domenica 15 giugno 2014

Delta del Po, il bosco igrofilo

Il territorio ravennate del Parco del Delta del Po confinante le Valli di Comacchio ma separato dal fiume Reno, vanta un’area di grande prestigio conosciuta con il nome “Oasi di Punte Alberete”, unica nel suo genere, costituita da un bosco igrofilo, più o meno inondato di grande suggestione paesaggistica e composto da piante quali: Salice, Frassino, Pioppo, Olmo, Farnia, Frangola ed Ontano. Il bosco è alternato da praterie sommerse ed ampi specchi d’acqua, uno straordinario rifugio per piante ed animali altrove scomparsi o in via di estinzione, uno scrigno di biodiversità.4_Punte Alberete_Delta Po (11)

Bosco igrofilo di Punte Alberete, Delta del Po (RA)

1_Punte Alberete_Delta Po (15)

2_Punte Alberete_Delta Po (7)

3_Punte Alberete_Delta Po (4)

La struttura geologica di questa zona umida ha avuto origine dal continuo e copioso apporto di detriti depositati dalle acque del Po e dei suoi affluenti nel corso di migliaia di anni con il conseguente e progressivo spostamento verso Est della linea di costa del mare Adriatico. Questa area umida d’acqua dolce, rappresenta tutto ciò che è rimasto delle antiche valli bonificate sia naturalmente che per mano dell’uomo.

5_Punte Alberete_Delta Po (12)

 6_Giglio d’acqua_Punte Alberete_Delta Po (7)

Tra la flora acquatica spicca la fioritura dellIris pseudacorus, conosciuto con il nome di Giaggiolo acquatico o Giglio d’acqua. Questa pianta di origini Euroasiatica in Italia è molto comune in luoghi umidi come gli acquitrini, le zone paludose e lungo i margini di fossati. Questa specie vegetale è nella lista delle piante velenose. Sono pericolosi i tuberi ed il fusto se ingeriti e possono provocare dermatite allergica in caso di contatto cutaneo.

 

7_Giglio d’acqua_Punte Alberete_Delta Po (6)

 

 8_Giglio d’acqua_Punte Alberete_Delta Po (8)

 

 

 

 

 

 

 

Iris pseudacorus Giglio d’acqua

 

 

Tra le specie ornitiche di rilievo che frequentano questo ambiente troviamo la Spatola Platalea leucorodia e il raro Mignattaio Plegadis falcinellus (simbolo dell’Oasi).

10_Mignattaio_Delta Po ed(5) Mignattaio Plegadis falcinellus

 

Negli specchi d’acqua aperti è facilmente osservabile il Marangone minore Phalacrocorax pygmeus, come per altre specie elencate nei precedenti post, quest’uccello non è mai stato osservato in area Lariana.

11_Marangone minore_Delta Po (10) Marangone minore Phalacrocorax pygmeus

 

12_Marangone minore (20)

 

Il Marangone minore Phalacrocorax pygmeus appartiene all’ordine dei Pelicaniformi e alla famiglia dei  Falacrocoracidi è il più piccolo tra i Cormorani poichè la sua misura non supera i 50 cm in lunghezza. Questa specie è prevalentemente ittiofaga e frequenta le zone umide interne di pianura, quelle d’acqua dolce o salmastra, caratterizzate da una densa vegetazione palustre e ricca di pesci.

 

 

 

La popolazione principale di questa specie occupa l’areale che va dai Balcani all’Europa orientale.

13_PygmyCormorant Distribuzione del Marangone minore (fonte www.birdguides.com)

Il Marangone minore è presente in Italia dal 1981, quando fu accertata la nidificazione di una coppia presso l’Oasi di Punte Alberete (Ravenna). Nella stessa località, dopo oltre un decennio di assenza è tornato a nidificare nel 1994. Da allora il numero di coppie nidificanti è cresciuto, portando alla colonizzazione di nuovi siti riproduttivi ed al definitivo insediamento di una popolazione residente.

14_Marangone minore(36)

Il Marangone minore ha uno status di conservazione sfavorevole dovuto alla bonifica ed al degrado delle zone umide originariamente occupate, per questo motivo in Europa è strettamente protetto. La popolazione italiana, sebbene ancora numericamente limitata, può rivestire un ruolo rilevante per l’espansione verso nuove aree più occidentali e di conseguenza per la conservazione della specie. Nel nostro Paese, tuttavia, è specie ancora poco conosciuta e spesso viene confusa con il più comune Cormorano, quest’ultimo è fonte di aspri e diffusi conflitti tra itticoltori e pescatori sportivi che lo abbattono illegalmente rischiando facilmente di colpire anche esemplari del Marangone minore.

15_Marangone minore (40)

 17_Nitticora_Delta Po (1)-2

 


Il bosco igrofilo di Punte Alberete ospita una nutrita tipologia di avifauna tipica di questo ambiente, come ad esempio gli anatidi e gli ardeidi.

Nitticora Nycticorax nycticorax

 

16_Garzetta_Delta Po (12) Garzetta Egretta garzetta

 

L’Oasi di Punte Alberete ha il pregio di ospitare la Tartaruga palustre europea Emys orbicularis, rettile divenuto ad oggi oramai introvabile.

20_Emys orbicularis_Delta Po (1)

Tartaruga palustre europea Emys orbicularis, Punte Alberete (RA)

In Italia fino ad alcune decine di anni fa l’Emys orbicularis era diffusa lungo tutti i corsi d’acqua, nelle paludi e nei laghi costieri. Oggi è diventata uno dei rettili italiani più a rischio di estinzione e per questo motivo sono oggetto di numerosi studi da parte di naturalisti ed enti protezionistici.

21_emys_orbicularis

 

La testuggine palustre europea è diffusa in tutta l'Europa continentale esclusi i p aesi scandinavi, nella ex Unione sovietica, nei paesi costieri del nord ovest dell'Africa, nella penisola turca e nei paesi asiatici che costeggiano il mar Caspio.

 

 

In Europa esistono due specie di Testuggini palustri: Emys orbicularis e la Mauremys caspica, quest’ultima presente solo nella penisola iberica e in quella balcanica.

22_Emys orbicularis_Delta Po (6) Tartaruga palustre europea Emys orbicularis, Punte Alberete (RA)

La Emys orbicularis è l'unica specie di testuggine acquatica presente naturalmente nelle acque italiane (ad esclusione della Valle d'Asta e delle altre zone montagnose alpine ed appenniniche). In Lombardia ad oggi è presente lungo il basso corso del Fiume Ticino e dell’Adda, mentre è quasi scomparsa nel tratto lombardo del Po.23_Tartaruga palustre europea Emys orbicularis

Le abitudini di vita dell’Emys orbicularis sono quelle tipiche di una testuggine palustre, cioè strettamente legate all’ambiente acquatico. E’ tuttavia possibile che si allontani anche per parecchi chilometri dal bacino nel quale vive abitualmente anche durante la stagione secca. Solitamente la si osserva lungo le rive o sui tronchi e sui rami emergenti dall’acqua ove sale per riscaldarsi al sole. Nelle ore notturne invece, è solita trattenersi in acqua, sia in superficie che sul fondo o spostandosi lungo le sponde dei fiumi, delle paludi e dei canali, in cerca di cibo.

Di regola è un rettile stanziale e gregario ad eccezione degli esemplari anziani. E’ attiva dalla primavera al tardo autunno, mentre trascorre i mesi invernali in uno stato di latenza, nascondendosi in buche lungo la riva dei fiumi. Sebbene sia soprattutto carnivora, è considerata specie onnivora con una dieta estremamente varia.

L’accoppiamento può avvenire da Marzo ad Ottobre, ma in Aprile-Maggio è più frequente e avviene esclusivamente in acqua. La deposizione delle uova avviene alla fine di giugno fino a tutto agosto, preferibilmente in un punto sabbioso coperto da bassa vegetazione lungo le rive. Spesso l’efficacia della fecondazione del maschio si prolunga nel tempo, di modo che una singola fecondazione può consentire alla femmina di deporre uova anche per due o tre anni di seguito senza bisogno di ulteriori contatti col maschio.

La tartaruga palustre europea è inclusa nella lista delle specie protette stabilita prima dalla convenzione di Berna del 1979 e poi dalla direttiva 92/43/CEE.

 

Ben diversa è la situazione delle alloctone tartarughe più comunemente esportate dagli U.S.A. che sono due sottospecie di Trachemys scripta: la Trachemys scripta elegans (la tartaruga dalle "orecchie rosse", la cui importazione è vietata in Europa dal 1997 a causa dell'impatto sulle specie locali) e la Trachemys scripta scripta (la tartaruga dalle "orecchie gialle" la cui importazione purtroppo in Europa e' ancora legale). Queste Trachemys hanno colonizzato a causa di abbandoni sconsiderati moltissime aree umide, comprese quelle della Provincia di Lecco, Como e Sondrio. Essendo queste tartarughe palustri d’importazione e quindi  particolarmente aggressive, negli anni hanno decimato numerosi esemplari appartenenti alla specie Tartaruga Palustre Europea Emy Orbicularis. Come ripotato più volte su questo blog, i rilasci di specie alloctone possono creare danni incalcolabili sulle specie autoctodne, secondo la “Trust for the Protection of Reptiles”, Fondazione per la Protezione dei Rettili, la stima delle esportazioni dagli U.S.A. è di circa 5 milioni di giovani tartarughe all'anno che vengono vendute sul mercato come animali di affezione.

25_Tartaruga palustre dalle orecchie rosse - Trachemys scripta elegans

Pian di Spagna (CO), Tartaruga palustre dalle orecchie rosse - Trachemys scripta elegans.

A causa degli abbandoni incontrollati in acque libere, questa specie e le relative sottospecie si è diffusa anche in molti stati dell'Europa tra cui Francia, Spagna, Germania e Italia. Nel dicembre 1997 si è cercato di porre rimedio vietandone l’importazione inserendola nella categoria protetta dal CITES*.

26_Trachemys scripta_Sartirana (4) Lago di Sartirana (LC), Tartaruga palustre dalle orecchie rosse - Trachemys scripta elegans.

Purtroppo resta ancora libero il commercio delle tartarughe acquatiche della sottospecie Trachemys scripta scripta denominate “orecchie gialle”. Oltre ad un necessario intervento del legislatore, è fondamentale sensibilizzare i cittadini.

27_tartaruga palustre Trachemys scripta scripta_Dervio (1)

Dervio (LC), Tartaruga palustre dalle orecchie gialle - Trachemys scripta scripta.

Queste tartarughe d'acqua domestiche nel loro ambiente naturale sono solite nuotare in spazi liberi, in cattività invece vengono allevate in piccole pozze, in acquari o peggio in minuscole bacinelle. Raramente ricevono il cibo che potrebbero ottenere in natura, per non parlare della luce solare, elemento essenziale per la loro salute, che viene rimpiazzato parzialmente da lampade artificiali.
E’ stato stimato che non più del 20% delle tartarughe allevate per l'esportazione sopravvive al primo anno di vita, laddove in natura raggiungono spesso i 30 anni. Dopo la loro nascita, le piccole tartarughe vengono impacchettate in centinaia di individui posti in piccole scatole e spedite all'estero. Possono essere lasciate senza cibo e acqua per mesi. Durante il trasporto, molte di loro muoiono o si ammalano. Le tartarughe hanno un metabolismo lento, perciò le malattie che contraggono negli allevame28_Tartaruga d'acqua_Dervio (1)nti o durante la spedizione diventano visibili solo dopo settimane o mesi. Se le tartarughe sopravvivono allo stress del trasporto e del mantenimento inadeguato, la loro stazza diventa presto un problema per chi le possiede. Le tartarughe femmine, in particolare, possono diventare lunghe fino a 30 centimetri. Molte di loro, di conseguenza, vengono buttate via. Alcune, le più forti, sopravvivono nelle pozze in cui sono state così fortunate da essere buttate divenendo una minaccia per la fauna locale.
(fonte http://www.soccorsofauna.com/olocausto.html)

  Dervio (LC), Tartaruga palustre dalle orecchie gialle - Trachemys scripta scripta.

29_tartaruga palustre Trachemys scripta scripta_Dervio ed

Non ci stancheremo mai di ribadire che la natura si è evoluta in milioni di anni e gli improvvisi cambiamenti, quali l’immissione di specie animali o vegetali in ambienti non idonei, possono procurare dei danni incalcolabili all’ambiente.

La cattiveria e la stupidità umana non ha limiti, ho appreso tramite il web, dell’esistenza di un mercato cinese dove le tartarughe vive vengono inserite in piccole buste di plastica utilizzate come portachiavi. Di seguito due link con immagini molto forti riguardanti questo assurdo mercato. LINK e LINK ANSA

 

Il prossimo post sarà dedicato alle aree bonificate del Delta del Po.

*La Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione, o CITES, dall'inglese Convention on International Trade of Endangered Species, è una convenzione internazionale firmata da numerosi stati a Washington nel 1973. Ha lo scopo di regolamentare il commercio di fauna e flora in pericolo di estinzione. Riguarda il commercio di esemplari vivi o morti, o solo parti di organismi o prodotti da essi derivati, mirando a impedire lo sfruttamento commerciale delle specie in pericolo (prima causa di estinzione, seguita dalla distruzione dell'habitat).
La CITES è parte delle attività ONU per l'ambiente (UNEP). La sua attuazione è a carico dei singoli stati partecipanti. Attualmente 175 stati hanno aderito alla convenzione.

Bibliografia

Scott B., 2000. Birdwatching nel Delta del Po

Spagnesi M. & Serra L, 2004. Uccelli d’Italia – Quaderni di Conservazione della Natura Numero 22, Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica “Alessandro Ghigi”

Atlante degli Anfibi e dei Rettili della Lombardia, curatori F. Bernini, L. Bonini, V. Ferri, A. Gentilli, E. Razzetti & S. Scaffi, 2004, “Monografie Pianura” n. 5, Provincia di Cremona.

Rettili in Italia – wikipedia.org

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