sabato 20 giugno 2020

L’organetto un uccello dal curioso nome che ha una storia da raccontare.

Oggi, 20 giugno, precisamente alle ore 21:44 inizia l’estate astronomica. Siamo nella stagione che meglio si presta a vivere la montagna con lunghe e salutari passeggiate tra i profumati boschi di conifere. Camminare significa anche osservare e ascoltare i vari suoni della natura come il fruscio del vento tra le fronde degli alberi o i vari cinguettii degli uccelli sempre attivi a delimitare il proprio territorio. Di questi amici alati oggi voglio parlare dell’Organetto un allegro e vocifero passeriforme che vive nelle nostre montagne.
Organetto (Acanthis flammea), giugno, Alpi Lombarde.
L’Organetto (Acanthis flammea) è un piccolo uccello appartenete all’ordine dei Passeriformi e alla famiglia dei Fringillidi. Il suo nome scientifico flammea deriva dal latino flammeus=color fiamma, fiammeggiante per il suo colore rosso sanguigno della fronte e nel maschio anche nel petto in abito riproduttivo.
Maschio riproduttivo di Organetto, giugno, Alpi Lombarde.

Femmina di Organetto, giugno, Alpi Lombarde.


Il curioso nome comune di Organetto può invece derivare dallo strumento musicale Organetto chiamato anche fisarmonicha diatonicha*, o, come scrisse l’ornitologo Moltoni: Organetto, forse per il continuo ed armonico canto, che ricorda il suono dell’organetto (piccolo organo).
Non saprei dire quale sia esattamente lo strumento musicale che diede il curioso nome al nostro Acanthis flammea. Curioso invece osservare che il lessico popolare chiama questo uccello ciciarin=chiacchierino. Lascio al lettore a quale fonte etimologica propendere e per far questo, vi propongo una registrazione, del suo canto.

License: Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 4.0


Organetto, febbraio, provincia di Como.
Abbandoniamo questo “intermezzo musicale” per riprendere il discorso biologico su questa specie. L’Organetto è distribuito nel Paleartico occidentale in un vasto areale che comprende la gran parte dei paesi dell’Europa centro-settentrionale, la Norvegia e i Paesi Baltici con la forma tipica  Acanthis flammea flammea, mentre la sottospecie Acanthis flammea cabaret è presente nel Regno Unito e nelle regioni dell’Europa centro-occidentale ed orientale. In Italia l’Organetto è nidificante e sedentario lungo tutto l’arco alpino. Sui monti lariani è pressoché sedentario o al massimo compie degli spostamenti altitudinali durante i mesi invernali.
L’Organetto nel periodo non riproduttivo è molto sociale e utilizza spesso
 versi di contatto con i suoi conspecifici. Novembre, Provincia di Lecco.
L’alimentazione dell’Organetto è basata principalmente su semi, germogli e bacche.
Durante la stagione riproduttiva integrano la dieta anche con piccoli insetti.
L’habitat preferito dell’Organetto è rappresentato da formazioni boschive rade, arbusteti di Ontano o lariceti adiacenti a prati e pascoli. La maggior parte della popolazione nidifica tra 1500 e 2300 m.

Tipico ambiente dell'Organetto. 

Questo uccello ci racconta anche una storia molto particolare e speciale che riguarda il Civico Museo Ornitologico di Varenna, intitolato al suo fondatore Luigi Scanagatta, che a breve riaprirà dopo un importante lavoro di restauro che si è reso necessario a causa di anni di abbandono e incuria.
La collezione Scanagatta fu realizzata sul finire degli anni cinquanta del secolo passato, dopo che Luigi Scanagatta nel 1956 salì agli onori della cronaca nazionale per aver partecipato all'allora famosa trasmissione televisiva - Lascia o raddoppia? - condotta dal giovane presentatore Mike Bongiorno presentandosi in tre materie: Malacologia, Flora alpina e Ornitologia. Luigi dopo questa esperienza televisiva divenne il punto fermo locale per ogni curiosità naturalistica e in breve tempo, con l’aiuto della Pro Loco varennese, nacque il museo. Pochi però sanno che fu proprio un Organetto dal particolare piumaggio albino a dare il via all’esperienza museale caratterizzata da un’ampia raccolta di esemplari.
Luigi Scanagatta concorrente alla trasmissione televisiva "Lascia o raddoppia" - 1956.

Non intendo dilungarmi sulla figura di Scanagatta, ne avevo già accennato su questo blog LINK  e per chi volesse ulteriori informazioni sulla sua biografia, rimando a questo LINK .
Invece vorrei soffermarmi su quanto accadde circa cinquant’anni fa quando, da curioso adolescente quale ero, già appassionato al mondo dell’ornitologia, potei accedere allo studio del Maestro Luigi Scanagatta, un luogo affascinante ricco di reperti e di un’immensa libreria dai molti volumi riguardanti ogni settore naturalistico. Luigi era un personaggio particolare; già la sua corporatura robusta era sufficiente ad intimorire chiunque e, ancor di più, il suo modo di fare un po’ burbero. Bastava però che l’argomento della conversazione con lui virasse sul mondo naturale, che i suoi occhi si illuminavano!
Fu proprio la mia curiosità giovanile ad indurmi un giorno a porre questa domanda: “Quale fu il primo uccello che diede vita alla collezione del museo?”
La risposta giunse senza esitazione. Luigi mi raccontò che un giorno un suo amico farmacista di Mandello, anche lui abile erborista, si presentò da lui con uno strano uccello che non era stato in grado di riconoscere. Luigi invece lo riconobbe immediatamente (il nostro Organetto appunto!) e come, aveva fatto già altre volte, sequestrò l’uccello morto per inviarlo al Museo di Scienze Naturali di Milano. Il suo intento era infatti quello di ricostruire le molte collezioni andate distrutte a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale. Fu l’allora presidente della Pro Loco di Varenna, nonché medico condotto del paese, che, prendendo spunto da questo lodevole intento, propose a Luigi di creare lui stesso un museo locale.
Organetto dal piumaggio isabellino, collezione Museo Ornitologico Scanagatta.
Purtroppo l'esemplare di Organetto albino, il primo esemplare del museo Scanagatta,
è andato perduto causa le varie vicissitudini che la collezione ha subito nel corso degli anni. 

Ora è d’obbligo un chiarimento. Sarebbe impensabile ai giorni nostri anche solo considerare la possibilità di realizzare una collezione naturalistica soprattutto dal punto di vista protezionistico. Ma se consideriamo che a metà del secolo scorso solamente nella provincia di Lecco erano presenti circa un’ottantina di impianti di cattura (roccoli, bresciane e copertoni) a scopo alimentare, le cose cambiano. Sacchi di uccelli raggiungevano giornalmente i mercati di Lecco o Milano e sulla moltitudine di uccelli uccisi, quelli un pò strani finivano nelle mani di Scanagatta, il quale contraccambiava con forniture di decotti curativi per la salute, altro settore nel quale la sua conoscenza era davvero molto profonda. Dunque tutti gli uccelli appartenenti alla collezione Scanagatta sono stati inizialmente catturati ed uccisi per uno scopo diverso da quello culturale.
Gli impianti di cattura degli uccelli con reti per scopo alimentare furono in funzione fino al 1968. Questa pratica fu vietata con l'introduzione della legge 799/1967. Con diverse interpretazioni però questi impianti proseguirono la loro attività per la cattura di uccelli vivi usati come richiami vivi negli appostamenti di caccia. La Direttiva europea sulla tutela della fauna selvatica e la legge statale 157/92 sulla caccia, che avrebbero dovuto vietare l’utilizzo di questi impianti, sono state a lungo oggetto di deroghe e si è dovuto attendere l’ordinanza n.6194 del 12 dicembre 2019 per la quale il Consiglio di Stato chiuse di fatto la vicenda lombarda (ma con rilievo nazionale) della cattura dei piccoli uccelli a fini di richiamo. E da allora 12.700 uccelli selvatici del territorio lombardo, destinati ad essere richiami vivi per la caccia da appostamento, sono liberi di volare.

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*L'organetto è uno strumento musicale aerofono a mantice ad ancia libera, fu inventato nel 1829 a Vienna da Cyrill Demian, ma si diffuse come strumento della musica tradizionale solo alla fine del secolo scorso. La sua presenza permise ai repertori più arcaici della musica popolare di sopravvivere, in quanto sostituì con successo le cornamuse che fino a poco tempo prima erano al centro delle feste paesane e della danza tradizionale. Alla fine del secolo scorso l’organetto diventò il padrone delle sale da ballo cittadine dove si stavano imparando nuove danze fino allora sconosciute: il cosiddetto “Liscio”. La sua storia cittadina, però, fu molto breve – una decina d’anni – in quanto le fabbriche italiane e tedesche avevano inventato dapprima la Fisarmonica Semitonata (una sorta d’ibrido tra organetto e fisarmonica) e in seguito – negli anni trenta circa – la moderna Fisarmonica Cromatica.
da: https://www.organetto.net/

Bibliografia:
Moltoni E., L'etimologia ed il significato dei nomi volgari e scientifici degli uccelli italiani. 1946

Brichetti P. & Fracasso G., 2015, Ornitologia italiana, Vol 8. Oasi Perdisia Editore, Bologna.


sabato 25 aprile 2020

La pratolina, la semplice bellezza della natura.

In questi giorni di faticosa reclusione causata da questa tremenda epidemia che ha messo in ginocchio il mondo intero, mi rendo conto di quanto mi manchi la mia quotidianità, il poter passeggiare all’aria aperta e inseguire le mie passioni naturalistiche.
E’ bastata però una piccola porzione di prato casalingo per vedere sbocciare, in questi giorni primaverili, deliziose Bellis perennis, chiamate comunemente margheritine o pratoline. Questo post è dedicato a loro: un esempio di resistenza alle avversità, che non teme gli ultimi geli invernali o le calde giornate estive e ci regala allegria anche in questi momenti difficili.
Questi fiorellini dall’aspetto delicato sono in realtà molto resistenti, nascono spontanei in tutti i prati italiani ed europei con fioriture che durano da marzo fino all’autunno. Pianta erbacea perenne, solitamente non più alta di 15 centimetri, possiede un solo capolino bianco o, in alcuni casi, soffuso di rosa porpora.


 La pratolina è una piante acaule, senza un fusto vero e proprio,
il peduncolo  floreale nasce direttamente dalla rosetta basale.

La corolla di petali si apre allo spuntare del giorno e si chiude completamente,
chinando il capolino sullo stelo.





La pratolina fiorisce da marzo a giugno ma non è raro
trovare sporadiche fioriture anche nei mesi invernali.
I colori, le forme e le sfumature della pratolina.























La pratolina è il simbolo della semplicità e dell'eleganza. Il poeta Giovanni Pascoli le ha dedicato un poema, che qui riporto:

BELLIS PERENNIS
I.
Chi vede mai le pratelline in boccia?
Ed un bel dì le pratelline in fiore
empiono il prato e stellano la roccia.
Chi ti sapeva, o bianco fior d'amore
chiuso nel cuore? E tutta, all'improvviso,
la nera terra ecco mutò colore.
Sono pensieri, ignoti già, che in viso
rimiran ora, ove si resti o vada;
nati così, nell'ombra, d'un sorriso
di stella e d'una goccia di rugiada...
O mezzo aperta come chi non osa,
o pratellina pallida e confusa,
che sei dovunque l'occhio mio si posa,
e chini il capo, all'occhio altrui non usa;
bianca, ma i lievi sommoli, di rosa;
tanto più rosa quanto più sei chiusa:
ti chiudi a sera, chi sa mai per cosa,
sei chiusa all'alba, ed il perché sai tu;
o primo amore, o giovinetta sposa,
o prima e sola cara gioventù!
II.
È il verno, e tutti i fiori arse la brina
nei prati e tutte strinò l'erbe il gelo:
ma te vedo fiorir, primaverina.
Tu persuasa dal fiorir del cielo,
fioristi; ed ora, quasi più non voglia
perché sei sola, appena alzi lo stelo.
O fior d'amore su la trita soglia!
Tu tingi al sommo i petali d'argento
d'un rosso lieve. Una raminga foglia
ti copre un poco, e passa via col vento...
O fior d'amore su la soglia trita!
o, quando tutto se ne va, venuta!
che vivi quando è per finir la vita!
e che non muti anche se il ciel si muta!
Hai visto i fiori nella lor fiorita:
vedi le foglie nella lor caduta.
Ti coglierà passando Margherita
col cuore assorto nell'amor che fu.
Ti lascerà cadere dalle dita...
- Egli non t'ama, egli non t'ama più! –


Giovanni Pascoli


Ai petali della pratolina la tradizione popolare affida le sorti amorose del m’ama non m’ama. Emblema del ruolo di grande responsabilità che le abbiamo affidato!

Come detto, la pratolina è il simbolo della semplicità e dell’eleganza ma anche della rinascita. Infatti la sua comparsa, legata all’arrivo della bella stagione, corrisponde alla rinascita della natura dopo le rigide giornate invernali.

Vorrei concludere anche io con questa bella metafora che, durante questi difficili momenti, presto si possa rifiorire alla nostra normalità!


Bibliografia
Giovanni Pascoli - Nuovi Poemetti (1909) - da NUOVI POEMETTI / IL NAUFRAGO – IL PRIGIONIERO - Bellis perennis


lunedì 20 aprile 2020

Ibis eremita, una triste storia

L’ibis eremita è una specie migratrice che prima della sua estinzione, avvenuta nel secolo passato, era presente nell’Europa centrale e meridionale, Nord Africa e vicino Oriente. A partire dal XVII secolo questa specie è andata incontro ad un drastico declino, che ne ha determinato la scomparsa da buona parte dell’areale ed in particolare dall’intera Europa, rendendola una delle specie maggiormente minacciate di estinzione a livello mondiale.
Nell’ambito di un progetto dell’Unione europea sulla sua reintroduzione coordinato dal Waldrappteam Progetto reintroduzione, con partner in Austria, in Italia ed in Germania, la specie sarà reintrodotta in Europa. Il progetto ha come obiettivo la creazione di una popolazione vitale e migratrice di ibis eremita, con colonie riproduttive in Austria e un sito di svernamento in Italia, presso la Laguna di Orbetello (GR). Ad oggi la riproduzione avviene in semi-libertà ma gli individui sono poi liberi di migrare, seguiti ed eventualmente soccorsi da dispositivi GPS. È auspicabile che il progetto abbia successo e che la specie possa in futuro tornare a popolare le Alpi, come è già avvenuto nel caso del Gipeto (Gypaetus barbatus).
Esemplare di Ibis eremita in un centro di ripopolamento austriaco.
Osservazioni di individui seguiti tramite GPS in Lombardia non sono una rarità mentre sono meno diffuse nelle nostre zone lariane.
Nel giugno del 2019 un individuo appartenente a questo progetto ha raggiunto la Valchiavenna passando la mia zona. Visto il numero esiguo degli individui liberati, i ricercatori hanno dato ad ognuno un nome, che nel caso di questo esemplare venne chiamato Sonic. Poiché grazie alle tecnologie satellitari, anche coloro che non partecipano al progetto possono comunque seguire gli spostamenti di questi uccelli, così non mi sono certo lasciato sfuggire l’occasione e sono corso ad osservare Sonic quando decise di sorvolare le nostre zone.
Ibis eremita a Samolaco (SO)
Mappa riguardante il tragitto percorso nell’ultimo anno da Sonic.
Purtroppo però oggi è arrivata la notizia che Sonic, mentre stava ripercorrendo il tragitto fatto l’anno passato, è deceduto, causa elettrocuzione sul territorio svizzero, poco dopo aver lasciato la Valchiavenna. Una brutta notizia.

Mappa degli ultimi giorni dello spostamento di Sonic.
Il ritrovamento di Sonic. Foto autore sconosciuto.

Scheda
L’lbis eremita Geronticus eremita (Linneaus, 1758) appartiene all’ordine dei Pelecaniformes e alla  famiglia dei Threskiornithidae. Il nome del genere, Geronticus, deriva dal greco antico γέρων (geron), col significato di "anziano nell'aspetto" per via della testa glabra e rugosa di questi animali, che ricorda la testa pelata di una persona anziana. Il nome della specie, eremita, deriva invece dal latino e greco antico ἐρημία=eremia, "deserto" o "solitudine", in riferimento ai luoghi aridi e rocciosi che questa specie utilizza. Il primo a classificare questa specie fu il naturalista svizzero Conrad Gessner descrivendolo come “corvo selvatico”. In seguito Linneo nel 1758 la ribattezzo’ Upupa eremita. Si dovette attendere il 1832 quando Georg Wagler riclassificò la specie come è attualmente.

L’Ibis eremita può raggiungere un peso tra 1 e 1,5 kg ed un’apertura alare fino a 125 cm. Maschio e femmina non mostrano particolari differenze. La testa negli adulti è priva di piumaggio e circondata da una sorta di corona di piume più lunghe. L’Ibis ha un lungo becco incurvato verso il basso che utilizza per estrarre le prede dal terreno (principalmente vermi e larve d’insetti). A differenza della maggior parte degli appartenenti alla famiglia dei Threskiornithidae, che vivono in aree umide e nidificano sugli alberi, l’Ibis eremita predilige le zone rocciose e le scogliere, dove nidifica, mentre in prossimità di zone semiaride ricerca il cibo. Nei pressi delle zone di nidificazione deve essere sempre comunque presente una fonte d'acqua.

Un tempo l'areale dell’Ibis eremita era molto esteso: lo si trovava praticamente in tutto il Nord Africa ed il Medio Oriente, oltre che nelle aree montane e nelle scogliere dell'Europa meridionale, ma anche in Svizzera, Austria e Germania.
Alcuni secoli fa questa specie si avviò verso un lento ed inesorabile declino che ne causò la sparizione prima dall'Europa centrale, poi dall'Europa meridionale.
In Nordafrica la popolazione di questi uccelli è rimasta invece piuttosto stabile fino alla metà del XX secolo, quando anche qui vi è stata una diminuzione costante del numero di Ibis eremita. L’ultima colonia algerina di questi uccelli è scomparsa alla fine degli anni ottanta mentre in Marocco si è passati dalle 38 colonie nidificanti censite nel 1940 alle 15 del 1975.
Attualmente la stragrande maggioranza di questi uccelli è concentrata in Marocco e in Turchia dove si è conservata per secoli grazie anche alla protezione delle autorità religiose locali, in quanto la migrazione annuale degli Ibis tradizionalmente guida i pellegrini verso La Mecca. Ancora oggi esiste una festa che celebra il ritorno di questi animali dalla migrazione verso sud.
In rosso le arre dove lIbis eremita è estinto; in viola dove è  nidificante; in verde dove è presente; in rosa presente come raro accidentale.


curiosità
a scuola di migrazione LINK