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martedì 9 settembre 2014

Il sentiero del viandante da Varenna a Lierna tra acque spumeggianti e fragranze di lauro e ciclamino

Un altro post dedicato alle località lariane: in particolare voglio parlare del tratto di sentiero del viandante che da Varenna conduce a Lierna.

L’intero tracciato denominato “Sentiero del viandante” come lo conosciamo oggi, si estende sulla sponda occidentale del Lario tra Abbadia Lariana e Colico. La configurazione geologica impervia porta a sviluppare questo percorso in ambiente montano toccando quote di circa m 800.
Le origini di questo percorso vengono attribuite all’epoca romana (1) ma venne abbandonato nel 1830 in seguito alla realizzazione della strada rivierasca a lago (l’attuale SP 72) opera imponente per l’epoca, progettata dall’ingegnere Carlo Donegani, progettista dei Passi alpini dello Stelvio e dello Spluga.
1_Varenna (1)

Il sentiero del viandante era infatti poco agevole per essere utilizzato come importante via di comunicazione considerando che per il trasporto sia delle persone che delle merci, la via lacuale era sicuramente più comoda e veloce.

Un tempo questa via di comunicazione veniva indicata con diversi nomi come: via Ducale, via Regia e, in tempi più recenti, Napoleona. Tuttavia prende l’attuale nome di Sentiero del viandante (usando una dizione presente ad Abbadia e Mandello almeno dal 1859) nel 1992 per merito dell’Azienda di Promozione Turistica del Lecchese che riscopre e sistema, ad uso turistico ed escursionistico, l’antico percorso.

 

Dopo questa sommaria ricostruzione storica dell’antico percorso iniziamo il nostro itinerario partendo dalla piazza del paese di Varenna.

   

Al mattino, la sagoma del campanile di Varenna
si staglia in controluce nel cielo

2_Varenna (71)

 

Presso Villa Monastero si prende la strada asfaltata che sale a monte della ferrovia che conduce al cimitero dove una ripida scala porta ad un pianeggiante sentiero che ci conduce alla sorgente del Fiumelatte

 

 

Villa Cipressi vista dalla strada del cimitero

 

 

3_(9)

 

 

 

 

 

 

 

A circa metà strada tra il cimitero e la sorgente del Fiumelatte, una deviazione verso monte conduce in pochi minuti alla località Baluardo, uno sperone roccioso cinto da cipressi, dove si gode uno dei panorami più suggestivi del percorso.

4_Varenna (15)Imbocco del sentiero per il Baluardo

 

 

 

 

 

I cipressi del baluardo

 

5_Varenna (17)

Varenna vista dal Baluardo

(1) Un anonimo nel 1907 descrisse questo panorama così:

“…Vista dal ramo di Lecco o da Fiumelatte, il suo aspetto è dei più belli e sorprende il passeggero in un’estasi di contemplazione, che rapisce e conquista. Da quel lato, infatti, la disposizione naturale del terreno ha potuto permettere un completo sviluppo di ville splendide e di alberghi, che la mano creatrice dell’uomo, spandendovi tesori di ricchezze incommensurabili, ha saputo tramutare in veri luoghi di soggiorno paradisiaco, dove nulla difetta di tutto ciò che la immaginosa bramosità umana può desiderare…”

6_Varenna (25)

Il Paese di Fiumelatte e il promontorio di Bellagio visto dal Baluardo

Lasciato il Baluardo si riprende il sentiero per la sorgente dove, tra la vegetazione, abbonda l’alloro Laurus nobilis che con le fioriture dei ciclamino odorano l’aria di gradevoli profumi.

7_Ciclamino (10)

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Ciclamino Cyclamen repandum

9_ (5)

 

Caratteristici muri a secco ricordano un tempo antico dove la terra per i coltivi era “rubata” all’impervia rupe scoscesa.

 

10_Cornu aspersum (8)

 

 

 

 

La propensione all’osservare ciò che la natura offre, ci fa soffermare su graziose chiocciole e l’interessante accoppiamento di due lumache.

Cornu aspesum

11_Chilostoma cingulatum (1)

 

Chilostoma cingulatum

 12_Arion vulgaris (1)

 

 

 

 


Accoppiamento di
Arion vulgaris

 

 

13_Fiumelatte (26)

Il Fiumelatte

Il Fiumelatte, lungo appena 250 metri, precipita spumeggiante con una pendenza media di 36°. Questa caratteristica fa sì che l’acqua si infranga violentemente su grossi massi assumendo un colore bianco-latte da cui trae il nome. Da sempre questo corso d’acqua ha affascinato poeti, turisti e studiosi. Tra quest’ultimi il più famoso fu Leonardo da Vinci che nel suo “Codice Atlantico” così lo descrive:15_Fiumelatte (30)

”…È il Fiumelaccio, il quale cade da alto più che braccia 100 dalla vena donde nasce, a piombo nel lago, con instimabile strepitio e rumore. Questa vena versa solamente agosto e settembre...”(3)

14_Fiumelatte (40)17_Fiumelatte (5)

La grotta da dove sgorga il Fiumelatte

 

Anche i versi di un poema del Parlaschino sono dedicati al Fiumelatte:

Lode del Fiumelatte (4)

Balza ch’el fa parer candido latte,
l’acqua si rompe tra macigni neri,
e fa un’acqua spumosa dove batte
che appresso e da lontan par vero latte
dà da filosofar a dotti veri,
perché s’asconde e mostra a suo talento
o bianco come latte o come argento.

 

16_Fiumelatte (16)

 

18_Fiumelatte (69)

 

 

 

 

 

 

 

Il sentiero, tenendo la destra idrografica del fiume, scende al paese di Fiumelatte, frazione di Varenna, e incrocia la via Padre Luigi Mellera. Ritornando verso nord possiamo osservare una caratteristica fontana denominata “Samaritana”, dove l’acqua sgorga solamente con la presenza attiva del fiume.

 

19_Fiumelatte (58)

 

A dire il vero il Fiumelatte è un torrente temporaneo, con una stagionalità dell’emissione delle acque, che compare in primavera allo sciogliersi delle nevi della Grigna e scompare in autunno. Non sono rari però periodi di secca o di attività fuori periodo dovuti al variare delle condizioni metereologiche.

   

Sul ponticello che attraversa il Fiumelatte, un datato cartello indica la sua brevità20_Madonna nera (4)

 

   

 

Riprendendo il percorso verso Lierna, il sentiero ci conduce alla piazzetta dove sorge la Chiesa dedicata all’Annunciazione. Questa chiesa fu edificata nel 1967 sostituendo una precedente del 1685 dedicata alla Beata Vergine Maria di Loreto della quale rimane un simulacro ligneo raffigurante la Madonna nera che porta in braccio il bambino dalla pelle bianca. Pare che sia l’unico esempio di una così singolare raffigurazione della Madonna di Loreto.

 

 

 

Il percorso ci obbliga a percorrere un breve tratto di strada provinciale. all’altezza di una strettoia verso il lago è situata la Villa Capoana, eretta da Ercole Sfondrati Duca di Monte Marciano nell’anno 1605. Riccamente adornata di dipinti e giochi d’acqua provenienti dalla vicina Fonte Uga, questa villa a causa della costruzione della strada nel 1830 venne divisa in due parti e irrimediabilmente snaturata dello splendore che antichi documenti le attribuivano. 21_Fiumelatte (59)22_Fiumelatte (60)

 

 

 

 

 

 

La Villa Capoana

 

In prossimità della Villa Capoana si trova una sorgente d’acqua perenne dal nome Fonte Uga. Oltre ad abbellire di cascatelle la Villa Capoana questa fonte fornisce anche l’acquedotto comunale di Varenna quando il Fiumelatte è in secca.23_Sorgente Uga (64)

 

L’abate Giovio in un elegante e scherzoso sonetto così descriveva la proprietà di quest’acqua:

«di tal virtù che i pesci morti avviva
e i vivi privi del vital lume»

 

 

Alla sorgente Uga

Uga, vanto dei ruscelli dall’onda pura, nitidissima,
più gelida del ghiaccio, più pura del cristallo,
volteggiando con mormorìo selvaggio tra spumeggianti sassi,
non scema l’onda d’estate, non aumenta d’inverno.(5)

 

 

24_Pino (7)

 

 

 

Lasciato definitivamente l’abitato di Fiumelatte prendiamo la via per Pino e di seguito la ciottolata via Caraa.

25_Fiorrancino (2)

 

 

 

 

 

 


Un fiorrancino
(Regulus ignicapilla)
ci accompagna nel percorso

La via Caraa

26_Pino (3)

 

La via Caraa ci conduce alla frazione di Pino, antico abitato da cui proviene la famiglia omonima del generale napoleonico Domenico Pino.

27_Pino (14)

28_Pino (8)

Edicole votive a Pino                                                                                           Uno scorcio della frazione di Pino

29_ (31)

 

 

Da Pino proseguiamo a sinistra per la via Roslina fino a giungere in prossimità della SS 36. Poco oltre la cabina elettrica, ci inoltriamo nel bosco per incontrare finalmente il vero e proprio tracciato del Sentiero del Viandante che lentamente nel bosco prende quota.

 

 

30_ (53)

 

 

 

 

 

Superata la stretta Valle del Petfer (mt 584) e un varco in uno sperone roccioso, una breve variante sulla destra ci porta a un belvedere da cui si gode di un bel panorama.

 

31_ (45)

 

 

 

 

 

Un tratto di sentiero nella prossimità
della Valle del Petfer

 

 

 

32_ (69)

Il centro Lago di Como, in primo piano il promontorio di Bellagio, sullo sfondo il Monte Crocione

 

33_ (80)

Il sentiero riprendere a salire con decisione attraverso un bosco di castagni raggiungendo un pianoro dove sorgono due costruzioni diroccate: siamo a Cascina Roslina, m 700.

34_Codibugnolo(6)

 

 

 

 



Ruderi a Roslina


Unica presenza a Roslina… un gruppetto di Codibugnoli
(Aegithalos caudatus)

Lasciata Roslina riprendiamo brevemente a salire, prima di affrontare l’impervia Valvachera, con i suoi dirupi. Arrivati al suo apice ci portiamo sul lato meridionale della valle sbucando così in vista delle case di Coria m 780, che segnano il punto più elevato del percorso.

35_ (87)36_ (88)

 

 

 

 

 

 

 

Cascine Coria

 

37_ (92)

 

Il percorso qui si divide: si può andare verso Ortanella o scendere a Lierna, come faremo noi.

 

38_Marasmius bulliardi (1)

 

 

 

 

 

 

 


Nel sottobosco umido fanno bella presenza una grande quantità di esili funghi
(Marasmius bulliardi)

39_Lucertola muraiola (10)

 

 

Mentre sulle nude rocce una Lucertola muraiola
(Podarcis muralis) si gode il sole

 

 

 

Superiamo la Valle della Boggia, con un'ampia panoramica vista sul lago e sullo scoglio del Vedrignano.

40_ (96)

 

 

41_(119)

 

 

 

 

 

Il Ramo di Lecco…

…e lo scoglio del Vedrignano

 

43_Lierna (143)

 

 

Dopo aver attraversato le pendici del Sasso della Botte, la Valle della Pianca, incrociamo la Cascina Nero di m 382, dove domina un tabernacolo Mariano.

 

 

Località Nero

 

 

l sentiero passa sotto i dirupi del Brentalone e da un punto panoramico si ha un’ incantevole vista sulla riva bianca e la penisola del Castello di Lierna, un intrico di viuzze risalente al 1124.

44_(150)

La penisola del Castello di Lierna

 

Il nostro viaggio termina qui ma solo per ora. Ci ripromettiamo di proseguire il nostro percorso sul Sentiero del viandante stimolati dalla ricchezza della storia e dai piacevoli paesaggi.

1 - Da: Le antiche vie di comunicazione del territorio orientale del Lario e le loro Fortificazioni.

2 – Da: Varenna che Sfugge.

3 - Foglietto 214 del Codicee Atlantico in Ambrosiana - Varenna e Monte di Varenna.

4 - Paolo Emilio de Busi detto il Parlaschino (1571-1653) – Varenna che Sfugge.

5 - Sigismondo Boldoni (1597-1630) , traduzione di Don Lauro Consonni – Varenna Che Sfugge.

 

Bibliografia

Adami V. – Varenna e Monte di Varenna, 1927 – ristampa anastatica a cura dell’Associazione Culturale “Luigi Scanagatta” – Varenna, 1998 – LINK

Pensa P. –Le antiche vie di comunicazione del territorio orientale del Lario e le loro Fortificazioni, 1977 – Editrice Pietro Cairoli, Como.

Brivio D. – Lungo “Quel Ramo”,1985 – Edizione Banca Popolare di Lecco

Borghi A. – Sentiero del Viandante, 1992 – Azienda Promozione Turistica Lecchese

Brembilla G. &  Brembilla R. – Varenna che Sfugge, 1996 – Editore Associazione Culturale “Luigi Scanagatta” Varenna – LINK

giovedì 20 marzo 2014

È primavera

1_Vezio (31)-2

 

 

gli alberi sono in fiore

 

 

 

 

 

 

 

 

2_Smergo maggiore_Varenna (34)-2

 

 

 

gli smerghi formano le coppie

 

 

 

 

 

 3_Fiorrancino_Vezio (4)

 

il Fiorrancino si appresta a trovare la compagna

 

 

 

 

 

 

 2014-03-21_Nibbio bruno_Olcio (19)

 

e il Nibbio bruno con il suo arrivo conferma che è primavera

 

 

 

 

 

 

 

La primavera meteorologica ha avuto inizio il primo marzo, oggi, 20 marzo, alle ore 16:57 TU (Tempo Universale) si è verificato l’equinozio di primavera.

La parola "equinozio" deriva dal latino "equi-nox" e significa "notte uguale" al dì. Nello specifico, le ore di luce non corrispondono esattamente a quelle di buio.
Tale fenomeno è causato dell’effetto dell’atmosfera terrestre che induce a percepire la luce del giorno da prima che sorga il sole a dopo il tramonto. In realtà, nel giorno dell’equinozio, all’equatore, il sole sorge esattamente ad Est per poi tramontare esattamente ad Ovest e a mezzogiorno si trova perfettamente allo zenit.

È consuetudine considerare la data di inizio primavera il giorno 21 marzo, in realtà, l’equinozio di primavera è ogni anno leggermente in anticipo rispetto al precedente a causa di un fenomeno chiamato precessione dell’asse terrestre o precessione degli equinozi, ed è collegato alla forma non perfettamente sferica della Terra e dalle forze esercitate su quest’ultima dal Sole e dalla Luna. Tuttavia, grazie al calendario gregoriano e all’introduzione degli anni bisestili l’equinozio cade sempre nello stesso periodo anche se non esattamente il 21 marzo, giorno scelto come ufficiale da papa Gregorio XIII, che lo introdusse nel 1582, per fare in modo che Pasqua sia sempre “la prima domenica che segue il plenilunio successivo all'equinozio di primavera”.

domenica 20 maggio 2012

Birdwatching urbano

A volte si pensa che per fare Birdwatching bisogna frequentare particolari zone, questo è vero solo in parte, con questa breve serie di immagini vi propongo quanto in un comune giardino pubblico, si possano osservare e fotografare diverse specie di uccelli.

Il Piccione domestico: questa specie allevata dall’uomo da tempi memorabili ad oggi è quasi considerata estinta allo stato selvatico, per capire se si tratta di un Piccione selvatico si deve esclusivamente analizzare il suo DNA.


La Cornacchia grigia Corvus cornix è tra gli uccelli meglio adattati all’urbanizzazione. È capace di vivere in città senza alcun problema e di trovare il cibo in ogni luogo. È abituata alla presenza dell'uomo mantenendo il suo stato selvatico. 


Il Passero d'Italia Passer italiae è una specie gregaria, rappresenta uno dei più sorprendenti casi di adattamento tra gli uccelli, riuscendo a sfruttare gli edifici per nidificare. In città è piuttosto confidente, mentre nelle campagne è più guardingo e sospettoso. Un tempo il Passero d’Italia era una specie molto comune, purtroppo negli ultimi 30 anni ha subito una diminuzione del 50% del numero totale. Le cause principali ipotizzate sono: inquinamento atmosferico, uso eccessivo di pesticidi ed espansione urbanistica, nonché l'accumulo di metalli pesanti e altre sostanze chimiche negli uccelli.

Il Merlo Turdus merula è tra i passeriformi il più diffuso in Europa e in Italia, è infatti comune sul tutto il territorio europeo ad esclusione della Scandinavia settentrionale, inoltre è presente in Asia, in Africa nord-occidentale, nelle Canarie e nelle Azzorre.


Durante la stagione invernale, alcune popolazioni nordiche di Merlo migrano verso sud, mentre nelle zone temperate come l'Italia sono presenti tutto l'anno. Nei giardini urbani il Merlo è una specie facilmente osservabile e abbastanza confidente contrariamente a quanto accade nelle zone boschive dove mantiene un carattere molto sospettoso.
 

Il Fringuello Fringilla coelebs, è un uccello molto comune. Generalmente è presente nei boschi, nei campi, nei frutteti e ovunque ci sia della vegetazione, è diffuso in tutta Italia e in gran parte d'Europa. 


Il Cardellino Carduelis carduelis, è un uccello appartenente alla famiglia dei fringillidi, il suo nome deriva dal cardo, pianta dei cui semi questi uccelli sono ghiotti.


Se gli uccelli sopra descritti nei parchi urbani sono facilmente osservabili, vi propongo una specie comune ma molto elusiva, sto parlando del Fiorrancino Regulus ignicapillus. Regolo e Fiorrancino sono tra i più piccoli uccelli italiani.


Fino ad ora abbiamo parlato di specie presenti tutto l’anno nei parchi cittadini, ma in questo periodo nei nostri giardini sono arrivati nuovi colonizzatori provenienti dall’Africa che nidificano da noi per poi ripartire nel mese di settembre; mi sto riferendo al Codirosso e al Pigliamosche.

Un maschio di Codirosso Phoenicurus phoenicurus intento a cantare per delimitare il suo territorio.



Il Pigliamosche Muscicapa striata, ha l’abitudine di utilizzare un posatoio dove attende il passaggio di ignari insetti volanti che vengono abilmente catturati in volo colti alla sprovvista.