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sabato 15 giugno 2013

Dopo la neve… il risveglio alla vita

Quest’anno in alta montagna l’inverno è stato più lungo del solito. Se a fondovalle la primavera è stata caratterizzata da tanti giorni di pioggia, sui rilievi alpini la neve è stata presente più a lungo. Ora la stagione estiva riprende velocemente il tempo perduto e a queste quote non c’è tempo da perdere poichè la bella stagione non durerà molto.

Il ghiaccio invernale sta abbandonando questo laghetto alpino.


Il Crocus albiflorus volgarmente chiamato “zafferano alpino” è uno tra i primi fiori a comparire a queste quote in primavera.

Crocus albiflorus




La valle dello Spluga. Sullo sfondo il piccolo abitato di Montespluga.

Il Lago di Montespluga è un bacino artificiale chiuso a sud da due dighe. Questa opera risalente al 1931 ha modificato drasticamente questa valle.

Veloci sfrecciano i Rondoni. A Montespluga (quota 1800 m) nidifica una piccola colonia di Rondoni e penso di poter affermare che questa sia tra le aree di nidificazione la più elevata in termini di quota.
Rondone comune Apus apus
La marmotta qui è di casa.
Marmotta Marmota marmota



La Viola calcarata.
Uno stagno è la testimonianza della forza della natura, una biodiversità incredibile.


Migliaia di uova di Rana temporaria  (o Rana alpina o montana)

Uova di Rana temporaria.



Alcune uova si sono già schiuse e ora i girini iniziano la loro vita larvale.

Girini di rana temporaria.
Alcuni girini trovano di che nutrirsi in un malcapitato coleottero caduto in acqua.

Ma le rane non sono le sole frequentatrici dello stagno poiché ci sono anche molti tritoni alpestri (per approfondimenti vi rimando al post Il tritone alpestre).



Un Tritone alpestre maschio in livrea riproduttiva.
L’escursione odierna è caratterizzata dall’interessante osservazione di una Lucertola vivipara Zootoca vivipara, specie rara e difficilmente osservabile sia per il colore mimetico che per il carattere timoroso che al minimo allarme si rintana velocemente.
Lucertola vivipara Zootoca vivipara
La Lucertola vivipara Zootoca vivipara (JACQUIN 1787) è un piccolo sauro che raramente supera i 15 cm di lunghezza. Questo rettile adattato a vivere anche a temperature relativamente basse ha la caratteristica di trattenere le uova nel corpo materno fino al completo sviluppo degli embrioni, così che i piccoli vedono la luce già perfettamente formati. Questa caratteristica ha permesso alla Lucertola vivipara di colonizzare gli ambienti più disparati e quote che possono superare i 2000 m s. l. m. La sua particolare forma di riproduzione la rende indipendente dalla costituzione del suolo; ciò le permette di vivere anche in prati umidi e acquitrini. La latenza invernale varia a seconda delle caratteristiche dell’habitat e si prolunga da settembre/ottobre fino a marzo/aprile. L‘accoppiamento ha luogo tra maggio e giugno. La durata dello sviluppo degli embrioni nel corpo materno è strettamente legato alle condizioni atmosferiche. Nelle estati favorevoli i piccoli nascono già durante la seconda metà di agosto, nelle estati fredde e umide anche in ottobre o addirittura può capitare che alcune femmine trascorrano l‘inverno in stato di gravidanza. La femmina dà alla luce solitamente da 5 a 8 piccoli che alla nascita misurano circa 5 cm. La quota di sopravvivenza è molto bassa, solo pochi di essi raggiungono il primo anno di età.

La Lucertola vivipara è il rettile in grado di spingersi più a nord a livello mondiale. Il suo areale si estende su gran parte dell‘Europa e dell’Asia settentrionale: dalla Cordigliera Cantabrica spagnola e dall’Irlanda fino all‘isola di Sahalin, sulle coste del Pacifico; dalla Pianura padana fino al Mare del Nord e al Mare di Barents.

Lucertola vivipara
Nota interessante: la Lucertola vivipara si differenzia dalla Lucertola muraiola Podarcis muralis per le zampe più corte e il capo più stretto e il corpo relativamente tozzo e non appiattito. Spesso presenta una stretta linea vertebrale scura.

 Lucertola muraiola Podarcis muralis, Varenna (LC).

lunedì 2 luglio 2012

Il Tritone alpestre

La natura è meravigliosa. Basta saper osservare e il mondo apre le porte a nuove scoperte!

Siamo nel parco Nazionale dello Stelvio a circa 2000 m di quota. Questo stagno un tempo apparteneva ad una area umida caratterizzata dal susseguirsi di pozze e ruscelli, circondato da una torbiera.



Pur essendo uno stagno dalle ridotte dimensioni ci troviamo di fronte ad un importante ed insostituibile ambiente naturale. Queste piccole aree umide sono gli ambienti ideali per la sopravvivenza di specie vegetali e animali legati alla presenza dell’acqua per compiere il proprio ciclo riproduttivo e non solo. Gli uccelli, ad esempio, hanno bisogno dell’acqua per dissetarsi e per tenere in ordine il piumaggio. La notte, lungo le sponde umide ricche di invertebrati, si instaura una vivace attività di micro mammiferi. Questo stagno è anche un luogo insostituibile per gli anfibi che sono i vertebrati tra i più minacciati a livello globale per la crescente riduzione di questi micro habitat. Ed è in questo lo stagno che vive il Tritone alpestre.


Un maschio di Tritone alpestre
Il Tritone alpestre, Mesotriton alpestris alpestris, è un anfibio dalle piccole dimensioni, riconoscibile per la colorazione scura del dorso contrastante con i colori ventrali aranciati molto intensi.



La distribuzione altitudinale di M. alpestris sulle Alpi è alquanto ampia, spingendosi normalmente a quote superiori ai 2000 m.
E’, tra le varie specie di tritoni, il più legato all’ambiente acquatico. Si riproduce solo dopo il disgelo e lo scioglimento della copertura nevosa (tra maggio e giugno). La femmina depone all’incirca da 100 a 300 uova che ancora singolarmente alla vegetazione sommersa. Dopo circa un mese, alla schiusa delle uova, nascono larve branchiate che in 4-5 mesi completano la metamorfosi. L’abbandono del sito riproduttivo ha luogo solitamente nel tardo autunno anche se alcuni individui di tritone alpestre possono trascorrere in acqua anche tutto l’inverno.
Il tritone alpestre è particolarmente minacciato dalla scomparsa degli habitat riproduttivi e dallo sconsiderato ripopolamento ittico con pesci predatori in tutte le raccolte d’acqua alpine, anche in quelle dove naturalmente nessun pesce sarebbe mai potuto, e dovuto, arrivare.

Una femmina di Tritone alpestre
 Nei dintorni dello stagno si avverte la vivacità del mondo animale.

Un giovane maschio di Crociere
Un Venturone alpino
Una femmina di Merlo dal collare con l’imbeccata da portare al nido
Un maschio di Merlo dal collare
Nei dintorni dello stagno una fioritura di bianchi 
Erioforo Eriophorum angustifolium si estendono nella torbiera.
Erioforo
Una Rosa canina