venerdì 25 agosto 2017

Felleria: il ghiacciaio sofferente

Che caldo! Lo abbiamo avvertito tutti, è stato motivo di discussioni e articoli giornalistici, per farla breve, questa estate 2017 verrà ricordata come tra le più calde degli ultimi anni.
Al di là delle classifiche che riempiono i notiziari, seppur il record di caldo rimane quello che ha caratterizzato l’estate 2003, stiamo vivendo estati ciclicamente sempre più calde. A fare le spese di queste situazioni meteorologiche sono i ghiacciai, non parliamo di quelli dei poli che sono in grave sofferenza (LINK) ma dei nostri ghiacciai alpini che stanno letteralmente e inesorabilmente scomparendo a causa sia di estati torride ma anche per inverni pressoché poveri di precipitazioni nevose. Non mi addentro in un argomento così complesso, lo lascio agli esperti glaciologi, su questo blog vi racconto di una sorprendente ma purtroppo angosciante escursione al Ghiacciaio Felleria, situato in Valmalenco (SO).

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L’invaso artificiale di Campo Moro visto dalla base dello sbarramento della diga di Alpe Gera.

L’escursione al Ghiacciaio Felleria inizia presso le dighe di Campo Moro e Alpe Gera situate nel comune di Lanzada in Valmalenco (SO). Il percorso inizia dal parcheggio dell’imponente muraglione della diga di Alpe Gera situata a quota 2051 metri.

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La diga di Alpe Gera è stata realizzata tra il 1961 e il 1964. Questo bacino artificiale può contenere fino ad un massimo di 68 milioni di metri cubi d’acqua. Lo sbarramento, costituito da una diga in calcestruzzo, è lungo 530 metri e alto 174 metri ed è uno tra i più alti d’Europa.


Il sentiero costeggia il lago verso il rifugio Bignami (quota 2401 m, circa 1 ora) e prosegue attraverso le baite dell’alpe Felleria.4-2017-07-27_Valmalenco_005

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     Alpe Gera

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Il rifugio Bignami visto dall’Alpe Gera.

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Nella piana dell’alpeggio sono facilmente osservabili passeriformi comuni in montagna in questa stagione.

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Codirosso spazzacamino (Phoenicurus ochruros).





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Spioncello (Anthus spinoletta).




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Culbianco (Oenanthe oenanthe).




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La Febo (Parnassius phoebus), bella farfalla appartenente alla famiglia dei Papilionidi,
cattura l’attenzione con il suo volo lento e sfarfallante.

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Meno appariscente è il Ficomone (Colias phicomone),
farfalla appartenente alla famiglia dei Pieridi.

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Per meglio comprendere questo ambiente naturale nel 1996 è stato realizzato il sentiero geologico “Luigi Marson*. Questo sentiero è organizzato su due tragitti che partono dal rifugio Bignami. Questi percorsi, alla portata di tutti con un minimo di attenzione, consentono di attraversare uno splendido scenario alpino del Gruppo del Bernina e di raggiungere il Ghiacciaio di Fellaria, uno dei più estesi ghiacciai delle Alpi Centrali italiane.


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Un pozza con la fioritura degli Eriofori (Eriphorum sp.)...

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...e nascosta nella vegetazione una Rana alpina (Rana temporaria).




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Il percorso attraversa praterie alpine e innumerevoli segni del ghiacciaio
che in passato era presente nella zona: rocce montonate e massi erratici.

Il percorso in alcuni punti è segnato dai glaciologi con le misurazioni fatte nel corso degli ultimi cinquant'anni. È così possibile ricostruire il drammatico ritiro che la lingua glaciale ha subito in questi ultimi decenni.25-2017-07-27_Valmalenco_107

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Tra la vegetazione di questi luoghi spicca la sassifraga sp.



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Il tenace adattamento ad un ambiente estremo di un Cerastium sp.  






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L'Achillea muschiata, volgarmente chiamata taneda o erba iva, è una pianta dai fiori molto profumati che vengono utilizzati insieme alle foglie per la preparazione di infusi digestivi dalle proprietà curative e di liquori.


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A quota 2650 metri troviamo lungo il sentiero una Cicindela gallica, siamo quasi al limite di altitudine per questo coleottero poichè solitamente raggiunge questa quota massima. Su Libereali se ne è già parlato (LINK).






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Lungo la morena del ghiacciaio uno sparuto gruppo di femmine di Stambecco (Capra ibex) con i loro piccoli.

Raggiunto il ghiacciaio, lo spettacolare e suggestivo ambiente, mette di fronte alla bellezza della natura ed alla sua fragilità.35-2017-07-27_Valmalenco_059

Lo scioglimento del ghiacciaio ha da alcuni anni creato un piccolo lago proglaciale dove incessantemente porzioni estese di ghiaccio si staccano e con fragore finiscono in acqua, un’immagine in miniatura di quanto accade al famoso ghiacciaio argentino “Perito Moreno”. 36-2017-07-27_Valmalenco_096

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Lo spettacolo è molto affascinate ma allo stesso momento angosciante in quanto si è testimoni dello scioglimento dei ghiacciai, un fenomeno non nuovo ma che negli ultimi anni ha subito un’accelerazione come registrato dal Catasto dei Ghiacciai Italiani del Comitato Glaciologico Italiano presentato nel 2015 dove si sottolinea come rispetto al precedente lavoro riguardante il periodo 1959-1962 i ghiacciai italiani abbiano subito una riduzione della copertura glaciale del 30%. (LINK). Visto l’andamento, ci si chiede come saranno queste valli tra cinquant’anni e di conseguenza quali saranno i relativi problemi connessi a questa mancanza di risorsa idrica, questioni che certamente oggi fanno preoccupare noi, ma purtroppo saranno un problema per le future generazioni.

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*Testo integrale tratto dal Notiziaro semestrale della Banca Popolare di Sondrio “Cultura & Tempo libero”, 2014.

Il Sentiero Glaciologico "Luigi Marson" del Fellaria

La Vedretta di Fellaria, nell'alta Val Malenco orientale, è un gigante bianco che trae la sua forza e la sua vitalità al di sopra dei 3500 metri, nell'abbacinante deserto ghiacciato dell'Altopiano di Fellaria, dal quale emergono di poco alcune delle più importanti elevazioni del Gruppo del Bernina. L'altopiano, alimenta tre grandi colate che scendono in direzioni diverse. Oltre il Passo Gembrè scende verso la Svizzera e la Val Poschiavo il Vadret da Palù, ben visibile a chi transita con il trenino della Ferrovia Retica da Poschiavo verso S. Moritz. Verso Sud, invece, scendono due grandi masse glaciali separate dall'imponente scoglio roccioso del Sasso Rosso: verso Sud scorre la Vedretta orientale di Fellaria, verso Sud-ovest scivola la Vedretta occidentale di Fellaria. Fino a non moltissimi anni or sono due lingue di ghiaccio tornavano a riunirsi ai piedi del Sasso Rosso, per concludere la loro "vita solida" con un unico fronte che occupava la testata dell'Alpe Gera, alimentando con copiose cascate il torrente Lanterna. La lingua occidentale scende dall'Altopiano con una cascata di seracchi, che si placa sui pianori posti ai piedi dei versanti meridionali del Pizzo Argent e del Pizzo Zupò. Poi piega gradualmente verso Sud e quindi verso Sud-est quasi a voler abbracciare il Sasso Rosso, per terminate con una bella seraccata le cui acque di fusione originano anche un minuscolo laghetto. La colata ha una superficie di circa 5 km quadrati.
La Vedretta orientale di Fellaria che piomba direttamente verso Sud attraverso un passaggio aperto fra il Sasso Rosso e la bastionata rocciosa che sostiene l'Altopiano di Fellaria ed il Passo Gembrè, presenta una lingua larga circa 800 metri e lunga oltre 2 Km con una superficie di oltre 5 chilometri quadrati.
Fino agli anni '20 le due lingue glaciali si riunivano ai piedi del Sasso Rosso e la loro separazione definitiva risale al decennio successivo. Da quel momento, a parte qualche periodo di ripresa, i due ghiacciai hanno condotto vite separate.
In totale, quindi, il ghiacciaio di Fellaria raggiunge e supera i 10 km quadrati di superficie ed è uno dei più estesi delle Alpi italiane.
Il Sentiero Glaciologico di cui è descritta una parte, è dedicato a Luigi Marsen, uno dei pionieri della moderna glaciologia ed eclettico studioso della natura alpina. Professore al Regio Istituto Tecnico di Sondrio e membro della Società Geografica Italiana, Marsen ebbe modo, fra la fine del'800 ed i primi del '900, di compiere sulle montagne valtellinesi ricerche naturalistiche, geomorfologiche e meteorologiche.
A lui sono dovute le prime misurazioni delle fronti di alcuni ghiacciai della Val Malenco e grazie a loro è stato possibile costruire un modello descrittivo dei movimenti glaciali negli ultimi 150 anni.


Dal Web

Comitato Glaciologico Italiano  (LINK)

7 commenti:

  1. Ciao Roberto, ci sono appena stato anch'io, facendo sia il percorso A sia il C. Ambiente maestoso, ma i ghiacciai purtroppo sono agonizzanti. Non solo il Fellaria, ma anche gli altri (lo Scalino in particolare). E' sconfortante confrontare la situazione di oggi con le foto di trent'anni fa. E pensare che qualcuno nega che siano in corso cambiamenti climatici ...
    Guido

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  2. Purtroppo è sotto gli occhi di tutti il cambiamento climatico, ma quando sarà troppo tardi si correrà a tardivi e inutili ripari.

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  3. Ciao,
    come sempre, quanto pubblicato, risulta molto interessante e, purtroppo, piuttosto preoccupante.
    Ricordando un po' del latino studiato a suo tempo, mi viene spontaneo dire; repetita iuvant nella speranza che le cose ripetute aiutino.
    Mi riferisco ai miei doverosi complimenti per l'impegno da te profuso e, il conseguente ringraziamento da parte mia, per le riflessioni a cui rimandano le notizie contenute nel blog.
    Mi permetto richiamare la tua attenzione sull'Achillea moscata o Erba Iva che essendo una pianta officinale spontanea credo rientri fra quelle protette dalla Legge Regionale n.10 del 31 marzo 2008.

    Arturo

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  4. Caro Roberto

    non così in alto ma tanti anni fa ho cercato le mie chioccioline anche in Val Malenco sino al Pian dei Cavalli.....qualcosa, malgrado il Ghiacciaio quaternario ho trovato!

    un abbraccio Enrico

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  5. In Valtellina, almeno nella Media-Valle, era consuetudine fino ad alcuni anni fa (forse in alcuni ambiti ancora oggi) raccogliere l'erba iva in occasione dello spostamento delle vacche agli alpeggi più elevati. Questo perchè poi, ovviamente, viene brucata. Questa raccolta, eseguita con la piccola roncola pieghevole, veniva detta "ramasciare l'iva". Decenni di frequentazioni di questi luoghi, hanno portato sovente anche noi a raccogliere il quantitativo necessario per farne il liquore. Da anni la raccolta è regolamentata e limitata, ma va detto che la cosa assolutamente da evitare è lo "strappo" dell'erba, visto che ne provoca la eradicazione: per questo motivo secoli di raccolta e brucatura non hanno influito negativamente sulla crescita dell'iva, quanto l'operare maldestro di improvvisati "erboristi". Il liquore oggettivamente è assai gradevole, per chi ama gli infusi di erbe, paragonabile, secondo me, al genepi.....ma questa è un'altra storia.

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    1. L'achillea moscata è una pianta protetta dalla legge regionale, ma la stessa legge prevede una deroga alla raccolta dei soli fiori esclusivamente per i nati e/o residenti nei Comuni del settore lombardo e solo per il territorio provinciale di Sondrio è consentita la raccolta, in virtù degli usi civici, consuetudini e attività tradizionali delle collettività locali, per il seguente quantitativo massimo giornaliero 500 gr.

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  6. Ciao Roberto. Bellissimo articolo e foto. Ho constatato di persona e in modo angosciante il ritiro dei ghiacciai alpini anni fa percorrendo in Engadina il sentiero che porta al Morterasch. Impressionante il ritiro del ghiacciaio negli ultimi 100 anni, segnalato da appositi cartelli.E stessa situazione di scioglimento con relativo lago. Brutta situazione anche su ai laghi del Bernina dove una quarantina di anni fa (avevo scattato delle foto) i ghiacciai giungevano quasi al Lago Bianco e al Lago Nero. Ora li vedi spuntare in cima alle montagne. E cosa dire della fantastica Val Bondasca in Bregaglia, recentemente sconvolta dalla frana, dove il ghiacciaio della Sciora ritirandosi ha lasciato grandiose morene? Franca Panizza

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