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domenica 5 gennaio 2014

sabato 21 dicembre 2013

Solstizio d'inverno

Oggi 21 dicembre alle ore 12:11 inizia ufficialmente l'inverno.

Una folaga, il sole d’inverno, il lago ed ecco alcune immagini del mio personale solstizio invernale.

1_Folaga sole_Varenna (1) (Medium)

 2_Folaga sole_Varenna (3) (Medium)

 3_Folaga sole_Varenna (8) (Medium)

 4_Folaga sole_Varenna (2) (Medium)

Un popolare e diffuso detto recita: “Santa Lucia è il giorno più corto che ci sia”, ma dato che questa ricorrenza cade il 13 e non il 21 dove sta l’errore?

Curiosando nel web ho trovato questo articolo di Franco Martinelli di cui propongo di seguito qualche spunto di riflessione.

Fino al 1582 era in uso il Calendario Giuliano che per errori di arrotondamento aveva perso di circa 10 giorni il sincronismo con gli eventi astronomici e stagionali; in tale periodo il solstizio d’inverno cadeva proprio intorno al 13. La riforma del calendario attuata in quell’anno da Papa Gregorio XIII comportò la soppressione dei giorni eccedenti riportando il solstizio alla sua data tradizionale, cioè il 21. Ciò nonostante il proverbio è rimasto nell’uso corrente ed è tutt’oggi usato sebbene impropriamente. Però il caso vuole che in prossimità del 13 dicembre si verifichi che i sole tramonti più presto che al solstizio del 21dicembre, questo dipende dal fatto che mentre la Terra ruota su se stessa con velocità costante, non fa altrettanto nella sua rivoluzione intorno al Sole, provocando così una differenza variabile fra l’ora solare vera e quella segnata dai nostri orologi. L’anticipo che il Sole ha sui nostri orologi si riduce molto rapidamente all’inizio di dicembre (perde 8 minuti in 20 giorni), mentre cala la velocità con cui le giornate si accorciano (le giornate si accorciano di quasi 2 minuti all’inizio del mese mentre al solstizio sono costanti). Per questo il Sole riesce a tramontare con 3 minuti di anticipo attorno Santa Lucia rispetto al solstizio, ma visto che il sorgere del sole è ritardato di alcuni minuti in definitiva resta il 21 dicembre il giorno più corto dell’anno.

SOLSTIZIO INVERNALE: IL 21 O IL 22?
Per tradizione popolare il Solstizio invernale è associato al 21 di Dicembre, ma non sempre esso si verifica in tale giorno. Come noto l’anno solare è lungo 365 giorni 5 ore e 49 minuti circa, mentre l’anno civile, essendo necessariamente costituito da giorni interi trascura le briciole e si ferma a 365.

Questo significa che ogni anno di calendario noi lasciamo per la strada queste briciole che determinano uno sfasamento progressivo rispetto ai fenomeni astronomici a ciclo annuo. Per recuperare questo sfasamento, come è noto a tutti, ogni quattro anni viene aggiunto un giorno all’anno civile, riportando così le cose (quasi) a posto.

Questo comporta che il Solstizio ogni anno cada circa 6 ore più tardi rispetto all’anno precedente. Quando cade un anno bisestile, conservandosi immutato l’incremento annuale di circa 6 ore, si avrà però un salto all’indietro di un giorno, grazie all‘inserimento del 29 Febbraio.
L’imperfezione quindi del nostro calendario fa sì che il Solstizio invernale (ma non solo esso; questa regola ovviamente vale anche per quello estivo e per gli equinozi) oscilli attualmente tra il 21 ed il 22. C’è da sottolineare che aggiungere un giorno intero ogni quattro anni non riporta esattamente le cose a loro posto; si aggiunge qualcosa di troppo che però questa volta viene recuperato ogni quattrocento anni. Resta pertanto una sorta di deriva temporale che fa sì che, in un lungo periodo, la oscillazione delle date non si fermi al 21 e al 22 ma, ogni tanto sfori sia verso il 20 che il 23. Così ad esempio l’ultima volta che il Solstizio si è verificato il 23 Dicembre risale al 1903 iniziando una lunga serie ininterrotta di 36 anni in cui poi è caduto sempre di 22. La prossima volta che cadrà il 20 sarà l’anno 2080 alternandosi con il 21 fino al 2101 per por scomparire dal calendario per quasi quattrocento anni.

DIES NATALIS INVICTI SOLIS.
A questo punto di svolta del Sole che, dopo essere arrivato al punto più basso del suo percorso stagionale torna ad allungare le giornate, gli antichi Romani (ma anche se in modo diverso un po’ tutte le altre civiltà del mondo) associarono la festa della nascita del Sole Invitto, del Sole cioè che tornava a illuminare le giornate e scaldare il suolo. Questa festività segnava la fine del ciclo negativo del Sole e l’inizio di un nuovo periodo stagionale. Il nostro odierno Capodanno, che cade molto prossimo al Solstizio, origina appunto da questa festa. Ma non solo; anche il Santo Natale deve la collocazione della sua data proprio a questa ricorrenza. Nel IV secolo Papa Liborio volle sovrapporre alla festa pagana del Sole Invitto la festa cristiana del Natale di Gesù Cristo. Solo successivamente le tre ricorrenze (Natale, Capodanno e Solstizio), nelle vicissitudini delle riforme calendariali e forse anche per esigenze liturgiche, si sono separate. La loro vicinanza però testimonia ancora oggi la loro comune origine.

domenica 23 dicembre 2012

Rosso di sera bel tempo si spera


Come ultimo post dell’anno, chiudo in bellezza regalandovi i seguenti scatti che immortalano senza alcun tipo di elaborazione o aggiunta di filtri lo spettacolo del nostro lago.









mercoledì 12 dicembre 2012

Tre giorni segnati dal “meteo”

In questi ultimi giorni si sono susseguite diverse condizioni atmosferiche che hanno modificato il paesaggio.

Il lunedì si è assistito ad un vento impetuoso che ha sollevato spruzzi d’acqua ricamando il cielo.



Un impettito Edredone affronta le onde.

Martedì, calato il vento ci si gode il tiepido sole invernale: due improvvisati ballerini incuriosiscono tre germani reali mentre una coppia di anziani si gode il tramonto.

Il lago si accende di colori.




Dopo solo una giornata il paesaggio si è completamente modificato mantenendo la sua atmosfera romantica.











lunedì 10 dicembre 2012

Una fredda giornata in Pian di Spagna

Le prime luci dell’alba timidamente illuminano i campi in riposo invernale del Pian di Spagna. E’ una mattinata fredda di quelle che ti aprono i polmoni e i monti circondanti sono velati da leggere nubi.
Una sensazione di totale solitudine… un piacere immenso…





Le cime innevate fanno da cornice al luogo.


Un infreddolito Pettirosso. Beh non sono solo!

Un solitario cavallo scorazza libero sul terreno ghiacciato.

È in questo magico momento che un particolare canto rompe il silenzio:

Non ci posso credere! Solitario in mezzo ad un prato, scorgo un Piviere dorato (Pluvialis apricaria).
Questa rarità va documentata!

Il Piviere dorato è un limicolo appartenente alla famiglia dei Caradridi.

L’areale riproduttivo del Piviere dorato comprende le zone della Tundra artica dell’Europa settentrionale tra l’Islanda e la Siberia centrale. I siti di nidificazione più meridionali sono in Gran Bretagna e Germania settentrionale. I quartieri di svernamento si estendono in Europa centrale e meridionale (compresa l'Italia), in Africa settentrionale, nella Penisola Arabica e in Africa occidentale a sud del Marocco.
In Italia è presente tra settembre e aprile soprattutto nelle zone pianeggianti dell’Italia settentrionale (Emilia-Romagna, Puglia e costa tirrenica toscana e laziale). In Pian di Spagna è una rarità. Negli ultimi decenni pochissime sono state le osservazioni di questo uccello in questa zona.


Il Piviere dorato durante l’estate ha una colorazione bruna. Con l’arrivo della stagione fredda il piumaggio si tinge delle caratteristiche macchie giallo oro, da cui ne deriva il nome.
*Disegno di Piviere dorato, realizzato da U. Catalano per la pubblicazione “Iconografia degli Uccelli D'Italia” edito dall’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica.

giovedì 8 novembre 2012

Sulle tracce dei camosci...

Sono passati pochi giorni dalla grande euforia riproduttiva dei cervi (vedi post) che hanno visto le vallate alpine riecheggiare di bramiti e battaglie per la conquista delle femmine. Sono ritornato nella stessa valle, una laterale della media Valtellina, per poter incontrare un altro splendido ungulato, il Camoscio.

Novembre è il periodo della riproduzione dove i maschi si contengono le femmine ingaggiando lunghe corse sui pendii, una prova di forza e di potenza da restare impressionati.

Con queste immagini cercherò di raccontarvi il diario di questa giornata dedicata al camoscio delle Alpi.

L’incantesimo dell’alba, in pochi istanti si apre il sipario sulla splendida veduta alpina.



In questo periodo, il bosco di larici è di un giallo intenso, con i primi raggi di sole questo colore si accende di tonalità dorate.

La neve scesa in anticipo è ricoperta da un particolare tappeto composto da aghi di larice.



La cincia mora.

La cincia dal ciuffo.
La prateria alpina con le prime tracce del passaggio dei camosci.

Escrementi di camoscio.

Il Sordone.
L’incontro con un camoscio femmina e il suo capretto.

La prerogativa del camoscio è la segregazione dei sessi. La struttura sociale di base, di tipo matriarcale, è fondata sul legame madre-piccolo, che si ripete nei gruppi di femmine ai quali si aggiungono gli individui giovani e le femmine subadulte; i maschi adulti e subadulti vivono solitari o in piccoli gruppi instabili di pochi individui. I branchi sono “aperti”, con passaggio di animali da un gruppo all’altro e la loro numerosità è variabile in relazione alla stagione.

Salendo di quota il terreno è coperto dalla neve, le impronte testimoniano il passaggio dei camosci, ora bisogna scovarli tra le rocce.

Impronta di camoscio.


Il Camoscio delle Alpi.
Il camoscio alpino (Rupicapra rupicapra) appartiene alla famiglia dei Bovidi. Questa specie è molto somigliante alle altre specie del genere Rupricapra: il camoscio dei Pirenei (Rupicapra pyrenaica) e il camoscio Appenninico (SSp. Rupicapra pyrenaica ornata), quest'ultima endemica dell'Appennino Italiano centrale.

Il camoscio è un Ungulato molto agile e potente, dotato di un cuore dalle spesse pareti muscolari che gli garantiscono una frequenza cardiaca di circa 200 battiti al minuto. I Polmoni sono generalmente molto sviluppati, queste caratteristiche permettono al camoscio di poter risalire i ripidi e lunghi pendii delle montagne senza dover ricorrere a sforzi eccessivi.

Il maschio adulto raggiunge all’incirca il peso di 50 Kg, mentre la femmina 40 Kg.


Gli zoccoli del camoscio sono di forma triangolare, quello anteriore è nettamente più grande di quello posteriore. Gli zoccoli hanno bordi taglienti, per aumentare l’aderenza su substrati duri come la roccia o il ghiaccio, inoltre possiedono una membrana interdigitale che permette di aumentare la superficie d’appoggio della zampa e facilita la progressione su terreni innevati. Altra prerogativa dello zoccolo è data dalla solea morbida ed elastica che facilita l’aderenza sulla roccia liscia, un fantastico adattamento all’ambiente estremo della montagna.


Da fine ottobre a metà dicembre i maschi adulti, solitamente più tolleranti, si fanno aggressivi verso i loro simili, compiendo spostamenti anche notevoli alla ricerca delle femmine e difendendole all’interno di piccoli territori, da cui scacciano tutti gli altri maschi.

Le corna, relativamente piccole, sono permanenti (a differenza dei Cervidi, che le hanno caduche e sono più propriamente definite Palchi), comuni ai due sessi e presentano una tipica forma ad uncino. In media raggiungono una lunghezza di 20–25 cm.
La crescita annuale delle corna avviene a fasi alterne: durante la primavera, si ha la produzione di tessuto corneo, che si deposita alla base dell'astuccio; in inverno il processo si arresta, per effetto della variazione di luce e la carenza di nutrimento. Si formano così dei solchi anulari, visibili sulla superficie esterna del rivestimento corneo: si tratta dei cosiddetti "anelli di crescita" (o "anelli di giunzione"), il cui conteggio permette una valutazione attendibile dell'età dell'animale.

Siamo circa all’altitudine di 2300 metri, nonostante l’ambiente severo della montagna in questo periodo, su di un masso si posa un Cardellino, è in migrazione ed ha appena passato il valico… che spettacolo la  migrazione degli uccelli…

Il cardellino.
 Il sole sta tramontando ed è giunta l’ora di rientrare.

 L’alba è magica, ma il tramonto lascia senza parole…

Bibliografia:
UNGULATI DELLE ALPI – Nitida Immagine Editrice – 2005
ATLANTE DEI MAMMIFERI DELLA LOMBARDIA – Regione Lombardia - 2001