sabato 15 luglio 2017

Birdwatcher in trasferta: Bass Rock

L’isola di Bass Rock "una delle dodici meraviglie del mondo", così la descrisse il famoso divulgatore e naturalista scientifico Sir David Attenborough. L’isola, con le sue 150.000 Sule (Morus bassanus) al culmine della stagione riproduttiva, è senza dubbio uno spettacolo incredibile e indimenticabile che colpisce anche chi non è particolarmente interessato all’ornitologia.1-2017-06-17_3_North-Berwick-scottish-seabird-centre_068

L’isola di Bass Rock vista da North Berwick. Nonostante la distanza si può notare anche ad occhio nudo un colore biancastro, questo è dovuto alla presenza di migliaia di Sule, se ne contano più di 50.000 coppie nidificanti così in poco spazio.

Sembra impossibile che una tale concentrazione di uccelli sia così vicina alla costa, infatti Bass Rock dista da quest’ultima non più di 2 km e 5 km a nord-est da North Berwick (una città poco distante da Edimburgo).

North Berwick, è famosa per ospitare la colonia di Sule più grande dell’Oceano Atlantico, per questo motivo qui è sorta la sede dello Scottish Seabird Center: un centro studi dedicato alla protezione della fauna selvatica. Le Sule sono inoltre una delle principali attrattive turistiche di North Berwick.2-2017-06-17_3_North-Berwick-scottish-seabird-centre_031

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La sede dello Scottish Seabird Center: al suo interno si trova una piccola esposizione didattica che racconta la vita naturale delle aree marine circostanti.

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Essere un Birdwatcher qui è la normalità.




L’isola di Bass Rock, nonostante sia una proprietà privata, è anche una zona altamente protetta e sorvegliata dagli addetti dello Scottish Seabird Center, sbarcarvi non è semplice poichè bisogna rivolgersi al Centro nautico scozzese che detiene i diritti di sbarco, i biglietti, oltre che essere molto costosi, vanno prenotati per tempo.

Risulta più semplice ed economico visitare l’isola rivolgendosi allo Scottish Seabird Center che, con due viaggi giornalieri, accompagna i visitatori a fare il periplo dell’isola di Bass Rock e del vicino isolotto di Craigleth.5-2017-06-17_2_North-Berwick_044

L’isolotto di Craigleith visto da North Berwick. Craigleith insieme a Bass Rock , Fidra e  Lamb costituiscono una catena di isole vicino a North Berwick. Tutte queste isole sono occupate da colonie di uccelli. 

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Urie e Gazze marine sugli scogli di Craigleith.

Lasciata l’isola di Craigleith ci dirigiamo a Bass Rock: questa isola è un ammasso di roccia vulcanica di forma più o meno circolare, dalla superficie di circa 3 ettari, cinta da scogliere ripide e alta 107 metri nel suo punto più elevato. Bass Rock è posta in prossimità della costa orientale della Scozia, vicino alla foce del Firth of Forth.

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Più ci si avvicina a Bass Rock più ci si rende conto della straordinarietà di questo luogo che accoglie migliaia gli uccelli che si possono osservare mentre volano intorno all’isola.

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L’isola è formata da ripide scogliere composte da rocce scure che si presentano biancastre per via della moltitudine di uccelli che la abitano e dei loro escrementi che la ricoprono.




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Il cielo è un brulicare di uccelli che fanno la spola verso le aree di pesca che a volte distano centinaia di chilometri dalla colonia di nidificazione. La presenza massiccia di questi uccelli rende difficile immaginare l’isola deserta con l’arrivo dell’autunno.


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Il versante meridionale dell’isola, meno scosceso rispetto agli altri versanti, forma una punta chiamata "East Landing". In quest’area sono presenti i resti di un'antica cappella, le rovine di una fortezza risalente al XV secolo e un faro datato 1902.




Il nome scientifico della Sula è Morus bassanus. Il nome del Genere Morus deriva dal greco antico moros = sciocco, per via della confidenza che hanno questi uccelli nei confronti dell’uomo. Durante il periodo 13-2017-06-17_Sula_Bass-Rock_106riproduttivo le giovani sule si lasciavano avvicinare e uccidere facilmente. Mentre il nome della specie bassanus gli è stato attribuito come proveniente dalle scogliere di Bass Rock.








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Le Sule sono uccelli pelagici di grandi dimensioni, con ali strette ed appuntite e larghe circa due metri, adatte sia al volo veleggiato che al volo battuto e che consentono loro di fare vere e proprie acrobazie aeree.



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Il corpo massiccio è molto affusolato con la coda cuneiforme e lunga. La Sula ha una lunghezza di circa 85-100 cm, la testa è grossa con un caratteristico b15-2 2017-06-17_Sula_Bass-Rock_276ecco forte e allungato sul quale le narici, due semplici fessure, non comunicano con la faringe
(le narici vere sono all’interno del becco).




Lo straordinario adattamento evolutivo della Sula è dovuto alla sua particolare attività di pesca durante la quale questi uccelli piombano in mare come un missile da altezze di circa 30 metri, scendendo ad una velocità di oltre 100 kmh immergendosi in profondità sulla preda. La precisione di questa caccia è data anche dal posizionamento degli occhi situati abbastanza lontani tra loro che favoriscono una visione binoculare che permette di valutare la distanza dalla preda con accuratezza. L'impatto con l’acqua è attutito da sacche aeree poste sotto pelle nel petto, un vero air-bag. La velocità e l’impatto colpiscono e stordiscono il pesce che la Sula deglutisce prima di tornare in superficie.16



La Sula durante la pesca è un missile,
si tuffa dall’alto ad alta velocità sulla preda.
Foto di: Mike Pennington, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=13050584


Le sule si riproducono generalmente in colonie numerose, normalmente depongono un solo uovo, i pulcini alla nascita pesano circa 60 g e grazie alla costante cura dei genitori, dopo dodici settimane, crescono incredibilmente raggiungendo il peso di 4.500 g. Una volta adulti pesano 2.000-3.600 g.

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Le sule costruiscono una sorta di nido composto da materiali vegetali raccolti in mare,
dove depongono generalmente un singolo uovo che verrà incubato per 45 giorni.

Un genitore presiede costantemente il nido mentre l’altro si occupa di recuperare il cibo, questo può portare a spingersi fino a notevoli distanze. Non è insolito che l'uccello rimanga a vegliare sul nido per trenta ore mentre il compagno è alla ricerca di cibo. Tra agosto e settembre i giovani lasciano la scogliera e si apprestano ad imparare a volare. La selezione naturale è molto alta: tre quarti dei giovani periscono prima di raggiungere l'indipendenza. In ottobre, la maggior parte di loro vola verso sud fino al Mediterraneo e molti fino all'equatore, raggiungendo il Golfo di Guinea. Le Sule fanno poi ritorno nei loro territori di nidificazione nel mese di gennaio. Sorprendentemente la sula ritorna ogni anno allo stesso sito di nidificazione per rincontrarsi con lo stesso compagno.

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Impressionante concentrazione di coppie di Sule in nidificazione.

Il territorio di nidificazione più importante per le Sule è il Regno Unito con circa due terzi della popolazione mondiale di questa specie.  Sono presenti principalmente in Scozia ed il resto della popolazione mondiale è distribuito tra Canada, Irlanda e con numeri più ridotti in Francia, Norvegia e Germania.20-Basstölpel_(Sula_bassana)_world

Distribuzione della Sula (Morus bassanus): i punti verdi indicano le principali colonie riproduttive
mentre quelli azzurri le aree di svernamento.
Fonte Wikimedia autore Jonathan Hornung dominio pubblico.
https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Basst%C3%B6lpel_(Sula_bassana)_world.png

La Sula raggiunge l’età adulta a circa quattro anni. Nel primo anno di vita questi uccelli sono completamente neri ed i piumaggi con il trascorrere del tempo, mostrano una quantità sempre maggiore di bianco. L’aspettativa di vita di questa specie è di 25 anni.

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Sula con residue parti scure che indicano che questo individuo è un sub-adulto.

La specie subisce una forte perdita negli individui immaturi che non sanno ancora volare, di contro, negli adulti, la mortalità è bassissima poichè i predatori naturali sono pochi e irrilevanti

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Una coppia di Sule per nulla intimidite dalla nostra presenza.

Le giovani Sule sono state storicamente utilizzate come fonte di cibo, una tradizione praticata ancora ad oggi che si osserva presso le isole Ebridi in Scozia dove questi uccelli rappresentano un piatto tipico locale.

Nel Regno Unito è vietato uccidere le Sule, nonostante questo, presso le Ebridi vi è una deroga di questa legge. Ciò provoca contestazioni da parte degli ambientalisti.

La mattanza delle giovani sule, in passato veniva eseguita da uomini che si calavano con le corde sulla scogliera e con un bastone colpivano sul capo i grassi pulcini gettandoli poi in mare, dove altri uomini in barca li raccoglievano. Verso la fine del XIX secolo i bastoni vennero sostituiti dai fucili e i poveri uccelli venivano colpiti direttamente dalle imbarcazioni. Questa pratica fu interrotta con l’intervento della "legge sugli uccelli selvatici" del 1880, nella quale viene menzionata la salvaguardia della Sula. La popolazione di questa specie ad oggi è incrementata al tal punto da non suscitare preoccupazione sulla sua conservazione.

Meno cruenta ma sempre dannosa per questa specie era la pratica del prelievo delle uova dai nidi: si racconta infatti che la regina Vittoria avesse l’abitudine di mangiare queste uova per colazione.

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Sule in mare aperto nei pressi di Bass Rock.

L’interessante visita a Bass Rock è giunta al termine, mentre l’imbarcazione si allontana dall’isola, una sula ci segue quasi voglia salutarci.25-2017-06-17_Sula_Bass-Rock_340


Vedi anche Isola di May


Il modo migliore per osservare gli uccelli di Bass Rock e Craigleith è imbarcarsi da North Berwick. Queste escursioni sono organizzate tra i mesi di aprile e settembre, ma dipendono dalle condizioni meteorologiche. Le Sule sono presenti sull’isola da febbraio a ottobre. Per informazioni visitare il sito: dello Scottish Seabird Center https://seabird.org/index.php.


Bibliografia web
http://animaldiversity.org/accounts/Morus_bassanus/
http://www.bbc.com/news/uk-scotland-edinburgh-east-fife-31453488
http://www.northberwick.org.uk/bass.html

mercoledì 21 giugno 2017

Siamo in estate e il frinire della cicala riempie le calde giornate.

Oggi 21 giugno alle 04:24 UTC inizia l’estate astronomica e nell’aria risuona il frinire della cicala.

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Cicala (Cicada orni)

Il “canto” o meglio il “suono” della cicala tutti lo conoscono ma pochi possono testimoniare di averla vista almeno una volta nella vita. Spesso viene confusa da molti con il grillo campestre, altro insetto dal “canto” noto a tutti. Sono solo i maschi a “suonare”, grazie ad un apposito organo detto “timballo”: questo è situato sui fianchi, sotto le ali, ed è costituito da alcune lamine sovrapposte, collegate da tendini ad alcuni muscoli che contratti fanno piegare le lamine stesse, producendo il classico suono che viene amplificato da alcune casse di risonanza poste sotto il timballo. Il “frinire” delle cicale è un richiamo per attrarre la compagna e allo stesso tempo un segnale territoriale.2_Grillo-campestre_Monte-Bregagno-003

Grillo campestre (Gryllus campestris)

La cicala è intesa come simbolo dell’inoperosità, dell’ozio: il contrario della formica o dell’ape, simbolo della laboriosità.3_8034







Fregio raffigurante l’Ape operosa. Ornamento in uno studio privato di inizio secolo XX, a simboleggiare il lavoro dell’uomo.






È stato Jean de La Fontaine, scrittore e poeta francese del 1600, a consegnare alla storia la cicala come animale sfaccendato: “…L'estate passava felice per la cicala che si godeva il sole sulle foglie degli alberi e cantava, cantava, cantava. Venne il freddo e la cicala imprevidente si trovò senza un rifugio e senza cibo. Si ricordò che la formica per tutta l'estate aveva accumulato provviste nella sua calda casina sotto terra…”

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Ma si sa, questi giudizi sono solo fantasie umane: fortunatamente la natura ci ha regalato un mondo libero da giudizi e sentenze. Personalmente mi trovo in accordo con Gianni Rodari, poeta e scrittore italiano che con questi brevi versi ridà giustizia alla povera cicala.

Chiedo scusa alla favola antica,
se non mi piace l’avara formica.
Io sto dalla parte della cicala
Che il più bel canto non vende, regala.

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Per finire vi riporto questa aggiunta dell’amico Giancarlo.

“L’entomologo francese Jean-Henri Fabre, che già conoscete, LINK in uno dei più bei capitoli dei suoi Ricordi entomologici smentì al completo la vecchia favola, che scientificamente fa acqua da tutte le parti.

Tanto per incominciare, durante la brutta stagione una cicala non potrebbe andare ad elemosinare un bel niente da nessuno, dato che questi cantori estivi muoiono molto tempo prima dell’arrivo del freddo; inoltre la cicala, nutrendosi esclusivamente di linfa che succhia dai rami degli alberi in cui immerge il rostro, non andrebbe certo a chiedere la carità di granelli o pezzettini di animaletti morti, cibo usuale delle formiche.

Ma soprattutto, durante l’estate è la cicala a nutrire suo malgrado queste ultime, che quando ne incontrano una su un ramo la mordono e la tormentano fino a farla volare via. Lo scopo è di sfruttare, prima che si richiuda, la piccola ferita da lei aperta nella pianta, dove le formiche si affrettano a bere attingendo senza fatica e a sbafo. Davvero un bell’esempio di operosità, non vi pare?”

mercoledì 10 maggio 2017

Una “normale” giornata di migrazione

Dopo un lungo periodo di siccità e temperature sopra la media durante la fine di aprile, siamo ripiombati nell’inverno con montagne imbiancate e temperature sotto le medie stagionali. Questo pazzo tempo ha condizionato molto il viaggio migratorio degli uccelli verso le regioni d’oltralpe poiché con il maltempo i valichi sono difficilmente attraversabili, se non rischiando la vita. Di conseguenza il fondovalle è diventato un’obbligata area di sosta per molti uccelli in attesa di una finestra di bel tempo. I campi allagati si sono così riempiti di un pullulare di vita alata portando per i birdwatchers un momento di grande euforia alla ricerca di specie particolari.

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Un campo allagato nei pressi della Riserva Naturale del Pian di Spagna (CO-SO).

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Anche le linee elettriche vengono utilizzate come posatoi da centinaia di rondini e balestrucci.

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Rondini che, nonostante la pioggia battente, si fanno sentire con il loro canto. Anche se non sembra, è primavera!

 

 

 

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I campi colorati di rosso dalle infiorescenze dell’erba cucca (Rumex acetosa) ospitano gli stiaccini (Saxicola rubetra)…

 

 

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…mentre nei solchi allagati le cutrettole (Motacilla flava) razzolano alla ricerca di qualche insetto.

 

 

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L’erba pronta per la fienagione è piegata dalla pioggia. Qui vi ha trovato rifugio un’inzuppata Pispola (Anthus pratensis).

 

 

 

Sosta obbligata anche per i grandi volatori come gli uccelli rapaci. L’insistente pioggia obbliga loro a lunghe pause su posatoi di ogni genere.

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Il Falco cuculo (Falco vespertinus) ha scelto la linea elettrica ferroviaria.

 

 

 

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L’Albanella minore (Circus pygargus) sta immobile su un paletto sotto l’acqua.

 

 

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Il Nibbio bruno (Milvus migrans), appollaiato, aspetta che spiova.

 

 

I limicoli offrono il vero spettacolo con numeri insoliti per le nostre zone.

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Nel cielo plumbeo spicca un volo di limicoli.

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Un gruppo di combattenti (Philomachus pugnax) sta per atterrare nel campo allagato.

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I piro piro boscherecci (Tringa glareola) sono tra i limicoli presenti quelli con qualche centinaia di individui.

 

 

 

 

 

 

Questo è solo un accenno di quanto si è vissuto a causa del maltempo! Oltre agli uccelli inzuppati dalla pioggia, i diversi birdwatchers presenti, grazie alla loro riconosciuta abilità, hanno in breve tempo scovato molte rarità! Per chi volesse approfondire rimando al blog CROSVarenna (LINK) dove puntualmente sono documentate la maggior parte di queste specie particolari.

Tra le varie “rarità” sono comparse due specie dal buffo nome volgare, retaggio di un’intrinseca influenza religiosa o semplicemente frutto di poca fantasia. Sto parlando della Monachella (Oenanthe hispanica) e del Fraticello (Sternula albifrons), entrambi osservati in Alto Lario. Il famoso ornitologo Moltoni (LINK) così identificò l’etimologia del nome Monachella “per via del suo piumaggio13__Monachella(8) bianco e nero che ricorda l’abito di alcuni ordini monastici”.

 

 

 

 

 

Monachella, aprile, Provincia di Latina.

 

 

 

Più difficile è interpretare il nome dato al Fraticello. Moltoni, nonostante le sue abilità letterarie, si arrese scrivendo così: “Fraticello, forse per il suo piumaggio primaverile con capo nero e fronte bianca, che può ricordare quello di certi frati”. Come spesso è capitato infatti, chi si prese l’onere di attribuire il nome scientifico agli animali lo fece mettendo in evidenza caratteri o abitudini derivate da attenta osservazione. Di conseguenza vennero composti nomi molto appropriati, tra i quali ad esempio proprio quello del Fraticello che ha nel nome della specie albifrons parola composta latina, albus=bianco, e frons=fronte, in pratica fronte bianca, caratteristica ben visibile in questa specie. Più pragmatico è il nome volgare in inglese dove semplicemente viene chiamato Little Tern=piccola sterna. Infatti il Fraticello è il più piccolo uccello appartenete al genere delle sterne.

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Fraticello, aprile, Alto Lario (CO-LC).

Giusto per non farci mancare nulla della serie nomi “monastici” abbiamo anche il Fratino (Charadrius alexandrinus) un piccolo uccello abitualmente legato agli ambienti marini. 14

Fratino da disegno di John Gould (1867).

 

Visto che il Fraticello è definito specie “rara”, almeno dalle nostre parti, mi pare ovvio fornire alcune note a riguardo di questo uccello.

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Il Fraticello è una piccola sterna dalle dimensioni di circa 21-27 cm, dal peso di 45-60 g e di un’apertura alare di 45-55 cm.

Questa specie è presente in Eurasia, Africa e Oceania in aree frammentate. La specie presente nel continente americano è stata recentemente separata divenendo Sterna antillarum.

La popolazione paleartica del Fraticello ha abitudini prevalentemente costiere. In Europa è presente in estate come nidificante mentre trascorre l’inverno, tranne alcune eccezioni, lungo le coste dell’Africa occidentale e meridionale. Molte zone interne europee occupate fino alla prima metà del XX secolo sono state progressivamente abbandonate per varie cause ambientali.

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Distribuzione del Fraticello in Europa
Fonte www.birdguides.com

In Italia è nidificante in prevalenza nella Pianura Padana lungo alcuni fiumi con ampio alveo e soprattutto nelle lagune dell’alto Adriatico, mentre è più localizzata in Puglia, Sicilia, Sardegna.

Sul Lario, l’ultima osservazione accertata di questa specie risale al 1999. Troviamo riferimenti antecedenti nella collezione del Museo Ornitologico di Varenna con un esemplare datato 1963. Più genericamente, è segnato come “presenza rara” sia nel volume di Maurizio Monti “Ornitologia Comense - 1843”, sia nel “Catalogo ornitologico della provincia di Como e della Valtellina – 1870” del dottor Erasmo Buzzi.

Il Fraticello è specie in pericolo. Il suo decremento numerico è dovuto principalmente alla distruzione e la frammentazione degli habitat riproduttivi, il disturbo antropico (balneazione, pescatori, mezzi fuoristrada) e , durante la nidificazione, avvelenamento da pesticidi e la predazione di uova e pulcini da parte del Gabbiano reale, di ratti, Corvidi, cinghiale, cani e gatti randagi.

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Bibliografia

L'etimologia ed il significato dei nomi volgari e scientifici degli uccelli italiani – Edgardo Moltoni – Milano 1946.

Spagnesi M. & Serra L, 2003. Uccelli d’Italia – Quaderni di Conservazione della Natura Numero 16, Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica “Alessandro Ghigi”

Monti M., Ornitologia Comense, 1843.

Web

Catalogo ornitologico, quaderni derviesi -http://www.dervio.org/qd/gloss/ornit/index.htm

www.birdguides.com

http://www.avibirds.com/euhtml/Little_Tern.html

sabato 22 aprile 2017

Varenna è rimasta orfana del “suo” Edredone.

Lo scopo di questo blog è divulgare curiosità naturalistiche e, in particolare, quelle riguardanti il territorio lariano. Una sorta di diario dove vengono annotate osservazioni più o meno interessanti. Purtroppo, per dovere di cronaca, il post odierno deve registrare la scomparsa dell’ultimo Edredone lariano avvenuta il giorno 27 marzo 2017. Con questo fatto si conclude anche la speranza di avere un insediamento naturale di questa specie nel nostro territorio.

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Edredone (Somateria mollissima), gennaio 2017, Varenna (LC).

La presenza degli Edredoni sul lago di Como è stata ampiamente descritta su Libereali (a questo LINK) ma la storia degli Edredoni di Varenna è così brevemente riassumibile:
13-01-2009 a Mandello del Lario (LC) vengono osservati 3 giovani maschi.

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Tre giovani Edredoni maschi, gennaio 2009, Mandello del Lario (LC).

 

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Passano pochi mesi e i tre si trasferiscono nei pressi di Varenna (LC) in una zona abbastanza isolata. Con il passare del tempo si imbrancano con un gruppo di Germani reali (domestici) perdendo la diffidenza nei confronti dell'uomo (e questo, mi sia permesso, fu un grave errore).

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Ottobre 2009, Varenna (LC).

I tre diventano famosi nel mondo dei fotografi e dei birdwatchers e purtroppo anche di qualche malintenzionato, perchè l'individuo con la livrea più bella scompare improvvisamente il 29-12-2010. Ad escludere che se ne sia andato spontaneamente è il particolare periodo di svenamento tra dicembre e gennaio durante il quale le anatre difficilmente si spostano dal luogo di svernamento.

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Dicembre 2010, Varenna (LC). L’esemplare in secondo piano presenta una bellissima livrea ed è in ottima salute. Nonostante non sia periodo di migrazione scompare pochi giorni dopo.

Nei primi giorni di gennaio 2014 sparisce un altro Edredone. Anche in questo caso, come per il precedente, il periodo non è quello migratorio.

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Ottobre 2013, Varenna (LC). Ora anche questo esemplare ha una perfetta livrea.

L'esemplare superstite ha il piumaggio non perfetto con delle macchie nere. Mi sia permessa di nuovo un’altra mia opinione… ma penso che questa peculiarità gli abbia allungato la vita!

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L’ultimo esemplare di Edredone di Varenna, febbraio 2017.

L’Edredone, un tempo, era considerato una specie dell’Europa settentrionale. Verso la metà del secolo passato la sua diffusione si spinse fino ad alcuni laghi svizzeri e da specie svernante divenne anche sedentaria e nidificante. Questo fatto è principalmente dovuto alla diffusione nelle acque dolci di un mollusco la Dreissena polymorpha comunemente chiamata Cozza zebrata. L’Edredone, nutrendosi principalmente di molluschi acquatici, ha trovato cibo a sufficienza per decidere di fermarsi definitivamente sui laghi. Fatto notevole per una specie adattata all'ambiente marino!
Anche il Lario è stato colonizzato da questi bivalvi originari della Russia meridionale grazie al nomadismo di motoscafi, sulla carena dei quali questi molluschi si aggrappano venendo così trasportati facilmente, e grazie ad altre attività umane che hanno diffuso queste specie alloctone.

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Unio mancus, un "mitile di acqua dolce", specie autoctona con aggrappato un gruppo di Dreissena polymorpha, specie alloctona originaria della Russia meridionale.

 

 

 

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Corbicula fluminea bivalve dulciacquicolo originario del sud-est asiatico di recente presenza nel lago di Como.

 

 

 

Un tentativo di nidificazione sul lago di Como da parte dell’Edredone c’è stato nel 2008 ma anche quella coppia è scomparsa. Dopo l’arrivo dei tre giovani maschi non si sono più registrate nuove presenze né tantomeno femmine. Per questo motivo la presenza del “famoso” Edredone di Varenna è da considerarsi un caso unico e straordinario.

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L’ultimo esemplare di Edredone di Varenna, marzo 2017.

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Quali siano le cause della morte di questo ultimo esemplare non è dato sapersi. I resti dell’uccello non sono stati recuperati e di conseguenza non è stato possibile fare nessun accertamento della causa di morte.
Certo è che poche ore prima di morire era in piena salute! Potrebbe quindi essere stato vittima di un avvelenamento o aver ingerito qualche oggetto pericoloso. Gli Edredoni si alimentano raccogliendo il molluschi sul fondale del lago e non è da escludere che sia incappato in qualche amo o lenza persa da qualche pescatore dilettante (questi detriti non biodegradabili provocano gravi incidenti agli uccelli selvatici che frequentano le spiagge o che si alimentano sui fondali).
Di certo non è morto di vecchiaia visto che mediamente la vita di un Edredone si aggira tra i 15/20 anni.

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In questo ingrandimento si può notare come questa Moretta codona (Clangula hyemalis) ha appena raccolto un amo, fortunatamente non lo ha ingoiato.

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Gabbiano reale (Larus michahellis) con una lenza da pesca impigliata alla zampa.

 

 

 

 

Una nota personale: “l’Edredone di Varenna” mi mancherà poiché era entrato a far parte del nostro paesaggio lacustre.

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Il bello della biodiversità: In questa immagine un gruppo di Germani: tre Smerghi maggiori (Mergus merganser) e un Edredone. Solo pochi anni fa era inimmaginabile poter scattare una fotografia così sul Lario!