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lunedì 26 febbraio 2018

Post hoc ergo propter hoc e il cormorano.

Con questa frase latina "post hoc ergo propter hoc" che tradotta significa "dopo questo, quindi a causa di questo" inizio questo post in risposta all’ennesimo fazioso articolo apparso sui giornali locali nel quale è stato scritto che il Cormorano è solito “banchettare nel lago e fare strage di pesci” e pertanto si chiede di abbatterlo veicolando agli ignari lettori il messaggio che eliminando questo uccello il nostro lago ritornerebbe un “ricco luogo di pesca”.

L’antico detto "post hoc ergo propter hoc" significa che il 1-Cormorano-019-fatto B è avvenuto dopo il fatto A quindi il medesimo fatto A è necessariamente la causa di B. Questa argomentazione è chiaramente disonesta e ingannatrice, del tutto ingiustificata sul piano logico, eppure, nonostante siano trascorsi migliaia di anni si può notare che il sofisma latino sembra essere ancora attuale quando un’argomentazione apparentemente valida viene banalizzata o peggio crea teorie fallaci e semplicistiche.

La popolazione ittica del Lario sta subendo una contrazione numerica, a differenza dei laghi briantei che, più che un calo di unità, stanno registrando una sostituzione di specie da quelle autoctone a quelle alloctone. Per questo motivo affermare che la causa dell’impoverimento ittico sia da attribuire alla presenza del Cormorano è un’affermazione semplicistica e fuorviante che non prende in considerazione un insieme di concause difficili da identificare e tantomeno da risolvere.

È indubbio che i pesci siano soggetti ad un prelievo da parte degli uccelli ittiofagi ma è altrettanto vero che le cause di questa diminuzione vadano imputate anche ad altri fattori come ad esempio la sempre più invasiva presenza di specie ittiche alloctone che competono o addirittura sostituiscono le nostre tipiche specie, come ad esempio sta avvenendo per il Siluro (Silurus glanis): originario dell'Europa orientale, introdotto in Italia da circa mezzo secolo e oggi molto diffuso, recentemente è stato introdotto nel fiume Adda dove ha decimato il patrimonio ittico autoctono.

Altre concause di questo impoverimento sono da rintracciare nella cementificazione delle spiagge e conseguentemente la perdita di zone idonee alla riproduzione, senza dimenticare l’inquinamento civile ed industriale, la regimazione delle acque che spesso porta a abbassamenti improvvisi del livello durante il periodo riproduttivo con la conseguenza della non schiusa delle uova. Tra le varie cause si inserisce l’anomala presenza di uccelli allo stato semidomestico come ad esempio le “germanate”, anatre che stazionano nei nostri porticcioli e spiagge, che vengono alimentate erroneamente dall’uomo attraverso “gesti di bontà” che però condizionano il normale ciclo biologico ed etologico contribuendo ad incrementare squilibri ecologici in quanto si nutrono di uova depositate dai pesci. Non ultima, vi è l’azione diretta dell’uomo con il prelievo ittico sia da parte di pescatori professionisti che da dilettanti. Considerate le numerose concause appena descritte, risulta imprescindibile un’analisi seria sul decadimento della situazione ittica del Lario. Ritengo necessario sensibilizzare i miei lettori affinchè abbiano uno sguardo critico verso questi moderni sostenitori del “post hoc ergo propter hoc”.

Ma ora, vediamo più in dettaglio chi è il cormorano e la sua biologia.

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Cormorano adulto in abito nuziale, febbraio, provincia di Como.

Il “nostro” Cormorano (Phalacrocorax carbo sinensis), appartiene alla famiglia dei Phalacrocoracidae, composta da 36 specie distribuite in tutto il mondo ed in tutti i continenti, inclusa una specie antartica. Tutti i cormorani sono ittiofagi e sono legati all’ambiente marino o a corpi d’acqua interni (fiumi e laghi). Il suo nome scientifico Phalacrocorax deriva dal greco, tradotto “corvo calvo” mentre “carbo” deriva dal latino che significa carbone per via del suo colore nero (se osservato ad una certa distanza), in realtà la sua colorazione da vicino rivela una lucentezza bronzata bordata di nero delle singole piume, che produce un effetto simile a scaglie. In abito riproduttivo gli adulti hanno parte del capo bianco e un dettaglio bianco puro sui fianchi.

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Cormorano adulto in abito nuziale, febbraio, provincia di Lecco.


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Cormorano adulto in abito nuziale, gennaio, provincia di Como.


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Il cormorano ha i piedi larghi e palmati, un collo piuttosto lungo e un becco robusto con un uncino appuntito all'estremità.


Gli uccelli immaturi sono di colorazione bruno-nerastra e hanno una parte del ventre biancastra specialmente nel primo anno di vita.

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Cormorano giovane, settembre, provincia di Lecco.

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Cormorano giovane, febbraio, provincia di Como.

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Cormorano giovane su una falesia imbiancata dal guano, giugno, provincia di Como.




Con il passare del tempo il piumaggio diventa man mano più scuro, normalmente, un cormorano raggiunge l'aspetto adulto finale nel 3° o 4° anno di vita. Maschi e femmine sono identici, salvo una leggera dimensione maggiore del maschio.

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Cormorano sub adulto, aprile, provincia di Como.

Il Cormorano (Phalacrocorax carbo) con la lunghezza media dalla punta del becco all'estremità della coda è 80-95 cm e il peso medio è di circa 2,5 kg, ma con una variabilità molto ampia che va da 1,5 kg a 3,5 kg o più, è tra i cormorani quello dalle dimensioni maggiori. La sua eccezionale flessibilità e adattabilità ha portato questa specie ad occupare zone termiche estremamente diverse che vanno dalla Groenlandia artica, Asia, Africa tropicale, costa orientale del Nord America, all'intera Europa. Gli unici continenti in cui Phalacrocorax carbo è assente sono il Sud America e l'Antartide.

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La diffusione globale di Cormorano (Phalacrocorax carbo);
in verde dove è stabilmente presente tutto l’anno; in giallo dove è presente in estate; in azzurro dove sverna.
Fonte wikipedia.org

In Europa sono state riconosciute due sottospecie del Cormorano Phalacrocorax carbo ; la Phalacrocorax carbo carbo che occupa la costa atlantica, denominata "razza atlantica", e la sottospecie P. carbo sinensis, denominata "razza continentale", che vive in Europa occidentale, nel continente asiatico, fino alla Cina e all'India. Le differenze tra le due sottospecie sono minime: la principale è la dimensione che vede il P. carbo carbo con un peso medio maggiore del P. carbo sinensis. Recenti studi genetici eseguiti sul cormorano europeo suggeriscono una terza sottospecie P. carbo norvegicus.

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Cormorano immaturo Phalacrocorax carbo carbo “razza atlantica”, giugno, Scozia.




Sul Lario e bacini limitrofi è presente il Cormorano Phalacrocorax carbo sinensis, mentre in Italia ed Europa sono presenti altre due specie; il Marangone dal ciuffo Phalacrocorax aristotelis e il Marangone minore Microcarbo pygmeus. 10-Marangone-dal-ciuffo_004





Marangone dal ciuffo
Phalacrocorax aristotelis, giugno, Scozia.



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Marangone minore Microcarbo pygmeus, maggio, provincia di Ferrara.



I cormorani sono generalmente gregari, nidificano in colonie, si raggruppano in dormitori composti da centinaia di individui, spesso cacciano insieme in gruppi. Catturano il pesce immergendosi dalla superficie dell’acqua, inseguendo la loro preda sott'acqua e afferrandola con il becco uncinato.

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Cormorani presso il dormitorio,
gennaio, provincia di Lecco.





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Cormorani in arrivo al dormitorio, gennaio, provincia di Lecco.

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Cormorano in immersione alla ricerca di prede. Questa specie può raggiungere profondità di decine di metri (un individuo è stato rinvenuto impigliato nelle reti alla profondità di 75 metri) anche se normalmente le sue immersioni raggiungono la profondità di 10 metri.

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Spesso i cormorani stanno con le ali distese, questo permette loro,
dopo l'immersione per procurarsi il cibo, di asciugare il loro piumaggio.
 

I cormorani nidificano in colonie, che in alcune casi possono essere estremamente grandi. I nidi nella “razza atlantica” sono normalmente situati su scogliere o isolette rocciose, mentre nella “razza continentale” sono posti generalmente sugli alberi. Generalmente il cormorano si riproduce al terzo o quarto anno di vita, in media, un cormorano femmina depone dalle tre alle cinque uova, che verranno incubate per circa trenta giorni. I pulcini rimangono nel nido per quasi due mesi. I giovani sono nutriti con pesci rigurgitati dagli uccelli adulti (quindi questo cibo è solitamente parzialmente digerito) e i pulcini lo recuperano dalle gole dei loro genitori. In questa prima fase di vita il successo riproduttivo è elevato, circa il 90% dei giovani si involano ma si stima che il 40% di loro muoia per vari motivi, primo fra tutti per fame durante il primo anno di vita. Il cormorano non ha predatori diretti salvo in nord Europa da parte dell’Aquila di mare. Può però perdere la vita in seguito ad affogamenti causati dall’impigliarsi nelle reti da pesca. Il fattore primario di morte dei cormorani degli ultimi anni è l’uccisione da parte dell’uomo. Si stima che in Europa gli abbattimenti superino i 100.000 individui all'anno. L'età massima registrata di un Cormorano è stata di 24 anni, ma a causa dell'alta mortalità tra i giovani uccelli, la vita media è molto bassa.

Sul Lario la prima nidificazione di Cormorano risale al 2013 con un solo nido, in seguito il Cormorano si è poi riprodotto nel 2017.15-Cormorano_011





Cormorani al nido,
aprile 2017,
provincia di Lecco.






I cormorani migrano a volte anche su lunghe distanze, ma a differenza di molti altri uccelli migratori, non tutti migrano contemporaneamente o verso le stesse aree. Molti uccelli provenienti dai paesi settentrionali e dall'Europa centrale migrano verso sud in inverno. Tuttavia, le distanze variano ampiamente tra gli individui della stessa colonia.

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Stormo di Cormorani in migrazione, aprile, Provincia di Sondrio.

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Cormorano in migrazione attraverso un valico alpino.



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Stormo di cormorani in sosta migratoria17-Cormorano_005, marzo, Alto Lario (CO-LC).


Il Cormorano in volo raggiunge una velocità media di circa 60 chilometri all'ora. Non si hanno dati certi sulla lunghezza dei singoli voli senza interruzione, ma è ragionevolmente stimato che la popolazione del Danubio austriaco che sverna nell'Adriatico italiano, percorra una distanza di circa 600 km in circa dodici ore di volo continuo.



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Il Cormorano spicca il volo dalla superficie dell’acqua con fatica, aiutandosi con le zampe battendole sul pelo dell'acqua.

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Sul Lario e nei bacini limitrofi questo uccello fece la sua apparizione verso la fine degli anni settanta del secolo passato, ma storicamente il Cormorano nel diciannovesimo secolo, ha rischiato l’estinzione in Europa a causa della forte persecuzione umana e il repentino modificarsi degli habitat, per questo motivo venne deciso di renderlo specie protetta, ma nonostante questo la popolazione rimase con numeri bassi per diverso tempo.

Verso la metà del XX secolo vi fu un ulteriore declino nel numero dei cormorani “sinensis - razza continentale", in questo caso la causa fu il para-diclorodifeniltricloroetano generalmente conosciuto col l’acronimo DDT, questo insetticida fu riconosciuto molto nocivo per la riproduzione degli uccelli, in quanto assottigliava lo spessore del guscio delle uova e fu la causa di una devastante riduzione di molte specie di volatili, compreso il Cormorano.

Passato questo periodo di crisi la popolazione europea del Cormorano “sinensis - razza continentale" grazie ad una maggior tutela, alla proibizione di pesticidi più pericolosi per gli uccelli ed altre cause non ancora completamente comprese, ha visto un’esplosione demografica tanto da colonizzare sempre più nuovi territori.

Discorso diverso riguarda la sottospecie del Cormorano “carbo - razza atlantica", che come detto è distribuito prevalentemente sulle coste atlantiche, dove vi nidifica e caccia in mare. Nel suo passato non ha mai subito persecuzioni sistematiche e non è mai stato in pericolo di estinzione, la sua popolazione è sempre stata stabile nel corso degli anni senza subire evidenti cali o aumenti numerici.

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Cormorani, dicembre, provincia di Como.

I cormorani si nutrono quasi esclusivamente di pesce, sono predatori "generalisti" non hanno una particolare preferenza sulle specie da catturare. Questo loro regime alimentare non minaccia la sopravvivenza delle specie ittiche anche quando i cormorani riducono sostanzialmente le popolazioni locali, i pesci sopravvissuti sono in grado di riprodursi e ripopolarsi. Tuttavia, questo è diverso nei corpi idrici chiusi più piccoli, qui, i cormorani possono ridurre il numero di pesci adulti al di sotto dei numeri necessari per mantenere una popolazione vitale e autosufficiente.

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Volo di cormorani alle calde luci del tramonto. Dicembre, provincia di Lecco.

La presenza del Cormorano confligge sugli interessi umani nelle attività di pesca, il livello di impatto varia molto tra i vari siti, (vi sono aree dove la massiccia presenza di cormorani incide pesantemente sulle attività di pesca, ma vi sono altre zone dove la sua azione è del tutto trascurabile o addirittura inesistente).

Per le attività di ittiocoltura si è risolto facilmente il problema posizionando reti protettive sopra le vasche, mentre per la pesca tradizionale lo scontro è elevato, per questo motivo a livello europeo il fenomeno è molto studiato sotto tutti i punti di vista. Nei paesi nordici, si stanno attuando metodi non cruenti di contenimento della specie nelle colonie riproduttive, agendo sulle uova impedendo il loro sviluppo. Nel nostro territorio invece si sostiene tuttora che la soluzione al problema sia l’abbattimento cruento.

In conclusione, la questione Cormorano appare molto complessa e non è certo con l’abbattimento di qualche decina di esemplare che si risolve il problema, personalmente riscontro anche un lato positivo di questa vicenda, magari il nostro Cormorano potrebbe aiutarci nel contrastare le varie specie alloctone (es. carassio, abramide...) che senza criterio sono state immesse per scopi di divertimento ittico dilettantistico nei nostri bacini.


Bibliografia

WWW.birdlife.org

http://cormorants.freehostia.com/index.htm#Pan-European status of the breeding population of Great Cormorants published

www.ec.europa.eu/environment/nature/cormorants

domenica 16 luglio 2017

Birdwatcher in trasferta: Isle of May

Come ribadito più volte su questo blog, lo scopo dei vari post è quello di far conoscere e far apprezzare quanto di interessante la natura offre nei territori lariani e nelle zone limitrofe. Ci sono però specie di animali e situazioni naturali particolari tanto diverse dalle nostre che possono essere ammirate e vissute solo andando in trasferta.

Ecco dunque che, volendo osservare le colonie di uccelli marini solitamente adattati alla vita pelagica, unicamente nel periodo di riproduzione, si riuniscono in migliaia di coppie sulla terraferma utilizzando ogni minimo spazio disponibile, ho scelto, tra le varie opportunità, due isolotti situati a poche miglia di distanza dalle coste scozzesi: L’Isle of May e l’isoloto di Bass Rock.

Entrambi sono caratterizzati da proprie peculiarità. Cercherò pertanto, anche se sommariamente, di descriverli in modo da riuscire a trasmettervi la grande emozione che si prova a stare in contatto diretto con una straordinaria esplosione di vita.

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Pulcinella di mare (Fratercula arctica), giugno, Isola di May, Scozia.

Questo primo post è dunque dedicato all'Isola di May. Si tratta di un isolotto dalle dimensioni di circa 1,5 km di lunghezza e 0,5 km di larghezza situato all'ingresso del Firth of Forth, a circa 8 km a sud della costa di Fife in Scozia. La sua conformazione è caratterizzata da una bassa costa rocciosa sul lato orientale e da alte scogliere sul lato occidentale.2-Isola di May_3468





L’isola di May vista dalla costa ovest del
Firth of Forth
.


L’isola è visitabile grazie ad uno degli operatori autorizzati che salpa da Anstruther o Crail, sulla costa di Fife tra il 1 maggio al 1 ottobre. E’ prevista una solo partenza giornaliera, solo se le condizioni meteo lo permettono, e gli orari sono in funzione dell’alta marea che permette alle imbarcazioni di uscire dal porto. Sull’isola si può sbarcare per un paio d’ore che può sembrare poco tempo ma che in realtà è un giusto compromesso tra permettere di osservare le varie specie e limitare il disturbo che involontariamente queste visite arrecano agli uccelli nidificanti.3-2017-06-13_2_Anstruther_031





Il porticciolo di Anstruther “in secca” in attesa dell’alta marea.



La traversata dura circa un'ora e durante questo percorso capita di osservare uccelli pelagici come ad esempio le Berte e le Sule.

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L’incontro in aperto mare con due Sule (Morus bassanus). Questi uccelli non sono nidificanti sull’isola di May. La loro colonia nel Firth of Forth è sull’isolotto di Bass Rock di cui parlerò nel prossimo post.



Avvicinandosi all’isola, gli incontri con gli uccelli si fanno sempre più frequenti: Urie, Gazze marine e Pulcinella di mare danno l’idea della quantità di uccelli che frequentano l’isola.

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Pulcinella di mare (Fratercula arctica).

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Uria (Uria aalge).

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Gazza marina (Alca torda).

Nonostante le dimensioni ridotte, l’isola di May ospita spettacolari colonie di uccelli marini…7-2017-06-13_3_Isle-of-May_049

Uno scorcio di una colonia composta da Urie.

…e la più grande colonia di Foche grigie (Halichoerus grypus) della Gran Bretagna orientale. In inverno questi pinnipedi si radunano in migliaia di esemplari sulle coste di quest’isola per partorire.

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Alcune foche grigie sono incuriosite dal nostra presenza, altre incuranti sonnecchiano sulle rocce.


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Gli occupanti della colonia marina sono disposti secondo le abitudini specifiche di ogni singola specie. In questo disegno, tratto dall’opuscolo pubblicato da Scotland’s National Nature Reserve, sono rappresentate alcune specie secondo il livello di posizionamento sulla scogliera.










Ai piedi della scogliera di solito trovano il luogo per la nidificazione i Marangoni dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis) e alcune specie di uccelli limicoli, tra cui i Voltapietre.

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Il Marangone dal ciuffo è una specie tipicamente marina distribuita lungo le coste atlantiche dell'Europa, a nord fino all’Islanda e a sud nel Mediterraneo e nel Mar Nero con diverse sottospecie.


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Voltapietre (Arenaria interpres).




Appena sbarcati sull’isola si ha un primo contatto con gli uccelli: certo un vero e proprio contatto poichè l’attracco dell’imbarcazione si trova in un area coloniale di Sterne codalunga (Sterna paradisaea) le quali, importunate dalla nostra presenza, non risparmiano attacchi agli intrusi con i loro becchi simili a pugnali. Posso testimoniare che le beccate sono dolorose, poichè sebbene fossi ben protetto sul capo, le ho sentite veramente!

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Un gruppo di Sterne codalunga si accingono a sferrare l’attacco agli intrusi umani…


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…e a quest’ultimi non resta che proteggersi ed allontanarsi velocemente dalla colonia.





Sembra impossibile ma questi uccelli lunghi circa 40 cm, dal peso di soli 100 grammi ed un’apertura alare di circa 70 cm detengono il record di percorrenza chilometrica durante le varie migrazioni che vanno dai territori di riproduzione dell'Artico alle aree di svernamento dell'Antartico. Questo lungo viaggio permette loro di vedere due estati all'anno e le più lunghe giornate di luce rispetto a qualsiasi altra creatura del pianeta. Un esempio di questo tragitto è stato dimostrato da un pulcino inanellato sulle Isole Farne, poco distanti dall’Isola di May, e rinvenuto in ottobre dopo solo tre mesi a Melbourne in Australia dopo un viaggio in mare di oltre 22.000 km.

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Distribuzione della Sterna codalunga (Sterna paradisea).
In rosso le aree riproduttive, verde rotte migratorie e in blu le zone di svernamento.
Fonte wikipedia – Autore Andreas Trepte Handbook of the Birds of the World, Volume 11 licensed under CC BY-SA 2.5

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La Sterna codalunga ha una migrazione eccezionalmente lunga: annualmente viaggia avanti e indietro tra l'Artico e Antartico. Questo uccello è distribuito come nidificante in aree circumpolari e durante la stagione non riproduttiva vive in mare in aree antartiche. La maggior concentrazione si trova nel Mare di Weddell.

Nel 2013 vennero posizionati degli apparecchi geolocalizzatori su sei Sterne codalunga: i risultati furono strabilianti! Si scoprì che questi uccelli percorsero circa 90.000 km in un anno dalle aree di nidificazione. Questi dati superarono di gran lunga le stime fatte precedentemente basate su ipotesi di percorsi rettilinei: si è infatti costatato che questi uccelli girovagano in lungo e largo negli oceani. Se si calcola che la vita media della Sterna codalunga è di circa 27 anni, sulla base della ricerca appena descritta, si può ipotizzare che questo uccello percorra nella sua vita circa 2.4 milioni di chilometri, l’equivalente della distanza tra la Terra e la Luna moltiplicata per tre volte.

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In volo Sterna codalunga dimostra la sua forma ad ali slanciate tipiche dei grandi volatori.

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Sterna codalunga in cova sotto la pioggia battente.

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Sull’isola di May è presente un’alta concentrazione di questi uccelli (oltre le mille coppie).


L'isola di May, oltre che un importante luogo di nidificazione, è anche un rilevante sito per gli uccelli migratori di passaggio da e verso i luoghi di svernamento. Per questo motivo nel 1934 si è stabilito il più 25-2017-06-13_3_Isle-of-May_384antico osservatorio degli uccelli in Scozia, e secondo della Gran Bretagna. Vista l’importanza di questo luogo nel 1956 è stata designata come riserva naturale nazionale.






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Il faro basso sull'Isola di May ora è utilizzato come sede dell’osservatorio degli uccelli.



Al fine di minimizzare il disturbo delle nidificazioni e il rischio di schiacciare le tane dei Pulcinella di mare sull’isola è vietato abbandonare i sentieri segnalati. Non ci sarebbe comunque motivo di oltrepassare questi limiti dato che gli uccelli stanno anche a bordo sentiero!

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Una femmina di Edredone (Somateria mollissima) mentre cova...


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... un’altra con seguito di pulcini.



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Nonostante la pioggia e il vento il paesaggio si mostra nella sua peculiarità.

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Il faro alto, simile ad un castello, fu costruito nel 1816 ed ora è un edificio di interesse storico.



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Immancabile colonna sonora dovuta alla moltitudine di uccelli. Tra questi l’inconfondibile richiamo della Beccaccia di mare (Haematopus ostralegus).



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Adagiato sul soffice manto vegetale un Zafferano (Larus fuscus) sorveglia il suo pulcino nato da poche ore.



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In cielo è un continuo andirivieni di Pulcinella di mare (Fratercula arctica),
che dai luoghi di pesca tornano ai nidi con il pescato nel becco.

I Pulcinella di mare, soprannominati "pappagalli marini" e "clown dell'oceano" a causa dei loro grandi becchi colorati triangolari, sono il simbolo dell’isola di May e senza ombra di dubbio la specie più fotografata e ammirata dai visitatori.

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Questi uccelli lunghi 28-34 cm con ali di 50-60 cm hanno abitudini pelagiche e vivono principalmente, salvo il periodo riproduttivo, nell'Oceano Atlantico settentrionale in acque profonde e ghiacciate e raramente frequentano la terra. Solo a marzo, quando inizia il periodo riproduttivo, occupano le scogliere erbose dell'Atlantico settentrionale e dell'Europa settentrionale dove costruiscono nidi scavando tane di solito lunghe 2-4 metri di profondità o utilizzando le tane dei conigli selvatici.

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Un pulcinella di mare nei pressi della sua tana/nido.



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Sull’isola sono presenti molti Conigli selvatici (Oryctolagus cuniculus) e i Pulcinella ne sfruttano le tane.




Il Pulcinella di mare spesso per procurasi il cibo per i nuovi nati percorre lunghe distanze (fino oltre ai 100 chilometri) in mare aperto catturando diversi piccoli pesci allineandoli nel becco, alternando teste e code e trattenendoli con la lingua.42-2017-06-13_3_Isle-of-May_262

Un Pulcinella di mare al ritorno al nido con il pescato nel becco.

Uccelli dalle grandi doti subacquee raggiungono profondità di più di 30 metri durante la caccia. Al loro rientro trovano ad aspettarli i grandi gabbiani che, nella migliore ipotesi, rubano loro il pescato ma capita anche che vengano catturati e uccisi da questi aggressivi uccelli.

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Il Mugnaiaccio (Larus marinus) è un gabbiano di grandi dimensioni, molto più grande del gabbiano reale. Specie molto aggressiva e cacciatore opportunista. Di solito caccia uova, pulcini ed esemplari adulti di varie specie di uccelli, tra questi anche il Pulcinella di mare.



I Pulcinella di mare raggiungono la maturità sessuale all’età di 5 anni. Sono una specie monogama e entrambi i genitori si prendono cura dei pulcini che più delle volte è uno solo. Dopo circa 38-44 giorni dalla nascita, i genitori lasciano i luoghi di nidificazione e vanno in mare aperto. Da questo momento i pulcini presenti nel nido, dopo un digiuno di una settimana, si lanciano anch’essi in mare di notte per evitare i predatori. La vita media di questa specie si aggira intorno ai 25 anni.

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Una coppia di Pulcinella di mare.

Lo stato di conservazione del Pulcinella di mare è in declino. Le maggiori minacce come sempre provengono dall’uomo. In alcuni paesi nordici vengono ancora catturati a migliaia per utilizzo alimentare e per le piume. La responsabilità del calo demografico di questa specie è dovuta anche all’aumento della predazione data dai grandi gabbiani, dagli stercorari, dall'introduzione di ratti, gatti, cani e volpi su alcune isole utilizzate per la nidificazione, dalla contaminazione da residui tossici come la plastica, dall'annegamento nelle reti da pesca, dal depauperamento delle risorse ittiche causate dall’uomo e dal cambiamento climatico.

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Uccelli dalle ali simili a quelle dei pinguini adatte alla vita in acqua e al nuoto subacqueo, i Pulcinella di mare per poter volare devono battere le ali con molta rapidità raggiungendo i 400 battiti al minuto. Con questo metodo di volo raggiungono la considerevole velocità di 80 km ora.

Ma è senza dubbio la scogliera a presentare lo spettacolo più emozionante dove ogni piccolo appoggio è sfruttato dagli uccelli per portare a compimento la nidificazione sfidando pareti strapiombanti, le burrasche e i venti del nord.

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Le Urie (Uria aalge) occupano ogni spazio utile della scogliera.



Qui è il regno delle Urie e delle Gazze marine. Anche queste specie di uccelli hanno abitudini pelagiche, salvo durante il periodo della nidificazione. Vivono una vita più o meno simile al Pulcinella di mare ma a differenza di queste depongono sulla nuda roccia un unico uovo dalla particolare forma piriforme per evitare che rotoli in mare al minimo colpo di vento. L’incubazione dura 35-37 giorni ed è praticata da entrambi i genitori.55-2017-06-13_3_Isle-of-May_374

Una coppia di Gazza marina (Alca torda) mentre accudisce l’uovo deposto sulla nuda roccia.

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Gazza marina al rientro con il cibo per il pulcino.



Altro ospite della scogliera è il Fulmaro (Fulmarus glacialis), molto simile ad un gabbiano, appartiene all'ordine Procellariformi, lo stesso gruppo degli Albatros. I Fulmari, al di fuori della stagione riproduttiva, hanno abitudini strettamente pelagiche, sorvolano il mare appena sopra la superficie ad ali rigide e dritte con sporadiche serie di battute superficiali e veloci, vagano su grandi aree oceaniche in cerca di cibo composto principalmente da calamari, policheti, pteropodi, crostacei, piccoli pesci e carogne.

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Fulmaro (Fulmarus glacialis).


Uccello lungo 45-53 cm di 650-1000 g di peso, raggiunge la maturità sessuale intorno agli 8-9 anni nei maschi e 12 anni nelle femmine. Specie molto longeva (30-50 anni) ma con un basso tasso di riproduzione, ha una forte fedeltà al luogo di nidificazione. La specie è monogama e per la nidificazione utilizza leggere depressione nel terreno o direttamente sulla roccia. Depone un singolo uovo che viene incubato da entrambi i genitori per un tempo di circa 50 giorni. Il giovane nato rimane nel nido per circa sette settimane prima dell’involo.

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Il Fulmaro, mentre un genitore cova, l’altro percorre lunghe distanze alla ricerca del cibo. Al rientro si scambiano di ruolo nelle cure parentali permettendo all’altro genitore di andare a sua volta ad alimentarsi.




Gli adulti e i pulcini di Fulmaro si difendono dagli intrusi, sputando su di essi con notevole precisione un succo di gastrico oleoso e maleodorante.

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Il Fulmaro, come altri uccelli pelagici, è minacciato dall’inquinamento (la cosiddetta "zuppa di plastica" creata dai nostri rifiuti trasportati dalle grandi correnti oceaniche) che si accumula nello stomaco.

La scogliera è anche un frastuono di richiami una colonna sonora che costantemente ci accompagna. Tra gli uccelli più vociferi è il Gabbiano tridattilo (Rissa tridactyla) che con il suo richiamo molto piacevole e melodico "kitti-wake" riempie l’aria (tale suono è tanto caratteristico da aver dato origine al suo nome inglese di kittiwake o black-legged kittiwake.

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Scorcio di scogliera con diverse specie nidificanti. Tra queste il Gabbiano tridattilo.

Il Gabbiano tridattilo è tra le specie di gabbiani il più comune e diffuso, al contrario dei suoi parenti stretti non frequenta discariche ma è tra i gabbiani il più oceanico. Questa specie ha una distribuzione circumpolare, riproduttiva nella zona artica e boreale per gran parte dell'emisfero settentrionale. Uccelli di medie dimensioni, sono lunghi circa 38-40 cm e pesano 330-450 g. Fuori della stagione riproduttiva e gli individui immaturi sono prevalentemente pelagici.

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Gabbiano tridattilo (Rissa tridactyla)

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Il Gabbiano tridattilo nidifica in colonie che vanno dalle decine a decine di migliaia di coppie sulle scogliere verticali rocciose dove i nidi possono essere costruiti su piccole sporgenze. Il nido è a forma di ciotola ed è costituito da terra e materiale vegetale tenuti insieme dagli escrementi. Normalmente vi depongono 2-3 uova che vengono incubate per 25-32 giorni. I giovani nati si involano dopo 33-54 giorni. La vita di questo uccello si aggira sui 28 anni.

Il Gabbiano tridattilo si nutre principalmente di invertebrati e di piccoli pesci. I pulcini vengono alimentati da cibo rigurgitato.

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Il tempo di permanenza sull’isola è terminato. Inevitabilmente devo interrompere la visita alla colonia dei beccapesci ma la barca sta per partire e, essendo tra gli ultimi a salire, mi tocca un viaggio di ritorno sotto un acquazzone insistente. E’ il minimo prezzo da pagare per un’esperienza indimenticabile!


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Sotto una pioggia battente alcuni partecipanti all’escursione si proteggono come possono.


Vedi anche Bass Rock


Informazione utili alla visita

Per ulteriori informazioni, contattare il St Andrews (01334 472021) o Anstruther (01333 311073) Uffici del Turismo. I biglietti vengono acquistati dal chiosco al porto di Anstruther. é consigliata la prenotazione online, in questi periodi si rischia di non trovare posti disponibili.

Quando visitare: Chi volesse vedere le specie in nidificazione il periodo migliore è intorno alle ultime settimane di maggio.

Ai primi di giugno, i primi pulcini di molte specie saranno presenti, e l'attività intorno alle colonie diventa frenetica.

Luglio e agosto vede la maggior parte delle specie di involo, e l'isola lentamente diventando un posto più tranquillo

Alcuni numeri dell’isola:
· 50.000 coppie di Pulcinelle di mare
· 7.000 coppie di Gabbiani tridattili
· 8.000 coppie di Urie
· 2.000 coppie di Gazze marine
· 500 coppie di Marangoni dal ciuffo

Uccelli marini nidificanti Isle May

Uria (Guillemot) Uria aalge
Gazza marina (Razorbill) Alca torda
Fulmaro (Fulmar) Fulmarus glacialis
Pulcinella di mare (Puffin) Fratercula arctica
Marangone dal ciuffo (European Shag) Phalacrocorax aristotelis
Cormorano (Great Cormorant) Phalacrocorax carbo
Beccapesci (Sandwich Tern) Thalasseus sandvicensis
Sterna coda lunga (Arctic Tern) Sterna paradisaea
Sterna comune (Common Tern)
Gabbiano tridattilo (Black-legged Kittiwake) Rissa tridactyla
Gabbiano nordico (Herring Gull) Larus argentatus
Zafferano (Lesser Black-backed Gull)
Larus fuscus
Mugnaiaccio (Great Black-backed Gull) Larus marinus
Beccaccia di mare (Eurasian Oystercatcher) Haematopus ostralegus
Edredone (Eider) Somateria mollissima