lunedì 20 marzo 2017

Equinozio di primavera e i ciliegi stanno fiorendo.

Oggi 20 marzo 2017 alle ore 10:29 (UTC) inizia la primavera astronomica e le colline della Brianza si tingono di bianco. E’ la fioritura dei ciliegi selvatici che abbelliscono il paesaggio.

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Ciliegi in fiore sulle colline della Brianza.

Tra i ciliegi in fiore, uno spicca in particolare: è quello di Besana Brianza (MB) con i suoi stimati 150/200 anni, la chioma dal diametro di circa 32 metri, una circonferenza di circa 100 metri, un’altezza di 24 metri e il fusto dalla circonferenza di 5 metri. Pare sia il ciliegio selvatico più imponente d’Italia!

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Ciliegio selvatico (Prunus avium)
di Besana Brianza (MB).

 

 

Per la sua maestosità, il ciliegio selvatico di Besana Brianza è stato scelto come albero monumentale a rappresentare la Lombardia nel Giardino dei Patriarchi dell'Unità d'Italia. Una sua talea è stata piantata nel 2013 a Roma sulla Via Appia Antica, luogo dedicato ad ospitare 20 alberi nati per talea dai patriarchi verdi di tutte le regioni d’Italia (LINK e LINK).

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La fioritura di questo albero attrae molta gente…

…e stimola gli artisti.

 

 

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Un tripudio di candidi fiori.

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Il massiccio fusto…

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…e i lunghi rami.

La fioritura di questo stupendo albero è meravigliosa e merita di essere vista. Trovarlo non è semplice però! Per questo vi lascio di seguito alcune indicazioni:

Comune di Besana in Brianza (MB). Il ciliegio si trova in un campo ai limiti di un bosco raggiungibile da Via Cremonina località Zoccorino. Si lascia l’auto all’inizio della via Cremonina poi si prosegue a piedi fino ad incontrare una cascina abbandonata. Svoltato l’angolo della vecchia casa lo si scorge in fondo al campo al limitare del bosco. A questo LINK le indicazioni di Google maps.

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E per sapere quando è al pieno della fioritura, seguitelo sulla pagina FB Il nostro magico ciliegio

martedì 28 febbraio 2017

Visitatori invernali del Lago di Como.

La stagione invernale sta terminando. Un inverno sul Lario per nulla banale se considerato dal punto di vista dell’avifauna acquatica. Oltre alle varie specie di anatre regolarmente svernanti, questo inverno si è avuta la presenza di specie migratrici irregolari alquanto interessanti e il ritorno di un gruppo di Oche facciabianca, uccelli rari in Italia. Un inverno quindi che non ha certamente annoiato i birdwatchers!

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Dicembre, Alto Lario. Un gruppo di anatre avvolte nella nebbia mattutina.

 

Moretta grigia Aythya marila

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Coppia di Moretta grigia (Aythya marila). Gennaio, provincia di Lecco.

La Moretta grigia è un’anatra a diffusione circumartica (situata a Nord del 55° parallelo) tra l’Islanda, la Scandinavia, la Siberia orientale e il Nord America. Durante l’inverno la Moretta grigia è presente nella maggior parte degli stati europei ma il 90% dell’intero contingente europeo è concentrato lungo le coste di Olanda, Danimarca, Germania e Polonia e il restante si distribuisce nelle zone interne dell’Europa centrale e nel Mediterraneo.

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Morette grigie in volo sul Lario.

Questa specie in Italia è migratrice e svernante principalmente nelle regioni settentrionali, soprattutto in quelle di Nord-Est. La presenza in Alto Lario di un gruppo composto da 15 individui è un numero molto interessante!

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Novembre, Morette grigie da poco arrivate in Alto Lario. Il gruppo presenta individui di sesso e classi di età differenti: i maschi in abito eclissale e i giovani che in questa fase sono molto simili alle femmine.

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Gennaio. In questo periodo le morette grigie hanno terminato la muta del piumaggio. Ora sono facilmente riconoscibili i maschi dalle femmine.

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Gennaio. Tre maschi: due immaturi e sulla destra un adulto.

 

 

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Gennaio. Femmina adulta.

 

La Moretta grigia in Europa ha uno status di conservazione sfavorevole in quanto è minacciata durante lo svernamento nel Mar Baltico dall’inquinamento da petrolio e dalla caccia.

 


Moretta codona Clangula hyemalis

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Gennaio, Alto Lario. Moretta codona (Clangula hyemalis). Maschio immaturo.

Anche la Moretta codona è una specie a diffusione circumartica, per la cui maggior parte della popolazione europea è concentrata in Russia (circa il 90%) e il resto è distribuito in Islanda, Norvegia, Svezia e Finlandia. Fuori dal continente europeo questa specie è sparsa in gran parte in Groenlandia. Il suo nome “codona” è dovuto al fatto che il maschio adulto ha una lunga coda affusolata.

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Febbraio, Provincia di Como. Moretta codona femmina.

La Moretta codona è tra le anatre una delle più nordiche. L’areale di nidificazione è compreso fra il 60° e l’80° parallelo N. Trascorre principalmente l’inverno in mare aperto e lungo le coste fra il 55° e il 75° parallelo N. L’area di svernamento più importante d’Europa è il Mar Baltico, che ospita anche contingenti di provenienza siberiana, e lungo le coste norvegesi. Di rado si spinge fino al 40° parallelo ed è assai scarsa nel Mediterraneo.

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Febbraio, Alto Lario.
Coppia di morette codone.

 

 

 

 

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L’Italia è uno dei siti di svernamento più meridionali, di comparsa rara e irregolare e solitamente relegata ad ambienti marini o costieri, lagune, laghi costieri e laghi dell’entroterra. In Alto Lario hanno svernato due individui mentre una presenza eccezionale di 9 individui è stata registrata sul lago di Alserio (CO) LINK.
La specie in Europa non ha particolari minacce se non l’inquinamento da petrolio e gli abbattimenti illegali.

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La Moretta codona, come la Moretta grigia, appartengono al gruppo delle anatre denominate “tuffatrici”. In modo particolare la Moretta codona è particolarmente abile nel immergersi alla ricerca di cibo raggiungendo 50-60 metri di profondità dove scova prevalentemente molluschi e crostacei, insetti, piccoli invertebrati acquatici e piccole porzioni di piante acquatiche.

 


Oca facciabianca Branta leucopsis

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Gennaio, Domaso (CO). Oca facciabianca (Branta leucopsis).

L’ Oca facciabianca in Italia è una presenza molto rara. La maggior parte delle osservazioni vanno attribuite a soggetti fuggiti da cattività. A Domaso (CO) hanno svernato un gruppo di 6 Oche facciabianca. Questa presenza è interessante anche per il fatto che durante l’inverno 2014-2015 alcuni componenti di questo gruppo hanno passato l’inverno nello stesso identico luogo. Un dato veramente interessante che si è potuto ricavare grazie al fatto che alcuni di questi uccelli portavano alla zampa un anello metallico riconducibile al centro d’inanellamento tedesco del Vogelwarte Hiddensee Germania.

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Gennaio 2017. Oche facciabianca.

 

 

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Gennaio 2015. Oche facciabianca.

 

 

La popolazione di Oche facciabianca presente in Germania, Olanda e Belgio proviene da soggetti fuggiti da cattività o da progetti di introduzione. La popolazione migratoria s23-anello_Oca-facciabianca-001elvatica è presente infatti solo in Germania con un numero contenuto di individui. Il fatto che dopo 24 mesi siano ritornati nello stesso luogo lascia stupiti. L’anello ha anche fornito un dato interessante sulla longevità di questi uccelli: infatti si è potuto risalire alla data dell’inanellamento (13 luglio 2003). 14 anni per un uccello in libertà non sono niente male!

 

Anello del centro Vogelwarte Hiddensee Germania

 

 

L’Oca facciabianca è distribuita in un’area artica molto ristretta con tre popolazioni distinte: due di queste nidificano in Groenlandia orientale e nell’arcipelago delle Svalbard, nel mare Glaciale Artico (la parte più settentrionale della Norvegia) e svernano in Gran Bretagna e Irlanda. Una terza popolazione nidifica sulle coste russe del Mare di Barents e sverna in Olanda e Germania settentrionale.

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Mappa indicativa delle tre popolazione di Oca facciabianca.
In rosso le aree riproduttive. Le frecce indicano le diverse aree di svernamento.

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Coppia di oche facciabianca.

 

 

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L’etimologia del nome del genere “Branta” probabilmente deriva da un’antica lingua germanica-scandinava che indicherebbe “oca dai colori bruciati” per via del piumaggio grigio cenere. Il nome della specie "leucopsis" proviene dal greco "leykos" = bianco e "opsis" = aspetto per via della faccia bianca tipica e distintiva per questo uccello.

 

 

 

Questo uccello nidifica come detto in territorio artico su scogliere inaccessibili. Per questo motivo per molti secoli è rimasta nascosta la loro modalità riproduttiva. Questo particolare, abbinato all’osservazione di soli individui adulti in inverno che poi scompaiono in estate e al mancato ritrovamento di nidi o uova, ha portato a stravaganti ipotesi sulla loro riproduzione. Una di queste prevede che questi uccelli siano il frutto di una pianta simile a Cucurbitacee che cadendo in acqua germoglia in uccelli chiamati Barnacle (infatti l’Oca facciabianca in inglese viene chiama Barnacle Goose).

Una curiosità: il mistero che avvolge la modalità riproduttiva di questo uccello ha persino portato in epoca medievale allo sviluppo di un’alquanto strana abitudine tra alcuni religiosi irlandesi che si cibavano tranquillamente di questi uccelli durante i giorni di digiuno o di Quaresima. Trattandosi a loro avviso di uccelli “né costituiti da carne, né nati dalla carne” non ritenevano infatti di fare peccato. Dovette intervenire Papa Innocenzo III nel Concilio Lateranense IV (1215) per vietare esplicitamente il consumo di queste oche durante la Quaresima riconoscendo questi uccelli come effettivi esseri viventi!27-Barnacle_Geese_Fac_simile_of_an_Engraving_on_Wood_from_the_Cosmographie_Universelle_of_Munster_folio_Basle_1552

L'albero delle oche Barnacle. Incisione su legno dalla "Cosmographie Universelle" di Munster, 1552.
Public Domain wikimedia.org

 

Concludo sottolineando come il Lario, anche in inverno, sia in grado di regalare emozioni inaspettate. Basta solo saperle apprezzare!

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Bibliografia

Spagnesi M. & Serra L, 2005. Uccelli d’Italia – Quaderni di Conservazione della Natura Numero 22, Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica “Alessandro Ghigi”

Brichetti P. & Fracasso G., 2003. Ornitologia Italiana. Vol. 1 - Alberto Perdisia editore, Bologna.

Henry Lee, 1887. The Vegetable Lamb of Tartary, Londra, Sampson Low, Marston, Searle, & Rivington, 1 -

Folklore e simbolismo dei fiori, piante e alberi

 

Web

https://toughlittlebirds.com/2017/02/02/gooseneck-barnacles-and-barnacle-geese/

http://www.jstor.org/stable/5272?seq=1#page_scan_tab_contents

 

 

venerdì 20 gennaio 2017

Le opere d’arte della natura: la brina

In questo particolare inverno, l’Italia centrale (Umbria, Marche e Abruzzo) è messa in ginocchio da nevicate mai viste fino ad oggi. Di contro, l’Italia settentrionale è molto carente di neve e pioggia e le giornate sono caratterizzate da siccità e temperature fredde. Questa condizione favorisce la formazione della brina e di altri eventi meteorologici invernali di cui si è già approfondito su questo blog (LINK).

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Fiume Adda, Valtellina.

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In inverno, il fenomeno più diffuso nel nord Italia è la galaverna, dove in presenza di temperature al di sotto dello zero gradi, le goccioline d’acqua in sospensione nella nebbia passano da vapore acqueo a ghiaccio ricoprendo tutto ciò che è presente.

Al contrario della galaverna, la brina si forma nelle notti stellate e senza vento, dove avviene la solidificazione della rugiada che durante la notte si condensa ovunque. 3_Brina_086La brina normalmente tende a mantenersi abbastanza sottile e trasparente, senza imbiancarsi troppo e, soprattutto, senza crescere ed assumere la tipica forma cristallina, ma se le giornate restano con temperature rigide e durante il giorno i piccoli cristalli di ghiaccio non si sciolgono, questi ultimi si accumulano ed ecco “la grande brinata”: l’ambiente si trasforma in un paesaggio fiabesco, dando vita ad una vera creazione artistica della natura.

 

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Nell’ovattato paesaggio, oltre allo scorrere dell’acqua, il silenzio è rotto anche da un flebile canto, è il Merlo acquaiolo. Nonostante la temperatura rigida per lui è già tempo degli amori.

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Merlo acquaiolo (Cinclus cinclus)

martedì 17 gennaio 2017

Il piviere che ha perso la bussola.

È una fredda mattina di gennaio, la luna sta tramontando lasciando spazio alle prime luci dell’alba che rischiarano la spiaggia di Colico la quale, se nelle calde giornate estive pullula di bagnanti, in questi giorni invernali è fredda e solitaria. Eppure, in questi primi giorni del 2017, parecchie persone armate di strumenti ottici di elevata qualità ispezionano la riva alla ricerca di qualcosa che ha dello straordinario. Si tratta di un Piviere orientale (Pluvialis fulva), un uccello del gruppo dei limicoli, che, con la sua presenza, ha reso famoso Colico nel mondo dei birdwatchers.

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Colico (LC).

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Birdwatchers richiamati dalla presenza del Piviere orientale.

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Piviere orientale (Pluvialis fulva), gennaio, Colico (LC).

Ma cosa ha di tanto particolare questo uccello da attirare birdwatchers e fotografi da diverse parti d’Italia e da incuriosire anche gli organi di stampa1? Il motivo è presto svelato: si tratta di un accidentale, cioè di un uccello che ha perso la normale rotta migratoria. Solitamente il Piviere orientale, infatti, dalle sue aree riproduttive situate nella tundra artica dall'Asia settentrionale all’ Alaska occidentale, migra per svernare in Asia meridionale, Oceania, California e Hawaii.

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Mappa approssimativa indicante le rotte migratorie del Piviere orientale.
In rosso l’indicazione di quanto l’Italia sia lontana dalle abituali zone di svernamento.

Come si deduce dalla mappa, quest’uccello è un instancabile volatore. Studiosi in ecologia presso la Montana State University di Bozeman negli Stati Uniti, grazie a piccoli strumenti quali i GeoLocator posizionati su alcuni di questi uccelli, hanno stabilito che sono in grado di percorrere senza soste fino a 4800 km di volo tra l'Alaska e le Hawaii in soli 3-4 giorni. L’utilizzo del GeoLocator è stato possibile in quanto questi uccelli, essendo molto legati allo stesso territorio di svernamento ove ritornano, permettono ai ricercatori di recuperare lo strumento ed analizzare i dati contenuti.5_Piviere-orientale-Pluvialis-fulva__023

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La riproduzione dei Pivieri orientali prevede che i maschi adulti appena arrivati nelle aree riproduttive dell’Alaska eseguono subito i classici voli di visualizzazione per attirare le femmine le quali, giungendo un paio di giorni più tardi, scelgono il maschio che ha preparato il migliore nido e che abbia un bel piumaggio sgargiante. La nidificazione procede con la deposizione di 4 uova che vengono incubate per circa 26 giorni. In agosto i giovani hanno circa 30 giorni e sono in grado di volare e di alimentarsi autonomamente, è in questa fase di vita che vengono abbandonati dagli adulti i quali partono per le aree di svernamento (le Hawaii o le coste della Nuova Zelanda) mentre loro restano per alimentarsi e rifornirsi di sostanziose dosi di grasso da utilizzare come utile “carburante” per la loro “prima grande migrazione” che avviene nel mese di settembre o ad inizio ottobre seguendo le rotte impresse nel loro patrimonio genetico.

Una domanda giunge quindi spontanea: che ci fa a Colico questo Piviere?

Beh questo non è certo il primo caso di specie accidentale che “sbaglia la rotta”! Spesso gli uccelli vengono confusi da forti perturbazioni o sono già caratterizzati per natura da problemi di orientamento. La maggior parte delle volte accade che questi accidentali, sfiniti dalla fatica e dalla fame, non riescano più a recuperare le forze e muoiano lontano dai luoghi di origine. Ad esempio, un anno fa su Lago di Silvaplana in Engadina venne osservata una Strolaga del Pacifico, un uccello acquatico accidentale in Svizzera la cui rarissima presenza durò brevemente e dopo pochi giorni venne recuperato il cadavere. Molto probabilmente la morte sopraggiunse per difficoltà nell’alimentarsi.

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Colico, Piviere orientale in attività trofica.

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Ma veniamo ora al nostro “Piviere di Colico”, per cui il virgolettato è obbligatorio.

Per alcuni giorni l’identificazione è stata incerta per molte persone facenti capo ad un’associazione naturalistica (il C.R.O.S. Centro Ricerche Ornitologiche Scanagatta di Varenna). Inizialmente infatti un componente dell’associazione osserva il Pieviere e avvisa altri del gruppo. Da qui la “febbre” del birdwatchers si diffonde rapidamente. Per le prime ore viene classificato come Piviere dorato (Pluvialis apricaria), presenza di tutto rispetto visto le poche osservazioni fatte di questa specie in terra lariana (LINK). Tuttavia il “Piviere di Colico” è molto confidente e non teme l’uomo lasciandosi fotografare senza problemi. Un altro componente del gruppo di appassionati di ornitologia, studiando attentamente le immagini che iniziano a circolare in rete, solleva i primi dubbi che in breve tempo divengono certezze: si tratta di un Piviere orientale (Pluvialis fulva). Poiché le differenze morfologiche tra le due specie sono impercettibili, non mi sto a dilungare e lascio il link della pagina a lui dedicata sul blog CROSVARENNA o a questo altro indirizzo Web.9_Piviere-orientale-Pluvialis-fulva_Colico_3879_Piviere-dorato_Pian-di-Spagna-(41)

 

 

 

 

 

 

 

Confronto tra il “nostrano” Piviere dorato - Pluvialis apricaria (aprile) e l’accidentale Piviere orientale - Pluvialis fulva (destra). Come si può notare le differenze sono impercettibili.

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Particolare diagnostico è il sottoala, di colore chiaro nel Piviere dorato (sinistra) mentre nel Piviere orientale la colorazione è bruno grigiastra.

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Pochi giorni dopo il suo primo avvistamento, la sua situazione di salute peggiora. E’ debilitato per il freddo e la fame e sembra non farcela. Ecco che a qualcuno viene in mente di aiutarlo mettendo a disposizione larve della farina. Nel giro di pochi giorni recupera le forze, anche grazie all’abbondanza di cibo che i molti birdwatchers lasciano sul terreno in cambio di un scatto. Dopo nove giorni e recuperate le forze, il nostro Marco Polo degli uccelli lascia il lago per chissà quale destino.

 

13_Piviere-orientale_Colico_002Capita che a volte gli uccelli provenienti dalle estreme latitudini nordiche non abbiano mai incontrato l’essere umano e pertanto non ne hanno timore, in modo particolare questo piviere ha associato immediatamente la figura del fotografo alla disponibilità di cibo.

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Ora la spiaggia di Colico è ritornata al suo torpore invernale e il Merlo acquaiolo, il “padrone di casa”, non è più infastidito dai molteplici click delle macchine fotografiche e torna alle sue normali attività.

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1) Articoli di giornale:
Lario News
Breva News
Il Resegone
Il giorno
La rivista della Natura


Bibliografia

Brichetti P. & Fracasso G., 2004, Ornitologia italiana. Vol. 2 – Perdisia Editore, Bologna

Dal web

Pacific golden plover
High-flying parents abandon babies for Hawaii