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domenica 16 luglio 2017

Birdwatcher in trasferta: Isle of May

Come ribadito più volte su questo blog, lo scopo dei vari post è quello di far conoscere e far apprezzare quanto di interessante la natura offre nei territori lariani e nelle zone limitrofe. Ci sono però specie di animali e situazioni naturali particolari tanto diverse dalle nostre che possono essere ammirate e vissute solo andando in trasferta.

Ecco dunque che, volendo osservare le colonie di uccelli marini solitamente adattati alla vita pelagica, unicamente nel periodo di riproduzione, si riuniscono in migliaia di coppie sulla terraferma utilizzando ogni minimo spazio disponibile, ho scelto, tra le varie opportunità, due isolotti situati a poche miglia di distanza dalle coste scozzesi: L’Isle of May e l’isoloto di Bass Rock.

Entrambi sono caratterizzati da proprie peculiarità. Cercherò pertanto, anche se sommariamente, di descriverli in modo da riuscire a trasmettervi la grande emozione che si prova a stare in contatto diretto con una straordinaria esplosione di vita.

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Pulcinella di mare (Fratercula arctica), giugno, Isola di May, Scozia.

Questo primo post è dunque dedicato all'Isola di May. Si tratta di un isolotto dalle dimensioni di circa 1,5 km di lunghezza e 0,5 km di larghezza situato all'ingresso del Firth of Forth, a circa 8 km a sud della costa di Fife in Scozia. La sua conformazione è caratterizzata da una bassa costa rocciosa sul lato orientale e da alte scogliere sul lato occidentale.2-Isola di May_3468





L’isola di May vista dalla costa ovest del
Firth of Forth
.


L’isola è visitabile grazie ad uno degli operatori autorizzati che salpa da Anstruther o Crail, sulla costa di Fife tra il 1 maggio al 1 ottobre. E’ prevista una solo partenza giornaliera, solo se le condizioni meteo lo permettono, e gli orari sono in funzione dell’alta marea che permette alle imbarcazioni di uscire dal porto. Sull’isola si può sbarcare per un paio d’ore che può sembrare poco tempo ma che in realtà è un giusto compromesso tra permettere di osservare le varie specie e limitare il disturbo che involontariamente queste visite arrecano agli uccelli nidificanti.3-2017-06-13_2_Anstruther_031





Il porticciolo di Anstruther “in secca” in attesa dell’alta marea.



La traversata dura circa un'ora e durante questo percorso capita di osservare uccelli pelagici come ad esempio le Berte e le Sule.

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L’incontro in aperto mare con due Sule (Morus bassanus). Questi uccelli non sono nidificanti sull’isola di May. La loro colonia nel Firth of Forth è sull’isolotto di Bass Rock di cui parlerò nel prossimo post.



Avvicinandosi all’isola, gli incontri con gli uccelli si fanno sempre più frequenti: Urie, Gazze marine e Pulcinella di mare danno l’idea della quantità di uccelli che frequentano l’isola.

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Pulcinella di mare (Fratercula arctica).

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Uria (Uria aalge).

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Gazza marina (Alca torda).

Nonostante le dimensioni ridotte, l’isola di May ospita spettacolari colonie di uccelli marini…7-2017-06-13_3_Isle-of-May_049

Uno scorcio di una colonia composta da Urie.

…e la più grande colonia di Foche grigie (Halichoerus grypus) della Gran Bretagna orientale. In inverno questi pinnipedi si radunano in migliaia di esemplari sulle coste di quest’isola per partorire.

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Alcune foche grigie sono incuriosite dal nostra presenza, altre incuranti sonnecchiano sulle rocce.


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Gli occupanti della colonia marina sono disposti secondo le abitudini specifiche di ogni singola specie. In questo disegno, tratto dall’opuscolo pubblicato da Scotland’s National Nature Reserve, sono rappresentate alcune specie secondo il livello di posizionamento sulla scogliera.










Ai piedi della scogliera di solito trovano il luogo per la nidificazione i Marangoni dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis) e alcune specie di uccelli limicoli, tra cui i Voltapietre.

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Il Marangone dal ciuffo è una specie tipicamente marina distribuita lungo le coste atlantiche dell'Europa, a nord fino all’Islanda e a sud nel Mediterraneo e nel Mar Nero con diverse sottospecie.


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Voltapietre (Arenaria interpres).




Appena sbarcati sull’isola si ha un primo contatto con gli uccelli: certo un vero e proprio contatto poichè l’attracco dell’imbarcazione si trova in un area coloniale di Sterne codalunga (Sterna paradisaea) le quali, importunate dalla nostra presenza, non risparmiano attacchi agli intrusi con i loro becchi simili a pugnali. Posso testimoniare che le beccate sono dolorose, poichè sebbene fossi ben protetto sul capo, le ho sentite veramente!

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Un gruppo di Sterne codalunga si accingono a sferrare l’attacco agli intrusi umani…


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…e a quest’ultimi non resta che proteggersi ed allontanarsi velocemente dalla colonia.





Sembra impossibile ma questi uccelli lunghi circa 40 cm, dal peso di soli 100 grammi ed un’apertura alare di circa 70 cm detengono il record di percorrenza chilometrica durante le varie migrazioni che vanno dai territori di riproduzione dell'Artico alle aree di svernamento dell'Antartico. Questo lungo viaggio permette loro di vedere due estati all'anno e le più lunghe giornate di luce rispetto a qualsiasi altra creatura del pianeta. Un esempio di questo tragitto è stato dimostrato da un pulcino inanellato sulle Isole Farne, poco distanti dall’Isola di May, e rinvenuto in ottobre dopo solo tre mesi a Melbourne in Australia dopo un viaggio in mare di oltre 22.000 km.

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Distribuzione della Sterna codalunga (Sterna paradisea).
In rosso le aree riproduttive, verde rotte migratorie e in blu le zone di svernamento.
Fonte wikipedia – Autore Andreas Trepte Handbook of the Birds of the World, Volume 11 licensed under CC BY-SA 2.5

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La Sterna codalunga ha una migrazione eccezionalmente lunga: annualmente viaggia avanti e indietro tra l'Artico e Antartico. Questo uccello è distribuito come nidificante in aree circumpolari e durante la stagione non riproduttiva vive in mare in aree antartiche. La maggior concentrazione si trova nel Mare di Weddell.

Nel 2013 vennero posizionati degli apparecchi geolocalizzatori su sei Sterne codalunga: i risultati furono strabilianti! Si scoprì che questi uccelli percorsero circa 90.000 km in un anno dalle aree di nidificazione. Questi dati superarono di gran lunga le stime fatte precedentemente basate su ipotesi di percorsi rettilinei: si è infatti costatato che questi uccelli girovagano in lungo e largo negli oceani. Se si calcola che la vita media della Sterna codalunga è di circa 27 anni, sulla base della ricerca appena descritta, si può ipotizzare che questo uccello percorra nella sua vita circa 2.4 milioni di chilometri, l’equivalente della distanza tra la Terra e la Luna moltiplicata per tre volte.

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In volo Sterna codalunga dimostra la sua forma ad ali slanciate tipiche dei grandi volatori.

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Sterna codalunga in cova sotto la pioggia battente.

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Sull’isola di May è presente un’alta concentrazione di questi uccelli (oltre le mille coppie).


L'isola di May, oltre che un importante luogo di nidificazione, è anche un rilevante sito per gli uccelli migratori di passaggio da e verso i luoghi di svernamento. Per questo motivo nel 1934 si è stabilito il più 25-2017-06-13_3_Isle-of-May_384antico osservatorio degli uccelli in Scozia, e secondo della Gran Bretagna. Vista l’importanza di questo luogo nel 1956 è stata designata come riserva naturale nazionale.






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Il faro basso sull'Isola di May ora è utilizzato come sede dell’osservatorio degli uccelli.



Al fine di minimizzare il disturbo delle nidificazioni e il rischio di schiacciare le tane dei Pulcinella di mare sull’isola è vietato abbandonare i sentieri segnalati. Non ci sarebbe comunque motivo di oltrepassare questi limiti dato che gli uccelli stanno anche a bordo sentiero!

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Una femmina di Edredone (Somateria mollissima) mentre cova...


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... un’altra con seguito di pulcini.



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Nonostante la pioggia e il vento il paesaggio si mostra nella sua peculiarità.

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Il faro alto, simile ad un castello, fu costruito nel 1816 ed ora è un edificio di interesse storico.



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Immancabile colonna sonora dovuta alla moltitudine di uccelli. Tra questi l’inconfondibile richiamo della Beccaccia di mare (Haematopus ostralegus).



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Adagiato sul soffice manto vegetale un Zafferano (Larus fuscus) sorveglia il suo pulcino nato da poche ore.



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In cielo è un continuo andirivieni di Pulcinella di mare (Fratercula arctica),
che dai luoghi di pesca tornano ai nidi con il pescato nel becco.

I Pulcinella di mare, soprannominati "pappagalli marini" e "clown dell'oceano" a causa dei loro grandi becchi colorati triangolari, sono il simbolo dell’isola di May e senza ombra di dubbio la specie più fotografata e ammirata dai visitatori.

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Questi uccelli lunghi 28-34 cm con ali di 50-60 cm hanno abitudini pelagiche e vivono principalmente, salvo il periodo riproduttivo, nell'Oceano Atlantico settentrionale in acque profonde e ghiacciate e raramente frequentano la terra. Solo a marzo, quando inizia il periodo riproduttivo, occupano le scogliere erbose dell'Atlantico settentrionale e dell'Europa settentrionale dove costruiscono nidi scavando tane di solito lunghe 2-4 metri di profondità o utilizzando le tane dei conigli selvatici.

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Un pulcinella di mare nei pressi della sua tana/nido.



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Sull’isola sono presenti molti Conigli selvatici (Oryctolagus cuniculus) e i Pulcinella ne sfruttano le tane.




Il Pulcinella di mare spesso per procurasi il cibo per i nuovi nati percorre lunghe distanze (fino oltre ai 100 chilometri) in mare aperto catturando diversi piccoli pesci allineandoli nel becco, alternando teste e code e trattenendoli con la lingua.42-2017-06-13_3_Isle-of-May_262

Un Pulcinella di mare al ritorno al nido con il pescato nel becco.

Uccelli dalle grandi doti subacquee raggiungono profondità di più di 30 metri durante la caccia. Al loro rientro trovano ad aspettarli i grandi gabbiani che, nella migliore ipotesi, rubano loro il pescato ma capita anche che vengano catturati e uccisi da questi aggressivi uccelli.

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Il Mugnaiaccio (Larus marinus) è un gabbiano di grandi dimensioni, molto più grande del gabbiano reale. Specie molto aggressiva e cacciatore opportunista. Di solito caccia uova, pulcini ed esemplari adulti di varie specie di uccelli, tra questi anche il Pulcinella di mare.



I Pulcinella di mare raggiungono la maturità sessuale all’età di 5 anni. Sono una specie monogama e entrambi i genitori si prendono cura dei pulcini che più delle volte è uno solo. Dopo circa 38-44 giorni dalla nascita, i genitori lasciano i luoghi di nidificazione e vanno in mare aperto. Da questo momento i pulcini presenti nel nido, dopo un digiuno di una settimana, si lanciano anch’essi in mare di notte per evitare i predatori. La vita media di questa specie si aggira intorno ai 25 anni.

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Una coppia di Pulcinella di mare.

Lo stato di conservazione del Pulcinella di mare è in declino. Le maggiori minacce come sempre provengono dall’uomo. In alcuni paesi nordici vengono ancora catturati a migliaia per utilizzo alimentare e per le piume. La responsabilità del calo demografico di questa specie è dovuta anche all’aumento della predazione data dai grandi gabbiani, dagli stercorari, dall'introduzione di ratti, gatti, cani e volpi su alcune isole utilizzate per la nidificazione, dalla contaminazione da residui tossici come la plastica, dall'annegamento nelle reti da pesca, dal depauperamento delle risorse ittiche causate dall’uomo e dal cambiamento climatico.

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Uccelli dalle ali simili a quelle dei pinguini adatte alla vita in acqua e al nuoto subacqueo, i Pulcinella di mare per poter volare devono battere le ali con molta rapidità raggiungendo i 400 battiti al minuto. Con questo metodo di volo raggiungono la considerevole velocità di 80 km ora.

Ma è senza dubbio la scogliera a presentare lo spettacolo più emozionante dove ogni piccolo appoggio è sfruttato dagli uccelli per portare a compimento la nidificazione sfidando pareti strapiombanti, le burrasche e i venti del nord.

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Le Urie (Uria aalge) occupano ogni spazio utile della scogliera.



Qui è il regno delle Urie e delle Gazze marine. Anche queste specie di uccelli hanno abitudini pelagiche, salvo durante il periodo della nidificazione. Vivono una vita più o meno simile al Pulcinella di mare ma a differenza di queste depongono sulla nuda roccia un unico uovo dalla particolare forma piriforme per evitare che rotoli in mare al minimo colpo di vento. L’incubazione dura 35-37 giorni ed è praticata da entrambi i genitori.55-2017-06-13_3_Isle-of-May_374

Una coppia di Gazza marina (Alca torda) mentre accudisce l’uovo deposto sulla nuda roccia.

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Gazza marina al rientro con il cibo per il pulcino.



Altro ospite della scogliera è il Fulmaro (Fulmarus glacialis), molto simile ad un gabbiano, appartiene all'ordine Procellariformi, lo stesso gruppo degli Albatros. I Fulmari, al di fuori della stagione riproduttiva, hanno abitudini strettamente pelagiche, sorvolano il mare appena sopra la superficie ad ali rigide e dritte con sporadiche serie di battute superficiali e veloci, vagano su grandi aree oceaniche in cerca di cibo composto principalmente da calamari, policheti, pteropodi, crostacei, piccoli pesci e carogne.

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Fulmaro (Fulmarus glacialis).


Uccello lungo 45-53 cm di 650-1000 g di peso, raggiunge la maturità sessuale intorno agli 8-9 anni nei maschi e 12 anni nelle femmine. Specie molto longeva (30-50 anni) ma con un basso tasso di riproduzione, ha una forte fedeltà al luogo di nidificazione. La specie è monogama e per la nidificazione utilizza leggere depressione nel terreno o direttamente sulla roccia. Depone un singolo uovo che viene incubato da entrambi i genitori per un tempo di circa 50 giorni. Il giovane nato rimane nel nido per circa sette settimane prima dell’involo.

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Il Fulmaro, mentre un genitore cova, l’altro percorre lunghe distanze alla ricerca del cibo. Al rientro si scambiano di ruolo nelle cure parentali permettendo all’altro genitore di andare a sua volta ad alimentarsi.




Gli adulti e i pulcini di Fulmaro si difendono dagli intrusi, sputando su di essi con notevole precisione un succo di gastrico oleoso e maleodorante.

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Il Fulmaro, come altri uccelli pelagici, è minacciato dall’inquinamento (la cosiddetta "zuppa di plastica" creata dai nostri rifiuti trasportati dalle grandi correnti oceaniche) che si accumula nello stomaco.

La scogliera è anche un frastuono di richiami una colonna sonora che costantemente ci accompagna. Tra gli uccelli più vociferi è il Gabbiano tridattilo (Rissa tridactyla) che con il suo richiamo molto piacevole e melodico "kitti-wake" riempie l’aria (tale suono è tanto caratteristico da aver dato origine al suo nome inglese di kittiwake o black-legged kittiwake.

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Scorcio di scogliera con diverse specie nidificanti. Tra queste il Gabbiano tridattilo.

Il Gabbiano tridattilo è tra le specie di gabbiani il più comune e diffuso, al contrario dei suoi parenti stretti non frequenta discariche ma è tra i gabbiani il più oceanico. Questa specie ha una distribuzione circumpolare, riproduttiva nella zona artica e boreale per gran parte dell'emisfero settentrionale. Uccelli di medie dimensioni, sono lunghi circa 38-40 cm e pesano 330-450 g. Fuori della stagione riproduttiva e gli individui immaturi sono prevalentemente pelagici.

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Gabbiano tridattilo (Rissa tridactyla)

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Il Gabbiano tridattilo nidifica in colonie che vanno dalle decine a decine di migliaia di coppie sulle scogliere verticali rocciose dove i nidi possono essere costruiti su piccole sporgenze. Il nido è a forma di ciotola ed è costituito da terra e materiale vegetale tenuti insieme dagli escrementi. Normalmente vi depongono 2-3 uova che vengono incubate per 25-32 giorni. I giovani nati si involano dopo 33-54 giorni. La vita di questo uccello si aggira sui 28 anni.

Il Gabbiano tridattilo si nutre principalmente di invertebrati e di piccoli pesci. I pulcini vengono alimentati da cibo rigurgitato.

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Il tempo di permanenza sull’isola è terminato. Inevitabilmente devo interrompere la visita alla colonia dei beccapesci ma la barca sta per partire e, essendo tra gli ultimi a salire, mi tocca un viaggio di ritorno sotto un acquazzone insistente. E’ il minimo prezzo da pagare per un’esperienza indimenticabile!


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Sotto una pioggia battente alcuni partecipanti all’escursione si proteggono come possono.


Vedi anche Bass Rock


Informazione utili alla visita

Per ulteriori informazioni, contattare il St Andrews (01334 472021) o Anstruther (01333 311073) Uffici del Turismo. I biglietti vengono acquistati dal chiosco al porto di Anstruther. é consigliata la prenotazione online, in questi periodi si rischia di non trovare posti disponibili.

Quando visitare: Chi volesse vedere le specie in nidificazione il periodo migliore è intorno alle ultime settimane di maggio.

Ai primi di giugno, i primi pulcini di molte specie saranno presenti, e l'attività intorno alle colonie diventa frenetica.

Luglio e agosto vede la maggior parte delle specie di involo, e l'isola lentamente diventando un posto più tranquillo

Alcuni numeri dell’isola:
· 50.000 coppie di Pulcinelle di mare
· 7.000 coppie di Gabbiani tridattili
· 8.000 coppie di Urie
· 2.000 coppie di Gazze marine
· 500 coppie di Marangoni dal ciuffo

Uccelli marini nidificanti Isle May

Uria (Guillemot) Uria aalge
Gazza marina (Razorbill) Alca torda
Fulmaro (Fulmar) Fulmarus glacialis
Pulcinella di mare (Puffin) Fratercula arctica
Marangone dal ciuffo (European Shag) Phalacrocorax aristotelis
Cormorano (Great Cormorant) Phalacrocorax carbo
Beccapesci (Sandwich Tern) Thalasseus sandvicensis
Sterna coda lunga (Arctic Tern) Sterna paradisaea
Sterna comune (Common Tern)
Gabbiano tridattilo (Black-legged Kittiwake) Rissa tridactyla
Gabbiano nordico (Herring Gull) Larus argentatus
Zafferano (Lesser Black-backed Gull)
Larus fuscus
Mugnaiaccio (Great Black-backed Gull) Larus marinus
Beccaccia di mare (Eurasian Oystercatcher) Haematopus ostralegus
Edredone (Eider) Somateria mollissima

giovedì 28 marzo 2013

I gabbiani del Lario

Alle ore 19:06 di mercoledì 13 marzo 2013, una fumata bianca dal camino della Cappella Sistina ha annunciato al mondo l’elezione del nuovo pontefice, Papa Francesco. Gli occhi di tutto il mondo erano puntati su questo camino, in particolare sul gabbiano che in quel momento si è posato su di esso, divenendo in pochi istanti una star.
Alcuni si sono spinti addirittura ad assegnare a questo uccello un segno di profezia sul nuovo Papa. Senza togliere la poesia di questo evento, voglio portare all’attenzione che se un Gabbiano reale si osserva in centro città è un fatto anomalo, dato che il suo habitat naturale dovrebbe essere la costa marina. Questa presenza nasconde un degrado ambientale che in parte si riscontra anche sul nostro Lario. Con questo post cercherò di parlare dei gabbiani che abitualmente o raramente frequentano il Lago di Como e come per il gabbiano del Vaticano scopriremo le cause che lo hanno portato a colonizzare non solo le città ma anche le nostre zone.
13 marzo 2013, un gabbiano reale immaturo posato sul camino della Cappella Sistina.
(immagine tratta dal web)

I gabbiani del Lario


In questi primi giorni di primavera il nostro lago è ancora rallegrato dal chiassoso ed acrobatico volo dei gabbiani, tra non molto una buona parte di loro raggiungerà le aree di nidificazione e sul Lario rimarrà solamente il Gabbiano reale, unica specie nidificante nelle nostre zone. Quest’anno, tra gli uccelli che normalmente trascorrono l’inverno sul Lario, vi è stata la presenza di alcuni gabbiani che normalmente sono difficilmente osservabili nelle nostre zone, come il gabbiano reale nordico e il gabbiano tridattilo.
Gabbiano tridattilo, marzo, Domaso (CO).
Gabbiano reale nordico, gennaio, Varenna (LC).
Con questo post non voglio certo fare una lezione di ornitologia o inoltrarmi nel difficile compito di descrivere i caratteri salienti di ogni singola specie, lascio questo incarico agli esperti di gabbiani, da parte mia è importante portare a conoscenza dei lettori alcune curiosità e approfondimenti di specie che vivono a stretto contatto con l’uomo.

Gruppo di  gabbiani comuni.

Il termine generico “gabbiano” si riferisce ad un gruppo di uccelli appartenente all’ordine dei Caradriformi e alla famiglia dei Laridi. In Italia questi uccelli sono rappresentati da 21 specie, alcuni di loro sono visitatori più o meno rari. Sul Lario le specie si riducono a 10, tra queste una avvistata solo una volta negli ultimi 15 anni.

Gabbiani comuni.
Visto l’esiguo numero di razze, la loro identificazione sembrerebbe facilitata, in realtà non è così, anzi, a volte è molto difficile distinguerle tra loro poiché il loro piumaggio varia a seconda dell’età e secondo la specie.
Questa complessità negli ultimi anni ha fatto crescere la passione per i Laridi, un gruppo di uccelli che non aveva mai riscosso un grande interesse nei birdwatchers ma che a seguito di molti ed importanti sconvolgimenti tassonomici ha suddiviso alcune sottospecie al rango di specie ed è ora uno dei settori più entusiasmanti dell’ornitologia.
Gabbiano reale, a destra un adulto e a sinistra un giovane del 1° inverno.
Spesso mi è stato chiesto: “perché una volta sul lago i gabbiani non c’erano, mentre adesso ce ne sono così tanti?”.
Questa osservazione è vera solo in parte, per l’occasione ho riletto un vecchio libro storico “Como e il Lario” di Giovanni Battista Giovio, scritto nel 1795.

Qui di seguito il testo integrale riportato nel libro:

Fra quelle canne depongon le uova que’ Lari, che in Toscana forse gabbiani, e noi appelliamo galledole(1), e i francesi mauve.
E’ incredibile quanto questi uccelli sieno ghiotti del pesce, e godano della tempesta e del vento. Veleggiano allora colle grandi ale, quando a ritroso, talora a seconda.
Vi fu chi pretese esser da quelli venuto il nome al Lario (2), fuvi pure, chi le confuse colle foliche, di qui pochissime si veggon fra noi. Altri opinò con eguale abbaglio, che tal nome al lago nostro procedesse dagli allori.

note
(1)(garigole è l’attuale forma dialettale locale che identifica i gabbiani)
(2)Benedetto Giovio* fralle inedite latine sue lettere ne ha una, che descrive il Lario. In essa leggiamo = Larius lacus…ita vocari coeptus est ex etrusco vocabulo, quasi princeps lacus, ab eo quod Lar etrusce principem sonat…praeterea Larius non a lauris… quibus frequentissimus est… nec etiam a Laro ave, quae ibi rarissima est…

L’amico Giancarlo Colombo, gentilmente ha tradotto il testo:
il lago Lario ... incominciò a essere chiamato così da una parola etrusca, come fosse un lago principe, per il fatto che Lar in etrusco significa principe... inoltre Larius non dagli allori... di cui è ricchissimo... e nemmeno dall'uccello Laro (gabbiano), che ivi è rarissimo...

*Giovio, Benedetto, nacque nel 1471 a Como dove morì il 3 ag. 1545 e fu sepolto con grandi onori nella cattedrale della città, nella quale si conserva ancora la sua epigrafe funeraria apposta dai figli nel 1556.

Gabbiani al tramonto
Se nel ‘500 Giovio riportava il fatto che il gabbiano era rarissimo sul Lario, in tempi più recenti il dottor Erasmo Buzzi nel suo Catalogo ornitologico della provincia di Como e della Valsassina edito nel 1870 scriveva:
5. Gavina (Larus Canus) Volg. Garigolon - Comunissimo e sedentario. Questa specie unitamente alla seguente è tanto comune sul nostro lago, che dicesi abbia dato origine a dargli il nome di Lario.
6. Gabbiano comune (Larus Ridibundus) Volg. Garigola - Comunissimo, e credo che qui nidifichi.
7. Gabbianello (Larus Minutus) Piuttosto raro. Alcuni se ne vedono in Settembre.

Come sosteneva Benedetto Giovio, il nome Lario non è collegato al termine latino Larius (gabbiano), come invece scrive erroneamente Buzzi, nello stesso tempo quest’ultimo però ci tramanda alcune interessanti osservazioni: conferma che all’epoca della stesura del suo catalogo nel 1870, la Gavina e il Gabbianello erano presenti sul Lario e il Gabbiano comune era diffuso. Nel catalogo non si fa nessun accenno al Gabbiano reale che ai giorni nostri è presente e nidificate sul lago.

Gruppo gabbiani reale presso il promontorio di Bellagio (CO).
Ma veniamo ai giorni nostri, i più comuni tra i nostri Laridi sono il Gabbiano comune, il Gabbiano reale e la Gavina, quest’ultima con una consistenza numerica più contenuta delle due specie precedenti.
Più discontinua è la presenza del Gabbiano reale pontico, del Gabbianello, dello Zafferano e del Gabbiano corallino.
Presenza  straordinaria è quella del Gabbiano reale nordico e del Gabbiano tridattilo (osservato nel 2009 e nel 2013), mentre accidentale è stata la presenza del Gabbiano di Sabine (osservato una sola volta nel 2005).
Gabbiani comuni.

GABBIANO COMUNE

Per cominciare partiamo dalla specie più diffusa: il Gabbiano comune Larus ridibundus

Gabbiano comune adulto, livrea primaverile.
Gabbiano comune adulto, livrea invernale.
Edgardo Moltoni nel suo scritto “L’etimologia e significato dei nomi scientifici” – Milano 1946 scrive a proposito del gabbiano comune:
“Comune, perché nella cattiva stagione è la specie più comune da noi, ridibundus, parola latina che significa pieno di riso, dal verbo latino rideo= io rido, a causa del suo grido che imita il ridere forte.”


Gruppo di gabbiani comuni alla foce del fiume Meria a Mandello del Lario (LC).

Questa specie anche se sul Lario non nidifica, vi trascorre la gran parte dei mesi dell’anno. Molti di questi uccelli utilizzano il lago solo come luogo per trascorrere la notte, al mattino infatti si trasferiscono lungo l’Adda raggiungendo i territori della pianura dove si alimentano nelle discariche del milanese e sui terreni agricoli. Per riportare un dato numerico sulla presenza di questi “pendolari”, durante il censimento tenuto il 13 gennaio 2013 al ponte sull’Adda a Lecco ne sono stati contati 5883 mentre transitavano verso sud per poi fare rientro alla sera.

Gruppo di gabbiani “pendolari” al ritorno sul lago per trascorrere la notte. Febbraio, Lecco.

Il gabbiano comune raggiunge la maturità sessuale al secondo anno di vita ed il suo piumaggio varia con il variare dell’età.

Le ali “sporche” e la banda nera sulla coda determinano l’immaturità dell’individuo.
I nostri gabbiani comuni in genere sono soggetti che si spostano per nidificare lungo le coste del mar Baltico e sulle coste Olandesi o Polacche.
Gennaio 2013, Domaso (CO), gabbiano comune con anello bianco con scritta nera (THWH) alla zampa destra. L’anello, oltre a individuare la località di provenienza dell’esemplare (Polonia), testimonia quanto questo gabbiano sia fedele all’area di svernamento, infatti l’individuo in questione è stato osservato anche l’inverno passato ( 2011-2012).

GABBIANO REALE -  Larus michahellis

Gabbiani reali adulti.
Sino a pochi anni fa molti grandi gabbiani del genere Larus erano raggruppati sotto il nome di Gabbiano reale Larus argentatus, (argentatusdal latino ornato d’argento, per via del suo  piumaggio superiore di colore grigio argenteo). A livello sottospecifico esistevano, tra gli altri, il L. a. argentatus, il L. a. michahellis ed il L. a. cachinnans. A seguito di molti studi tassonomici oggi possiamo trattare queste tre sottospecie come ben distinte e separate tra loro e grazie al contributo di molti birdwatchers, le possiamo identificare sul campo anche se con una certa difficoltà. Dopo anni di osservazioni si è visto come tutte e tre le specie siano presenti sul Lario.
Gabbiano reale adulto
Un tempo il gabbiano reale (Larus argentatus), viveva sulle coste marine, solamente all’inizio degli anni ‘70 ha iniziato a colonizzare le città costiere italiane dando il via ad un crescente fenomeno di urbanizzazione. Il motivo principale di questo fenomeno è rappresentato dalla presenza massiccia di rifiuti alimentari e soprattutto di discariche, dove questi uccelli, particolarmente adattabili, hanno la possibilità di trovare cibo in abbondanza, per questo motivo sono una presenza costante in città molto sporche e nelle discariche. 



Il gabbiano reale ha sviluppato nel tempo un atteggiamento molto aggressivo nei confronti degli altri volatili divenendo sempre più una specie dominante; sul Lario era presente un tempo solo come migratore occasionale, dagli anni ‘80 ha iniziato gradualmente a colonizzare il lago e ad adattarsi al punto tale di diventare sedentario e nidificante, la sua presenza è andata in crescendo divenendo un competitore alimentare di altre specie come quella del Nibbio bruno.


Sul Lario, il gabbiano reale nidifica sulle pareti rocciose a picco sul lago.
Pulcino di gabbiano reale, giugno, Bellagio (CO).



Il gabbiano reale ha 4 classi di età contraddistinte da piumaggi molto diversi tra loro. In età giovanile è un’impresa ardua distinguere il gabbiano reale nordico, il gabbiano reale pontico e lo zafferano. 
Se si considera inoltre la normale variabilità del piumaggio dovuta alla crescita individuale di questi uccelli, l’identificazione si fa più ardua ma nello stesso momento appassionate per i birdwatchers.








Confronto tra gabbiano comune e gabbiano reale.
Gabbiano reale, Domaso (CO), marzo 2013. 
L’anello individua la località di provenienza dell’esemplare: Lago Neuchatel, Svizzera, inanellato nel 2010.



GABBIANO REALE NORDICO - Larus argentatus

Gabbiano reale nordico adulto, marzo, Domaso (CO).
Il gabbiano reale nordico è tipicamente un gabbiano marino diffuso nel nord Europa, sul Lario la sua presenza è decisamente occasionale salvo l’inverno 2012-2013, dove questa specie è stata avvistata sia a Domaso che a Varenna.
Gabbiano reale nordico adulto, gennaio, Domaso (CO).
Questo gabbiano può essere confuso con il Larus michahellis dal quale si distingue per il colore delle zampe: rosa nel adulto di  L. argentatus, gialle nel adulto di L. michahellis. Il passaggio dal piumaggio giovanile al piumaggio adulto dura 4 anni. Nell’età giovanile, l’identificazione è molto difficile ma non impossibile.


Gabbiano reale nordico 3° inverno, marzo, Domaso (CO).
Gabbiano reale nordico, 1° inverno, Varenna (LC).
Due gabbiani reali a confronto, in primo piano un g. reale 2° inverno, in secondo piano un g. reale nordico 1° inverno.

GABBIANO REALE PONTICO - Larus cachinnans

La specie Gabbiano reale pontico (Larus cachinnans), ultimamente si è elevata da sottospecie del Gabbiano reale (Larus michaellis) a specie.

Da diversi anni pochi individui di gabbiano reale pontico vengono avvistati regolarmente sul Lario. La difficile identificazione di questo uccello porta ad un numero ridotto di osservazioni, pertanto si può dedurre che la sua presenza sia maggiore di quanto dichiarato.
Questo gabbiano si riproduce nella regione del Mar Nero e del Mar Caspio, ma il suo areale si estende a est nell'Asia centrale fino alle propaggini nord-occidentali della Cina. In Europa si è insediato in Polonia e nella Germania orientale. Alcuni gruppi di questi uccelli migrano a sud fino a raggiungere le zone mediterranee e l'Italia.


ZAFFERANO - Larus fuscus

Lo Zafferano si distingue dal Gabbiano reale per il colore più scuro delle sue ali.


In questa immagini a sinistra vediamo un Gabbiano reale mentre a destra vi è un Zafferano. 
Dicembre, Abbadia Lariana (LC).
Lo zafferano è un migratore di lunga distanza, sul Lario ne si osservano con regolarità pochissimi individui.
Durante la nidificazione questo uccello frequenta le coste marine europee, il mar Baltico e le coste della Finlandia e Danimarca. Questa specie, per raggiungere l’Italia, compie spostamenti notevoli, a volte raggiungendo i tremila chilometri.


GAVINA - Larus canus

Gavina adulta, marzo.
La gavina ha una dimensione ridotta rispetto al gabbiano reale e superiore rispetto al gabbiano comune. Questo uccello si riproduce lungo le coste del nord Europa e sul Lario giunge nel mese di novembre per poi ripartire verso marzo.  
Gavina immaturo, marzo.
La gavina si può osservare frequentemente posata sui pali degli attracchi dei battelli, si aggrega di sovente ad altri Laridi, soprattutto al gabbiano comune ed al gabbiano reale.
Le tre classi di età della gavina.


GABBIANO CORALLINO - Larus melanocephalus

Sul Lario in tarda estate si possono osservare pochi individui di Gabbiano corallino in particolare soggetti quasi sempre immaturi.
Gabbiano corallino immaturo, ottobre, Pian di Spagna (CO).
Questa specie si trova frequentemente in Europa centrale, Mediterraneo e Mar Nero. In Italia nidifica solo dal 1978 nelle Valli di Comacchio (FE).
Gabbiano corallino adulto, aprile, prov. Ferrara.
Il Gabbiano corallino presenta dimensioni simili al Gabbiano comune e si caratterizza per il “cappuccio” di piume sul capo leggermente più esteso e la punta delle ali bianca rispetto al g. comune.
Gabbiano corallino adulto, maggio, prov. Ferrara.


GABBIANELLO - Larus minutus

Il Gabbianello è il più piccolo tra i gabbiani europei, il suo nome scientificominutus” si riferisce alle sue piccole dimensioni, tra tutti i gabbiani è il più piccolo, pertanto risulta facilmente identificabile.
Gabbianello adulto, dicembre, Lago di Olginate (LC).
Questa specie è in grado di resistere ai climi più rigidi dell’Europa settentrionale, Russia e Finlandia, dove abitualmente vive e nidifica. Sverna in Italia principalmente in Sicilia, Sardegna e le coste tirreniche. Occasionalmente qualche raro individuo di questa specie sverna sul Lario ma è durante le migrazioni che è più facilmente osservabile sul nostro lago.

Gabbianello immaturo, novembre, Mandello del Lario (LC).

GABBIANO TRIDATTILO Rissa tridactyla


Gabbiano tridattilo, marzo, Domaso (CO).
Come detto precedentemente questo gabbiano è da considerare specie rara per il Lario, negli ultimi 15 anni ci sono state solamente due osservazioni.
ll gabbiano tridattilo è una specie nordica con abitudini tipicamente pelagiche, infatti trascorre la stragrande maggioranza della sua vita in mare aperto e si contraddistingue da una tecnica di volo molto agile che gli consente di compiere movimenti accuratamente controllati e di volare anche in condizioni di vento forte. Il perfetto controllo dell'atterraggio gli consente di posarsi sulle sporgenze delle falesie dove costruisce il nido, formando delle colonie di grandi dimensioni.

Il Gabbiano tridattilo nidifica lungo le coste del Canada centro-settentrionale, della Groenlandia, dell'Islanda, dell'Europa occidentale e settentrionale e della Russia artica.





Per completare la descrizione dei gabbiani del Lario, dovrei parlare anche del rarissimo Gabbiano di Sabine che ha visitato il nostro lago solo una volta nel 2006, purtroppo non ho ancora avuto la fortuna di incrociarlo nel corso delle mie uscite, prometto di dedicare un post specifico su questo blog nel caso mi capitasse questa opportunità. 

Una precisazione: oltre alla famiglia dei Laridi, esistono anche altre famiglie di uccelli con caratteristiche e abitudini molto simili ai gabbiani, sto parlando di sterne e di stercorari, ma di questi ne parleremo in seguito.