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lunedì 24 agosto 2015

Archi della Grigna, un interessante fenomeno geologico.

Basta percorrere pochi chilometri dalle sponde lariane per trovarsi immersi in un interessante ambiente paesaggistico, floristico e geomorfologico. Sto parlando della Grigna settentrionale e precisamente del tratto che da Alpe Cainallo di Esino Lario (LC) porta al Rifugio Bietti-Buzzi. Un percorso classificato come facile (E) per il quale è sufficiente solo un minimo di allenamento per percorrere le circa 2 ore che servono per raggiungere il rifugio. Una “fatica” premiata da osservazioni inusuali come la Porta di Prada, un monumento naturale simbolo della Grigna settentrionale.1-Porta di Pradai-029 (FILEminimizer)

La Porta di Prada

2-cainallo-Bietti-001 (FILEminimizer)Il percorso inizia dall’ampio parcheggio(1) posto sotto la bocchetta di Moncodeno (1400 m slm). Da questo punto si segue il segnavia n°24 in campo verde. Il percorso, in parte immerso nella faggeta, si snoda su una mulattiera che attraversa la valle dei Mulini.2_Cainallo-Bietti-002 (FILEminimizer)










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Raggiunto il bivio, ben segnalato, seguo il ripido sentiero a destra (n°24) per raggiungere la “Bocchetta di Prada”, valico da cui partono i sentieri per il Monte Pilastro o per la Valle di Prada, Galivazzo e Mandello del Lario.

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Tratto di sentiero per la Bocchetta di Prada.


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Veduta dalla Bocchetta di Prada.



Raggiunta la Bocchetta di Prada (1653) seguo il percorso che si trova sulla sinistra e attraversato un piccolo bosco raggiungo una piccola cappella edificata nel 1962-1964 in onore dei partigiani Giovanni e Giuseppe Poletti appartenenti alla brigata “Cacciatori delle Grigne”.

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Il sentiero si fa panoramico e mi conduce verso la Porta di Prada, una scultura naturale inserita in uno splendido scenario.

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La Porta di Prada.

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Sono trascorsi molti anni dalla mia prima escursione in Grigna settentrionale ma tutte le volte che percorro questo sentiero la mia ammirazione per questa formazione rocciosa resta immutata.

In Grigna queste volte non sono una rarità: Porta del Canal Grande, Porta del Canal del Lupo, Gli Occhiali… solo per citarne alcune. Ma come si sono formati questi archi naturali? La risposta viene data in un interessantissimo lavoro a cura di Gian Clemente Parea “Considerazioni sugli archi naturali della Valle di Prada, Grigna settentrionale” (a fondo pagina il link per scaricare l’articolo) in cui viene descritto come la formazione di questi archi sia dovuta ad un fenomeno di Crioclastismo. In pratica si tratta di un processo di disgregazione meccanica che subisce la roccia a causa della pressione provocata dall'a11_Cainallo-Bietti-020 (FILEminimizer)umento di volume dell'acqua contenuta nelle fessure e nelle porosità delle rocce quando questa ghiaccia. Si tratta però di un fenomeno ben diverso dal Carsismo che indica il discioglimento della roccia calcarea per causa chimica. Questo fenomeno è invece l’artefice delle 600 e più grotte della Grigna settentrionale, quasi tutte disposte verticalmente.




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Nei pressi della Porta di Prada osservo Campanula Raineri un endemismo tipico della Grigna e di poche altre località.15_Campanula raineri_Cainallo-Bietti-000 (FILEminimizer)




Campanula dell'arciduca - Campanula Raineri






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Ora il percorso prosegue in leggera discesa sovrastato dalla linea frastagliata della cresta di Piancaformia dove si staglia nel cielo la sagoma di un camoscio che poco dopo incrocerò di nuovo lungo il percorso.


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Camoscio - Rupicapra rupicapra

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Tra la vegetazione spicca con il suo blu intenso l’Aconito napello (Aconitum napellus), pianta tra le più velenose della flora italiana. Tutte le parti dell’Aconito contengono alcaloidi tossici, il p23_aconito napello_Cainallo-Bietti-001 (FILEminimizer)rincipale dei quali è l'aconitina una delle sostanze vegetali più tossiche che si conoscano. La dose letale per l'uomo è di pochi milligrammi. L’avvelenamento produce un effetto paralizzante con debolezza muscolare, insufficienza respiratoria e fibrillazione cardiaca. Non esiste alcun antidoto specifico all'avvelenamento da Aconito. I principi attivi di questo veleno possono essere assorbiti anche dalla pelle provocando irritazioni e intossicazioni, pertanto è assolutamente vietato maneggiare i fiori. Nonostante la pericolosità dovuta al suo veleno, questa pianta, se utilizzata correttamente da mani esperte, ha numerosi effetti terapeutici e viene utilizzata nella farmacologia e nella omeopatia. Rari sono i casi di avvelenamento del bestiame poiché generalmente gli animali imparano a selezionare ed evitare di brucare le piante tossiche(2).

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Aconitum napellus -  Aconito napello


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Per un appassionato naturalista non mancano spunti di interesse lungo il percorso. In questo periodo gli uccelli sono silenziosi e si fanno notare poco ma a dominare la scena sono le farfalle e lungo il sentiero se ne incontrano di diverse specie.

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Colias crocea





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Argynnis (fabriciana) adippe

 

 

 

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Melanargia galathea

 

Polyommatus coridon

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Erebia styx

Zygaenidae sp.


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Tra un’osservazione e l’altra senza accorgermi raggiungo i pressi del rifugio Bietti-Buzzi. E’ qui che si trova un’altra curiosa formazione geologica che, per via della sua forma, si chiama “Gli Occhiali”. Questa forma geologica è dovuta in parte anche all’azione erosiva dell’acqua di un antico ruscello.

In lontanaza il l Rifufio Bietti-Buzzi.

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Gli Occhiali


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Lungo un arido pendio osserviamo una meravigliosa fioritura di stelle alpine (Leontopodium alpinum), le regine dei fiori alpini. Fino a qualche anno fa questa specie era considerata molto rara(3), per via di una sconsiderata raccolta da parte dei frequentatori degli ambienti alpini che consideravano questo fiore un “trofeo” da portare a valle. Fortunatamente oggi le cose sono cambiate e grazie ad una maggiore sensibilità ambientalista la stella alpina sta tornando a diffondersi nei pascoli magri di alta quota e sulle rupi impervie. Un buon auspicio per il futuro di questo fiore simbolo delle Alpi.

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Stella alpina - Leontopodium alpinum

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Quello che comunemente viene considerato "il fiore", in realtà è solo una rosetta di foglioline (brattee foliari) ricoperte da fitti peli che sembrano petali. Il fiore della stella alpina è rappresentato dai capolini giallastri posti tra le brattee pelose a forma di stella.





Sono in prossimità del Rifugio Bietti-Buzzi e tra gli arbusti alcuni piccoli uccelli svolazzano tra i rami. Tra questi una Passera scopaiola (Prunella modularis) si lascia osservare per alcuni istanti, giusto il tempo per immortalarla! Il curioso nome Passera scopaiola lo si deve al fatto che questo piccolo passeriforme in estate frequenta ambienti alpini prevalentemente composti da arbusti di Erica o Brugo, piante utilizzate un tempo per la costruzione di scope e ramazze.

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Passera scopaiola - Prunella modularis




 

 

Sparse qua e là vedo anche le Carlina acaulis, tutte aperte, indice di bel tempo. Questa pianta, comunemente chiamata Carlina Segnatempo, è un vero igrometro naturale poiché apre e chiude le sue 51_carlina segnatempo_Cainallo-Bietti-000 (FILEminimizer)brattee esterne in funzione dell’umidità. Un tempo gli alpigiani erano molto attenti al comportamento di questa pianta: se il fiore era aperto il tempo sarebbe stato soleggiato mentre se il fiore era chiuso era imminente l’arrivo delle pioggia. La Carlina Segnatempo mantiene per qualche mese queste proprietà igrometriche anche a fiore reciso tanto che spesso la si appendeva sulle pareti delle baite alpine come un naturale strumento di previsione meteorologica.

 

 

Giungo al rifugio. Ora prima di rientrare a valle non resta che godersi il panorama di questa splendida giornata estiva.

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Rifugio Bietti-Buzzi54_Cainallo-Bietti-066 (FILEminimizer)

 

 

Una nota importante: la Grigna è una montagna “secca”. Non si incontrano sorgenti o rigagnoli perciò consiglio vivamente di portare con sé acqua in abbondanza specialmente se avete un compagno d’escursione a quattro zampe.

 

 

 


Considerazioni sugli archi naturali della Valle di Prada, Grigna settentrionale / Gian Clemente Parea Milano , 1958 Estr. da: Natura, Rivista di scienze naturali Museo di Milano, v. 49, pp. 451-456.

Articolo PDF 


(1) Parcheggio a pagamento costo 2€ tutto il giorno. Si acquista il biglietto presso un distributore posizionato fuori dal rifugio Cainallo.

(2) Aconito napello – sito Web

(3) Pignatti S, Flora d'Italia. Edagricole, Bologna. 1982

lunedì 6 aprile 2015

Rongio – Gardata: sulle orme di Leonardo da Vinci

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Questo blog sulla serie “Itinerari del camminare piano ” oggi propone una suggestiva passeggiata in val Meria con partenza dalla frazione di Rongio a Mandello del Lario (LC). Questo tracciato, che ho percorso poco tempo fa e che può essere considerato un’alternativa al “Sentiero del Viandante”, si snoda interamente su una mulattiera nel primo tratto pianeggiante sul versante sinistro idrografico della val Meria poi su una rapida salita con un dislivello di 686 m. che porta alla base del Sasso dei Carbonai sul versante Sud occidentale della Grigna Settentrionale.

 

Il tragitto parte dalla frazione di Rongio. Seguendo il segnavia n° 14 e 18 percorreremo parte del percorso 7 di “Itinerari della Memoria – Partigiani sulla Grigna” proposto dall’ACML (LINK)

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Il primo tratto si percorre attraverso il bosco. E’ primavera e le prime macchie di colore fanno la loro comparsa arredando il sottobosco.

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Tratto di mulattiera per il “Ponte di ferro”

 

Disseminati nel sottobosco si trovano
i gialli fiori delle primule selvatiche
(Primula vulgaris)…

 

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… e i blu-viola dell’anemone epatica (Hepatica nobilis)

 

 

 

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Il mutante colore dell’erba perla (Lithospermum purpurocaeruleum). Quando è in bocciolo il colore è porpora, quando sboccia muta in fucsia per diventare poi azzurra e blu.

 

 

 

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Un prato ricoperto dai candidi bucaneve (Galanthus nivalis)

 

 

Non solo fiori, il bosco in questo periodo è un cinguettare di uccelli.

 

12_Cincia bigia (2) (FILEminimizer)Cincia bigia
(Poecile palustris)

 

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Cinciarella (Cyanistes caeruleus)

 

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L’arrivo al “Ponte di Ferro” termina il tratto pianeggiante del percorso.

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Ponte di Ferro, 487 m s.l.m.

 

 

 

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Santa Maria, la Gardata, Sasso Cavallo e il Sasso dei Carbonai

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Un piccolo canyon regala giochi d’acqua

 

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Il percorso da pianeggiante ora si fa ripido

 

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Località Acqua Bianca, 540 m s.l.m. e il largo ingresso della Grotta Ferrera.

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Nei primi anni del 1500 Leonardo da Vinci in visita al Lago di Como arriva a Mandello per poi recarsi in Valsassina attraverso i valichi della Grigna. Cita questa grotta nel suo famoso “Codice Atlantico” - ....e i maggior sassi scoperti che si truovano in questi paesi sono le montagnie di Mandello, visine alle montagnie di Leche e di Gravidonia. In verso Bellinzona a 30 miglia a Leco, è quelle di valle di Chiavenna; ma la maggiore è quella di Mandello la quale ha nella sua basa una busa di verso il lago, la quale va sotto 200 scalini e qui d'ogni tempo è ghiaccio e vento....".

Domenico Vandelli - saggio di storia naturale-2 (Large)

 

Nel 1762 Domenico Vandelli, illustre scienziato e naturalista, visita le terre Lariane e ripercorre parte dei luoghi visitati da Leonardo; di questo viaggio pubblicherà il volume “Saggio d’Istoria Naturale del Lago di Como” nel quale scrive alcune annotazioni relative la grotta Ferrera. “Nella Sponda Settentrionale della Valmeria, vi è ampia grotta, chiamata Ferriera, il quale nome sembrarebbe indicare cunicolo di miniera di ferro, ma si riconosce essa grotta dalla natura formata. Il suo piano è ineguale con alti risalti e profondissime perpendicolari fenditure. A Settentrione da strati esce acqua, che nelle dette fenditure si perde. Nulla altro di particolare contiene, che incrostamenti e stalactiti, etcetera. Alcuni abitanti di Mandello asseriscono che, ristretta la grotta si poteva camminare per alcune miglia sotto il Monte, ma io non vi ho trovata apertura alcuna, di così lungo viaggio: forse si sarà chiusa la strada da caduti sassi.”

 

 

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La caverna è costituita essenzialmente da un'unica immensa sala lunga circa 175 metri e larga circa 50 metri. È percorsa per un breve tratto da un ruscello proveniente da una volta che forma una cascata

 

All’altezza della “Grotta Ferrera” la mulattiera si divide: sulla sinistra troviamo la serie di ripidi tornanti costruiti su un pendio roccioso, opera straordinaria e ben fatta che pare sia stata realizzata sotto l’impero di Maria Teresa d’Austria (1740), riadattando un antico sentiero (1). Questa mulattiera era d’importanza commerciale strategica in quanto veniva percorsa da muli che trasportavano carbone di legna ricavato da tempi remoti dallo sfruttamento dei vicini boschi. Forse per questo nei pressi troviamo il toponimo “Sasso dei Carbonai”.

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La bella, tortuosa e ripida mulattiera

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Il sentiero abbandona la val Meria e si passa in Val d’Era
e sull’opposto versante non passa inosservata la chiesa di Santa Maria

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Gli incontri ravvicinati con la natura non mancano: un Camoscio (Rupicapra rupicapra)
attraversa il pendio e con pochi salti si mette presto al sicuro ad osservarci incuriosito

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In lontananza Mandello e il lago nascosto dalla foschia

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Il sentiero prosegue piacevolmente in un bel ambiente montano. In lontananza si intravvede la pineta della Gardata

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Ciuffi di Erica erbacea o carnea (Erica herbacea) colorano il pendio

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Il panorama domina la Grigna dove si alzano isolate le "Colonne del Pescèe".

 

 

 

 

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Ai loro piedi il rifugio Rosalba sembra tanto vicino ma solo grazie al teleobiettivo!

 

 

 

 

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Il sentiero giunge alla radura della Gardata 1040 m s.l.m.. Qui nel 1944 fu sede del comando della brigata cacciatori delle Grigne. Nell’autunno del 1944, come gli altri rifugi dei partigiani, venne dato alle fiamme dalle truppe nazifasciste

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Termina qui il nostro “camminare piano” mentre nel bosco si sente il lamentoso canto
di un ciuffolotto e in cielo volteggia un corvo imperiale
(Corvus corax)

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(1) Fonte: Associazione Archivio Comunale Memoria Locale – Mandello del Lario