lunedì 16 settembre 2019

Il rondone.. ma pallido

Non fatevi ingannare dal nome Rondone pallido (Apus pallidus), non si tratta di un uccello che ha perduto il colore naturale o è malaticcio, ma bensì di una specie poco conosciuta che merita un approfondimento. Tra pochi giorni inizierà l’autunno, per la precisione sarà il 23 settembre, alle 07:50 UTC, 09:50 ora italiana e, in questi ultimi giorni d’estate è il momento migliore per osservare il Rondone pallido mentre sta portando a termine la seconda nidificazione. Non ci si può sbagliare perchè Il suo parente stretto, il Rondone comune (Apus apus), molto simile a lui è da parecchio tempo che ha lasciato le aree di nidificazione.
Rondone pallido (Apus pallidus). Piumaggio dal colore ambrato,
in natura è difficilmente distinguibile dal Rondone comune. Settembre, Monza.

Rondone comune (Apus apus).Giugno, Varenna (LC).

Del Rondone ho già descritto alcune sue peculiarità Link e Link, pertanto non mi dilungo sulla biologia di questi straordinari e instancabili volatori.
I rondoni appartengono all’ordine degli Apodiformes e alla famiglia degli Apodidae, in Italia convivono tre specie di rondoni: il Rondone maggiore (Tachymarptis melba), che con i suoi 60 cm di apertura alare è il più grosso tra i vari rondoni; il Rondone comune (Apus apus) è la specie più diffusa e facilmente osservabile; il Rondone pallido (Apus pallidus) è la specie che ancora oggi è poco conosciuta ed indagata.
Rondone maggiore (Tachymarptis melba). Giugno, provincia di Como.
Fino a pochi decenni fa si pensava che il Rondone pallido fosse una specie relegata alle coste mediterranee, sue aree di nidificazione, in realtà, oggi sappiamo che è abbastanza diffuso e seppur in modo discontinuo è presente anche nelle città non costiere. La sua elusiva presenza, per via della difficoltà nel riconoscimento, arriva da lontano, basti pensare che il Rondone comune fu classificato da Linneo nel 1758 ma dovettero trascorrere 112 anni prima che un ornitologo inglese G. E. Shelley nel 1870 classificasse il Rondone pallido, assegnandogli il ruolo di specie. Gli fu assegnato nome Apus pallidus, Apus derivante dal greco  a=senza, e pous=piedi, per la ridotta lunghezza delle zampe e pallidus dal latino, per il colore ambrato del suo piumaggio.
Rondone pallido.

La somiglianza fra “pallido” e “comune” è dovuta al fatto che l’evoluzione ha portato diverse specie di uccelli ad assumere comportamenti e morfologie simili fra loro, pur mantenendo caratteristiche genetiche che spesso li pongono non solo in famiglie diverse, ma anche in differenti ordini, come nel caso dei rondoni e delle rondini.
Rondine (Hirundo rustica). Ordine Passeriformes.
Rondone comune (Apus apus). Ordine Apodiformes.
Ancora oggi esperti ornitologi, spesso rimangono in dubbio nell’identificarli mentre volano alti nel cielo. Questa convergenza evolutiva ha fatto si che tra il Rondone pallido e il Rondone comune abbiano molte caratteristiche simili: habitat, tipo di alimentazione, luoghi di riproduzione, comportamenti sociali e morfologia. Una differenza tra le due specie e determinante al riconoscimento è, il periodo di migrazione e il numero delle covate annue. Il Rondone comune, è un migratore tra i più ritardatari nell’arrivare sui luoghi di nidificazione (maggio), fa una sola nidificazione, ed il più precoce nel ritornare nei luoghi di svernamento (luglio). Il Rondone pallido, arriva molto presto (marzo) e lo si può osservare anche ad autunno inoltrato (settembre).

Carosello di rondoni comuni.
Svelato questo semplice trucco per riconoscere in natura i rondoni pallidi, non resta che individuare una colonia di nidificazione. Una di queste si trova a Monza, precisamente all’Arengario, numerosi sono i nidi nel portico, alcuni collocati in buchi dell'impalcatura di costruzioni, altri in fessure del soffitto. Questa colonia è mista con rondoni comuni, per questo motivo il periodo giusto è proprio questo di fine estate quando con plausibile certezza i rondoni che vediamo sfrecciare sono “pallidi”.
Rondone pallido.

Quando le conoscenze a riguardo della fenologia del Rondone pallido non erano tali, due famosi ornitologi dell’epoca Savi e Moltoni in un articolo datato 1950, scrissero della precoce osservazione di Rondoni comuni a Milano arrivati prima delle Rondini. Ma nel 1986 (Gimpel et al.) segnalarono la prima osservazione di Rondone pallido nidificante a Milano. Con tutta probabilità le osservazioni di Savi e Moltoni in realtà sarebbero da attribuire al Rondone pallido, ben difficile da riconoscere in natura con gli strumenti ottici del tempo e inoltre all’epoca nessuno avrebbe mai sospettato la presenza di questa specie nell’Italia settentrionale.
Carosello di rondoni pallidi.
Planate e giravolte, virate e cabrate, impennate intervallate da fasi di rapida battuta alare, i rondoni che siano pallidi o comuni poco importa, il vederli volare a velocità sostenute e mai sotto i 50 km/h, per non incorrere in stallo, per poi infilarsi con incredibile precisione nelle strette fessure dei muri senza schiantarsi fa si che sia un affascinante motivo per osservarli.
Rondone comune.

D’altra parte i rondoni sono nati per volare, sono loro i veri padroni del cielo, visto che vivono in volo continuo senza mai posarsi, salvo la breve pausa della cova al nido, e dal momento che il pulcino con coraggio si butta dal nido non toccherà più terra per due anni, quando adulto toccherà a lui il proseguo della generazione.

Rondone comune.


Bibliografia
G. Boano, Rondoni I signori del cielo. Rivista semestrale Picus, dicembre 2012.

P. Brichetti & G. Fracasso, 2007. Ornitologia italiana Vol. 4- Perdisia editore. Bologna.

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