giovedì 31 gennaio 2019

Una passeggiata invernale tra natura e storia nella riserva del Pian di Spagna

Chi in estate apprezza la bellezza del mondo naturale, anche in inverno ha buoni motivi di stupore e di ammirazione. Il pungente profumo di freddo nell’aria, il paesaggio quasi monocromatico, le corte giornate dai lunghi tramonti sono un buon motivo per trascorrere qualche ora all’aria aperta e godere di quello che questa stagione ci regala.
Vi propongo quindi la visita in una zona della riserva naturale del Pian di Spagna, una delle varie località che le terre lariane offrono, dove oltre al bel paesaggio circondato da monti, con un po’ di fortuna, ci si può imbattere in incontri inaspettati ed emozionanti.

Veduta della riserva del Pian di Spagna dal monte Legnoncino. Sulla sinistra si vede l’alto Lago di Como con la foce del fiume Adda e del fiume Mera. La riserva è l’area pianeggiante che occupa quasi 1600 ettari ed è posta alla confluenza della Valtellina e della Valchiavenna nelle province di Sondrio e Como. Questo luogo è circondato da tre gruppi montuosi: a Nord-Ovest il versante roccioso del Monte Berlinghera (1930 metri di altitudine) che scende quasi a lambire il Lago di Mezzola; a Nord-Est il Sasso Manduino (2888 metri); a Sud il versante Nord del Monte Legnone (2609 metri).

Veduta dell’area Nord della riserva ripresa dal Sasso di Dascio, ottimo punto panoramico lungo il percorso che conduce al tempietto romanico di San Fedelino.


L’area della riserva vista dal piccolo abitato di Dascio (CO)
 dove le luci variano durante i vari momenti del giorno.



L’escursione è mirata al percorso naturalistico Nord, in Località Baletrone-Cascina Poncetta, un tragitto nel cuore della riserva che attraversa terreni agricoli fino a giungere alle spalle dei canneti delle sponde del Lago di Mezzola e del canale di Dascio. Un cammino breve nel quale ci si può perdere silenziosamente affascinati dai vari aspetti naturalistici che offre.







Il percorso è una strada sterrata di libero accesso. La visita in riserva resta comunque regolamentata e si informa che alcuni tratti del percorso sono accessibili solo se accompagnati da una guida autorizzata.






Schematica della riserva nel suo complesso.






Particolare della zona Baletrone-Cascina Poncetta.



La riserva del Pian di Spagna in località Baletrone. 
Sullo sfondo lo sperone roccioso del Sasso Manduino.



L’effimere opere della brina, del ghiaccio e della galaverna 
svaniscono con il sorgere del tiepido sole invernale.



Al mattino presto o all’imbrunire è facile imbattersi nei Cervi (Cervus elaphus). In quest’area della riserva vive una discreta popolazione di questi ungulati.


Un gruppo di cervi allarmati della mia presenza. E’ bastato il leggero clic della macchina fotografica per vederli scomparire nel canneto.

La temperatura rigida condensa il fiato di questo maschio di cervo.




Quando le avversità invernali infieriscono sui rilievi montuosi è il momento migliore per fare interessanti, se non eccezionali, incontri di uccelli alpini che si trasferiscono a fondovalle.






L’Aquila reale (Aquila chrysaetos). Non è comune osservarla appollaiata su un albero. Né il freddo né il cattivo tempo ma solo la fame spinge questo straordinario animale ad allargare il proprio territorio di caccia fino a fondovalle.


Il Fringuello alpino (Montifringilla nivalis). Questa specie è tipicamente alpina ed è una rarità trovarla a circa 200 m s.l.m.


Il lago che lambisce il canneto offre una ricca varietà di uccelli acquatici: è sufficiente fare una visita a Dascio per rendersi conto delle varietà di specie che qui hanno deciso di trascorrere l’inverno.


Il tratto del fiume Mera a Dascio, qui sostano varie specie di uccelli acquatici.

Ben diversa e molto rarefatta è la presenza di uccelli in questo periodo sui prati, nelle siepi o nel canneto all’interno della riserva.
Cinciarella (Cyanistes caeruleus)
Cinciallegra (Parus major)
Pettirosso (Erithacus rubecula)

Tra le specie osservabili nel periodo invernale, ve ne è una che potremmo definire poco comune, se non addirittura rara. Si tratta dell’Averla maggiore (Lanius excubitor), un passeriforme che ha trovato in questa zona il luogo ideale per trascorrere l’inverno. L’ambiente gli ricorda le regioni del nord Europa, suo luogo di provenienza, e perciò resta una visitatrice affezionata di questo luogo, in cui infatti tutti gli anni è presente regolarmente come svernante.
Averla maggiore (Lanius excubitor), gennaio, riserva Naturale Pian di Spagna (CO-SO).

L’Averla maggiore è una specie presente con una quindicina di sottospecie in Europa, Asia, Nord America e Africa centro-settentrionale. L’areale riproduttivo delle popolazioni europee si estende dalla Penisola Iberica ad Est fino alla parte occidentale dell’ex Unione Sovietica e a Nord sino alla Penisola Scandinava. Le strategie migratorie sono diverse nelle varie popolazioni: quelle più settentrionali in autunno abbandonano completamente i quartieri riproduttivi, quelle più meridionali sembrano essere sedentarie mentre quelle intermedie sono parzialmente migratrici. Le aree di svernamento includono i paesi dell’Europa centro-orientale e la Turchia.



In Italia è migratrice regolare e svernante nelle regioni settentrionali con pochi individui.









La mappa indica con i punti azzurri (individui dai 1 a 10) la presenza in Italia dell’Averla maggiore nella stagione invernale 2018-2019.
Fonte Ornitho.it.












Questa specie ha un atteggiamento poco socievole nei confronti dei suoi conspecifici, divenendo particolarmente aggressiva se qualche individuo estraneo invade il suo territorio. Trascorre gran parte della giornata sulla cima di alberi o altri posatoi dominanti, dai quali può individuare le prede che cattura in volo o sul terreno. La dieta spazia dai grossi insetti ai topi, arvicole e toporagni.




L’Averla maggiore in Europa è in diminuzione a causa delle trasformazioni ambientali e dell’impiego dei pesticidi in agricoltura.


Da pochi anni anche il Nibbio reale (Milvus milvus) trascorre l’inverno in questa località e condivide le poche risorse alimentari con la Poiana (Buteo buteo).

Nibbio reale (Milvus milvus)

Poiana (Buteo buteo)

Le attività umane in questa particolare area sono da sempre agricole come testimonia la presenza di cascinali.









La Civetta (Atena noctua) è solita utilizzare i vecchi cascinali. Nonostante sia un uccello notturno nella stagione fredda è facile osservarla su posatoi mentre si gode il tiepido sole invernale.





Cascina Poncetta, ex cascinale agricolo. Ora è di proprietà dell’istituzione della riserva e viene utilizzata per attività didattiche e di inanellamento.

Il paesaggio come lo vediamo oggi è ben diverso dalla sua conformazione originale. In questa zona vi era l’antica foce dell’Adda e il suo corso mutava continuamente formando nuovi rami e isolotti. Di questo percorso non vi è più traccia tranne nel toponimo Bocca d’Adda ancora in uso. Gli interventi di bonifica di gran parte del territorio vennero effettuati nel corso del XIX: si deve agli Austriaci la regimentazione del corso dell’Adda che lo rese rettilineo nell’ultimo tratto fino all’attuale foce. (approfondimenti a riguardo a fondo articolo)


L’Adda prima della regimentazione austriaca in una mappa del 1786.

Carta topografica del Pian di Spagna dei primi del ’900.

Alcune di queste bonifiche sono riportate su un pannello posto lungo il sentiero Nord della riserva, dove si ricorda la figura del sacerdote Don Guanella1 che attorno al 1900 fondò Nuova Olonio2 frazione di Dubino dove sorse un istituto a favore dei giovani e degli anziani in difficoltà. Il centro successivamente si sviluppò e divenne un villaggio.

Una vecchia immagine in cui si vede Don Luigi Guanella insieme ai lavoratori impiegati nella bonifica.

Il particolare ambiente soggetto a periodiche esondazioni ha fatto sì che si sfruttasse questo luogo anche come attività di pesca realizzando delle peschiere3. Ancora oggi si trovano tracce di questi sbarramenti di contenimento realizzati con pietre sistemate in modo tale da permettere l’entrata dell’acqua nei terreni e non l’uscita dei pesci.


Resti del muro dell’antica peschiera del Baletrone.


Altro manufatto poco evidenziato e studiato ma di importanza storica è il cippo triangolare alto oltre un metro che sorge in mezzo ai campi a Nord della riserva. Questo cippo confinare risalirebbe al 1763 ed è posto sulla linea concordata fra il Ducato di Milano e la Repubblica delle Tre Leghe4.



Pianta e alzato dei sassi di confine.
Da:1763. Il nuovo confine di Stato nel Pian di Spagna di Ugo Carniti, Altolariana n. 7



Mappa con la nuova linea di confine del 1763.

Da:1763. Il nuovo confine di Stato nel Pian di Spagna di Ugo Carniti, Altolariana n. 7


Il sole sta tramontando e le ombre si allungano. E’ tempo di rientrare.

Chiudo questo post con una considerazione: nonostante infatti molti siano gli stimoli naturalisti e storici della riserva del Pian di Spagna, quello che conta è che offre la possibilità di trascorrere una spensierata giornata invernale all’aria aperta!

Per un approfondimento storico di seguito sono pubblicati alcuni spunti a cura di Pierfranco Mastalli ricercatore storico. 


Inoltre è doveroso precisare, per non creare facili aspettative, che le immagini naturalistiche qui pubblicate sono frutto di più uscite fatte sempre comunque nel periodo invernale.


1) Nel 1900 Don Guanella iniziò la bonifica di alcune parti paludose del Pian di Spagna, allora malsane e inospitali. «Un giorno D. Guanella approda a Colico con una dozzina di ricoverati che chiamava buoni figli e li aiutava a salire sopra un carro preparato e via fra le risa di quei di Colico che strabiliavano. [...] Si trattava di appianare collinette di sabbia per riempire delle paludi e mettere in disparte la terra vegetale - humus - a stendervi sopra quasi concime prezioso. Sì chiamarono poi lavoratori Veneti abilissimi in tali lavori e cosi si ridusse a prato a campo a vite a gelsi una spianata di steppe». (L. Guanella, Le vie della Provvidenza. l9l3-l9l4).

L'intervento riguardò una trentina di ettari, compresi nei comuni di Delebio e Sorico; la terra recuperata fu venduta a poco prezzo ai contadini locali perché la abitassero, la coltivassero e non fossero costretti ad emigrare. In breve si arrivò alla fondazione di un villaggio chiamato Nuova Olonio, dall'antica Aulonium romana. Oltre a tecnici e specialisti, nei lavori di bonifica e nelle attività agricole egli volle impiegare anche un gruppo dei suoi “buoni figli”, i disabili, per favorirne la promozione umana mediante il lavoro manuale.

Contemporaneamente Don Guanella si preoccupò anche di diffondere metodi di coltivazione più razionali e moderni, in sintonia con l'attenzione della Chiesa nel campo sociale in quegli anni. (Testo tratto dal pannello descrittivo posto lungo il percorso Nord della riserva.)

Cronologia Don Guanella da Don Leonardo Mazzucchi, SDC I PASSIDI LUI Dal «Charitas» n. 122, 1959

Dopo averla sognata dall’adolescenza e «preveduta» nei passeggi di Trinità di Mondovì, dà mano... eroicamente (28 luglio 1900) all’Opera agricola sociale-caritativa del Pian di Spagna (così denominato dalla storica linea di confine tra il dominio spagnolo di Lombardia e il dominio grigionese della provincia di Sondrio), ardua e contrastatissima e pur riuscita con tutta una bonifica agraria di zona abbandonata e malarica, un ricostruito Villaggio (Olonio S. Salvatore – così Don Guanella – ora Nuova Olonio), un’artistica Chiesa dedicata al Redentore (ed ora Santuario della Madonna del Lavoro), un Ricovero di abbandonati e «Buoni Figli» decis. il 18 ottobre 1899, acquisto il 28 luglio 1900, possesso dal 29 settembre seguente, inaugurazione della Casa – poi tutta rifatta ed ingrandita – e benedizione della Chiesa provvisoria il 4 novembre 1900, il 5 maggio 1901 benedizione del Simulacro della Madonna del Lavoro – ora rinnovato – volutovi per la prima volta in Italia e fatto modellare da Don Luigi con un operaio e un contadino dai vestiti antichi di lassù cioè di Traona – e benedizione della prima pietra della bellissima Chiesa di stile lombardo disegnatavi dal noto ing. Giovanni Sartirana sul modello dell’allora profanata Chiesa milanese di S Vincenzo in Prato, inaugurazione della stessa il 15 maggio 1904 – decorata poi nell’abside e sulle pareti dei Santi della Valle dal distinto pittore Cesare Iamucci, concessione ministeriale di medaglia d’argento per l’opera di bonifica il 29 luglio 1905.

Immagine Madonna del Lavoro. L’immagine voluta da don Guanella, umile e piccola ma infinitamente preziosa per l’affetto che raccoglie. Dopo varie traversie fu adeguatamente restaurata ed ora è venerata nella cappella interna della Casa di riposo di Nuova Olonio, intitolata proprio alla Madonna del Lavoro.

2) Il nome Nuova Olonio ricorda l’antico borgo di Olonio (Olonium in latino), importante porto in epoca romana e medioevale situato all’incirca nell'odierna località “Ponte del Passo” tra i Comuni di Gera Lario e Sorico. Questo villaggio fu seppellito nei secoli XV e XVI dai detriti fluviali per il continuo variare della foce del fiume Adda nel Lago di Como.

I fondatori di Olonio furono gli Aneuniates (vedi epigrafe su architrave su lastra di marmo bianco di Musso al Museo di Como) tribù che fondò “Anaunia” o “Anonio”, poi chiamato “Olonium” in latino.

Olonio, era in età romana nella provincia della Gallia cisalpina. Il borgo rappresentò per secoli un vivace porto sull'importante via d'acqua navigabile del Lago di Como che da qui metteva in comunicazione i territori romani con le popolazioni Celtiche e Retiche d'oltralpe. Olonio divenne un importante centro paleocristiano per la diffusione del Cristianesimo sino a diventare una delle più antiche Pievi del Lago di Como. Nel 1432 di Olonio si perdono le tracce e nello stesso anno la Pieve viene trasferita a Sorico. L'unico edificio testimone della posizione di Olonio e della sua importanza strategica fu sino ai primi decenni del novecento l'antica Torre di Olonio.

La piana alluvionale prese il nome di Piano di Olonio che, dopo la partenza definitiva degli Spagnoli che nelle vicinanze avevano costruito all’inizio del 1600 il Forte Fuentes, venne trasformato alla fine del Settecento, in pieno regime austriaco, in Piano di Spagna. Dal 1845 al 1858 l’’Austria creò le premesse per la bonifica del delta alluvionale con la costruzione del nuovo corso artificiale rettilineo dell’Adda. (vedi “La sepolta Olonio e la sua Pieve”di Martino Fattarelli).


3) Nell’archivio del Comune di Sorico, nella cartella “diritti di pesca”, si conserva una piccola mappa disegnata e firmata Ing. Luigi Conti, Gera 30 ottobre 1869 dello “Stagno e palude detto il Baletrone di proprietà di diversi comunisti di Sorico”. L’ attuale via Baletrone (da via Poncetta a cascina Poncetta) mantiene vivo il toponimo e ci indica l’area dove sorgevano le peschiere, dando una risposta alla presenza di muretti di contenimento.

... l’esistenza di queste peschiere delimitate da sbarramenti di pietre filtranti che permettevano l’entrata nei terreni dell’acqua dell’Adda e della Mera e non la uscita dei pesci ci è ben confermato da una relazione del 1581 richiamata nel libro “La sepolta Olonio e la Sua Pieve” Cattaneo 1986 di Martino Fattarelli che dice: “ogni puoca escavazione maggiore e abbassamento che si facesse alla detta bocca d’Adda (NdR al ponte di Lecco), il lago abbandonerebbe affatto la città debolissima e senza mura, da quella parte si asciugherebbero le peschiere di Sorico e Gera et altri luoghi di gran reddito a privati et benefitio al generale per l’abbondanza de pesce….”


4) Cippo di confine concordato nel capitolato nel 1763 con un decreto dell'Imperatrice Maria Teresa d'Austria allora Duchessa di Milano. E’ rappresentato con tratti di retta che hanno origine vicino a Dascio (sul sasso Dagio o Olzasco o Sass dela Cruseta) e corrono passando per Pontascio in direzione della vetta del Monte Legnone, sul cui primo dorsale è scolpito su un macigno un segno confinare (G+M 1763). Lungo la linea di confine (concordata nel 1763) dal Sasso Olzasco fino alla Scalottola, alle falde del Legnone, vennero posti termini artefatti. (Vedi Altolariana n. 7 del 2017 pag.245 in “1763.Il nuovo confine di Stato nel Pian di Spagna di Ugo Carniti ). Un’altra linea di confine prosegue lungo la sponda ovest del Lago di Mezzola sino a San Fedelino e si spinge per due chilometri in Valchiavenna fra Ducato di Milano e Repubblica delle Tre Leghe, oggi fra provincia di Sondrio e Como. Questa demarcazione fu utile per il completamento del Catasto Teresiano (in tedesco Mailänder Kataster); non solo risolse il problema della delimitazione terrestre tra i due Stati ma andò a sancire importanti diritti di pesca nel lago di Mezzola diviso anch'esso tra il Ducato di Milano, passato sotto la corona Austriaca (dal 1706 al 1797) dopo la Guerra di successione spagnola, e la Repubblica delle Tre Leghe. L'ufficialità di confine tra Stati venne meno con l'annessione della Valtellina e della Valchiavenna alla Repubblica Cisalpina e con l'arretramento dello spartiacque su quello che oggi è il confine Italo-Svizzero , mentre nel 1799 le restanti terre delle Tre Leghe entrarono a far parte della Repubblica Elvetica nata nel 1798. Con l’Atto di Mediazione del 1803 fu poi costituito il Canton Grigioni confluito nella Confederazione elvetica. Oggi la linea è ancora valida per la confinazione catastale del tratto delle Provincie di Como e Sondrio tra i comuni di Sorico, di Dubino e Samolaco.







Segno confinare su roccia inciso sulla rupe dell’Alzaschino o Sass dela Cruseta, poco oltre il Sasso di Dascio a destra del lago di Mezzola.











Cippo confinario situato sulla strada tra Colico e Piantedo. Pochi anni fa questa testimonianza fu maldestramente riposizionata invertendo la direzione originale delle nazioni confinanti.
(fotografia di Pierfranco Mastalli)





Mappa attuale dove si nota la linea di confine fra la provincia di Sondrio, di Como e di Lecco, esattamente come quella stabilita nel 1763 (Dascio-Pontascio-S.Agata-Legnone).


Di seguito il link per scaricare l’articolo di Ugo Carniti “1763,

 Il nuovo confine di Stato nel Pian di Spagna”. LINK

Un fatto di cronaca del 25 luglio 1793: Novate, due ambasciatori francesi sono arrestati all’osteria dell’Angelo dalla polizia austriaca.
Nell’estate del 1793 gli ambasciatori francesi Maret e Sémonvile, diretti da Ginevra a Venezia con i loro parenti, furono arrestati dalla polizia austriaca in territorio grigione a Novate in Valchiavenna, nell’osteria dell’Angelo. L’episodio destò grande scalpore in Europa, attuato in spregio del diritto internazionale, violando il territorio dello Stato neutrale dei Grigioni, allora dominanti in valle.



Incisione su rame da Reinier Vinkeles e Daniel Vrijdag. Disegno di Jean Duplessi-Bertaux.

Novate Mezzola, oncora oggi è visibile la targa a ricordo di questo fatto.
(fotografia di Pierfranco Mastalli)


Bibliografia
Brichetti P. & Fracasso G. 2011. Ornitologia Italiana. Vol. 7 – Paridae-Corvidae. Oasi Alberto Perdisia Editore. Bologna.
Bertoglio D., Le variazioni del delta dell’Adda presso Colico negli ultimi secoli. Editore Bartolozzi.

5 commenti:

  1. STUPENDA ILLUSTRAZIONE...mancano sempre i molluschi!!! scherzo...un abbraccio Enrico Pezzoli (ps) mi puoi mandare le più significative ambientali e cartografiche per via imail? la zona è per me interessantissma e ci sono stato di recente? grazie di cuore..scusa la mia ineguatezza informatica.

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  2. SOPRATUTTO MI INTERESSANO I CIPPI e la loro posizione precisa! grazie grazie grazie

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  3. Interessante e completo, mi fa rivivere molte uscite e osservazioni condivise in loco

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  4. ROBERTO...AIUTAMI E' possibile avere in pdf questo straordinario viaggio..mi interessa molto...Enrico Pezzoli

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  5. Ciao Roberto,
    i tuoi post sono sempre interessanti e ben documentati. Al di là degli aspetti naturalistici, che mi erano già familiari, grazie a te ho finalmente capito a cosa servivano i cippi e i muretti diroccati che si incontrano grirovagando nel Pian.
    Grazie mille e complimenti!
    Guido

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