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mercoledì 10 maggio 2017

Una “normale” giornata di migrazione

Dopo un lungo periodo di siccità e temperature sopra la media durante la fine di aprile, siamo ripiombati nell’inverno con montagne imbiancate e temperature sotto le medie stagionali. Questo pazzo tempo ha condizionato molto il viaggio migratorio degli uccelli verso le regioni d’oltralpe poiché con il maltempo i valichi sono difficilmente attraversabili, se non rischiando la vita. Di conseguenza il fondovalle è diventato un’obbligata area di sosta per molti uccelli in attesa di una finestra di bel tempo. I campi allagati si sono così riempiti di un pullulare di vita alata portando per i birdwatchers un momento di grande euforia alla ricerca di specie particolari.

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Un campo allagato nei pressi della Riserva Naturale del Pian di Spagna (CO-SO).

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Anche le linee elettriche vengono utilizzate come posatoi da centinaia di rondini e balestrucci.

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Rondini che, nonostante la pioggia battente, si fanno sentire con il loro canto. Anche se non sembra, è primavera!

 

 

 

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I campi colorati di rosso dalle infiorescenze dell’erba cucca (Rumex acetosa) ospitano gli stiaccini (Saxicola rubetra)…

 

 

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…mentre nei solchi allagati le cutrettole (Motacilla flava) razzolano alla ricerca di qualche insetto.

 

 

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L’erba pronta per la fienagione è piegata dalla pioggia. Qui vi ha trovato rifugio un’inzuppata Pispola (Anthus pratensis).

 

 

 

Sosta obbligata anche per i grandi volatori come gli uccelli rapaci. L’insistente pioggia obbliga loro a lunghe pause su posatoi di ogni genere.

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Il Falco cuculo (Falco vespertinus) ha scelto la linea elettrica ferroviaria.

 

 

 

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L’Albanella minore (Circus pygargus) sta immobile su un paletto sotto l’acqua.

 

 

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Il Nibbio bruno (Milvus migrans), appollaiato, aspetta che spiova.

 

 

I limicoli offrono il vero spettacolo con numeri insoliti per le nostre zone.

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Nel cielo plumbeo spicca un volo di limicoli.

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Un gruppo di combattenti (Philomachus pugnax) sta per atterrare nel campo allagato.

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I piro piro boscherecci (Tringa glareola) sono tra i limicoli presenti quelli con qualche centinaia di individui.

 

 

 

 

 

 

Questo è solo un accenno di quanto si è vissuto a causa del maltempo! Oltre agli uccelli inzuppati dalla pioggia, i diversi birdwatchers presenti, grazie alla loro riconosciuta abilità, hanno in breve tempo scovato molte rarità! Per chi volesse approfondire rimando al blog CROSVarenna (LINK) dove puntualmente sono documentate la maggior parte di queste specie particolari.

Tra le varie “rarità” sono comparse due specie dal buffo nome volgare, retaggio di un’intrinseca influenza religiosa o semplicemente frutto di poca fantasia. Sto parlando della Monachella (Oenanthe hispanica) e del Fraticello (Sternula albifrons), entrambi osservati in Alto Lario. Il famoso ornitologo Moltoni (LINK) così identificò l’etimologia del nome Monachella “per via del suo piumaggio13__Monachella(8) bianco e nero che ricorda l’abito di alcuni ordini monastici”.

 

 

 

 

 

Monachella, aprile, Provincia di Latina.

 

 

 

Più difficile è interpretare il nome dato al Fraticello. Moltoni, nonostante le sue abilità letterarie, si arrese scrivendo così: “Fraticello, forse per il suo piumaggio primaverile con capo nero e fronte bianca, che può ricordare quello di certi frati”. Come spesso è capitato infatti, chi si prese l’onere di attribuire il nome scientifico agli animali lo fece mettendo in evidenza caratteri o abitudini derivate da attenta osservazione. Di conseguenza vennero composti nomi molto appropriati, tra i quali ad esempio proprio quello del Fraticello che ha nel nome della specie albifrons parola composta latina, albus=bianco, e frons=fronte, in pratica fronte bianca, caratteristica ben visibile in questa specie. Più pragmatico è il nome volgare in inglese dove semplicemente viene chiamato Little Tern=piccola sterna. Infatti il Fraticello è il più piccolo uccello appartenete al genere delle sterne.

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Fraticello, aprile, Alto Lario (CO-LC).

Giusto per non farci mancare nulla della serie nomi “monastici” abbiamo anche il Fratino (Charadrius alexandrinus) un piccolo uccello abitualmente legato agli ambienti marini. 14

Fratino da disegno di John Gould (1867).

 

Visto che il Fraticello è definito specie “rara”, almeno dalle nostre parti, mi pare ovvio fornire alcune note a riguardo di questo uccello.

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Il Fraticello è una piccola sterna dalle dimensioni di circa 21-27 cm, dal peso di 45-60 g e di un’apertura alare di 45-55 cm.

Questa specie è presente in Eurasia, Africa e Oceania in aree frammentate. La specie presente nel continente americano è stata recentemente separata divenendo Sterna antillarum.

La popolazione paleartica del Fraticello ha abitudini prevalentemente costiere. In Europa è presente in estate come nidificante mentre trascorre l’inverno, tranne alcune eccezioni, lungo le coste dell’Africa occidentale e meridionale. Molte zone interne europee occupate fino alla prima metà del XX secolo sono state progressivamente abbandonate per varie cause ambientali.

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Distribuzione del Fraticello in Europa
Fonte www.birdguides.com

In Italia è nidificante in prevalenza nella Pianura Padana lungo alcuni fiumi con ampio alveo e soprattutto nelle lagune dell’alto Adriatico, mentre è più localizzata in Puglia, Sicilia, Sardegna.

Sul Lario, l’ultima osservazione accertata di questa specie risale al 1999. Troviamo riferimenti antecedenti nella collezione del Museo Ornitologico di Varenna con un esemplare datato 1963. Più genericamente, è segnato come “presenza rara” sia nel volume di Maurizio Monti “Ornitologia Comense - 1843”, sia nel “Catalogo ornitologico della provincia di Como e della Valtellina – 1870” del dottor Erasmo Buzzi.

Il Fraticello è specie in pericolo. Il suo decremento numerico è dovuto principalmente alla distruzione e la frammentazione degli habitat riproduttivi, il disturbo antropico (balneazione, pescatori, mezzi fuoristrada) e , durante la nidificazione, avvelenamento da pesticidi e la predazione di uova e pulcini da parte del Gabbiano reale, di ratti, Corvidi, cinghiale, cani e gatti randagi.

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Bibliografia

L'etimologia ed il significato dei nomi volgari e scientifici degli uccelli italiani – Edgardo Moltoni – Milano 1946.

Spagnesi M. & Serra L, 2003. Uccelli d’Italia – Quaderni di Conservazione della Natura Numero 16, Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica “Alessandro Ghigi”

Monti M., Ornitologia Comense, 1843.

Web

Catalogo ornitologico, quaderni derviesi -http://www.dervio.org/qd/gloss/ornit/index.htm

www.birdguides.com

http://www.avibirds.com/euhtml/Little_Tern.html

lunedì 20 agosto 2012

È iniziata la migrazione…

Solo pochi mesi fa descrivevo su queste pagine la migrazione primaverile, (tempo di migrare)ed ora siamo già nella migrazione post riproduttiva. Quest’anno pare che alcune specie abbiano anticipato il rientro nelle località di svernamento, Balie e Luì grossi sono segnalati con una decina di giorni di anticipo. Un uccello che invece inizia la migrazione regolarmente in questo periodo è il Falco pecchiaiolo (articolo a lui dedicato).
Per attraversare le Alpi e le Prealpi, questi uccelli utilizzano rotte migratorie “storiche”, vere strade dei cieli. Nella nostra zona, tra il lago di Como e le Prealpi Orobiche, alcuni ricercatori del CROS Varenna  si sono impegnati nel controllare periodicamente alcune località che teoricamente potrebbero essere interessanti da questo punto di vista.
Oggi racconterò lo svolgere di una giornata passata di birdwatching ricca di emozioni.

L’estate che stiamo vivendo è particolarmente calda, quasi da record, infatti anche sui rilievi montani la temperatura si fa sentire. Ci troviamo sull’alpe Giumello (LC), sulle pendici del Monte Muggio ed il panorama è offuscato dalla calura.

Ben diversa appare la vista del paesaggio in una giornata limpida. Lo sguardo spazia sul ramo del lago di Como con la punta di Bellagio, il promontorio del Balbianello. 

Il Lago di Como e il Lago di Lugano.

Gli uccelli migratori detti ” veleggiatori”, come ad esempio i falchi,  utilizzano le correnti d’aria ascensionali per portarsi in quota e poi planare fino ad agganciare un’altra termica, questo gli permette di ridurre al minimo il dispendio di energia. Sui pendii montani queste correnti si formano spontaneamente e per tale motivo il monte Muggio è il luogo ideale per osservare questi uccelli.
Prateria del monte Muggio con la sponda occidentale dell’alto Lario.
Due Falchi pecchiaioli in termica scompaiono nel cielo.
Falco pecchiaiolo.
Oltre ai Pecchiaioli, la migrazione coinvolge altri rapaci.
Poiana.
La sorpresa è osservare, molto lontana dal nostro appostamento, un’Albanella minore impegnata nella caccia mentre volteggia sul crinale.

 Albanella minore, giovane dell’anno, Monte Muggio.
L'Albanella minore è specie nidificante e migratrice in Europa, nelle nostre zone le rare osservazioni di questa specie si fanno solo durante le migrazioni.
Questa specie è in forte diminuzione a causa della scomparsa delle steppe naturali, pertanto si è dovuta adattare a cacciare e a riprodursi quasi esclusivamente nei campi coltivati.
I nidi vengono rigorosamente posati sul terreno e per tale motivo la gran parte di questi viene distrutta da parte dei mezzi meccanici impiegati nella mietitura. Se a questo si aggiungono altri fattori come l'uso massiccio di pesticidi in agricoltura, il bracconaggio, la predazione di uova e nidiacei (da parte di mammiferi e corvidi) l’Albanella minore è messa in serio pericolo.
Albanella minore, maschio, Germania.
Le sorprese non finisco qui: un amico mi chiama al telefono informandomi che uno stormo di 48 Cicogne bianche ha trascorso la notte nella Riserva del Pian di Spagna.  Il gruppo si è involato ed io trovandomi più a sud sul monte Muggio attendo speranzoso il suo passaggio. Bastano infatti pochi minuti e lo vedo arrivare in volo sul lago provando una grande emozione.

Cicogne bianche sopra Bellano.
 La giornata termina con un gracchiante volo di Corvi imperiali

Il bello del birdwatching è condividere questi momenti con gli amici a due e a quattro zampe.