dove le luci variano durante i vari momenti del giorno.
Quando le avversità invernali infieriscono sui rilievi montuosi è il momento migliore per fare interessanti, se non eccezionali, incontri di uccelli alpini che si trasferiscono a fondovalle.
L’Aquila reale (Aquila chrysaetos). Non è comune osservarla appollaiata su un albero. Né il freddo né il cattivo tempo ma solo la fame spinge questo straordinario animale ad allargare il proprio territorio di caccia fino a fondovalle.
Tra le specie osservabili nel periodo invernale, ve ne è una che potremmo definire poco comune, se non addirittura rara. Si tratta dell’Averla maggiore (Lanius excubitor), un passeriforme che ha trovato in questa zona il luogo ideale per trascorrere l’inverno. L’ambiente gli ricorda le regioni del nord Europa, suo luogo di provenienza, e perciò resta una visitatrice affezionata di questo luogo, in cui infatti tutti gli anni è presente regolarmente come svernante.
Fonte Ornitho.it.
Per un approfondimento storico di seguito sono pubblicati alcuni spunti a cura di Pierfranco Mastalli ricercatore storico.
Inoltre è doveroso precisare, per non creare facili aspettative, che le immagini naturalistiche qui pubblicate sono frutto di più uscite fatte sempre comunque nel periodo invernale.
L'intervento riguardò una trentina di ettari, compresi nei comuni di Delebio e Sorico; la terra recuperata fu venduta a poco prezzo ai contadini locali perché la abitassero, la coltivassero e non fossero costretti ad emigrare. In breve si arrivò alla fondazione di un villaggio chiamato Nuova Olonio, dall'antica Aulonium romana. Oltre a tecnici e specialisti, nei lavori di bonifica e nelle attività agricole egli volle impiegare anche un gruppo dei suoi “buoni figli”, i disabili, per favorirne la promozione umana mediante il lavoro manuale.
Contemporaneamente Don Guanella si preoccupò anche di diffondere metodi di coltivazione più razionali e moderni, in sintonia con l'attenzione della Chiesa nel campo sociale in quegli anni. (Testo tratto dal pannello descrittivo posto lungo il percorso Nord della riserva.)
Cronologia Don Guanella da Don Leonardo Mazzucchi, SDC I PASSIDI LUI Dal «Charitas» n. 122, 1959
Dopo averla sognata dall’adolescenza e «preveduta» nei passeggi di Trinità di Mondovì, dà mano... eroicamente (28 luglio 1900) all’Opera agricola sociale-caritativa del Pian di Spagna (così denominato dalla storica linea di confine tra il dominio spagnolo di Lombardia e il dominio grigionese della provincia di Sondrio), ardua e contrastatissima e pur riuscita con tutta una bonifica agraria di zona abbandonata e malarica, un ricostruito Villaggio (Olonio S. Salvatore – così Don Guanella – ora Nuova Olonio), un’artistica Chiesa dedicata al Redentore (ed ora Santuario della Madonna del Lavoro), un Ricovero di abbandonati e «Buoni Figli» decis. il 18 ottobre 1899, acquisto il 28 luglio 1900, possesso dal 29 settembre seguente, inaugurazione della Casa – poi tutta rifatta ed ingrandita – e benedizione della Chiesa provvisoria il 4 novembre 1900, il 5 maggio 1901 benedizione del Simulacro della Madonna del Lavoro – ora rinnovato – volutovi per la prima volta in Italia e fatto modellare da Don Luigi con un operaio e un contadino dai vestiti antichi di lassù cioè di Traona – e benedizione della prima pietra della bellissima Chiesa di stile lombardo disegnatavi dal noto ing. Giovanni Sartirana sul modello dell’allora profanata Chiesa milanese di S Vincenzo in Prato, inaugurazione della stessa il 15 maggio 1904 – decorata poi nell’abside e sulle pareti dei Santi della Valle dal distinto pittore Cesare Iamucci, concessione ministeriale di medaglia d’argento per l’opera di bonifica il 29 luglio 1905.
Immagine Madonna del Lavoro. L’immagine voluta da don Guanella, umile e piccola ma infinitamente preziosa per l’affetto che raccoglie. Dopo varie traversie fu adeguatamente restaurata ed ora è venerata nella cappella interna della Casa di riposo di Nuova Olonio, intitolata proprio alla Madonna del Lavoro.
2) Il nome Nuova Olonio ricorda l’antico borgo di Olonio (Olonium in latino), importante porto in epoca romana e medioevale situato all’incirca nell'odierna località “Ponte del Passo” tra i Comuni di Gera Lario e Sorico. Questo villaggio fu seppellito nei secoli XV e XVI dai detriti fluviali per il continuo variare della foce del fiume Adda nel Lago di Como.
I fondatori di Olonio furono gli Aneuniates (vedi epigrafe su architrave su lastra di marmo bianco di Musso al Museo di Como) tribù che fondò “Anaunia” o “Anonio”, poi chiamato “Olonium” in latino.
Olonio, era in età romana nella provincia della Gallia cisalpina. Il borgo rappresentò per secoli un vivace porto sull'importante via d'acqua navigabile del Lago di Como che da qui metteva in comunicazione i territori romani con le popolazioni Celtiche e Retiche d'oltralpe. Olonio divenne un importante centro paleocristiano per la diffusione del Cristianesimo sino a diventare una delle più antiche Pievi del Lago di Como. Nel 1432 di Olonio si perdono le tracce e nello stesso anno la Pieve viene trasferita a Sorico. L'unico edificio testimone della posizione di Olonio e della sua importanza strategica fu sino ai primi decenni del novecento l'antica Torre di Olonio.
La piana alluvionale prese il nome di Piano di Olonio che, dopo la partenza definitiva degli Spagnoli che nelle vicinanze avevano costruito all’inizio del 1600 il Forte Fuentes, venne trasformato alla fine del Settecento, in pieno regime austriaco, in Piano di Spagna. Dal 1845 al 1858 l’’Austria creò le premesse per la bonifica del delta alluvionale con la costruzione del nuovo corso artificiale rettilineo dell’Adda. (vedi “La sepolta Olonio e la sua Pieve”di Martino Fattarelli).
3) Nell’archivio del Comune di Sorico, nella cartella “diritti di pesca”, si conserva una piccola mappa disegnata e firmata Ing. Luigi Conti, Gera 30 ottobre 1869 dello “Stagno e palude detto il Baletrone di proprietà di diversi comunisti di Sorico”. L’ attuale via Baletrone (da via Poncetta a cascina Poncetta) mantiene vivo il toponimo e ci indica l’area dove sorgevano le peschiere, dando una risposta alla presenza di muretti di contenimento.
... l’esistenza di queste peschiere delimitate da sbarramenti di pietre filtranti che permettevano l’entrata nei terreni dell’acqua dell’Adda e della Mera e non la uscita dei pesci ci è ben confermato da una relazione del 1581 richiamata nel libro “La sepolta Olonio e la Sua Pieve” Cattaneo 1986 di Martino Fattarelli che dice: “ogni puoca escavazione maggiore e abbassamento che si facesse alla detta bocca d’Adda (NdR al ponte di Lecco), il lago abbandonerebbe affatto la città debolissima e senza mura, da quella parte si asciugherebbero le peschiere di Sorico e Gera et altri luoghi di gran reddito a privati et benefitio al generale per l’abbondanza de pesce….”
Cippo confinario situato sulla strada tra Colico e Piantedo. Pochi anni fa questa testimonianza fu maldestramente riposizionata invertendo la direzione originale delle nazioni confinanti.
(fotografia di Pierfranco Mastalli)
Mappa attuale dove si nota la linea di confine fra la provincia di Sondrio, di Como e di Lecco, esattamente come quella stabilita nel 1763 (Dascio-Pontascio-S.Agata-Legnone).
Di seguito il link per scaricare l’articolo di Ugo Carniti “1763,
Un fatto di cronaca del 25 luglio 1793: Novate, due ambasciatori francesi sono arrestati all’osteria dell’Angelo dalla polizia austriaca.Nell’estate del 1793 gli ambasciatori francesi Maret e Sémonvile, diretti da Ginevra a Venezia con i loro parenti, furono arrestati dalla polizia austriaca in territorio grigione a Novate in Valchiavenna, nell’osteria dell’Angelo. L’episodio destò grande scalpore in Europa, attuato in spregio del diritto internazionale, violando il territorio dello Stato neutrale dei Grigioni, allora dominanti in valle.






















































