domenica 23 novembre 2014

Da Olcio a Santa Maria lungo un’antica via medievale

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Prosegue il nostro “camminare piano” alla scoperta dei luoghi lariani. Dopo le due tratte del sentiero del viandante (vedi link Varenna-Lierna e Lierna-Somana), il cammino descritto in questo post si svolgerà interamente sul territorio comunale di Mandello del Lario, con partenza e arrivo a Olcio.
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Il porticciolo di Olcio3_Olcio (7).
 
 
Il nostro percorso ha inizio presso la chiesa dedicata a sant’Eufemia, risalente al XVII secolo. Olcio è parrocchia autonoma, staccata da Mandello dal 1491.
 
 
 
 
 
Chiesa di Olcio, dedicata a sant’Eufemia.
 

La frazione di Olcio si estende in lunghezza, tra lago e monti. Le caratteristiche viuzze compongono un irregolare intreccio fra le case. Il paese, immerso nella quiete, è separato dalla riva del lago dalla strada provinciale 72, un tempo SS36, altamente trafficata e parecchio rischiosa da attraversare o percorrere come pedoni.
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Le strette viuzze di Olcio.
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Una sbiadita insegna ricorda la presenza di un’ antica osteria.
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L’oratorio di San Giuliano.
 
 
Dopo il fossile di Grumo (Link) un secondo Lariosaurus balsami fu scoperto, o per meglio dire riscoperto, nella località di Olcio. Sulle circostanze del ritrovamento, davvero non comuni, lascio la parola all’amico Giancarlo Colombo, che al riguardo ci riassume una pagina del suo libro “Lariosaurus” (Link).
“Anche questo esemplare, come quello precedentemente citato, è conservato presso la sezione di storia naturale dei Civici Musei di Lecco. Mentre il primo, rinvenuto nel 1933, era stato donato al Museo già l’anno seguente, il secondo vi giunse a distanza di quasi mezzo secolo, nel 1983. 9_Lariosauro_Museo Belgioiso ed (3)
Lariosaurus balsami, esemplare di Olcio. Civico Museo di Storia naturale, Lecco.
A tutt’oggi sconosciuta è la provenienza originaria del frammento di roccia che conteneva questo secondo fossile, un individuo giovanissimo piuttosto completo. Il pezzo era inserito in un’area pavimentata e cintata antistante la piccola grotta artificiale della Madonna di Lourdes, nel co9_Olcio (3)rtile dell’asilo infantile di Olcio (che fino a non molti anni fa ospitava anche la scuola elementare della frazione); la grotta fu costruita nel 1912, ma probabilmente il ritrovamento era avvenuto in precedenza e il reperto doveva essere conservato da qualcuno che a suo tempo decise di farlo  includere nella pavimentazione.

La grotticella artificiale della Madonna di Lourdes
nel cortile dell’asilo infantile di Olcio.

Negli anni 70, alcuni bambini di Olcio mostrarono quella che veniva chiamata “la luserta”, la lucertola, alla loro maestra. Costei chiese ed ottenne di far togliere a sue spese dal lastricato il fossile, del quale al momento ignorava l’identità, per trattenerlo a scopi didattici. Più tardi lo mostrò a persone competenti e quando fu informata della sua grande rarità e importanza scientifica decise di farne dono ai Musei lecchesi.
Quanto ai motivi per cui l’esemplare trovò a suo tempo una collocazione così particolare, vi proponiamo una possibile spiegazione. Anche a un occhio inesperto, il sauro ricorda un piccolo drago o un serpente; e in un ambiente allora gestito da religiosi, è probabile che la sua presenza tra le curiosità locali abbia fatto pensare a una coincidenza fortunata. Secondo la profezia biblica, il Creatore annunciò al serpente che dalla stirpe di Eva sarebbe nata Colei che lo avrebbe schiacciato sotto il tallone, tanto che nell’iconografia popolare la Madonna viene raffigurata spesso con il rettile diabolico che si torce sotto il suo calcagno. Per quel “draghetto”, dunque, quale collocazione migliore che a portata del piede di Maria?
Volendo concludere con una facile battuta, potremmo osservare che in ogni caso questo ritrovamento ha del miracoloso”.
 
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Riprendiamo il nostro cammino lungo le vie acciottolate del paese e ci immettiamo in una mulattiera lastricata che con l’alzarsi di quota offre belle vedute del lago, dei campi coltivati e degli oliveti. Proprio la coltivazione dell’olivo pare abbia dato origine al nome di Olcio. Il grande umanista e storico rinascimentale comasco Paolo Giovio vi fa cenno in vari punti dei suoi scritti: “quella villa è detta Oleum”, “Olcium olei ferax”: Olcio è un gran produttore di olio.

Imbocco della mulattiera per Somana.
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Oliveti a Olcio.
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La mulattiera si fa ripida e in brevissimo tempo raggiunge la cappelletta dedicata a san Bernardo. Qui si incrocia il Sentiero del Viandante, che percorreremo per un brevissimo tratto verso la località Sonvico,  dove inizia la mulattiera per Santa Maria (segnavia 15 del CAI).
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La cappelletta di san Bernardo, dove
si incrocia il Sentiero del Viandante.
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Scorcio di una via di Sonvico.


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Imbocco della mulattiera per Santa Maria sopra Olcio.

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Un tratto della mulattiera.


Percorrendo poi una bella mulattiera a gradoni, lungo la quale incontriamo le croci delle stazioni della Via Crucis, si giunge alla Cappella di santa Preda, a circa 600 m di altitudine, da cui si possono ammirare la Grigna e la Grignetta. Il sentiero, prima pianeggiante poi in risalita, porta verso Santa Maria di Olcio, collocata in una splendida posizione dominante sulla Val Meria e su Mandello, a 661 metri s.l.m.
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Lungo la mulattiera, ogni cento passi una croce di una moderna e semplicissima Via Crucis indica la strada.
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27_Origano_S Maria (3)Santa Preda.



Non mancano le essenze aromatiche e nonostante la stagione inoltrata l’origano (Origanum vulgare) fa bella mostra di sé.


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La chiesa di Santa Maria sopra Olcio sorge sul ciglio di un’antica via di comunicazione che collegava Mandello alla Valsassina. La sua esistenza è documentata già nel 1145 e nel 1335 fu Ospizio dei Benedettini, con annessi locali anch’essi edificati in epoca medievale. Dal 1440 dipende dalla Parrocchia di Olcio; ristrutturata nel 1600, conserva un bel campanile romanico. Seriamente danneggiata da un disastroso incendio nel 1997, Santa Maria fu presto amorevolmente restaurata.
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Mandello visto da Santa Maria
 
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Lasciata Santa Maria proseguiamo lungo il sentiero che porta a diverse mete: presto incrociamo un ripido sentiero che ci riconduce a Somana seguendo la valle del Meria. In alcuni tratti si gode uno straordinario panorama sulla Grigna.

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Imbocco del sentiero per il ritorno verso Somana.
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La Grigna44_Santa Maria_Mandello (141).                              











Lungo il percorso troviamo le tracce di un antica fornace per la produzione della calce, detta con voce dialettale “la calchera”. Questi forni erano un tempo molto diffusi n45_Santa Maria_Mandello (173)elle zone dolomitiche e prealpine, dove la presenza della materia prima, la roccia calcarea, assicurava un ottimo prodotto utilizzato come malta per legare le pietre da costruzione e come intonaco degli edifici.
Per produrre la calce i frammenti di roccia venivano accatastati all’interno della “calchera”. Sotto i blocchi veniva posta la legna per cuocere ad alta temperatura la pietra. Dopo otto giorni di riscaldamento a circa 800 gradi, il mastro fornaciaio verificava lo stato di cottura con un procedimento molto delicato, affidato solo ad abili addetti. A cottura ultimata il lavoro diventava molto pericoloso: il calcare si era trasformato in una massa pastosa bianchissima detta “calce viva”, che reagiva violentem46_Santa Maria_Mandello (187)ente con l’acqua e poteva procurare ustioni gravi. La calce viva veniva buttata in un’apposita fossa scavata nel terreno e irrorata d’acqua, trasformandosi, dopo una tumultuosa reazione chimica, in “calce morta” o “spenta”. Il prodotto era quindi pronto per la commercializzazione e l’utilizzo.

La “calchera”.


47_Ciliella ciliata_Santa Maria (12)
 
Ecco sotto una foglia una piccolissima chiocciola: si tratta di una Ciliella ciliata, interessante gasteropode presente sulle Alpi fino ai 2000 metri.
 
 
Ciliella ciliata.


Alcuni coleotteri (Crisomela del pioppo) si godono il tiepido sole.
47-Crisomela del pioppo (3)
Crisomela del pioppo, Chrysomela populi.
Il sentiero ci riconduce quindi a Somana, da dove, percorrendo una via diversa da quella presa all’andata, ritorniamo a Olcio, punto di partenza.
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L’ottocentesca chiesa di Somana, dedicata a sant’Abbondio.

Il percorso che da Somana porta a Olcio è immerso in un ambiente agricolo in parte ancora ben conservato.
Poco dopo la chiesa di Somana si prende l’indicazione via per Olcio”.

 
 
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Il caratteristico paesaggio agricolo.
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“Mele ruggine”: antica varietà già descritta nel 1540 come
“pomi” di due tipi,
dolci et garbi”(più aciduli). (Fonte Link)

59-Pettirosso (20)






Un Pettirosso curioso saltella tra i rami.


 
 
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Lungo il sentiero è frequente l’aromatico Timo serpillo, ingrediente base del tipico “pesce in carpione” lariano. 62_Somana-Olcio (47)







Timo serpillo, Thymus serpyllum

61_Euonymus europaeus_Somana-Olcio (33)

Spiccano i curiosi frutti (in botanica definiti capsule) dell’Euonymus europaeus, volgarmente chiamati “berretto del prete”. Sono tossici per l’uomo e se ingeriti provocano gravi disturbi, tra cui convulsioni e avvelenamenti a volte mortali.

Berretto del prete, Euonymus europaeus.

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Il tragitto ora abbandona i campi e si immette nell’abitato di Olcio fiancheggiando la chiesa di san Rocco. 

Oratorio di san Rocco a Olcio.

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Il nostro “camminare piano” si conclude con un ultimo sguardo al nostro quieto lago.
100_Olcio (180)

Bibliografia
Brivio D. – Lungo “Quel Ramo”,1985 – Edizione della Banca Popolare di Lecco
Zucchi V. – Oppidum Mandelli, 1979

























































4 commenti:

  1. sempre belli questi itinerari Grazie. avrei però una curiosità potresti mettere per cortesia il tempo approssimativo per un appasionato ma poco gagliardo? grazie

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  2. Il tempo indicativo del tratto Olcio-Somana è di circa 20/30 minuti. Mentre Somana-Santa Maria è di circa 30/40 minuti.

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  3. Fatto questa domenica. I tempi sono esatti, ma la salita in qualche punto tira parecchio!
    Bella la vista su Mandello, ma per il resto il sentiero in sè è il classico bosco delle quote basse... ovviamente un percorso a 2000 mt sarebbe più spettacolare.
    Incontrata molta gente che scendeva, ma poi alla chiesa di S.Maria ero da solo in mezzo a un silenzio che nei classici rifugi è solo un'utopia.
    Il ristoro era aperto, ma non c'è da contarci (gli stessi gestori m'hanno detto che fanno un po' come pare a loro). Fanno solo pane e salame, ma se si arriva con un po' di anticipo è possibile farsi fare una pastasciutta.
    Ideale per chi ama i posti semplici, estremamente rustici, con poca gente.

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