domenica 22 maggio 2016

Il sambuco e tanti ricordi

In questi giorni di maggio nelle radure, al margine dei boschi umidi e lungo le scarpate, spicca un po’ ovunque la cospicua fioritura del sambuco, un arbusto dalle scarse esigenze che un tempo non molto lontano era il protagonista in alcune tradizioni lombarde.

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Sambuco Sambucus nigra

2_Samnbuco_Pian-di-Spagna-010Il sambuco è un arbusto diffuso nell’areale europeo. Ha un portamento cespuglioso dall’altezza di circa 6 metri. I fiori, molto profumati, piccoli e riuniti in infiorescenze ombrelliforme, possono raggiungere la larghezza di circa 20 cm.

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Infiorescenza di sambuco

 

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I piccoli fiori sono composti da 5 petali color bianco avorio. Gli stami intercalati ai petali sono 5 con antere sporgenti gialle.

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Fiori di sambuco

 

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Sin dai tempi antichi al sambuco furono associate alcune proprietà divinatorie. Nella tradizione cristiana veniva usato nei riti funerari come viatico per il viaggio verso l'aldilà. Nella tradizione pagana, invece, veniva usato come pianta protettrice della casa e del bestiame.

Il sambuco nella medicina popolare era molto conosciuto per le sue proprietà e veniva utilizzato per la cura di diverse patologie come una vera panacea. Ai nostri giorni si utilizzano i fiori essiccati per aromatizzare un dolce lombardo: il “Pan mejno” (o Pan Meino) mentre i fiori appena raccolti vengono utilizzati per realizzare lo sciroppo di sambuco, una bibita rinfrescante e sciroppo naturale contro la febbre.

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Pan meino

Il nome Pan meino (o Pan de mej) deriva dalla parola miglio, la cui farina veniva spesso miscelata ad altre farine nella produzione del pane. Questo dolce non mancava mai sulla tavola il 23 aprile di ogni anno, data in cui la Chiesa celebra San Giorgio, patrono di Varenna paese dove sono nato e cresciuto. Pare che l’usanza lombarda di preparare i “Meini” per la ricorrenza di San Giorgio sia da ricondurre al fatto che in questa data a Milano in passato si rinnovavano i contratti tra i mandriani e le latterie per cui era usanza che i lattai offrissero una tazza di panna a tutta la popolazione. Nacque così anche la tradizione di preparare un dolce da inzuppare nella tazza di panna stessa.

Il Pan Meino è di semplice preparazione. Qui è scaricabile una delle varie ricette per realizzare questo dolce. Ingrediente essenziale sono i fiori di sambuco che si raccolgono proprio in questo mese per poi farli essiccare all’ombra.15_Sambuco_002

 

 

 

Fiori di sambuco ad essiccare. Questo procedimento deve avvenire in luogo ventilato, asciutto e non esposto al sole.

 

 

Il sambuco ha un’abbondante fioritura ciò nonostante è importante che la raccolta sia fatta prelevando solo alcuni fiori per pianta. Questo per permettere ai fiori incolti di trasformarsi in succose drupe viola-nerastre di cui si cibano gli uccelli, che poi ne propagano anche i semi. Anche le bacche giunte a maturazione vengono utilizzate in cucina. Molto conosciuta è la marmellata o lo sciroppo di bacche di sambuco.

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Per non perdere la fragranza dei fiori appena raccolti si consiglia di utilizzare un cesto aperto, è bandito l’uso del sacchetto di plastica.

 

 

 

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Il nome scientifico del Sambuco è Sambucus nigra. Pare che il nome del genere derivi dal greco “Sambike” oppure dal latino "sambuca", antico strumento musicale a corde di forma triangolare. In seguito questo nome venne attribuito a strumenti a fiato simili al flauto. Una leggenda germanica racconta che per tenere lontano gli spiriti malefici bastava suonare un flauto realizzato con un ramoscello di sambuco. Wolfgang Amadeus Mozart pare si sia ispirato a questa leggenda per l’opera il “Flauto magico”.

 

Particolare del tronco di sambuco

 

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Con il tronco di sambuco invece si costruivano semplici ed economici giochi da bambini. Infatti con una parte del tronco svuotato dal morbido midollo si realizzava il “sciupet” (piccolo fucilino) all’interno del quale si mettevano una bacchetta, generalmente di corniolo o nocciolo, che serviva da “stantuffo” per espellere i “proiettili” che consistevano nelle bacche di alloro. Oggi di bambini intenti a giocare con questo “sciupet” non se ne vedono più ma vi garantisco che era un gioco divertente, innocuo e molto diffuso.20_sciupet_004

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Particolare del “sciupet” e bacche di alloro.

 

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Molto interessante e curioso è l’utilizzo del midollo del sambuco per costruire un gioco scientifico: l’elettroforo di Peiffer. La descrizione di questo strumento casalingo è tratta da un libro del 1882 “Le ricreazioni scientifiche, ovvero l’insegnamento coi giuochi” di Gaston Tissandier. Per chi volesse cimentarsi, trova l’articolo a riguardo a questo LINK.

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Con il legno di sambuco si costruivano anche i manici degli attrezzi agricoli (badili, zappe, forche da fieno, falcetti e altri attrezzi di uso comune in campagna) poiché il sambuco è un legno leggero, elastico e resistente.

Badile con il manico realizzato in sambuco.

 

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Il sambuco, pianta molto rustica, spesso lo si trova sulle scarpate o come in questo caso al bordo di una massicciata ferroviaria.

 

La sua estrema rusticità lo fa apprezzare per qualsiasi intervento di ricostituzione vegetale di terreni spogli o degradati ed è un comodo e sicuro riparo per diverse specie di uccelli che lo utilizzano per nascondervi il nido come ad esempio il Saltimpalo e l’Averla piccola.

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Averla piccola Lanius collurio – sinistra femmina a destra il maschio.

 

Ora non resta che attrezzarsi di cestino e trascorrere qualche ora all’aria aperta, sentire i profumi della primavera e raccogliere quanto la natura ci offre.

 

Bibliografia e siti web consultati

G.Devoto – G. C. Oli, Vocabolario illustrato della lingua italiana,1971

Gaston Tissandier, “Le ricreazioni scientifiche, ovvero l’insegnamento coi giuochi”. Fratelli Treves editori, Milano, 1882.

Jacques Brosse, Storie e leggende degli alberi, Edizioni Studio Tesi, 1991

Catalogo piante – ERSAF, Regione Lombardia, 2013

Sambucus nigra L. - Sambuco nero - LINK

venerdì 22 aprile 2016

Nibbio bruno. Un acrobata dell’aria.

Sul Lario, nella prima decade di Marzo, puntuali sono ritornati i nibbi bruni, eleganti falchi con un sorprendente orientamento. Dopo un lungo viaggio attraverso mari e deserti, infatti, ritornano ogni anno al proprio luogo di nidificazione posto sulle sponde del lago. Abili nel librarsi nell’aria, sono tra tutti i falchi i più facili da osservare per via della loro confidenza con l’ambiente urbano. Sarà anche per questo motivo che tra gli uccelli predatori sono quelli più ammirati anche dai non-birdwatchers.

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Nibbio bruno Milvus migrans

2_Nibbio-bruno_003Il Nibbio bruno Milvus migrans è un rapace appartenente all’ordine degli Accipitriformi, alla famiglia degli Accipitridi ed alla specie Milvus migrans.

Il nome indicante il genere “Milvus” deriva dal latino e significa appunto nibbio, mentre il termine indicante la specie “migrans” si riferisce alla sua peculiarità di uccello migratore a lungo raggio. In Europa, salvo occasionali svernamenti (Spagna e Sicilia), il Nibbio bruno è presente solo durante la stagione riproduttiva.

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In rosso sono segnalate le principali rotte migratorie post-nuziali di Nibbio bruno attraverso Gibilterra, la Sicilia e il Bosforo che, come si vede, si portano fino all'Africa a sud del Sahara.

 

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Il nibbio bruno è una specie gregaria. Durante le migrazioni si possono osservare gruppi composti da decine di individui.

 

 

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A volte i Nibbi bruni si appollaiano in modo comunitario principalmente su alberi. In questa immagine scattata in Pian di Spagna (CO), un gruppo è in sosta migratoria primaverile a causa del maltempo sui valichi alpini.

 

 

 

 

 

Il Nibbio bruno è uno dei rapaci più diffusi al mondo. E’praticamente presente con 6 sottospecie in Europa, Asia, Africa, Australia e varie isole limitrofe.

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Distribuzione mondiale del Nibbio bruno. In blu l’areale di svernamento,
in arancio l’areale riproduttivo e in verde l’areale dove è sedentario.
Fonte wikimedia.org

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Il Nibbio bruno in inglese è chiamato Black Kite, che tradotto letteralmente significa “aquilone nero”, un termine molto appropriato in quanto questo uccello sfrutta molto le correnti d’aria e lo si vede spesso volteggiare come “un aquilone” muovendo abilmente la coda come fosse un timone.

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I meno esperti spesso confondono il Nibbio bruno con la Poiana (Buteo buteo), altro uccello rapace presente sul territorio lariano. A creare confusione è anche il nome dialettale “Pojan” che accumuna questi uccelli dalle caratteristiche ed abitudini, tuttavia, molto diverse fra loro.

Di seguito un “didattico” confronto tra queste due specie di rapaci.

Poiana (Buteo buteo)

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Questa specie è presente nel nostro territorio tutto l'anno. Ha la coda dal margine arrotondato con un bordo di colore scuro e il resto più o meno barrato. La colorazione della Poiana varia molto tra gli individui della stessa specie: in generale è più chiara e finemente barrata di scuro. Rispetto al Nibbio bruno la Poiana ha un aspetto massiccio e tozzo, con la testa poco sporgente dal bordo delle ali.

Nibbio bruno  (Milvus migrans)

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Specie migratrice presente da noi solo dalla metà di marzo ad fine agosto. Il carattere che più lo differenzia dalla Poiana è la coda dal margine dritto o leggermente intaccata a V. La colorazione inferiore è abbastanza uniforme senza barrature evidenti e il corpo ha l'aspetto snello e leggero.

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Il genere Milvus in Europa è composto da due specie: il Nibbio bruno e il Nibbio reale (Milvus milvus). Quest’ultimo è presente nel territorio lariano durante le migrazioni con pochi individui ma lo si distingue dal Nibbio bruno per le dimensioni maggiori, dal suo piumaggio più chiaro e per la caratteristica coda rossiccia profondamente forcuta. In volo si distingue anche per la macchia biancastra sul lato inferiore delle remiganti primarie e per la parte terminale delle primarie “dita” che nel Nibbio reale sono 5 mentre nel Nibbio bruno sono 6 (carattere che in particolari condizioni di volo non sempre è visibile).

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In planata il Nibbio bruno tiene le ali orizzontalmente…

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18_Nibbio-bruno-011…e in caso di avvistamento di una potenziale preda effettua improvvise e brusche manovre.

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Questa specie non ha nessuna apprezzabile differenza di piumaggio tra le diverse stagione e tra i sessi. La femmina risulta però essere leggermente più grande del maschio. L’apertura alare del Nibbio bruno è di circa 130-155 cm.

 

 

 

 

 

Il Nibbio bruno predilige zone alberate quasi sempre in presenza di fiumi e laghi. Spesso questa specie è legata agli ambienti umani frequentando le discariche a cielo aperto. Essendo un po’ opportunista è capace di sfruttare ogni sorta di cibo come piccoli mammiferi, uccelli, rettili, anfibi, insetti e rifiuti. Questo uccello è anche necrofaga e in alcuni paesi africani e orientali svolge un ruolo importante di spazzino. A differenza di altri uccelli rapaci, i Nibbi trascorrono molto tempo 21_Nibbio-bruo_030in volo sfruttando le correnti termiche e lanciandosi in impennate e scivolate in cerca di cibo. Questa attività lo porta a perlustrare un territorio fino a 30 km di distanza dai luoghi di nidificazione. La dieta principale è composta da pesci d’acqua dolce, pescati vivi o morti in prossimità della superficie dell’acqua di fiumi o laghi. La tecnica di pesca non è molto spettacolare e consiste nello scivolare verso la superficie dell’acqua mettendo in contatto a quest’ultima le sole zampe.

Nibbio bruno in caccia

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Tra gli artigli un piccolo pesce.

 

 

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Spesso questo uccello ha l’abitudine di consumare in volo il cibo appena raccolto.

Il Nibbio bruno, come altri volatili, spesso mostra la tendenza ad attaccare altri uccelli per sottrarre loro la preda (dicesi cleptobiòsi, una sorta di parassitismo alimentare che consiste nell'impadronirsi, per mezzo di un comportamento aggressivo, del cibo procurato da un altro individuo). In questa immagine quattro Nibbi bruni cercano invano di sottrarre cibo ad un Gabbiano reale. Questa specie è tuttavia molto aggressiva ed è divenuta un forte competitore trofico del Nibbio bruno, specialmente sul Lario, da quando si è insediata circa un trentennio di anni fa, tanto da determinarne una significativa riduzione di coppie nidificanti.

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Quattro nibbi bruni mentre cercano di “rubare” il cibo ad un Gabbiano reale…

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…a sua volta il Gabbiano reale tenta di impadronirsi del cibo di un Nibbio bruno.

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Due Nibbi bruni si contendono la preda.

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Normalmente il Nibbio bruno predilige le zone boscose nelle immediate vicinanze di laghi, fiumi e paludi e generalmente le basse altitudini (700-800 metri) per la riproduzione. Il nido normalmente viene costruito, a livello di rami o forcelle, su alberi di vario genere. Il nido è una piattaforma di rametti intrecciati, da 60 a 80 cm di diametro, foderata con materiali svariati, inclusi rifiuti tipo carta, stracci e plastica. La covata è generalmente costituita da 2-3 uova che vengono incubate per circa 30-35 giorni ed è praticata dalla femmina. I pulcini nascono con gli occhi aperti e sono ricoperti da un soffice piumino di colore bruno chiaro. L’involo in genere avviene a circa 42-50 giorni d’età e i giovani vengono accuditi, successivamente, ancora per 15-40 giorni circa. Nonostante possano essere allevati più giovani per ogni covata, la media dei giovani portati all’involo si attesta attorno a un solo piccolo per coppia. Ciò è dovuto al fatto che vi è spesso una grande competizione tra i fratelli di covata con il più forte che sottrae cibo ai fratelli più deboli fino a farli soccombere. L’aspettativa di vita del Nibbio bruno può arrivare a circa 20 anni.

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Nibbio bruno posato sul proprio nido.

 

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Il nido del Nibbio viene riutilizzato e rinnovato per anni. In questa immagine si vede nel becco del materiale utile a rinnovare il nido.

 

 

 

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Un Nibbio bruno è molto attento e vigile nel controllare il proprio nido.

 

 

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Una coppia di Nibbi bruno appena giunta al territorio di nidificazione si esibisce in spettacolari “parate nuziali aeree” composte da picchiate da grande altezza, “agganci con le zampe” e caratteristiche vocalizzazioni.

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Durante il corteggiamento il Nibbio bruno emette un caratteristico richiamo.

 

 

Terminato il periodo riproduttivo il Nibbio bruno rientra ai propri territori di svernamento. I primi a partire sono gli individui adulti. Questo è quanto è emerso da un recente studio che ha visto la collaborazione anche del Dipartimento di Scienze Teoriche e Applicate dell'Università degli Studi dell'Insubria. Questa ricerca sulla migrazione del Nibbio bruno (Milvus migrans) ha dimostrato che la capacità di migrare migliora con l'età, anche se più lentamente di quanto finora si pensasse. I risultati pubblicati sulla prestigiosa rivista “Nature” indica che i giovani Nibbi alle prese con le prime migrazioni partono più tardi e volano più velocemente con grande consumo di energie mentre gli individui più anziani partono in anticipo e volano più lentamente, sfruttando le conoscenze accumulate nel corso della loro vita su velocità e direzione dei venti per una vera e propria "partenza intelligente". LINK articolo originale.

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In Europa il Nibbio bruno è considerato una specie in declino (SPEC 3: vulnerabile), principalmente a causa di importanti cali di popolazione nei paesi dell’Europa orientale. In Italia, le maggiori popolazioni dei distretti prealpini presentano un successo riproduttivo molto basso probabilmente dovuto all’effetto concomitante della bassa disponibilità di pesci, dalla competizione alimentare con altri uccelli come i Gabbiani reali e alla predazione subita ad opera del Gufo reale.

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La speranza per il futuro è che la situazione conservazionistica del Nibbio bruno migliori.

Come potremmo fare a meno di questo socievole rapace che volteggia sopra i nostri tetti! E come potrei rinunciare a trascorrere piacevoli ore ad osservare le sue acrobazie aeree lungo le pareti rocciose di cui il Lario è ricco!

 

Chissà se fu il Nibbio bruno a stimolare l’interesse per il volo al grande Leonardo da Vinci? Riporto di seguito una citazione e le sue conclusioni sulle possibilità per l'uomo di volare: "...che per queste ragioni potrai conoscere l'uomo colle sua congegnate e grandi ale, facendo forza contro alla resistente aria e vincendo, poterla soggiogare e levarsi sopra”

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Bibliografia

L'etimologia ed il significato dei nomi volgari e scientifici degli uccelli italiani – Edgardo Moltoni – Milano 1946.

Brichetti P. & Fracasso G., 2003. Ornitologia Italiana. Vol. 1 - Alberto Perdisia editore, Bologna.

Micheli A., I rapaci diurni delle Alpi – Quaderni del Museo delle Scienze Trento, 2012

Spagnesi M. & Serra L, 2004. Uccelli d’Italia – Quaderni di Conservazione della Natura Numero 21, Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica “Alessandro Ghigi”

Web

STUDIO SULLA MIGRAZIONE DEL NIBBIO BRUNO – LINK

Black Kite, Milvus migrans - LINK

Cleptobiòsi – LINK

Le macchine di Leonardo - LINK

Uso dello spazio, selezione d’habitat e rotte migratorie del Nibbio bruno – Università degli studi di Urbino –  LINK