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domenica 28 settembre 2014

Il culbianco, un incredibile viaggiatore

A settembre le praterie alpine si tingono di caldi colori. E’ terminata la stagione riproduttiva degli uccelli e poche sono le fioriture ed è tempo di prepararsi alla brutta stagione: la pernice bianca (LINK del post dedicato) muterà il piumaggio ma resterà in questi luoghi, il sordone a breve si trasferirà a fondovalle, il piviere tortolino (LINK del post dedicato) sosterà qui solo per un breve periodo per poi proseguire il suo viaggio verso i quartieri di svernamento e per altri passeriformi, che qui hanno nidificato, sarà tempo di migrare. Tra questi vi è il culbianco, uno straordinario viaggiatore.

La prateria alpina nei primi giorni di settembre.

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Le nubi si stagliano sul cielo, l’aria è frizzante, l’ambiente è suggestivo.

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La genziana germanica (Gentiana germanica) è, tra i fiori, l’ultima a sbocciare.

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Anfibi e rettili, essendo eterotermi, cioè incapaci di regolare la temperatura, passeranno l’inverno in tane o sotto il fango.

6_Rana temporaria (22)

 

 

 

 

 

 

Rana temporaria (Rana temporaria)

 

 

7_Lucertola vivipara (9)

 

 

 

 

 

 

Lucertola vivipara (Zootoca vivipara)

 

 

 

Tra i mammiferi, la marmotta si rintanerà e inizierà il suo lungo sonno invernale (letargo). Mette in atto cioè una straordinaria strategia evolutiva per superare le rigidità climatiche dell’alta montagna.

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Marmotta (Marmota marmota)

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La pernice bianca (Lagopus muta) in questo periodo ha il piumaggio ideale per confondersi con le rocce e a breve diventerà candida come la neve.

9_Pernice bianca (6)

 

 

 

 

 

 

Il sordone (Prunella collaris) è alla ricerca del cibo nel suo tipico ambiente roccioso. In inverno utilizzerà lo stesso habitat ma a fondovalle.

10_Sordone (12)

 

11_Piviere tortolino (206)

 

 

 

Un gruppetto di pivieri tortolini (Charadrius morinellus) è in sosta migratoria sulla prateria alpina.

 

 

 

11_Piviere tortolino (182)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tra tutti questi frequentatori della prateria alpina c’è anche il culbianco, il protagonista di questo post.

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Gli ultimi giorni di settembre sono anche gli ultimi di permanenza nella prateria alpina
di questo giovane Culbianco
, presto inizierà il suo lungo viaggio migratorio.

 

Il culbianco (Oenanthe oenanthe) è un piccolo passeriforme migratore a lungo raggio con un areale riproduttivo molto ampio, che si estende dalle latitudini più elevate a quelle medie dell’intero continente euroasiatico. Questa specie appartiene all’ordine dei Passeriformi e alla famiglia dei Turdidi. Il curioso nome Culbianco è dato dal colore bianco delle piume del sopracoda mentre Oenánthe deriva dal greco oinánthe = un uccello che compare quando spuntano le gemme della vite, citato da Aristotele: è parola composta da óine = vite e ánthos = germoglio (1).

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Maschio di culbianco in abito riproduttivo.

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Femmina di culbianco in abito riproduttivo.

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Il culbianco è una specie politipica. In Italia è presente come nidificante la sottospecie libanotica. Le sue dimensioni sono di circa 15 cm per una apertura alare di circa 25-30 cm e il suo peso si aggira intono ai 25 grammi.

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Culbianco adulto e giovane nei pressi del nido.

15_Culbianco (18)

 

Questa specie è legata principalmente al terreno per la nidificazione e frequenta le praterie alpine e le zone di morena raggiungendo quote di 3000 metri in Europa e oltre i 4000 metri in Asia. Durante le migrazioni frequenta spazi aperti di varia tipologia come campi agricoli o spiagge.

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Culbianco in abito di transizione post riproduttivo.

 

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Come detto precedentemente, il culbianco è ampiamente distribuito da oriente a occidente – tra Nord America, Europa, Medio Oriente e Asia centrale – e da nord a sud, dallo Stretto di Bering all’Africa con popolazioni che raggiungono l’Alaska, il Canada e la Groenlandia. Terminata la stagione riproduttiva, le popolazioni estreme percorrono un viaggio migratorio che tra i Passeriformi è il più lungo in assoluto che li porta a svernare in Africa a Sud del Sahara, tra Senegal e Sudan e Zambia. Pa17_Culbianco (14)rticolare interessante è il fatto che il culbianco della popolazione Neartica sverni in Africa con la popolazione euroasiatica. Infatti, salvo rarissime eccezioni, non sono mai stati riscontrati svernamenti in zone temperate dell’America. Recentemente si ha avuto conferma di questa particolarità migratoria grazie ad uno studio effettuato da un gruppo di ricercatori, i quali hanno pubblicato un interessante articolo (LINK) in cui viene descritto che ad un gruppo di 46 individui è stato apposto un microscopico geolocator un dispositivo dal peso di 1,4 g che rileva con precisione la posizione giornaliera).

Culbianco in migrazione, ottobre, Pian di Spagna (CO).

Solo 4 geolocator hanno prodotto dati sufficienti, utilizzati poi dai ricercatori, confermando che anche le popolazioni canadesi, nordamericane o dell’Alaska svernano in Africa percorrendo un’incredibile viaggio trans-continentale che li porta ad attraversare lo stretto di Bering, la Siberia, le catene montuose asiatiche, il deserto arabico per un totale di ben 14.600 km tra la zona di riproduzione a quella di svernamento. Da questi risultati viene quindi naturale chiedersi quanto tempo il culbianco impieghi a fare tutta questa strada! L’articolo risponde riportando l’interessante dato che la migrazione primaverile e quella autunnale seguono le medesime rotte ma con tempi diversi: la popolazione canadese, nello specifico la sottospecie leucorhoa, ha percorso circa 290 km al giorno in autunno (850 km durante l’attraversamento dell’Oceano Atlantico) invece in primavera la media è stata di 130 km al giorno. Al contrario, la popolazione dell'Alaska a cui appartiene la sottospecie nominale ha percorso circa 160 km al giorno in autunno e 250 km in primavera.

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Rotte di migrazione e svernamento.
Punto grigio zona di riproduzione, blu di migrazione autunnale e arancio di migrazione primaverile.
Biology Letters - www.royalsocietypublishing.org

L’articolo termina con questa affermazione: In rapporto alle dimensioni del corpo, questo è uno dei viaggi migratori più lungo compiuto da tutti gli uccelli del mondo e solleva domande su come un uccello di queste dimensioni sia in grado di intraprendere con successo una tale fatica due volte l'anno, in particolare, per giovani inesperti di migrazione.

E questa è una domanda che mi sono posto anch’io quando nel mese di giugno mi sono imbattuto in questo pulcino di culbianco appena involato…

19_Culbianco (11)

Pertanto, non mi resta che augurare buon viaggio a questo intrepido passeriforme!

 

 

Bibliografia:

(1) Moltoni E., 1946, L’etimologia ed il significato dei nomi volgari e scientifici degli uccelli italiani – Milano

Brichetti, P. & Fracasso, G., 2008. Ornitologia Italiana Vol. 5 – Turdidae-cisticolidae. Alberto Perdisia Editore, Bologna.

giovedì 6 febbraio 2014

Tra natura e tradizioni

Pochi giorni fa ho avuto l’opportunità di fare una breve visita al Parco Nazionale del Gran Paradiso, in questo post vi propongo una serie di scatti.

Prima però voglio fare un breve accenno alla fiera di Sant’Orso che si è svolta ad Aosta il 30 e 31 gennaio e che è considerata la più antica del mondo.

10_Manifesto S Orso

Questa manifestazione propone i prodotti ricavati dalle attività tradizionali delle vallate valdostane: scultura ed intaglio su legno, lavorazione del ferro battuto, tessitura del “drap” (stoffa in lana lavorata su antichi telai in legno), merletti, attrezzi in legno per la campagna e per la casa. La straordinarietà di questo evento va ricercata nelle sue origini, la tradizione fa risalire la nascita di questa fiera nell’anno 1000.

Alcuni racconti leggendari narrano che tutto ebbe inizio proprio di fronte alla Collegiata che porta il nome di Sant’Orso, la chiesa dove il Santo, vissuto prima del IX secolo, sarebbe stato solito distribuire ai poveri, indumenti, attrezzi di legno per il lavoro dei campi e “sabot”, tipiche calzature in legno ancor’oggi presentate alla fiera. 

Nonostante la leggenda la collochi all’inizio del millennio, i primi documenti storici che citano questo evento sono risalenti all’anno 1243.

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Il lavoro artigianale è nato nelle lunghe e fredde giornate invernali dove gli abitanti dei territori montani erano impossibilitati dalle condizioni climatiche a proseguire le loro attività agricole e pastorizie, adoperandosi nella costruzione di attrezzi e/o sculture in legno per poi ricavarne un guadagno seppur minimo. Come è facilmente immaginabile, la vita in questi territori non era cosa semplice, poiché l’essere umano non è dotato di caratteristiche fisiche tali da affrontare facilmente il clima rigido invernale, pertanto con il trascorrere dei secoli l’uomo ha sviluppato la sua capacità di creare strumenti utili a superare i rigori dell’inverno.

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Il tipico artigianato valliginano denominato intaglio a punta di coltello.

 

 

 

 

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Scultura in legno dove viene rappresentato l’interno di una dimora dell’epoca dove i contadini condividevano l’abitazione con i propri animali per riscaldarsi nei rigidi inverni.

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Oggi è giorno di festa anche per i passeri

 

 

 

 

 

 

 

Gli animali selvatici, a differenza degli uomini, nel corso della loro evoluzione hanno sviluppato strategie diverse di sopravvivenza: gran parte degli uccelli migrano in territori idonei, i mammiferi sviluppano determinati adattamenti in base alle loro caratteristiche peculiari, ad esempio le marmotte si rintanano e vanno in letargo riducendo al minimo le proprie funzioni vitali rimanendo in stato di quiescenza abbassando la temperatura corporea e nutrendosi delle riserve di grasso immagazzinate durante i mesi autunnali. Altri mammiferi come ad esempio gli ungulati, trascorrono l’inverno nei boschi e sulle rocce alla ricerca di cibo.

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Trovarsi immersi  nel suggestivo paesaggio montano invernale con i suoi animali selvatici regala un misto di suggestioni e stupore e con queste immagini mi auguro di potervi trasmettere le emozioni che ho provato visitando la Val di Cogne nel Parco Nazionale del Gran Paradiso.

 

 

 

  Il piccolo borgo di Lillaz si risveglia in una classica giornata invernale.

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A Cogne nevica copiosamente.

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Il volo inconfondibile delle cesene (Turdus pilaris), che affamate sono attratte dalle ultime bacche rimaste di sorbo degli uccellatori.

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La pecceta è ricamata dalla neve

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I semi contenuti negli strobili di abete rosso sono una ricca fonte di cibo per piccoli roditori e per alcuni uccelli che non  abbandonano la montagna in inverno, tra questi…

 

 

 

 

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il crociere (Loxia curvirostra) che calendarizza la propria nidificazione in funzione con la maturazione di questi semi…

 

 

 

 

 

…e la cincia alpestre (Poecile montanus) che ne trae un importante fonte di sostentamento.

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Il paesaggio è davvero suggestivo…

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50_Aquila reale (45)

 

 

…nel cielo grigio in lontananza volteggiano due aquile reali (Aquila chrysaetos), per loro è già iniziata la stagione della  riproduzione.

 

 

 

 

 

Questo è il regno del camoscio, che grazie alla decennale protezione dovuta all’istituzione del Parco si lascia avvicinare senza timore.

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52_Camoscio (196)

 

 

In questo periodo predilige il bosco, dove più facilmente si può alimentare in qualche raro spazio lasciato libero dalla neve.

 

 

 

 

 

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…una femmina con il suo capretto.

 

 

 

 

 

 

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nonostante siano abituati alla neve, trovano difficoltà muoversi nella spessa coltre nevosa.

 

 

 

 

 

 

 

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Lo stambecco frequentando le ripide pareti rocciose dove la neve non raggiunge spessori alti trova sempre qualcosa per alimentarsi

 

 

 

 

 

la pernice bianca, in mancanza di altro, si accontenta di piccoli rametti…

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Sul candido manto una lepre bianca allarmata fugge sollevando sbuffi di neve.

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si ritorna a valle e vicino alle baite ci aspetta uno bella sorpresa…

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una volpe è in cerca di cibo, la fame e la sua dieta onnivora la spinge fino alle case del suo peggior nemico, l’uomo.

 

 

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la giornata volge al termine e il piccolo paese sta per riaddormentarsi.

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