art de toucher le Clavecin" brani dedicati all'usignolo, al canarino, alla capinera, al fringuello, al cuculo
Antonio Vivaldi: Il Cardellino (concerto per flauto e archi); e L'Estate da Le Quattro Stagioni
Ludwig van Beethoven: Sinfonia N° 6 "Pastorale, secondo mov. Usignolo, Quaglia e Cuculo imitati rispettivamente da flauto, oboe e clarinetto
Franz Joseph Haydn: Sinfonia N° 38 "La Poule"
Richard Wagner: motivo dell'Uccello de Bosco nel Sigfrido
Camille Saint Saëns: Il Cigno, Galli e Galline, Voliera, Il Cuculo nel fondo del Bosco, in Il Carnevale degli Animali
Igor Strawinsky: Le Rossignol; L'Uccello di fuocoùHeitor Villa-Lobos: Uiraparù
Maurice Ravel: Oiseaux Tristes

La personalità musicale del '900 che però ha studiato e usato il canto degli uccelli non con fini comici o semplicemente descrittivi, ma considerandoli un mezzo di avvicinamento alla natura intesa come fonte primigenia del suono è Oliver Messiaen, organista e compositore francese vissuto tra il 1908 ed il 1992. Dopo un periodo di studi tecnico-filosofici sui modi intervallari e ritmici, agli inizi degli anni '50 Messiaen rivolge la sua attenzione al "massimi musicisti". Già in lavori passati si ritrova la presenza di questi materiali usati come oasi distensiva in un contesto più serratamente speculativo (es. Choeur des alouettes nella Sortie della Messe de la Pentecôte). Le Merle noire per Of e flauto (1950), Reveil des oiseaux per Pf, e orch (1953), Oiseaux exotiques per Pf e strumenti (1956), Catalogue d'oiseaux per Pianoforte (1956 - 58) sono alcuni titoli in cui vengono usati i canti degli uccelli. "Per me - dice Messiaen - l'unica autentica musica è sempre esistita nei rumori della natura. Il suono armonioso del vento negli alberi, il ritmo delle onde marine, il timbro delle gocce di pioggia, dei rami spezzati, dell'urtarsi delle pietre, dei vari gridi di animali costituiscono per me la vera musica". Ma Messiaen non fa del "naturismo", non ricerca effetti descrittivi o onomatopeici, bensì utilizza elementi melodici e ritmici trasformandoli in impalcatura strutturale delle sue composizioni.

14_Cuculo (7)

 

 

Una popolare filastrocca dice:

L'inverno se n'è andato,
l'Aprile non c'è più;
è ritornato Maggio
al canto del cucù:

Cu-cù, cu-cù, l'Aprile non c'è più,
è ritornato Maggio al canto del cu-cù.

 

Cuculo Cuculus canorus

 

Sarà stato questo canto di primavera che avrà stimolato Franz Ketterer, orologiaio tedesco nativo di Schönwald nella Foresta Nera, che nel 1738 pare abbia inventato l’orologio a cucù, inserendo una suoneria composta da due flauti alimentati da un mantice imitante il verso del cuculo.

 

Curiosità: il chioccolatore, imitatore del canto degli uccelli

 

 Si ringrazia Maurizio Alberti per la consulenza musicale.

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