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lunedì 6 aprile 2015

Rongio – Gardata: sulle orme di Leonardo da Vinci

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Questo blog sulla serie “Itinerari del camminare piano ” oggi propone una suggestiva passeggiata in val Meria con partenza dalla frazione di Rongio a Mandello del Lario (LC). Questo tracciato, che ho percorso poco tempo fa e che può essere considerato un’alternativa al “Sentiero del Viandante”, si snoda interamente su una mulattiera nel primo tratto pianeggiante sul versante sinistro idrografico della val Meria poi su una rapida salita con un dislivello di 686 m. che porta alla base del Sasso dei Carbonai sul versante Sud occidentale della Grigna Settentrionale.

 

Il tragitto parte dalla frazione di Rongio. Seguendo il segnavia n° 14 e 18 percorreremo parte del percorso 7 di “Itinerari della Memoria – Partigiani sulla Grigna” proposto dall’ACML (LINK)

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Il primo tratto si percorre attraverso il bosco. E’ primavera e le prime macchie di colore fanno la loro comparsa arredando il sottobosco.

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Tratto di mulattiera per il “Ponte di ferro”

 

Disseminati nel sottobosco si trovano
i gialli fiori delle primule selvatiche
(Primula vulgaris)

 

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… e i blu-viola dell’anemone epatica (Hepatica nobilis)

 

 

 

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Il mutante colore dell’erba perla (Lithospermum purpurocaeruleum). Quando è in bocciolo il colore è porpora, quando sboccia muta in fucsia per diventare poi azzurra e blu.

 

 

 

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Un prato ricoperto dai candidi bucaneve (Galanthus nivalis)

 

 

Non solo fiori, il bosco in questo periodo è un cinguettare di uccelli.

 

12_Cincia bigia (2) (FILEminimizer)Cincia bigia
(Poecile palustris)

 

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Cinciarella (Cyanistes caeruleus)

 

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L’arrivo al “Ponte di Ferro” termina il tratto pianeggiante del percorso.

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Ponte di Ferro, 487 m s.l.m.

 

 

 

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Santa Maria, la Gardata, Sasso Cavallo e il Sasso dei Carbonai

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Un piccolo canyon regala giochi d’acqua

 

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Il percorso da pianeggiante ora si fa ripido

 

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Località Acqua Bianca, 540 m s.l.m. e il largo ingresso della Grotta Ferrera.

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Nei primi anni del 1500 Leonardo da Vinci in visita al Lago di Como arriva a Mandello per poi recarsi in Valsassina attraverso i valichi della Grigna. Cita questa grotta nel suo famoso “Codice Atlantico” - ....e i maggior sassi scoperti che si truovano in questi paesi sono le montagnie di Mandello, visine alle montagnie di Leche e di Gravidonia. In verso Bellinzona a 30 miglia a Leco, è quelle di valle di Chiavenna; ma la maggiore è quella di Mandello la quale ha nella sua basa una busa di verso il lago, la quale va sotto 200 scalini e qui d'ogni tempo è ghiaccio e vento....".

Domenico Vandelli - saggio di storia naturale-2 (Large)

 

Nel 1762 Domenico Vandelli, illustre scienziato e naturalista, visita le terre Lariane e ripercorre parte dei luoghi visitati da Leonardo; di questo viaggio pubblicherà il volume “Saggio d’Istoria Naturale del Lago di Como” nel quale scrive alcune annotazioni relative la grotta Ferrera. “Nella Sponda Settentrionale della Valmeria, vi è ampia grotta, chiamata Ferriera, il quale nome sembrarebbe indicare cunicolo di miniera di ferro, ma si riconosce essa grotta dalla natura formata. Il suo piano è ineguale con alti risalti e profondissime perpendicolari fenditure. A Settentrione da strati esce acqua, che nelle dette fenditure si perde. Nulla altro di particolare contiene, che incrostamenti e stalactiti, etcetera. Alcuni abitanti di Mandello asseriscono che, ristretta la grotta si poteva camminare per alcune miglia sotto il Monte, ma io non vi ho trovata apertura alcuna, di così lungo viaggio: forse si sarà chiusa la strada da caduti sassi.”

 

 

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La caverna è costituita essenzialmente da un'unica immensa sala lunga circa 175 metri e larga circa 50 metri. È percorsa per un breve tratto da un ruscello proveniente da una volta che forma una cascata

 

All’altezza della “Grotta Ferrera” la mulattiera si divide: sulla sinistra troviamo la serie di ripidi tornanti costruiti su un pendio roccioso, opera straordinaria e ben fatta che pare sia stata realizzata sotto l’impero di Maria Teresa d’Austria (1740), riadattando un antico sentiero (1). Questa mulattiera era d’importanza commerciale strategica in quanto veniva percorsa da muli che trasportavano carbone di legna ricavato da tempi remoti dallo sfruttamento dei vicini boschi. Forse per questo nei pressi troviamo il toponimo “Sasso dei Carbonai”.

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La bella, tortuosa e ripida mulattiera

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Il sentiero abbandona la val Meria e si passa in Val d’Era
e sull’opposto versante non passa inosservata la chiesa di Santa Maria

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Gli incontri ravvicinati con la natura non mancano: un Camoscio (Rupicapra rupicapra)
attraversa il pendio e con pochi salti si mette presto al sicuro ad osservarci incuriosito

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In lontananza Mandello e il lago nascosto dalla foschia

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Il sentiero prosegue piacevolmente in un bel ambiente montano. In lontananza si intravvede la pineta della Gardata

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Ciuffi di Erica erbacea o carnea (Erica herbacea) colorano il pendio

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Il panorama domina la Grigna dove si alzano isolate le "Colonne del Pescèe".

 

 

 

 

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Ai loro piedi il rifugio Rosalba sembra tanto vicino ma solo grazie al teleobiettivo!

 

 

 

 

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Il sentiero giunge alla radura della Gardata 1040 m s.l.m.. Qui nel 1944 fu sede del comando della brigata cacciatori delle Grigne. Nell’autunno del 1944, come gli altri rifugi dei partigiani, venne dato alle fiamme dalle truppe nazifasciste

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Termina qui il nostro “camminare piano” mentre nel bosco si sente il lamentoso canto
di un ciuffolotto e in cielo volteggia un corvo imperiale
(Corvus corax)

51_Corvo imperiale_Rongio-Gardata000 (FILEminimizer)

 

(1) Fonte: Associazione Archivio Comunale Memoria Locale – Mandello del Lario

mercoledì 2 ottobre 2013

L’autunno in Val di Campo

La montagna con l’autunno porta con sé i caldi colori della vegetazione. Con questa sequenza d’immagini cercherò di descrivere la visita odierna in Val di Campo, un tipico paesaggio naturale della Svizzera, ben tenuto e ancora ricco di un suggestivo ambiente rurale.
Il paesaggio è arricchito da laghetti alpini dove si specchiano i boschi di conifere che in questo mese di ottobre offrono uno spettacolo autunnale dalle calde tonalità del giallo e dell’arancio. 
Le condizioni metereologiche inoltre durante la giornata qui trascorsa hanno condizionato in parte e suggestivamente la visione del paesaggio.

La Valle di Campo è una valle laterale della Val Poschiavo incuneata verso l’Italia e posta poco sotto il Passo del Bernina.


L’imbocco della Val di Campo è situato nei pressi di Sfazù (m 1622), piccola località sulla SS 29 la strada che conduce al Passo del Bernina, di cui non si può non notare sulla destra l’albergo che le dà il nome a questa località.
L’albergo di Sfazù (m1622) segna l’inizio della Valle di campo
Il nostro cammino inizia presso l’albergo Sfazù su una strada sterrata che si addentra subito in un bosco di conifere e, dopo una breve salita, la valle si apre mostrando alla vista un ambiente molto bello. La strada prosegue attraversando pascoli, baite, casolari e boschi di conifere che mostrano già i primi segni di quanto i colori saranno padroni all’inoltrare dell’autunno. Intorno si fanno spazio tra le nubi  alcune cime spruzzate di neve.





Sui prati ingialliti spicca il lilla del Colchico autunnale, bellissimo quanto velenosissimo fiore. La pianta nella sua interezza è alquanto velenosa per la presenza di alcaloidi particolarmente tossici concentrati in particolare nei bulbotuberi. Nonostante tutta la pianta sia molto velenosa (e non esista antidoto al suo veleno) in dosi molto modeste è un ottimo diuretico ed ha anche proprietà antireumatiche e antigottose, seppur lasciamo l’uso farmaceutico strettamente riservato ai medici.

Colchico autunnale Colchicum autunnale L.

Lasciati alle spalle i casolari di Salva e abbandonata la strada sterrata ci si incammina verso la località Terzana.

Un gruppo di mucche incuriosite del nostro passaggio.


Il fragore del fiume fa da colonna sonora alla tavolozza di colori.


L’ampia radura di Terzana.


Attraversato i prati di Terzana (m1861) si rientra nel bosco e si fanno nuovi incontri.


L’ Amanita muscaria. Questo fungo è tanto bello quanto è velenoso.



Nel sottobosco adagiati su un manto rosso sono ancora presenti i deliziosi mirtilli neri...
Mirtillo - Vaccinium myrtillus
…e il mirtillo rosso
Mirtillo rosso – Vaccinium vitis


Nonostante la stagione inoltrata troviamo i lamponi ancora dal gradevolissimo sapore.
Lampone - Rubus idæus


Un morbido tappeto di muschi e licheni avvolge i tronchi delle piante quasi a volerle proteggere dal freddo che a breve si impadronirà della zona.


I resti di una pigna di cembro svuotata di pinoli dalla Nocciolaia.


Incontreremo la Nocciolaia spesso durante la nostra visita in questa valle. Questo uccello in modo particolare ha un ruolo importante per la vita del bosco in quanto ha l’abitudine di nascondere i semi in sovrappiù per poi cibarsene durante il periodo invernale. 

Questa pratica di immagazzinamento però fa anche sì che alcuni dei semi depositati possano germogliare poi in primavera propagando nuovi alberi. Questo vale specialmente per il Pino cembro.

Nocciolaia Nucifraga caryocatactes
Il sentiero prosegue con un alternarsi di prati, boschi e specchi d’acqua…


…sentiero sempre ben segnalato

…e curiosamente indicato.

Il paesaggio è arricchito da manufatti ben inseriti nell’ambiente circostante.




La Val Poschiavo (Grigioni Italiano) non è sempre stata parte dell’attuale Svizzera. Durante l’epoca romana apparteneva all’XI Regio. Dopo il periodo carolingio passò dapprima al vescovo di Como e poi ai Visconti di Milano. Dopo vari tentativi il vescovo di Coira riuscì a sottrarla al Ducato milanese. Nel 1408 la valle entrò a far parte della Lega Caddea. Da quel giorno il suo futuro fu principalmente legato alla storia grigionese e quindi svizzera. La lingua madre della valle è ufficialmente l’italiano, che però non corrisponde in toto alla nostra lingua ma al dialetto poschiavino o “pus’ciavin”, un idioma semplice che ricorda un passato contadino e rurale che è stato adattato alla cultura attuale della valle. L’italiano è quindi usato soltanto nei momenti ufficiali, nelle scuole, in forma scritta e solo in piccola parte in forma orale.


L’idioma “pus’ciavin”
Il Lago di Saoseo (m2030) ci appare circondato da monti i cui riflessi giocano con il turchese del colore del lago. La limpidezza delle acque fa intravvedere sul fondale un letto di tronchi di conifere.



Nascosto dagli alberi dal colore dorato, laciamo il lago Saoseo per incamminarci verso il Lago di Val Viola.

Lago di Val Viola (m2160) è situato in una  grande conca naturale dove, data l’altitudine, il bosco lascia spazio alle praterie alpine.




A questa quota l’autunno si presenta nei suoi colori…

…e con i suoi abitanti
Cincia alpestre - Poecile montanus

Picchio muratore – Sitta europaea

Cincia dal ciuffo - Lophophanes cristatus
Infreddolito un coleottero gode gli ultimi tepori di sole.
Galeruca tanaceti L

Un ciuffo giallo di fiori lascia un timido ultimo saluto d’estate lascia

Lasciamo ora il Lago della Val Viola e ci incamminiamo per il ritorno attraverso un comodo sentiero che presto ci condurrà al Rifugio Alpe Campo (m2065).


Le nubi si addensano sempre di più accompagnandoci fino a fondovalle

Lungo la strada del ritorno incrociamo il Rifugio Saoseo (m1987), quindi nuovamente i prati, le baite e le mandrie che costellano la parte più bassa della valle.




Gli sprazzi di sole lasciano il posto alle nubi, il paesaggio si incupisce, la giornata volge al termine…





…mentre osserviamo una cavalletta che sta giungendo al termine della sua stagione di vita.

La cupa sagoma di un abete chiude definitivamente la giornata in Val di Campo.

Anche la mia inseparabile compagna di viaggio è stanca ma soddisfatta della bella giornata trascorsa.



Una stima dei tempi di percorrenza:

Sfazù > Terzana h0.40 T > Lago di Saoseo h1.00 E > Lago Val Viola h0.30 E > Rifugio Alpe Campo h0.20 E > Rifugio Saoseo h0.20 T > Sfazù h1.00 T
I Rifugi, per chi non se la sentisse di percorrere integralmente il sentiero, nei mesi estivi, sono raggiungili da Sfazù utilizzando il servizio di trasporto pubblico Autopostali.