martedì 22 settembre 2020

La fine dell’estate e il sornione gabbiano reale.

Oggi martedì 22 settembre alle ore 13:31 finisce l’estate e inizia ufficialmente l'autunno. Colgo l’occasione per parlare del gabbiano reale e in particolare di un esemplare che durante tutta l’estate ha osservato da vicino i molti turisti venuti a visitare il borgo di Varenna. Quest’anno infatti chi ha frequentato questo paesino con un occhio particolarmente attento alla natura avrà notato che da alcuni mesi c’è un nuovo ospite ad attendere i turisti lungo la romantica passeggiata che costeggia il lago. Si tratta di un solitario gabbiano reale, specie comune diffusa sul lago. Ciò che rende questo esemplare speciale è il suo strano comportamento: se ne sta per ore immobile ad osservare il passaggio dei turisti. A partire da questa osservazione, voglio oggi fare qualche considerazione su questo particolare atteggiamento e su questa specie, approfondendo il discorso con qualche informazione scientifica.

Attento e altezzoso questo gabbiano reale (Larus michahellis) osserva il via vai dei turisti di fine estate. Settembre, Varenna (LC).

Tutti attratti da questo gabbiano, come fosse una star!

Questo impavido uccello è un immaturo gabbiano reale (Larus michahellis) dall’aspetto un po’ disordinato perché in periodo di muta del piumaggio. Tra non molto raggiungerà l’età adulta e sarà pronto a metter su famiglia. 

Ma perché ci osserva per ore immobile? Ci scruta, non per pura curiosità ma semplicemente per studiare le nostre abitudini relative al cibo. Riutilizzare i nostri scarti alimentari è una abitudine normale di molte specie (non solo degli uccelli) ma nel gabbiano reale entra in gioco un comportamento più deciso. Se il cibo non gli viene offerto o non viene abbandonato in suo favore, il gabbiano arriva fino letteralmente a rubarlo. In gergo naturalistico questa condotta si chiama cleptobiòsi [dal greco kléptō, rubare+biosi], una sorta di parassitismo alimentare che consiste nell'impadronirsi, per mezzo di un comportamento aggressivo, del cibo procurato da un individuo di un’altra specie, uomo compreso.
 Il bambino e il gabbiano. Per ora siamo alla sola fase di richiesta del cibo.


Un gabbiano reale nordico (Larus argentatus) piomba all’improvviso alle spalle di una ignara signora per rubargli il gelato. Inghilterra (immagine dal web-autore ignoto).

Facciamo un passo indietro nel tempo, fino alla metà del secolo passato quando sul Lario la presenza del gabbiano reale era un evento straordinario, “una rarità”. I cattivi comportamenti umani, come l’abbandono dei rifiuti o la creazione di enormi discariche intorno alle città, sconvolsero le abitudini di diverse specie, tra cui il gabbiano reale che, attratto da queste opportunità di cibo, iniziò una sorta di pendolarismo lasciando le coste marine (sue aree abituali) e seguendo i grossi fiumi e giunse fino ai nostri territori. Il suo insediamento sul lago fu inizialmente limitato alla sola sosta temporanea poi, verso gli anni ottanta, si trasferì stabilmente sul lago divenendo sedentario e anche nidificante. Allo stato attuale la popolazione di questa specie è molto diffusa ed invasiva e causa forti squilibri naturali andando ad incidere sulla sopravvivenza di altre specie di uccelli sottraendo notevoli risorse alimentari.

Gruppo di gabbiani reali sulle acque lariane.



Gabbiani reali nordici (Larus argentatus), nei pressi di un cassonetto dei rifiuti. Dublino Irlanda.

Ma ritorniamo al nostro solitario sornione gabbiano, il quale osserva attentamente i passeri che si avvicinano senza timore ai tavolini del bar o le anatre che fanno la questua per ricevere del cibo (che peraltro per loro è dannoso visto che la maggior parte delle volte è composto da zuccheri e sali).


Un gruppetto di passere d’Italia scorrazzano tra i tavolini del bar alla ricerca di briciole.

Un germano reale prende del cibo dalle mani di una signora. Questa pratica, anche se motivata dalle più nobili intenzioni, è da censurare. Fornire cibo ad una popolazione di animali selvatici, se non in particolari momenti di difficoltà come in inverno e con cibo appropriato, porta a uno squilibrio naturale e un impatto negativo sull’ambiente.

Nel mondo animale lo scambio di informazioni per quanto riguarda il cibo è veloce. Potrei elencare decine di esempi ma ne cito uno tra i più famosi risalente al 1921 a Swaythling, un quartiere della città di Southampton in Inghilterra, dove inspiegabilmente le bottiglie del latte che ogni mattina venivano lasciate sull’uscio delle case, venivano trovate aperte. Ci vollero dei mesi prima di scoprire che causa di questo “dispetto” erano le cinciarelle (Cyanistes caeruleus), piccoli uccelli frequentatori dei nostri giardini. Questi astuti uccelli, avevano capito che bucando e sollevando la sottile lamina metallica che faceva da tappo, potevano nutrirsi della panna che si formava sulla parte alta della bottiglia (all’epoca il latte non era omogeneizzato). Il fenomeno si espanse in breve tempo da Southampton in tutta l’Inghilterra e infine in tutta Europa.

Una cinciarella si ciba aggrappata alla palla di grasso e semi. Sembrerebbe una cosa normale ma anche in questo caso si tratta di apprendimento. Nei paesi d’oltralpe è abitudine nei mesi invernali appendere sugli alberi del giardino queste palle alimentari. Quella nella fotografia è la palla che io ho appeso nel mio giardino. Nonostante sia davvero raro vederle appese agli alberi nei giardini italiani, è interessante notare che l’apprendimento fatto altrove porta gli uccelli a riconoscere questo tipo di alimento. Gennaio, Varenna.

Nel caso specifico del gabbiano reale, oltre ad elemosinare il cibo, quest’uccello arriva persino a prenderselo con prepotenza grazie al suo carattere predatorio e aggressivo. Quest’abitudine peraltro è tipica di molti animali come ad esempio gli stercorari e i labbi ai danni di altri uccelli marini. Nei mammiferi le iene sono le più conosciute nel praticare quello che viene chiamata la “cleptobiòsi o clepto-parassitismo”.

Due gabbiani reali si contendono del cibo rubandoselo a vicenda. Aprile, provincia di Lecco.

Quest’ abitudine di rubare cibo ad altre specie (tra cui all’uomo) del gabbiano reale è già da tempo in voga nelle città turistiche, come Venezia e Roma, dove si registrano una serie di episodi finiti poi sulle pagine del giornale.

Link - ilgazzettino.it gabbiano ruba panino

In rete vi sono una serie di scatti veramente suggestivi dove si vede chiaramente l’audacia e l’abilità di questi possenti uccelli mentre compiono i furti. Gli inglesi chiamano queste aggressioni in picchiata Dive bomb (tuffo a bomba).

Con destrezza questo gabbiano reale, sottrae l’intero gelato allo sbigottito turista. (immagine dal web-autore ignoto).

Ora, non vorrei aver distrutto il mito del gabbiano Jonathan Livingston, protagonista del libro di Richard Bach, dove il gabbiano, cerca la perfezione nel volo e l’indipendenza di giudizio. Ma come ha scritto qualcuno: “Oggi il gabbiano reale, per chi vive in città, è soprattutto un bullo alato, ladro di gelati, focaccine e serial killer di piccioni”.

Non so se il nostro sornione ospite varennese abbia intenzione di passare all’attacco o se, con il diminuire dei turisti al termine della bella stagione, decida di trasferirsi altrove. Se questo dovesse avvenire non mancherò di documentare questo blog con qualche immagine, sperando di non rivivere le scene del famoso film “Gli uccelli (The Birds)” diretto nel 1963 da Alfred Hitchcock, ma in modo più simpatico come i gabbiani nel film “Alla ricerca di Nemo” di cui vi lascio il link della Clip  "Mio! Mio! Mio!"


La locandina dell’epoca - Copyrighted by Universal Pictures Co., Inc.. / Public domain – wikipedia.org

scheda: I grandi gabbiani

Il gabbiano reale (Larus michahellis), il gabbiano reale nordico (Larus argentatus) e il gabbiano reale pontico (Larus cachinnans) fino a qualche decennio fa erano considerati appartenenti ad una sola specie. Nelle provincie di Como e Lecco sono presenti tutte e tre le specie ma con sostanziali differenze numeriche e di periodo.

Il gabbiano reale, come già detto, è stanziale e nidificante in Italia e da diversi decenni anche nelle provincie di Como e di Lecco.

Adulto di gabbiano reale. Aprile, provincia di Lecco.

Giovane di gabbiano reale del primo inverno. Gennaio, provincia di Lecco.

Il Gabbiano reale pontico, specie diffusa nella regione del Mar Nero e del Mar Caspio, si è spinto ad estendere il suo areale a est nell'Asia centrale fino alle propaggini nord-occidentali della Cina e si sta insediando in Europa con colonie nidificanti in Polonia e nella Germania orientale, con espansioni a nord fino alla Svezia, Norvegia e Danimarca. Voli migratori raggiungono le coste mediterranee dell’Italia e alcuni individui si spingono anche nei grandi laghi del nord. In provincia di Como e Lecco è considerato un migratore regolare con pochi individui. Distinguere questo gabbiano è cosa ardua, da veri esperi di ornitologia!

Adulto di gabbiano reale pontico. Febbraio, provincia di Lecco. Nelle provincie di Como e di Lecco si osserva regolarmente d’inverno ma con pochi esemplari, spesso associato al gabbiano reale dal quale è difficile distinguerlo. Frequenta i fiumi e le discariche di rifiuti urbani che usa come fonte di cibo.

Il gabbiano reale nordico è una specie diffusa in Europa Settentrionale e lungo le coste atlantiche. Da noi se ne contano pochissimi individui, sempre nei mesi invernali. La differenza più evidente tra il gabbiano reale mediterraneo e il gabbiano reale nordico è data dal colore delle zampe degli esemplari adulti, rosa nel gabbiano reale nordico e gialle nel gabbiano reale.

Adulto di gabbiano reale nordico. Marzo, provincia di Como. Questa curiosa immagine non ha bisogno di commento sul fatto di come possa ingoiare ogni sorta di cibo.

Queste tre specie appartengono all’ordine dei Charadriiformes e alla famiglia Laridae, sono considerati “grossi gabbiani” poiché sono lunghi 52-58 centimetri, con un’apertura alare che può raggiungere i 120-140 centimetri per 1,25 kg di peso. Maschio e femmina sono praticamente identici. La colorazione del piumaggio varia con le classi d’età: scuro nei giovani, poi in modo graduale al quarto inverno la livrea assume l’aspetto definitivo dell’adulto con corpo e testa bianchi, dorso e ali grigio chiaro.


Gabbiano reale, con i suoi 140 cm di apertura alare è un dominatore del cielo. Vola con qualsiasi condizione meteorologia, sfidando burrasche di ogni tipo.

Adulti di gabbiano reale. I sessi sono simili, se sono vicini si nota che il maschio è un po’ più grande della femmina. Giugno, Lago di Como.

La dieta dei gabbiani reali può essere generalizzata come onnivora perché spazia da pesce, ratti, animali morti e scarti dell’alimentazione umana. Tra le sue prede vi sono anche altri uccelli, che cattura in volo o preleva dai nidi.

Un giovane di gabbiano reale che ha predato una gallinella d’acqua (Gallinula chloropus). Agosto, provincia di Como.

Sul Lario il gabbiano reale nidifica sulle coste rocciose dove depone una o due uova che cova per 25-27 giorni. I pulcini lasciano il nido dopo circa 40 giorni dalla schiusa. La vita media si aggira intorno ai 15-20 anni ma si ipotizza anche il raggiungimento fino a trent’anni.

Un gabbiano reale su di una roccia dove ha nidificato. Giugno, Provincia di Como.

Nido con uova di gabbiano reale. Maggio, Provincia di Ferrara.

Pulcino di gabbiano reale. Giugno, provincia di Como.

Il gabbiano reale è una specie gregaria durante tutto l’anno, compreso il periodo riproduttivo, quando si raggruppa in colonie riproduttive. Si osserva in stormi numerosi specialmente in inverno, anche nelle campagne e presso fonti di cibo come le discariche di rifiuti urbani.

Raggruppamento di gabbiani reali presso la colonia di Bellagio (CO).

Gabbiani reali che si azzuffano per la conquista del cibo. Lago di Como.

Negli adulti è presente sul becco una macchia rossa. Tra gli studi che hanno reso celebre il naturalista olandese Nikolaas Tinbergen*, ci sono anche le ricerche sui “meccanismi scatenanti innati”, ossia quei comportamenti che, invariabilmente, causano negli animali una reazione inconscia, innata. Un esempio sono proprio queste macchie rosse presenti sul becco di alcune specie di gabbiani che funzionano da stimolo innato per i piccoli che, grazie ad esse, riconoscono il becco del genitore inducendolo così a rigurgitare un po’ di cibo tutte le volte che sono affamati.

Particolare della testa di un gabbiano reale adulto dove si vede la macchia rossa sul becco.

Un pulcino di gabbiano reale nordico oramai cresciuto sta cercando cibo stimolando la macchia rossa dell’adulto. Settembre, Irlanda.

Concludo dicendo che nonostante in questo post abbia descritto severamente le caratteristiche comportamentali del gabbiano reale, vi esorto a non confondere questi grossi gabbiani con le altre plurime specie appartenenti all’ordine dei Caradriformi e alla famiglia dei Laridi. Nelle provincie di Como e Lecco, nel corso degli anni, sono infatti state osservate 20 specie. Sette di queste sono state presenze accidentali mentre le altre si riferiscono a migratori più o meno regolari. Tranne i tre gabbiani reali già citati e un altro grosso gabbiano, lo Zafferano (Larus fuscus), le restanti specie hanno comportamenti decisamente mansueti e non invasivi e fanno parte del paesaggio lacustre animando le plumbee giornate invernali.

Febbraio. Un vociante stormo di gabbiani comuni (Chroicocephalus ridibundus)
scorrazzano sulle acque del lago.
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*ll naturalista olandese Nikolaas Tinbergen, al pari del più celebre Konrad Lorenz, è uno dei padri della moderna etologia (la scienza del comportamento). Insignito del premio Nobel per la Medicina nel 1973 insieme allo stesso Lorenz e a Karl von Frisch, scopritore del linguaggio racchiuso nella danza delle api, Tinbergen ha stabilito alcuni dei principi fondamentali che ancora oggi regolano lo studio del comportamento animale. Le basi poste da Tinbergen includono, tra le altre cose, quattro domande fondamentali che ogni scienziato dovrebbe porsi quando osserva un nuovo comportamento. Questi quattro, fondamentali “perché”, parzialmente ispirati dalle “quattro cause” di Aristotele riguardano, rispettivamente, la causa, lo sviluppo, la funzione e l’evoluzione di quel comportamento. E si tratta tuttora di un metodo perfettamente applicabile ad altri campi di studio, come ad esempio l’anatomia: osservando l’organo di un animale, riguardo ad esso ci si può porre gli stessi quattro quesiti: perché si è formato? Come si è sviluppato? Qual è la sua funzione? Come si è evoluto?

Il sornione gabbiano di Varenna.


Bibliografia

Brichetti P. &Fracasso G., 2006. Ornitologia Italiana. Vol 3. Alberto Perdisia Editorere – Bologna.

La Rivista della Natura, Nikolaas Tinbergen e i quattro perché del comportamento animale. Novembre 2018.

La Rivista della Natura, Le cinciarelle sono appassionate di latte. Settembre 2015.

sabato 20 giugno 2020

L’organetto un uccello dal curioso nome che ha una storia da raccontare.

Oggi, 20 giugno, precisamente alle ore 21:44 inizia l’estate astronomica. Siamo nella stagione che meglio si presta a vivere la montagna con lunghe e salutari passeggiate tra i profumati boschi di conifere. Camminare significa anche osservare e ascoltare i vari suoni della natura come il fruscio del vento tra le fronde degli alberi o i vari cinguettii degli uccelli sempre attivi a delimitare il proprio territorio. Di questi amici alati oggi voglio parlare dell’Organetto un allegro e vocifero passeriforme che vive nelle nostre montagne.
Organetto (Acanthis flammea), giugno, Alpi Lombarde.
L’Organetto (Acanthis flammea) è un piccolo uccello appartenete all’ordine dei Passeriformi e alla famiglia dei Fringillidi. Il suo nome scientifico flammea deriva dal latino flammeus=color fiamma, fiammeggiante per il suo colore rosso sanguigno della fronte e nel maschio anche nel petto in abito riproduttivo.
Maschio riproduttivo di Organetto, giugno, Alpi Lombarde.

Femmina di Organetto, giugno, Alpi Lombarde.


Il curioso nome comune di Organetto può invece derivare dallo strumento musicale Organetto chiamato anche fisarmonicha diatonicha*, o, come scrisse l’ornitologo Moltoni: Organetto, forse per il continuo ed armonico canto, che ricorda il suono dell’organetto (piccolo organo).
Non saprei dire quale sia esattamente lo strumento musicale che diede il curioso nome al nostro Acanthis flammea. Curioso invece osservare che il lessico popolare chiama questo uccello ciciarin=chiacchierino. Lascio al lettore a quale fonte etimologica propendere e per far questo, vi propongo una registrazione, del suo canto.

License: Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 4.0


Organetto, febbraio, provincia di Como.
Abbandoniamo questo “intermezzo musicale” per riprendere il discorso biologico su questa specie. L’Organetto è distribuito nel Paleartico occidentale in un vasto areale che comprende la gran parte dei paesi dell’Europa centro-settentrionale, la Norvegia e i Paesi Baltici con la forma tipica  Acanthis flammea flammea, mentre la sottospecie Acanthis flammea cabaret è presente nel Regno Unito e nelle regioni dell’Europa centro-occidentale ed orientale. In Italia l’Organetto è nidificante e sedentario lungo tutto l’arco alpino. Sui monti lariani è pressoché sedentario o al massimo compie degli spostamenti altitudinali durante i mesi invernali.
L’Organetto nel periodo non riproduttivo è molto sociale e utilizza spesso
 versi di contatto con i suoi conspecifici. Novembre, Provincia di Lecco.
L’alimentazione dell’Organetto è basata principalmente su semi, germogli e bacche.
Durante la stagione riproduttiva integrano la dieta anche con piccoli insetti.
L’habitat preferito dell’Organetto è rappresentato da formazioni boschive rade, arbusteti di Ontano o lariceti adiacenti a prati e pascoli. La maggior parte della popolazione nidifica tra 1500 e 2300 m.

Tipico ambiente dell'Organetto. 

Questo uccello ci racconta anche una storia molto particolare e speciale che riguarda il Civico Museo Ornitologico di Varenna, intitolato al suo fondatore Luigi Scanagatta, che a breve riaprirà dopo un importante lavoro di restauro che si è reso necessario a causa di anni di abbandono e incuria.
La collezione Scanagatta fu realizzata sul finire degli anni cinquanta del secolo passato, dopo che Luigi Scanagatta nel 1956 salì agli onori della cronaca nazionale per aver partecipato all'allora famosa trasmissione televisiva - Lascia o raddoppia? - condotta dal giovane presentatore Mike Bongiorno presentandosi in tre materie: Malacologia, Flora alpina e Ornitologia. Luigi dopo questa esperienza televisiva divenne il punto fermo locale per ogni curiosità naturalistica e in breve tempo, con l’aiuto della Pro Loco varennese, nacque il museo. Pochi però sanno che fu proprio un Organetto dal particolare piumaggio albino a dare il via all’esperienza museale caratterizzata da un’ampia raccolta di esemplari.
Luigi Scanagatta concorrente alla trasmissione televisiva "Lascia o raddoppia" - 1956.

Non intendo dilungarmi sulla figura di Scanagatta, ne avevo già accennato su questo blog LINK  e per chi volesse ulteriori informazioni sulla sua biografia, rimando a questo LINK .
Invece vorrei soffermarmi su quanto accadde circa cinquant’anni fa quando, da curioso adolescente quale ero, già appassionato al mondo dell’ornitologia, potei accedere allo studio del Maestro Luigi Scanagatta, un luogo affascinante ricco di reperti e di un’immensa libreria dai molti volumi riguardanti ogni settore naturalistico. Luigi era un personaggio particolare; già la sua corporatura robusta era sufficiente ad intimorire chiunque e, ancor di più, il suo modo di fare un po’ burbero. Bastava però che l’argomento della conversazione con lui virasse sul mondo naturale, che i suoi occhi si illuminavano!
Fu proprio la mia curiosità giovanile ad indurmi un giorno a porre questa domanda: “Quale fu il primo uccello che diede vita alla collezione del museo?”
La risposta giunse senza esitazione. Luigi mi raccontò che un giorno un suo amico farmacista di Mandello, anche lui abile erborista, si presentò da lui con uno strano uccello che non era stato in grado di riconoscere. Luigi invece lo riconobbe immediatamente (il nostro Organetto appunto!) e come, aveva fatto già altre volte, sequestrò l’uccello morto per inviarlo al Museo di Scienze Naturali di Milano. Il suo intento era infatti quello di ricostruire le molte collezioni andate distrutte a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale. Fu l’allora presidente della Pro Loco di Varenna, nonché medico condotto del paese, che, prendendo spunto da questo lodevole intento, propose a Luigi di creare lui stesso un museo locale.
Organetto dal piumaggio isabellino, collezione Museo Ornitologico Scanagatta.
Purtroppo l'esemplare di Organetto albino, il primo esemplare del museo Scanagatta,
è andato perduto causa le varie vicissitudini che la collezione ha subito nel corso degli anni. 

Ora è d’obbligo un chiarimento. Sarebbe impensabile ai giorni nostri anche solo considerare la possibilità di realizzare una collezione naturalistica soprattutto dal punto di vista protezionistico. Ma se consideriamo che a metà del secolo scorso solamente nella provincia di Lecco erano presenti circa un’ottantina di impianti di cattura (roccoli, bresciane e copertoni) a scopo alimentare, le cose cambiano. Sacchi di uccelli raggiungevano giornalmente i mercati di Lecco o Milano e sulla moltitudine di uccelli uccisi, quelli un pò strani finivano nelle mani di Scanagatta, il quale contraccambiava con forniture di decotti curativi per la salute, altro settore nel quale la sua conoscenza era davvero molto profonda. Dunque tutti gli uccelli appartenenti alla collezione Scanagatta sono stati inizialmente catturati ed uccisi per uno scopo diverso da quello culturale.
Gli impianti di cattura degli uccelli con reti per scopo alimentare furono in funzione fino al 1968. Questa pratica fu vietata con l'introduzione della legge 799/1967. Con diverse interpretazioni però questi impianti proseguirono la loro attività per la cattura di uccelli vivi usati come richiami vivi negli appostamenti di caccia. La Direttiva europea sulla tutela della fauna selvatica e la legge statale 157/92 sulla caccia, che avrebbero dovuto vietare l’utilizzo di questi impianti, sono state a lungo oggetto di deroghe e si è dovuto attendere l’ordinanza n.6194 del 12 dicembre 2019 per la quale il Consiglio di Stato chiuse di fatto la vicenda lombarda (ma con rilievo nazionale) della cattura dei piccoli uccelli a fini di richiamo. E da allora 12.700 uccelli selvatici del territorio lombardo, destinati ad essere richiami vivi per la caccia da appostamento, sono liberi di volare.

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*L'organetto è uno strumento musicale aerofono a mantice ad ancia libera, fu inventato nel 1829 a Vienna da Cyrill Demian, ma si diffuse come strumento della musica tradizionale solo alla fine del secolo scorso. La sua presenza permise ai repertori più arcaici della musica popolare di sopravvivere, in quanto sostituì con successo le cornamuse che fino a poco tempo prima erano al centro delle feste paesane e della danza tradizionale. Alla fine del secolo scorso l’organetto diventò il padrone delle sale da ballo cittadine dove si stavano imparando nuove danze fino allora sconosciute: il cosiddetto “Liscio”. La sua storia cittadina, però, fu molto breve – una decina d’anni – in quanto le fabbriche italiane e tedesche avevano inventato dapprima la Fisarmonica Semitonata (una sorta d’ibrido tra organetto e fisarmonica) e in seguito – negli anni trenta circa – la moderna Fisarmonica Cromatica.
da: https://www.organetto.net/

Bibliografia:
Moltoni E., L'etimologia ed il significato dei nomi volgari e scientifici degli uccelli italiani. 1946

Brichetti P. & Fracasso G., 2015, Ornitologia italiana, Vol 8. Oasi Perdisia Editore, Bologna.


sabato 25 aprile 2020

La pratolina, la semplice bellezza della natura.

In questi giorni di faticosa reclusione causata da questa tremenda epidemia che ha messo in ginocchio il mondo intero, mi rendo conto di quanto mi manchi la mia quotidianità, il poter passeggiare all’aria aperta e inseguire le mie passioni naturalistiche.
E’ bastata però una piccola porzione di prato casalingo per vedere sbocciare, in questi giorni primaverili, deliziose Bellis perennis, chiamate comunemente margheritine o pratoline. Questo post è dedicato a loro: un esempio di resistenza alle avversità, che non teme gli ultimi geli invernali o le calde giornate estive e ci regala allegria anche in questi momenti difficili.
Questi fiorellini dall’aspetto delicato sono in realtà molto resistenti, nascono spontanei in tutti i prati italiani ed europei con fioriture che durano da marzo fino all’autunno. Pianta erbacea perenne, solitamente non più alta di 15 centimetri, possiede un solo capolino bianco o, in alcuni casi, soffuso di rosa porpora.


 La pratolina è una piante acaule, senza un fusto vero e proprio,
il peduncolo  floreale nasce direttamente dalla rosetta basale.

La corolla di petali si apre allo spuntare del giorno e si chiude completamente,
chinando il capolino sullo stelo.





La pratolina fiorisce da marzo a giugno ma non è raro
trovare sporadiche fioriture anche nei mesi invernali.
I colori, le forme e le sfumature della pratolina.























La pratolina è il simbolo della semplicità e dell'eleganza. Il poeta Giovanni Pascoli le ha dedicato un poema, che qui riporto:

BELLIS PERENNIS
I.
Chi vede mai le pratelline in boccia?
Ed un bel dì le pratelline in fiore
empiono il prato e stellano la roccia.
Chi ti sapeva, o bianco fior d'amore
chiuso nel cuore? E tutta, all'improvviso,
la nera terra ecco mutò colore.
Sono pensieri, ignoti già, che in viso
rimiran ora, ove si resti o vada;
nati così, nell'ombra, d'un sorriso
di stella e d'una goccia di rugiada...
O mezzo aperta come chi non osa,
o pratellina pallida e confusa,
che sei dovunque l'occhio mio si posa,
e chini il capo, all'occhio altrui non usa;
bianca, ma i lievi sommoli, di rosa;
tanto più rosa quanto più sei chiusa:
ti chiudi a sera, chi sa mai per cosa,
sei chiusa all'alba, ed il perché sai tu;
o primo amore, o giovinetta sposa,
o prima e sola cara gioventù!
II.
È il verno, e tutti i fiori arse la brina
nei prati e tutte strinò l'erbe il gelo:
ma te vedo fiorir, primaverina.
Tu persuasa dal fiorir del cielo,
fioristi; ed ora, quasi più non voglia
perché sei sola, appena alzi lo stelo.
O fior d'amore su la trita soglia!
Tu tingi al sommo i petali d'argento
d'un rosso lieve. Una raminga foglia
ti copre un poco, e passa via col vento...
O fior d'amore su la soglia trita!
o, quando tutto se ne va, venuta!
che vivi quando è per finir la vita!
e che non muti anche se il ciel si muta!
Hai visto i fiori nella lor fiorita:
vedi le foglie nella lor caduta.
Ti coglierà passando Margherita
col cuore assorto nell'amor che fu.
Ti lascerà cadere dalle dita...
- Egli non t'ama, egli non t'ama più! –


Giovanni Pascoli


Ai petali della pratolina la tradizione popolare affida le sorti amorose del m’ama non m’ama. Emblema del ruolo di grande responsabilità che le abbiamo affidato!

Come detto, la pratolina è il simbolo della semplicità e dell’eleganza ma anche della rinascita. Infatti la sua comparsa, legata all’arrivo della bella stagione, corrisponde alla rinascita della natura dopo le rigide giornate invernali.

Vorrei concludere anche io con questa bella metafora che, durante questi difficili momenti, presto si possa rifiorire alla nostra normalità!


Bibliografia
Giovanni Pascoli - Nuovi Poemetti (1909) - da NUOVI POEMETTI / IL NAUFRAGO – IL PRIGIONIERO - Bellis perennis