Pochi giorni fa ho avuto l’opportunità di fare una breve visita al Parco Nazionale del Gran Paradiso, in questo post vi propongo una serie di scatti.
Prima però voglio fare un breve accenno alla fiera di Sant’Orso che si è svolta ad Aosta il 30 e 31 gennaio e che è considerata la più antica del mondo.
Questa manifestazione propone i prodotti ricavati dalle attività tradizionali delle vallate valdostane: scultura ed intaglio su legno, lavorazione del ferro battuto, tessitura del “drap” (stoffa in lana lavorata su antichi telai in legno), merletti, attrezzi in legno per la campagna e per la casa. La straordinarietà di questo evento va ricercata nelle sue origini, la tradizione fa risalire la nascita di questa fiera nell’anno 1000.
Alcuni racconti leggendari narrano che tutto ebbe inizio proprio di fronte alla Collegiata che porta il nome di Sant’Orso, la chiesa dove il Santo, vissuto prima del IX secolo, sarebbe stato solito distribuire ai poveri, indumenti, attrezzi di legno per il lavoro dei campi e “sabot”, tipiche calzature in legno ancor’oggi presentate alla fiera.
Nonostante la leggenda la collochi all’inizio del millennio, i primi documenti storici che citano questo evento sono risalenti all’anno 1243.
Il lavoro artigianale è nato nelle lunghe e fredde giornate invernali dove gli abitanti dei territori montani erano impossibilitati dalle condizioni climatiche a proseguire le loro attività agricole e pastorizie, adoperandosi nella costruzione di attrezzi e/o sculture in legno per poi ricavarne un guadagno seppur minimo. Come è facilmente immaginabile, la vita in questi territori non era cosa semplice, poiché l’essere umano non è dotato di caratteristiche fisiche tali da affrontare facilmente il clima rigido invernale, pertanto con il trascorrere dei secoli l’uomo ha sviluppato la sua capacità di creare strumenti utili a superare i rigori dell’inverno.
Il tipico artigianato valliginano denominato intaglio a punta di coltello.
Scultura in legno dove viene rappresentato l’interno di una dimora dell’epoca dove i contadini condividevano l’abitazione con i propri animali per riscaldarsi nei rigidi inverni.
Oggi è giorno di festa anche per i passeri
Gli animali selvatici, a differenza degli uomini, nel corso della loro evoluzione hanno sviluppato strategie diverse di sopravvivenza: gran parte degli uccelli migrano in territori idonei, i mammiferi sviluppano determinati adattamenti in base alle loro caratteristiche peculiari, ad esempio le marmotte si rintanano e vanno in letargo riducendo al minimo le proprie funzioni vitali rimanendo in stato di quiescenza abbassando la temperatura corporea e nutrendosi delle riserve di grasso immagazzinate durante i mesi autunnali. Altri mammiferi come ad esempio gli ungulati, trascorrono l’inverno nei boschi e sulle rocce alla ricerca di cibo.
Trovarsi immersi nel suggestivo paesaggio montano invernale con i suoi animali selvatici regala un misto di suggestioni e stupore e con queste immagini mi auguro di potervi trasmettere le emozioni che ho provato visitando la Val di Cogne nel Parco Nazionale del Gran Paradiso.
Il piccolo borgo di Lillaz si risveglia in una classica giornata invernale.
A Cogne nevica copiosamente.
Il volo inconfondibile delle cesene (Turdus pilaris), che affamate sono attratte dalle ultime bacche rimaste di sorbo degli uccellatori.
La pecceta è ricamata dalla neve
I semi contenuti negli strobili di abete rosso sono una ricca fonte di cibo per piccoli roditori e per alcuni uccelli che non abbandonano la montagna in inverno, tra questi…
il crociere (Loxia curvirostra) che calendarizza la propria nidificazione in funzione con la maturazione di questi semi…
…e la cincia alpestre (Poecile montanus) che ne trae un importante fonte di sostentamento.
Il paesaggio è davvero suggestivo…
…nel cielo grigio in lontananza volteggiano due aquile reali (Aquila chrysaetos), per loro è già iniziata la stagione della riproduzione.
Questo è il regno del camoscio, che grazie alla decennale protezione dovuta all’istituzione del Parco si lascia avvicinare senza timore.
In questo periodo predilige il bosco, dove più facilmente si può alimentare in qualche raro spazio lasciato libero dalla neve.
…una femmina con il suo capretto.
nonostante siano abituati alla neve, trovano difficoltà muoversi nella spessa coltre nevosa.
Lo stambecco frequentando le ripide pareti rocciose dove la neve non raggiunge spessori alti trova sempre qualcosa per alimentarsi
la pernice bianca, in mancanza di altro, si accontenta di piccoli rametti…
Sul candido manto una lepre bianca allarmata fugge sollevando sbuffi di neve.
si ritorna a valle e vicino alle baite ci aspetta uno bella sorpresa…
una volpe è in cerca di cibo, la fame e la sua dieta onnivora la spinge fino alle case del suo peggior nemico, l’uomo.
la giornata volge al termine e il piccolo paese sta per riaddormentarsi.
strepitoso ...come sempre Livy
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