giovedì 30 marzo 2017

La cicogna bianca: un gradito ritorno.

Con la migrazione primaverile, diverse specie di uccelli attraversano l’Italia per raggiungere i quartieri riproduttivi europei. Tra queste specie vi è anche la Cicogna bianca. Oggi considerata migratrice regolare ma fino a qualche decennio fa considerata estinta nel nostro paese poiché non solo non attraversava più l’Italia ma tantomeno sostava per nidificarvi. Oggi, anche nel territorio lariano, la Cicogna bianca (Ciconia ciconia) è considerata migratrice regolare, sebbene con pochi individui. Ed io ho avuto il piacere e l’opportunità di osservare due esemplari in sosta migratoria nei prati della bassa Valtellina.

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Bloccate dalle avverse condizioni meteorologiche, due cicogne bianche sono in attesa di riprendere il lungo viaggio migratorio verso le aree riproduttive del centro Europa. Marzo, Provincia di Sondrio.

La Cicogna bianca è una specie a diffusione eurocentroasiatico-mediterranea. Questa specie è migratrice. Gli individui che nidificano in Europa e in Africa settentrionale raggiungono i quartieri di svernamento situati generalmente a sud del Sahara e nell’Africa tropicale e meridionale. Nelle aree di svernamento, le cicogne compiono ampi spostamenti dipendenti dalle condizioni di umidità o di aridità, fattori che influenzano la disponibilità alimentare.2-Cicogna-bianca_012
Le cicogne europee utilizzano principalmente due rotte per giungere nel continente africano: quelle che nidificano in Europa centrale ed occidentale attraversano il Mediterraneo sullo Stretto di Gibilterra, raggiungendo la regione del Sahel, fino al Camerun; la massima parte delle popolazioni europee, dalla Germania orientale alla Russia, si addensa sulle sponde del Mar Nero, sorvola il Bosforo, Israele e il Sinai, per poi proseguire verso l'Africa centrale, orientale o meridionale. Esiste anche una terza via migratoria, utilizzata da un numero limitato di individui, che attraversa l'Italia. Anche in questo caso le cicogne si concentrano in alcuni “colli di bottiglia", come lo Stretto di Messina, il Canale di Otranto o percorrendo rotte alternative, come quella che dalle Alpi Marittime scende nel Mediterraneo, passando per Corsica e Sardegna.

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Rotta migratoria della Cicogna bianca
Autore Di Shyamal - .wikimedia.org

La Cicogna bianca, a differenza della gran parte degli uccelli migratori, migra volando esclusivamente di giorno. Questo poiché utilizza una particolare tecnica per spostarsi, il volo planato, che necessita di correnti ascensionali di aria calda che si formano sul terreno solo nelle ore diurne più calde. Le cicogne, infatti, usando queste correnti ascensionali, salgono in quota fino a raggiungere altezze a volte davvero considerevoli (circa 4.000 m s.l.m.) per poi planare ad ali distese e ferme, perdendo e riguadagnando quota nel passaggio da una zona termica all'altra. Questa tecnica di volo garantisce un risparmio energetico notevole rispetto al normale volo battuto. Quando le correnti ascensionali si affievoliscono o in caso di maltempo spesso interrompono il viaggio.
Grazie alla moderna telemetria satellitare si è stabilito che, quotidianamente, le cicogne restano in volo per circa sette-dieci ore con una velocità media di crociera di circa 35 chilometri all'ora, riuscendo a coprire quasi 300 chilometri al giorno. La cicogna ha una grande capacità di orientamento durante la migrazione. Questo le permette di tornare ai siti di nidificazione e, addirittura, al nido utilizzato nell'anno precedente. Questo suo comportamento migratorio l’ha portata ad essere una tra le prime specie di uccelli studiate con marcature posizionate attorno alle zampe. La prima notizia di inanellamento e ricattura di una Cicogna bianca si riferisce ad un animale marcato in Germania e catturato in Palestina nel 1846.4-_008

Gruppo di cicogne in volo planato. Maggio, Puglia.

La Cicogna bianca non passa inosservata in natura grazie al suo aspetto caratteristico dovuto al piumaggio bianco e nero sulle ali, alle sue grandi dimensioni (alta circa 100 cm e con un’apertura alare di 160 cm circa) e al colore rosso acceso del becco e delle zampe, caratteristica quest’ultima sono degli individui adulti.

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Posata a terra la cicogna ha un portamento eretto ed una caratteristica andatura lenta.
Aprile, Provincia di Como.

 

 

 

In volo, la sagoma è nettamente riconoscibile da quella di altre specie di grandi uccelli perché mantiene non solo le zampe ma anche il lungo collo completamente disteso. Quest'ultima caratteristica la rende facilmente distinguibile dagli aironi che volano con il collo piegato a “S”.

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In volo la Cicogna bianca ha il collo disteso, mentre l’Airone cenerino ha il collo ripiegato.

La sistematica posiziona la Cicogna bianca nell’Ordine dei Ciconiformi ed alla Famiglia dei Ciconidi, gruppo affine a quello degli Ardeidi al quale appartengono gli aironi. La Famiglia dei Ciconidi in Italia, è rappresentata solo da due specie: la Cicogna bianca (Ciconia ciconia) e la Cicogna nera (Ciconia nigra).

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Cicogna nera (Ciconia nigra), esemplare immaturo, giugno, Provincia di Como (CO).

 

 

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Cicogna nera (Ciconia nigra), esemplare adulto, luglio, Austria.

 

 

 

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Cicogna nera (sinistra), Cicogna bianca (destra).

Le varie specie appartenenti all’Ordine dei Ciconidi non hanno particolari esigenze alimentari in quanto generaliste. la loro dieta spazia dalle cavallette e lombrichi ma anche pesci, anfibi, rettili e piccoli mammiferi. Ogni specie tende ad occupare una “nicchia ecologica" differente, cioè utilizza differenti risorse alimentari. Nel caso delle due specie di cicogne europee troviamo poca affinità tra loro nella scelta dell’habitat e nel comportamen12_Cicogna bianca_017to: la Cicogna bianca predilige le zone pianeggianti, caratterizzate da prati irrigui, risaie, marcite, campi arati, brughiere, zone paludose aperte. Come siti di nidificazione sceglie punti elevati e facilmente accessibili come campanili, tralicci, pali, comignoli, alti edifici ed occasionalmente alberi. Spesso costituisce colonie composte da più coppie.

Cicogna bianca sta per ingoiare un lombrico appena catturato. Marzo Provincia di Sondrio.

 

 

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Esempio di alcune colonie di nidificazione della Cicogna bianca in Spagna.

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La Cicogna nera nidifica isolata in foreste dense e strutturate. Ha un carattere elusivo e solitario. Durante il periodo riproduttivo frequenta vaste zone di foresta, sia pianeggianti che pedemontane, attravers14_Cicogna-nera_(26)ate da corsi d’acqua con zone umide marginali. In genere nidifica su alberi (pini, querce) anche se in Spagna e Grecia è frequente riscontrarla in parete rocciosa.

 

Cicogna nera sul nido posizionato su parete rocciosa,
aprile, Spagna.

 

 

 

La Cicogna nera nel XX secolo ha subito un drastico declino in Europa occidentale, dove ora risulta minacciata a causa del degrado delle foreste, della perdita di zone umide idonee all’alimentazione, del disturbo e del bracconaggio. Dagli inizi degli anni 1980, il declino si è arrestato grazie anche alla campagna di sensibilizzazione attuata dalle associazioni ambientaliste per la protezione della Cicogna bianca. Oggi lentamente si sta registrando un lento recupero numerico di questa rara specie.

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Cicogna nera, giugno, Provincia di Como.

 

In epoca storica, la Cicogna bianca era diffusa e nidificante in Italia. Questi dati storici sono ricavati da vari autori del passato come Virgilio Marone (70-19 a.C.) il quale, in un’opera del 37 a.C., suggerisce di piantare le viti nel periodo in cui giunge la cicogna, nemica dei serpenti. Plinio il Vecchio (23-79), nella sua opera “Naturalis historia", descrive la migrazione delle cicogne e il fatto che tornino ogni primavera nello stesso nido. Giovenale (50-140), nelle “Satire”, riferisce di un nido di Cicogna bianca costruito sul tetto del Tempio della Concordia a Roma, intorno all'anno 100, e descrive l'alimentazione dei nidiacei. Gli scritti storici riportano testimonianze della nidificazione di Cicogna bianca anche a Milano nel XIII secolo e in altre località italiane. Ultimi dati storici sulla nidificazione in Italia risalgono al XVI secolo.
Trascorreranno molti anni prima di registrare nuovi tentativi di nidificazione che avverrà intorno alla metà del secolo scorso. Ma la vera svolta riguardante la presenza in Italia di questo uccello la si ha nel 1985 grazie alla L.I.P.U. (Lega italiana protezione uccelli) la quale avvia un programma per il ripopolamento di questa specie. La presenza delle cicogne allevate svolse una funzione di richiamo per quelle selvatiche che, formando coppie miste (selvatiche e di allevamento) sempre con maggiore frequenza, si trattennero per la 16_Cicogna-bianca_(16)riproduzione. Oggi in Italia la Cicogna bianca viene considerata un migratore regolare, nidificante e parzialmente svernante, grazie sia alla presenza di “Centri di ripopolamento delle Cicogne” sia a condizioni meteorologiche invernali favorevoli.

 

 

Esemplare con anello alla zampa, Centro di reintroduzione Cicogna bianca, Provincia di Pavia.

 

L’attività riproduttiva è prerogativa di entrambi i genitori i quali si alternano nella cova che dura per 32 giorni; i giovani accuditi al nido si involano a circa 80 giorni d’età.

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Cicogna che trasporta materiale al nido.

 

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Manifestazione di corteggiamento.

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Accoppiamento.

 

 

 

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Cura della prole.

 

 

 

 

 

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Lo stato attuale di conservazione della Cicogna bianca resta vulnerabile, in quanto le continue bonifiche delle zone umide e l’intensificazione delle pratiche agricole specialmente per le popolazioni orientali, il conseguirsi di stagioni estremamente secche nei quartieri di svernamento dell’Africa occidentale stanno minacciando questa specie.
In Italia i pericoli principali per la Cicogna bianca riguardano principalmente la folgorazione su linee elettriche e il persistere di atti di bracconaggio, specialmente durante la migrazione attraverso lo Stretto di Messina.

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La folgorazione è una tra le cause di morte della Cicogna bianca, questo avviene quando gli uccelli utilizzano tralicci come luogo di nidificazione, basta che l’animale posi i piedi sulla struttura e con le ali sfiori il cavo di sostegno e la folgorazione è immediata e capita anche che provochi l’interruzione dell'energia elettrica. Per evitare questo, dietro proposta degli ambientalisti, l’ENEL si è impegnata a isolare alcuni tratti di cavo in prossimità dei tralicci utilizzati.

Nidificazione su traliccio, maggio, Sicilia.

 

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Piacevole considerazione: la migrazione che porta le Cicogne sul nostro continente in primavera (periodo di rinascita della vita e della natura) ha portato a sviluppare il legame tra questo uccello e il concetto di generazione di vita. La Cicogna era infatti già considerata un simbolo sacro in Grecia e nella Roma antica come manifestazione della Grande Madre generatrice di vita. Le Cicogne bianche hanno ispirato anche in Europa settentrionale credenze leggendarie, poi diffuse anche nel mondo latino, come la ben conosciuta credenza della cicogna che porta i neonati attraverso i camini dopo aver pescato le loro anime dalle acque o dalle paludi.

 

Cartolina primi anni del 900.
(collezione privata)

 

Nei Paesi Baltici la cicogna è il simbolo della vita nascente, e per la tradizione popolare è portatrice di felicità e fortuna, venerata e strettamente protetta. Nei villaggi vengono posizionati dei pali con una base quadrata sulla sommità per far si che la Cicogna nidifichi.
Ci auguriamo che anche in Italia ci sia un futuro di rispetto per questo grande trampoliere e che i vergognosi atti di bracconaggio diventino solo notizie del passato.

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Moneta da 2 euro commemorativa dedicata alla Cicogna nera emessa dalla Lettonia nel 2015.


Bibliografia

Brichetti P. & Fracasso G., 2003, Ornitologia italiana. Vol. 1 – Perdisia Editore, Bologna

Spagnesi M. & Serra L, 2005. Uccelli d’Italia – Quaderni di Conservazione della Natura Numero 22, Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica “Alessandro Ghigi”

Belardi. M, Canziani M., Dimitolo G., 2004 – La cicogna bianca, storia di un ritorno. Parco Adda Sud, conoscere il parco n 3.

 

 

 

lunedì 20 marzo 2017

Equinozio di primavera e i ciliegi stanno fiorendo.

Oggi 20 marzo 2017 alle ore 10:29 (UTC) inizia la primavera astronomica e le colline della Brianza si tingono di bianco. E’ la fioritura dei ciliegi selvatici che abbelliscono il paesaggio.

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Ciliegi in fiore sulle colline della Brianza.

Tra i ciliegi in fiore, uno spicca in particolare: è quello di Besana Brianza (MB) con i suoi stimati 150/200 anni, la chioma dal diametro di circa 32 metri, una circonferenza di circa 100 metri, un’altezza di 24 metri e il fusto dalla circonferenza di 5 metri. Pare sia il ciliegio selvatico più imponente d’Italia!

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Ciliegio selvatico (Prunus avium)
di Besana Brianza (MB).

 

 

Per la sua maestosità, il ciliegio selvatico di Besana Brianza è stato scelto come albero monumentale a rappresentare la Lombardia nel Giardino dei Patriarchi dell'Unità d'Italia. Una sua talea è stata piantata nel 2013 a Roma sulla Via Appia Antica, luogo dedicato ad ospitare 20 alberi nati per talea dai patriarchi verdi di tutte le regioni d’Italia (LINK e LINK).

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La fioritura di questo albero attrae molta gente…

…e stimola gli artisti.

 

 

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Un tripudio di candidi fiori.

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Il massiccio fusto…

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…e i lunghi rami.

La fioritura di questo stupendo albero è meravigliosa e merita di essere vista. Trovarlo non è semplice però! Per questo vi lascio di seguito alcune indicazioni:

Comune di Besana in Brianza (MB). Il ciliegio si trova in un campo ai limiti di un bosco raggiungibile da Via Cremonina località Zoccorino. Si lascia l’auto all’inizio della via Cremonina poi si prosegue a piedi fino ad incontrare una cascina abbandonata. Svoltato l’angolo della vecchia casa lo si scorge in fondo al campo al limitare del bosco. A questo LINK le indicazioni di Google maps.

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E per sapere quando è al pieno della fioritura, seguitelo sulla pagina FB Il nostro magico ciliegio

martedì 28 febbraio 2017

Visitatori invernali del Lago di Como.

La stagione invernale sta terminando. Un inverno sul Lario per nulla banale se considerato dal punto di vista dell’avifauna acquatica. Oltre alle varie specie di anatre regolarmente svernanti, questo inverno si è avuta la presenza di specie migratrici irregolari alquanto interessanti e il ritorno di un gruppo di Oche facciabianca, uccelli rari in Italia. Un inverno quindi che non ha certamente annoiato i birdwatchers!

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Dicembre, Alto Lario. Un gruppo di anatre avvolte nella nebbia mattutina.

 

Moretta grigia Aythya marila

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Coppia di Moretta grigia (Aythya marila). Gennaio, provincia di Lecco.

La Moretta grigia è un’anatra a diffusione circumartica (situata a Nord del 55° parallelo) tra l’Islanda, la Scandinavia, la Siberia orientale e il Nord America. Durante l’inverno la Moretta grigia è presente nella maggior parte degli stati europei ma il 90% dell’intero contingente europeo è concentrato lungo le coste di Olanda, Danimarca, Germania e Polonia e il restante si distribuisce nelle zone interne dell’Europa centrale e nel Mediterraneo.

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Morette grigie in volo sul Lario.

Questa specie in Italia è migratrice e svernante principalmente nelle regioni settentrionali, soprattutto in quelle di Nord-Est. La presenza in Alto Lario di un gruppo composto da 15 individui è un numero molto interessante!

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Novembre, Morette grigie da poco arrivate in Alto Lario. Il gruppo presenta individui di sesso e classi di età differenti: i maschi in abito eclissale e i giovani che in questa fase sono molto simili alle femmine.

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Gennaio. In questo periodo le morette grigie hanno terminato la muta del piumaggio. Ora sono facilmente riconoscibili i maschi dalle femmine.

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Gennaio. Tre maschi: due immaturi e sulla destra un adulto.

 

 

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Gennaio. Femmina adulta.

 

La Moretta grigia in Europa ha uno status di conservazione sfavorevole in quanto è minacciata durante lo svernamento nel Mar Baltico dall’inquinamento da petrolio e dalla caccia.

 


Moretta codona Clangula hyemalis

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Gennaio, Alto Lario. Moretta codona (Clangula hyemalis). Maschio immaturo.

Anche la Moretta codona è una specie a diffusione circumartica, per la cui maggior parte della popolazione europea è concentrata in Russia (circa il 90%) e il resto è distribuito in Islanda, Norvegia, Svezia e Finlandia. Fuori dal continente europeo questa specie è sparsa in gran parte in Groenlandia. Il suo nome “codona” è dovuto al fatto che il maschio adulto ha una lunga coda affusolata.

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Febbraio, Provincia di Como. Moretta codona femmina.

La Moretta codona è tra le anatre una delle più nordiche. L’areale di nidificazione è compreso fra il 60° e l’80° parallelo N. Trascorre principalmente l’inverno in mare aperto e lungo le coste fra il 55° e il 75° parallelo N. L’area di svernamento più importante d’Europa è il Mar Baltico, che ospita anche contingenti di provenienza siberiana, e lungo le coste norvegesi. Di rado si spinge fino al 40° parallelo ed è assai scarsa nel Mediterraneo.

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Febbraio, Alto Lario.
Coppia di morette codone.

 

 

 

 

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L’Italia è uno dei siti di svernamento più meridionali, di comparsa rara e irregolare e solitamente relegata ad ambienti marini o costieri, lagune, laghi costieri e laghi dell’entroterra. In Alto Lario hanno svernato due individui mentre una presenza eccezionale di 9 individui è stata registrata sul lago di Alserio (CO) LINK.
La specie in Europa non ha particolari minacce se non l’inquinamento da petrolio e gli abbattimenti illegali.

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La Moretta codona, come la Moretta grigia, appartengono al gruppo delle anatre denominate “tuffatrici”. In modo particolare la Moretta codona è particolarmente abile nel immergersi alla ricerca di cibo raggiungendo 50-60 metri di profondità dove scova prevalentemente molluschi e crostacei, insetti, piccoli invertebrati acquatici e piccole porzioni di piante acquatiche.

 


Oca facciabianca Branta leucopsis

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Gennaio, Domaso (CO). Oca facciabianca (Branta leucopsis).

L’ Oca facciabianca in Italia è una presenza molto rara. La maggior parte delle osservazioni vanno attribuite a soggetti fuggiti da cattività. A Domaso (CO) hanno svernato un gruppo di 6 Oche facciabianca. Questa presenza è interessante anche per il fatto che durante l’inverno 2014-2015 alcuni componenti di questo gruppo hanno passato l’inverno nello stesso identico luogo. Un dato veramente interessante che si è potuto ricavare grazie al fatto che alcuni di questi uccelli portavano alla zampa un anello metallico riconducibile al centro d’inanellamento tedesco del Vogelwarte Hiddensee Germania.

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Gennaio 2017. Oche facciabianca.

 

 

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Gennaio 2015. Oche facciabianca.

 

 

La popolazione di Oche facciabianca presente in Germania, Olanda e Belgio proviene da soggetti fuggiti da cattività o da progetti di introduzione. La popolazione migratoria s23-anello_Oca-facciabianca-001elvatica è presente infatti solo in Germania con un numero contenuto di individui. Il fatto che dopo 24 mesi siano ritornati nello stesso luogo lascia stupiti. L’anello ha anche fornito un dato interessante sulla longevità di questi uccelli: infatti si è potuto risalire alla data dell’inanellamento (13 luglio 2003). 14 anni per un uccello in libertà non sono niente male!

 

Anello del centro Vogelwarte Hiddensee Germania

 

 

L’Oca facciabianca è distribuita in un’area artica molto ristretta con tre popolazioni distinte: due di queste nidificano in Groenlandia orientale e nell’arcipelago delle Svalbard, nel mare Glaciale Artico (la parte più settentrionale della Norvegia) e svernano in Gran Bretagna e Irlanda. Una terza popolazione nidifica sulle coste russe del Mare di Barents e sverna in Olanda e Germania settentrionale.

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Mappa indicativa delle tre popolazione di Oca facciabianca.
In rosso le aree riproduttive. Le frecce indicano le diverse aree di svernamento.

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Coppia di oche facciabianca.

 

 

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L’etimologia del nome del genere “Branta” probabilmente deriva da un’antica lingua germanica-scandinava che indicherebbe “oca dai colori bruciati” per via del piumaggio grigio cenere. Il nome della specie "leucopsis" proviene dal greco "leykos" = bianco e "opsis" = aspetto per via della faccia bianca tipica e distintiva per questo uccello.

 

 

 

Questo uccello nidifica come detto in territorio artico su scogliere inaccessibili. Per questo motivo per molti secoli è rimasta nascosta la loro modalità riproduttiva. Questo particolare, abbinato all’osservazione di soli individui adulti in inverno che poi scompaiono in estate e al mancato ritrovamento di nidi o uova, ha portato a stravaganti ipotesi sulla loro riproduzione. Una di queste prevede che questi uccelli siano il frutto di una pianta simile a Cucurbitacee che cadendo in acqua germoglia in uccelli chiamati Barnacle (infatti l’Oca facciabianca in inglese viene chiama Barnacle Goose).

Una curiosità: il mistero che avvolge la modalità riproduttiva di questo uccello ha persino portato in epoca medievale allo sviluppo di un’alquanto strana abitudine tra alcuni religiosi irlandesi che si cibavano tranquillamente di questi uccelli durante i giorni di digiuno o di Quaresima. Trattandosi a loro avviso di uccelli “né costituiti da carne, né nati dalla carne” non ritenevano infatti di fare peccato. Dovette intervenire Papa Innocenzo III nel Concilio Lateranense IV (1215) per vietare esplicitamente il consumo di queste oche durante la Quaresima riconoscendo questi uccelli come effettivi esseri viventi!27-Barnacle_Geese_Fac_simile_of_an_Engraving_on_Wood_from_the_Cosmographie_Universelle_of_Munster_folio_Basle_1552

L'albero delle oche Barnacle. Incisione su legno dalla "Cosmographie Universelle" di Munster, 1552.
Public Domain wikimedia.org

 

Concludo sottolineando come il Lario, anche in inverno, sia in grado di regalare emozioni inaspettate. Basta solo saperle apprezzare!

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Bibliografia

Spagnesi M. & Serra L, 2005. Uccelli d’Italia – Quaderni di Conservazione della Natura Numero 22, Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica “Alessandro Ghigi”

Brichetti P. & Fracasso G., 2003. Ornitologia Italiana. Vol. 1 - Alberto Perdisia editore, Bologna.

Henry Lee, 1887. The Vegetable Lamb of Tartary, Londra, Sampson Low, Marston, Searle, & Rivington, 1 -

Folklore e simbolismo dei fiori, piante e alberi

 

Web

https://toughlittlebirds.com/2017/02/02/gooseneck-barnacles-and-barnacle-geese/

http://www.jstor.org/stable/5272?seq=1#page_scan_tab_contents