mercoledì 20 settembre 2017

Equinozio d’autunno e gli uccelli si raggruppano in stormi.

Il cambio di stagione astronomico tra l’estate e l’autunno, quest’anno avverrà il 22 settembre, esattamente alle ore 20.02 UTC ( 22:02 italiane). Con l’arrivo dell’autunno molti uccelli migratori iniziano il viaggio verso i luoghi di svernamento, tra questi non passano inosservati i grossi stormi composti da centinaia di individui. Tra le specie che hanno queste abitudini prevale lo Storno Sturnus vulgaris, passeriforme di medie dimensioni che in questa stagione forma grossi stormi dai voli acrobatici.

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Ottobre, raggruppamento di storni.

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Chi ha avuto l’occasione di assistere alle evoluzioni di un gruppo in volo di Storni non può che essere rimasto affascinato dalle acrobazie che questi uccelli fanno in cielo.
Oltre che al meraviglioso spettacolo, si assiste anche ad un esempio di comportamento collettivo animale, infatti, queste “danze aeree” sembrano essere coordinate da un’unica mente. Tale fenomeno a volte si manifesta quando il gruppo si sente sotto attacco di un predatore ma più frequentemente non vi è un motivo apparente e sembra quindi che ciò sia causato dal puro piacere degli uccelli di danzare in cielo.

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Osservando questi voli acrobatici si ha la sensazione che ci sia una regia superiore identificata come “intelligenza collettiva di gruppo”, ma qual è l’origine di tale intelligenza? In pratica non esiste un’intelligenza di gruppo poichè ogni uccello interagisce solo con gli individui a lui vicini nello spazio, senza avere nessuna cognizione della struttura globale del gruppo. In pratica ogni uccello cerca di allineare la propria direzione del moto a quella dei vicini e questa tendenza locale all’allineamento si propaga da uccello a uccello, generando la coordinazione collettiva che tanto stupisce l’osservatore.
È più appropriato, dunque, parlare di comportamento collettivo, piuttosto che di intelligenza collettiva. La singolarità di questo fenomeno si individua nel comportamento del singolo che, insieme agli altri individui è in grado di coordinarsi alla perfezione.
Questo comportamento è frutto dell’evoluzione finalizzato alla sopravvivenza.

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Storno, aprile in abito nuziale.

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Storno, novembre.




Nelle acrobazie di uno stormo di uccelli non c’è alcun ordine dato da un capofila, tutte le decisioni del gruppo, (cambio di direzione o atterraggio), vengono prese collettivamente, tale fenomeno è denominato “comportamento collettivo autorganizzato”. Se un certo numero di uccelli cambia direzione all’improvviso, attraverso le regole di comunicazione locale, questo cambiamento si diffonde globalmente all’interno dello stormo.

Il fenomeno dell’autorganizzazione non è limitato agli storni, essendo molto diffuso nel regno animale. Oltre a varie specie di uccelli che formano stormi più o meno grandi, ci sono i pesci che formano enormi banchi con caratteristiche di autorganizzazione simili a quelle degli uccelli.

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Il fenomeno degli storni è ben descritto anche visivamente da questo breve video presentato alla famosa trasmissione televisiva Ulisse condotta da Alberto Angela.

venerdì 25 agosto 2017

Felleria: il ghiacciaio sofferente

Che caldo! Lo abbiamo avvertito tutti, è stato motivo di discussioni e articoli giornalistici, per farla breve, questa estate 2017 verrà ricordata come tra le più calde degli ultimi anni.
Al di là delle classifiche che riempiono i notiziari, seppur il record di caldo rimane quello che ha caratterizzato l’estate 2003, stiamo vivendo estati ciclicamente sempre più calde. A fare le spese di queste situazioni meteorologiche sono i ghiacciai, non parliamo di quelli dei poli che sono in grave sofferenza (LINK) ma dei nostri ghiacciai alpini che stanno letteralmente e inesorabilmente scomparendo a causa sia di estati torride ma anche per inverni pressoché poveri di precipitazioni nevose. Non mi addentro in un argomento così complesso, lo lascio agli esperti glaciologi, su questo blog vi racconto di una sorprendente ma purtroppo angosciante escursione al Ghiacciaio Felleria, situato in Valmalenco (SO).

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L’invaso artificiale di Campo Moro visto dalla base dello sbarramento della diga di Alpe Gera.

L’escursione al Ghiacciaio Felleria inizia presso le dighe di Campo Moro e Alpe Gera situate nel comune di Lanzada in Valmalenco (SO). Il percorso inizia dal parcheggio dell’imponente muraglione della diga di Alpe Gera situata a quota 2051 metri.

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La diga di Alpe Gera è stata realizzata tra il 1961 e il 1964. Questo bacino artificiale può contenere fino ad un massimo di 68 milioni di metri cubi d’acqua. Lo sbarramento, costituito da una diga in calcestruzzo, è lungo 530 metri e alto 174 metri ed è uno tra i più alti d’Europa.


Il sentiero costeggia il lago verso il rifugio Bignami (quota 2401 m, circa 1 ora) e prosegue attraverso le baite dell’alpe Felleria.4-2017-07-27_Valmalenco_005

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     Alpe Gera

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Il rifugio Bignami visto dall’Alpe Gera.

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Nella piana dell’alpeggio sono facilmente osservabili passeriformi comuni in montagna in questa stagione.

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Codirosso spazzacamino (Phoenicurus ochruros).





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Spioncello (Anthus spinoletta).




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Culbianco (Oenanthe oenanthe).




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La Febo (Parnassius phoebus), bella farfalla appartenente alla famiglia dei Papilionidi,
cattura l’attenzione con il suo volo lento e sfarfallante.

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Meno appariscente è il Ficomone (Colias phicomone),
farfalla appartenente alla famiglia dei Pieridi.

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Per meglio comprendere questo ambiente naturale nel 1996 è stato realizzato il sentiero geologico “Luigi Marson*. Questo sentiero è organizzato su due tragitti che partono dal rifugio Bignami. Questi percorsi, alla portata di tutti con un minimo di attenzione, consentono di attraversare uno splendido scenario alpino del Gruppo del Bernina e di raggiungere il Ghiacciaio di Fellaria, uno dei più estesi ghiacciai delle Alpi Centrali italiane.


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Un pozza con la fioritura degli Eriofori (Eriphorum sp.)...

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...e nascosta nella vegetazione una Rana alpina (Rana temporaria).




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Il percorso attraversa praterie alpine e innumerevoli segni del ghiacciaio
che in passato era presente nella zona: rocce montonate e massi erratici.

Il percorso in alcuni punti è segnato dai glaciologi con le misurazioni fatte nel corso degli ultimi cinquant'anni. È così possibile ricostruire il drammatico ritiro che la lingua glaciale ha subito in questi ultimi decenni.25-2017-07-27_Valmalenco_107

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Tra la vegetazione di questi luoghi spicca la sassifraga sp.



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Il tenace adattamento ad un ambiente estremo di un Cerastium sp.  






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L'Achillea muschiata, volgarmente chiamata taneda o erba iva, è una pianta dai fiori molto profumati che vengono utilizzati insieme alle foglie per la preparazione di infusi digestivi dalle proprietà curative e di liquori.


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A quota 2650 metri troviamo lungo il sentiero una Cicindela gallica, siamo quasi al limite di altitudine per questo coleottero poichè solitamente raggiunge questa quota massima. Su Libereali se ne è già parlato (LINK).






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Lungo la morena del ghiacciaio uno sparuto gruppo di femmine di Stambecco (Capra ibex) con i loro piccoli.

Raggiunto il ghiacciaio, lo spettacolare e suggestivo ambiente, mette di fronte alla bellezza della natura ed alla sua fragilità.35-2017-07-27_Valmalenco_059

Lo scioglimento del ghiacciaio ha da alcuni anni creato un piccolo lago proglaciale dove incessantemente porzioni estese di ghiaccio si staccano e con fragore finiscono in acqua, un’immagine in miniatura di quanto accade al famoso ghiacciaio argentino “Perito Moreno”. 36-2017-07-27_Valmalenco_096

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Lo spettacolo è molto affascinate ma allo stesso momento angosciante in quanto si è testimoni dello scioglimento dei ghiacciai, un fenomeno non nuovo ma che negli ultimi anni ha subito un’accelerazione come registrato dal Catasto dei Ghiacciai Italiani del Comitato Glaciologico Italiano presentato nel 2015 dove si sottolinea come rispetto al precedente lavoro riguardante il periodo 1959-1962 i ghiacciai italiani abbiano subito una riduzione della copertura glaciale del 30%. (LINK). Visto l’andamento, ci si chiede come saranno queste valli tra cinquant’anni e di conseguenza quali saranno i relativi problemi connessi a questa mancanza di risorsa idrica, questioni che certamente oggi fanno preoccupare noi, ma purtroppo saranno un problema per le future generazioni.

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*Testo integrale tratto dal Notiziaro semestrale della Banca Popolare di Sondrio “Cultura & Tempo libero”, 2014.

Il Sentiero Glaciologico "Luigi Marson" del Fellaria

La Vedretta di Fellaria, nell'alta Val Malenco orientale, è un gigante bianco che trae la sua forza e la sua vitalità al di sopra dei 3500 metri, nell'abbacinante deserto ghiacciato dell'Altopiano di Fellaria, dal quale emergono di poco alcune delle più importanti elevazioni del Gruppo del Bernina. L'altopiano, alimenta tre grandi colate che scendono in direzioni diverse. Oltre il Passo Gembrè scende verso la Svizzera e la Val Poschiavo il Vadret da Palù, ben visibile a chi transita con il trenino della Ferrovia Retica da Poschiavo verso S. Moritz. Verso Sud, invece, scendono due grandi masse glaciali separate dall'imponente scoglio roccioso del Sasso Rosso: verso Sud scorre la Vedretta orientale di Fellaria, verso Sud-ovest scivola la Vedretta occidentale di Fellaria. Fino a non moltissimi anni or sono due lingue di ghiaccio tornavano a riunirsi ai piedi del Sasso Rosso, per concludere la loro "vita solida" con un unico fronte che occupava la testata dell'Alpe Gera, alimentando con copiose cascate il torrente Lanterna. La lingua occidentale scende dall'Altopiano con una cascata di seracchi, che si placa sui pianori posti ai piedi dei versanti meridionali del Pizzo Argent e del Pizzo Zupò. Poi piega gradualmente verso Sud e quindi verso Sud-est quasi a voler abbracciare il Sasso Rosso, per terminate con una bella seraccata le cui acque di fusione originano anche un minuscolo laghetto. La colata ha una superficie di circa 5 km quadrati.
La Vedretta orientale di Fellaria che piomba direttamente verso Sud attraverso un passaggio aperto fra il Sasso Rosso e la bastionata rocciosa che sostiene l'Altopiano di Fellaria ed il Passo Gembrè, presenta una lingua larga circa 800 metri e lunga oltre 2 Km con una superficie di oltre 5 chilometri quadrati.
Fino agli anni '20 le due lingue glaciali si riunivano ai piedi del Sasso Rosso e la loro separazione definitiva risale al decennio successivo. Da quel momento, a parte qualche periodo di ripresa, i due ghiacciai hanno condotto vite separate.
In totale, quindi, il ghiacciaio di Fellaria raggiunge e supera i 10 km quadrati di superficie ed è uno dei più estesi delle Alpi italiane.
Il Sentiero Glaciologico di cui è descritta una parte, è dedicato a Luigi Marsen, uno dei pionieri della moderna glaciologia ed eclettico studioso della natura alpina. Professore al Regio Istituto Tecnico di Sondrio e membro della Società Geografica Italiana, Marsen ebbe modo, fra la fine del'800 ed i primi del '900, di compiere sulle montagne valtellinesi ricerche naturalistiche, geomorfologiche e meteorologiche.
A lui sono dovute le prime misurazioni delle fronti di alcuni ghiacciai della Val Malenco e grazie a loro è stato possibile costruire un modello descrittivo dei movimenti glaciali negli ultimi 150 anni.


Dal Web

Comitato Glaciologico Italiano  (LINK)

domenica 16 luglio 2017

Birdwatcher in trasferta: Isle of May

Come ribadito più volte su questo blog, lo scopo dei vari post è quello di far conoscere e far apprezzare quanto di interessante la natura offre nei territori lariani e nelle zone limitrofe. Ci sono però specie di animali e situazioni naturali particolari tanto diverse dalle nostre che possono essere ammirate e vissute solo andando in trasferta.

Ecco dunque che, volendo osservare le colonie di uccelli marini solitamente adattati alla vita pelagica, unicamente nel periodo di riproduzione, si riuniscono in migliaia di coppie sulla terraferma utilizzando ogni minimo spazio disponibile, ho scelto, tra le varie opportunità, due isolotti situati a poche miglia di distanza dalle coste scozzesi: L’Isle of May e l’isoloto di Bass Rock.

Entrambi sono caratterizzati da proprie peculiarità. Cercherò pertanto, anche se sommariamente, di descriverli in modo da riuscire a trasmettervi la grande emozione che si prova a stare in contatto diretto con una straordinaria esplosione di vita.

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Pulcinella di mare (Fratercula arctica), giugno, Isola di May, Scozia.

Questo primo post è dunque dedicato all'Isola di May. Si tratta di un isolotto dalle dimensioni di circa 1,5 km di lunghezza e 0,5 km di larghezza situato all'ingresso del Firth of Forth, a circa 8 km a sud della costa di Fife in Scozia. La sua conformazione è caratterizzata da una bassa costa rocciosa sul lato orientale e da alte scogliere sul lato occidentale.2-Isola di May_3468





L’isola di May vista dalla costa ovest del
Firth of Forth
.


L’isola è visitabile grazie ad uno degli operatori autorizzati che salpa da Anstruther o Crail, sulla costa di Fife tra il 1 maggio al 1 ottobre. E’ prevista una solo partenza giornaliera, solo se le condizioni meteo lo permettono, e gli orari sono in funzione dell’alta marea che permette alle imbarcazioni di uscire dal porto. Sull’isola si può sbarcare per un paio d’ore che può sembrare poco tempo ma che in realtà è un giusto compromesso tra permettere di osservare le varie specie e limitare il disturbo che involontariamente queste visite arrecano agli uccelli nidificanti.3-2017-06-13_2_Anstruther_031





Il porticciolo di Anstruther “in secca” in attesa dell’alta marea.



La traversata dura circa un'ora e durante questo percorso capita di osservare uccelli pelagici come ad esempio le Berte e le Sule.

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L’incontro in aperto mare con due Sule (Morus bassanus). Questi uccelli non sono nidificanti sull’isola di May. La loro colonia nel Firth of Forth è sull’isolotto di Bass Rock di cui parlerò nel prossimo post.



Avvicinandosi all’isola, gli incontri con gli uccelli si fanno sempre più frequenti: Urie, Gazze marine e Pulcinella di mare danno l’idea della quantità di uccelli che frequentano l’isola.

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Pulcinella di mare (Fratercula arctica).

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Uria (Uria aalge).

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Gazza marina (Alca torda).

Nonostante le dimensioni ridotte, l’isola di May ospita spettacolari colonie di uccelli marini…7-2017-06-13_3_Isle-of-May_049

Uno scorcio di una colonia composta da Urie.

…e la più grande colonia di Foche grigie (Halichoerus grypus) della Gran Bretagna orientale. In inverno questi pinnipedi si radunano in migliaia di esemplari sulle coste di quest’isola per partorire.

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Alcune foche grigie sono incuriosite dal nostra presenza, altre incuranti sonnecchiano sulle rocce.


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Gli occupanti della colonia marina sono disposti secondo le abitudini specifiche di ogni singola specie. In questo disegno, tratto dall’opuscolo pubblicato da Scotland’s National Nature Reserve, sono rappresentate alcune specie secondo il livello di posizionamento sulla scogliera.










Ai piedi della scogliera di solito trovano il luogo per la nidificazione i Marangoni dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis) e alcune specie di uccelli limicoli, tra cui i Voltapietre.

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Il Marangone dal ciuffo è una specie tipicamente marina distribuita lungo le coste atlantiche dell'Europa, a nord fino all’Islanda e a sud nel Mediterraneo e nel Mar Nero con diverse sottospecie.


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Voltapietre (Arenaria interpres).




Appena sbarcati sull’isola si ha un primo contatto con gli uccelli: certo un vero e proprio contatto poichè l’attracco dell’imbarcazione si trova in un area coloniale di Sterne codalunga (Sterna paradisaea) le quali, importunate dalla nostra presenza, non risparmiano attacchi agli intrusi con i loro becchi simili a pugnali. Posso testimoniare che le beccate sono dolorose, poichè sebbene fossi ben protetto sul capo, le ho sentite veramente!

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Un gruppo di Sterne codalunga si accingono a sferrare l’attacco agli intrusi umani…


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…e a quest’ultimi non resta che proteggersi ed allontanarsi velocemente dalla colonia.





Sembra impossibile ma questi uccelli lunghi circa 40 cm, dal peso di soli 100 grammi ed un’apertura alare di circa 70 cm detengono il record di percorrenza chilometrica durante le varie migrazioni che vanno dai territori di riproduzione dell'Artico alle aree di svernamento dell'Antartico. Questo lungo viaggio permette loro di vedere due estati all'anno e le più lunghe giornate di luce rispetto a qualsiasi altra creatura del pianeta. Un esempio di questo tragitto è stato dimostrato da un pulcino inanellato sulle Isole Farne, poco distanti dall’Isola di May, e rinvenuto in ottobre dopo solo tre mesi a Melbourne in Australia dopo un viaggio in mare di oltre 22.000 km.

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Distribuzione della Sterna codalunga (Sterna paradisea).
In rosso le aree riproduttive, verde rotte migratorie e in blu le zone di svernamento.
Fonte wikipedia – Autore Andreas Trepte Handbook of the Birds of the World, Volume 11 licensed under CC BY-SA 2.5

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La Sterna codalunga ha una migrazione eccezionalmente lunga: annualmente viaggia avanti e indietro tra l'Artico e Antartico. Questo uccello è distribuito come nidificante in aree circumpolari e durante la stagione non riproduttiva vive in mare in aree antartiche. La maggior concentrazione si trova nel Mare di Weddell.

Nel 2013 vennero posizionati degli apparecchi geolocalizzatori su sei Sterne codalunga: i risultati furono strabilianti! Si scoprì che questi uccelli percorsero circa 90.000 km in un anno dalle aree di nidificazione. Questi dati superarono di gran lunga le stime fatte precedentemente basate su ipotesi di percorsi rettilinei: si è infatti costatato che questi uccelli girovagano in lungo e largo negli oceani. Se si calcola che la vita media della Sterna codalunga è di circa 27 anni, sulla base della ricerca appena descritta, si può ipotizzare che questo uccello percorra nella sua vita circa 2.4 milioni di chilometri, l’equivalente della distanza tra la Terra e la Luna moltiplicata per tre volte.

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In volo Sterna codalunga dimostra la sua forma ad ali slanciate tipiche dei grandi volatori.

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Sterna codalunga in cova sotto la pioggia battente.

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Sull’isola di May è presente un’alta concentrazione di questi uccelli (oltre le mille coppie).


L'isola di May, oltre che un importante luogo di nidificazione, è anche un rilevante sito per gli uccelli migratori di passaggio da e verso i luoghi di svernamento. Per questo motivo nel 1934 si è stabilito il più 25-2017-06-13_3_Isle-of-May_384antico osservatorio degli uccelli in Scozia, e secondo della Gran Bretagna. Vista l’importanza di questo luogo nel 1956 è stata designata come riserva naturale nazionale.






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Il faro basso sull'Isola di May ora è utilizzato come sede dell’osservatorio degli uccelli.



Al fine di minimizzare il disturbo delle nidificazioni e il rischio di schiacciare le tane dei Pulcinella di mare sull’isola è vietato abbandonare i sentieri segnalati. Non ci sarebbe comunque motivo di oltrepassare questi limiti dato che gli uccelli stanno anche a bordo sentiero!

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Una femmina di Edredone (Somateria mollissima) mentre cova...


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... un’altra con seguito di pulcini.



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Nonostante la pioggia e il vento il paesaggio si mostra nella sua peculiarità.

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Il faro alto, simile ad un castello, fu costruito nel 1816 ed ora è un edificio di interesse storico.



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Immancabile colonna sonora dovuta alla moltitudine di uccelli. Tra questi l’inconfondibile richiamo della Beccaccia di mare (Haematopus ostralegus).



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Adagiato sul soffice manto vegetale un Zafferano (Larus fuscus) sorveglia il suo pulcino nato da poche ore.



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In cielo è un continuo andirivieni di Pulcinella di mare (Fratercula arctica),
che dai luoghi di pesca tornano ai nidi con il pescato nel becco.

I Pulcinella di mare, soprannominati "pappagalli marini" e "clown dell'oceano" a causa dei loro grandi becchi colorati triangolari, sono il simbolo dell’isola di May e senza ombra di dubbio la specie più fotografata e ammirata dai visitatori.

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Questi uccelli lunghi 28-34 cm con ali di 50-60 cm hanno abitudini pelagiche e vivono principalmente, salvo il periodo riproduttivo, nell'Oceano Atlantico settentrionale in acque profonde e ghiacciate e raramente frequentano la terra. Solo a marzo, quando inizia il periodo riproduttivo, occupano le scogliere erbose dell'Atlantico settentrionale e dell'Europa settentrionale dove costruiscono nidi scavando tane di solito lunghe 2-4 metri di profondità o utilizzando le tane dei conigli selvatici.

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Un pulcinella di mare nei pressi della sua tana/nido.



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Sull’isola sono presenti molti Conigli selvatici (Oryctolagus cuniculus) e i Pulcinella ne sfruttano le tane.




Il Pulcinella di mare spesso per procurasi il cibo per i nuovi nati percorre lunghe distanze (fino oltre ai 100 chilometri) in mare aperto catturando diversi piccoli pesci allineandoli nel becco, alternando teste e code e trattenendoli con la lingua.42-2017-06-13_3_Isle-of-May_262

Un Pulcinella di mare al ritorno al nido con il pescato nel becco.

Uccelli dalle grandi doti subacquee raggiungono profondità di più di 30 metri durante la caccia. Al loro rientro trovano ad aspettarli i grandi gabbiani che, nella migliore ipotesi, rubano loro il pescato ma capita anche che vengano catturati e uccisi da questi aggressivi uccelli.

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Il Mugnaiaccio (Larus marinus) è un gabbiano di grandi dimensioni, molto più grande del gabbiano reale. Specie molto aggressiva e cacciatore opportunista. Di solito caccia uova, pulcini ed esemplari adulti di varie specie di uccelli, tra questi anche il Pulcinella di mare.



I Pulcinella di mare raggiungono la maturità sessuale all’età di 5 anni. Sono una specie monogama e entrambi i genitori si prendono cura dei pulcini che più delle volte è uno solo. Dopo circa 38-44 giorni dalla nascita, i genitori lasciano i luoghi di nidificazione e vanno in mare aperto. Da questo momento i pulcini presenti nel nido, dopo un digiuno di una settimana, si lanciano anch’essi in mare di notte per evitare i predatori. La vita media di questa specie si aggira intorno ai 25 anni.

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Una coppia di Pulcinella di mare.

Lo stato di conservazione del Pulcinella di mare è in declino. Le maggiori minacce come sempre provengono dall’uomo. In alcuni paesi nordici vengono ancora catturati a migliaia per utilizzo alimentare e per le piume. La responsabilità del calo demografico di questa specie è dovuta anche all’aumento della predazione data dai grandi gabbiani, dagli stercorari, dall'introduzione di ratti, gatti, cani e volpi su alcune isole utilizzate per la nidificazione, dalla contaminazione da residui tossici come la plastica, dall'annegamento nelle reti da pesca, dal depauperamento delle risorse ittiche causate dall’uomo e dal cambiamento climatico.

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Uccelli dalle ali simili a quelle dei pinguini adatte alla vita in acqua e al nuoto subacqueo, i Pulcinella di mare per poter volare devono battere le ali con molta rapidità raggiungendo i 400 battiti al minuto. Con questo metodo di volo raggiungono la considerevole velocità di 80 km ora.

Ma è senza dubbio la scogliera a presentare lo spettacolo più emozionante dove ogni piccolo appoggio è sfruttato dagli uccelli per portare a compimento la nidificazione sfidando pareti strapiombanti, le burrasche e i venti del nord.

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Le Urie (Uria aalge) occupano ogni spazio utile della scogliera.



Qui è il regno delle Urie e delle Gazze marine. Anche queste specie di uccelli hanno abitudini pelagiche, salvo durante il periodo della nidificazione. Vivono una vita più o meno simile al Pulcinella di mare ma a differenza di queste depongono sulla nuda roccia un unico uovo dalla particolare forma piriforme per evitare che rotoli in mare al minimo colpo di vento. L’incubazione dura 35-37 giorni ed è praticata da entrambi i genitori.55-2017-06-13_3_Isle-of-May_374

Una coppia di Gazza marina (Alca torda) mentre accudisce l’uovo deposto sulla nuda roccia.

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Gazza marina al rientro con il cibo per il pulcino.



Altro ospite della scogliera è il Fulmaro (Fulmarus glacialis), molto simile ad un gabbiano, appartiene all'ordine Procellariformi, lo stesso gruppo degli Albatros. I Fulmari, al di fuori della stagione riproduttiva, hanno abitudini strettamente pelagiche, sorvolano il mare appena sopra la superficie ad ali rigide e dritte con sporadiche serie di battute superficiali e veloci, vagano su grandi aree oceaniche in cerca di cibo composto principalmente da calamari, policheti, pteropodi, crostacei, piccoli pesci e carogne.

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Fulmaro (Fulmarus glacialis).


Uccello lungo 45-53 cm di 650-1000 g di peso, raggiunge la maturità sessuale intorno agli 8-9 anni nei maschi e 12 anni nelle femmine. Specie molto longeva (30-50 anni) ma con un basso tasso di riproduzione, ha una forte fedeltà al luogo di nidificazione. La specie è monogama e per la nidificazione utilizza leggere depressione nel terreno o direttamente sulla roccia. Depone un singolo uovo che viene incubato da entrambi i genitori per un tempo di circa 50 giorni. Il giovane nato rimane nel nido per circa sette settimane prima dell’involo.

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Il Fulmaro, mentre un genitore cova, l’altro percorre lunghe distanze alla ricerca del cibo. Al rientro si scambiano di ruolo nelle cure parentali permettendo all’altro genitore di andare a sua volta ad alimentarsi.




Gli adulti e i pulcini di Fulmaro si difendono dagli intrusi, sputando su di essi con notevole precisione un succo di gastrico oleoso e maleodorante.

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Il Fulmaro, come altri uccelli pelagici, è minacciato dall’inquinamento (la cosiddetta "zuppa di plastica" creata dai nostri rifiuti trasportati dalle grandi correnti oceaniche) che si accumula nello stomaco.

La scogliera è anche un frastuono di richiami una colonna sonora che costantemente ci accompagna. Tra gli uccelli più vociferi è il Gabbiano tridattilo (Rissa tridactyla) che con il suo richiamo molto piacevole e melodico "kitti-wake" riempie l’aria (tale suono è tanto caratteristico da aver dato origine al suo nome inglese di kittiwake o black-legged kittiwake.

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Scorcio di scogliera con diverse specie nidificanti. Tra queste il Gabbiano tridattilo.

Il Gabbiano tridattilo è tra le specie di gabbiani il più comune e diffuso, al contrario dei suoi parenti stretti non frequenta discariche ma è tra i gabbiani il più oceanico. Questa specie ha una distribuzione circumpolare, riproduttiva nella zona artica e boreale per gran parte dell'emisfero settentrionale. Uccelli di medie dimensioni, sono lunghi circa 38-40 cm e pesano 330-450 g. Fuori della stagione riproduttiva e gli individui immaturi sono prevalentemente pelagici.

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Gabbiano tridattilo (Rissa tridactyla)

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Il Gabbiano tridattilo nidifica in colonie che vanno dalle decine a decine di migliaia di coppie sulle scogliere verticali rocciose dove i nidi possono essere costruiti su piccole sporgenze. Il nido è a forma di ciotola ed è costituito da terra e materiale vegetale tenuti insieme dagli escrementi. Normalmente vi depongono 2-3 uova che vengono incubate per 25-32 giorni. I giovani nati si involano dopo 33-54 giorni. La vita di questo uccello si aggira sui 28 anni.

Il Gabbiano tridattilo si nutre principalmente di invertebrati e di piccoli pesci. I pulcini vengono alimentati da cibo rigurgitato.

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Il tempo di permanenza sull’isola è terminato. Inevitabilmente devo interrompere la visita alla colonia dei beccapesci ma la barca sta per partire e, essendo tra gli ultimi a salire, mi tocca un viaggio di ritorno sotto un acquazzone insistente. E’ il minimo prezzo da pagare per un’esperienza indimenticabile!


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Sotto una pioggia battente alcuni partecipanti all’escursione si proteggono come possono.


Vedi anche Bass Rock


Informazione utili alla visita

Per ulteriori informazioni, contattare il St Andrews (01334 472021) o Anstruther (01333 311073) Uffici del Turismo. I biglietti vengono acquistati dal chiosco al porto di Anstruther. é consigliata la prenotazione online, in questi periodi si rischia di non trovare posti disponibili.

Quando visitare: Chi volesse vedere le specie in nidificazione il periodo migliore è intorno alle ultime settimane di maggio.

Ai primi di giugno, i primi pulcini di molte specie saranno presenti, e l'attività intorno alle colonie diventa frenetica.

Luglio e agosto vede la maggior parte delle specie di involo, e l'isola lentamente diventando un posto più tranquillo

Alcuni numeri dell’isola:
· 50.000 coppie di Pulcinelle di mare
· 7.000 coppie di Gabbiani tridattili
· 8.000 coppie di Urie
· 2.000 coppie di Gazze marine
· 500 coppie di Marangoni dal ciuffo

Uccelli marini nidificanti Isle May

Uria (Guillemot) Uria aalge
Gazza marina (Razorbill) Alca torda
Fulmaro (Fulmar) Fulmarus glacialis
Pulcinella di mare (Puffin) Fratercula arctica
Marangone dal ciuffo (European Shag) Phalacrocorax aristotelis
Cormorano (Great Cormorant) Phalacrocorax carbo
Beccapesci (Sandwich Tern) Thalasseus sandvicensis
Sterna coda lunga (Arctic Tern) Sterna paradisaea
Sterna comune (Common Tern)
Gabbiano tridattilo (Black-legged Kittiwake) Rissa tridactyla
Gabbiano nordico (Herring Gull) Larus argentatus
Zafferano (Lesser Black-backed Gull)
Larus fuscus
Mugnaiaccio (Great Black-backed Gull) Larus marinus
Beccaccia di mare (Eurasian Oystercatcher) Haematopus ostralegus
Edredone (Eider) Somateria mollissima