giovedì 8 novembre 2012

Sulle tracce dei camosci...

Sono passati pochi giorni dalla grande euforia riproduttiva dei cervi (vedi post) che hanno visto le vallate alpine riecheggiare di bramiti e battaglie per la conquista delle femmine. Sono ritornato nella stessa valle, una laterale della media Valtellina, per poter incontrare un altro splendido ungulato, il Camoscio.

Novembre è il periodo della riproduzione dove i maschi si contengono le femmine ingaggiando lunghe corse sui pendii, una prova di forza e di potenza da restare impressionati.

Con queste immagini cercherò di raccontarvi il diario di questa giornata dedicata al camoscio delle Alpi.

L’incantesimo dell’alba, in pochi istanti si apre il sipario sulla splendida veduta alpina.



In questo periodo, il bosco di larici è di un giallo intenso, con i primi raggi di sole questo colore si accende di tonalità dorate.

La neve scesa in anticipo è ricoperta da un particolare tappeto composto da aghi di larice.



La cincia mora.

La cincia dal ciuffo.
La prateria alpina con le prime tracce del passaggio dei camosci.

Escrementi di camoscio.

Il Sordone.
L’incontro con un camoscio femmina e il suo capretto.

La prerogativa del camoscio è la segregazione dei sessi. La struttura sociale di base, di tipo matriarcale, è fondata sul legame madre-piccolo, che si ripete nei gruppi di femmine ai quali si aggiungono gli individui giovani e le femmine subadulte; i maschi adulti e subadulti vivono solitari o in piccoli gruppi instabili di pochi individui. I branchi sono “aperti”, con passaggio di animali da un gruppo all’altro e la loro numerosità è variabile in relazione alla stagione.

Salendo di quota il terreno è coperto dalla neve, le impronte testimoniano il passaggio dei camosci, ora bisogna scovarli tra le rocce.

Impronta di camoscio.


Il Camoscio delle Alpi.
Il camoscio alpino (Rupicapra rupicapra) appartiene alla famiglia dei Bovidi. Questa specie è molto somigliante alle altre specie del genere Rupricapra: il camoscio dei Pirenei (Rupicapra pyrenaica) e il camoscio Appenninico (SSp. Rupicapra pyrenaica ornata), quest'ultima endemica dell'Appennino Italiano centrale.

Il camoscio è un Ungulato molto agile e potente, dotato di un cuore dalle spesse pareti muscolari che gli garantiscono una frequenza cardiaca di circa 200 battiti al minuto. I Polmoni sono generalmente molto sviluppati, queste caratteristiche permettono al camoscio di poter risalire i ripidi e lunghi pendii delle montagne senza dover ricorrere a sforzi eccessivi.

Il maschio adulto raggiunge all’incirca il peso di 50 Kg, mentre la femmina 40 Kg.


Gli zoccoli del camoscio sono di forma triangolare, quello anteriore è nettamente più grande di quello posteriore. Gli zoccoli hanno bordi taglienti, per aumentare l’aderenza su substrati duri come la roccia o il ghiaccio, inoltre possiedono una membrana interdigitale che permette di aumentare la superficie d’appoggio della zampa e facilita la progressione su terreni innevati. Altra prerogativa dello zoccolo è data dalla solea morbida ed elastica che facilita l’aderenza sulla roccia liscia, un fantastico adattamento all’ambiente estremo della montagna.


Da fine ottobre a metà dicembre i maschi adulti, solitamente più tolleranti, si fanno aggressivi verso i loro simili, compiendo spostamenti anche notevoli alla ricerca delle femmine e difendendole all’interno di piccoli territori, da cui scacciano tutti gli altri maschi.

Le corna, relativamente piccole, sono permanenti (a differenza dei Cervidi, che le hanno caduche e sono più propriamente definite Palchi), comuni ai due sessi e presentano una tipica forma ad uncino. In media raggiungono una lunghezza di 20–25 cm.
La crescita annuale delle corna avviene a fasi alterne: durante la primavera, si ha la produzione di tessuto corneo, che si deposita alla base dell'astuccio; in inverno il processo si arresta, per effetto della variazione di luce e la carenza di nutrimento. Si formano così dei solchi anulari, visibili sulla superficie esterna del rivestimento corneo: si tratta dei cosiddetti "anelli di crescita" (o "anelli di giunzione"), il cui conteggio permette una valutazione attendibile dell'età dell'animale.

Siamo circa all’altitudine di 2300 metri, nonostante l’ambiente severo della montagna in questo periodo, su di un masso si posa un Cardellino, è in migrazione ed ha appena passato il valico… che spettacolo la  migrazione degli uccelli…

Il cardellino.
 Il sole sta tramontando ed è giunta l’ora di rientrare.

 L’alba è magica, ma il tramonto lascia senza parole…

Bibliografia:
UNGULATI DELLE ALPI – Nitida Immagine Editrice – 2005
ATLANTE DEI MAMMIFERI DELLA LOMBARDIA – Regione Lombardia - 2001



1 commento:

  1. Bravo sempre tutto bello!!!!!! ma ormai sei passato sul mio libro nero ;-))

    ciauz

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