lunedì 22 settembre 2014

Equinozio d’Autunno 2014

Il 23 Settembre, alle ore 02:29 UTC, inizia ufficialmente l’autunno. Con l’incamminarsi dell’anno verso la stagione fredda, anche la mantide religiosa termina il suo ciclo di vita. Su questo curioso animale sentiamo che cosa ha da raccontarci Giancarlo Colombo.

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Mantide religiosa Mantis religiosa, settembre, Pian di Spagna (CO).

In realtà il ciclo della mantide adulta si conclude – con la morte della femmina dopo aver deposto le uova – varie settimane dopo l’equinozio, piuttosto tardi rispetto a molti altri insetti: quella che scientificamente porta il nome di Mantis religiosa, classificata nell’ordine dei Mantoidei o Mantodei, schiude come larva in giugno ma completa il suo sviluppo diventando adulta solo in agosto, per cui l’ovideposizione avviene di solito in settembre-ottobre.

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Interessantissima è la struttura di protezione delle uova, detta ooteca, nella quale le stesse passano l’inverno al riparo. Fabbricata dalla madre con un materiale schiumoso che essiccando all’aria prende consistenza legnosa e costituisce un eccellente isolante termico, rimane incollata al substrato su cui viene deposta; può raggiungere le dimensioni di una piccola noce ed è di colore tra il grigio e il beige. Ve ne copio una raffigurazione qui sotto, ricordando la meraviglia provata da ragazzo la prima volta che ne scoprii una, dopo averla vista spesso raffigurata sui libri.

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Ooteca di mantide religiosa da cui stanno schiudendo le larve.
Da
Les Insectes I di Paul-A. Robert, Delachaux & Niestlé, Neuchâtel, 1960.

 

 

Meraviglia non solo mia: un antico libro francese sugli Insetti raffigura un’ooteca di mantide sospesa come qualcosa di prezioso al collo di un idolo africano, forse anche perché in alcune regioni dell’Africa l’insetto è ritenuto una divinità. Per inciso, i Mantoidei contano circa 2000 specie nel mondo e sono soprattutto tropicali; in Italia ne sono presenti all’incirca una quindicina.

 

Ooteca di Mantoideo sospesa a un idolo africano.
Da H. Coupin,
L’amateur de Coléoptères, Baillière, Paris, 1894.

Non appena abbandonata l’ooteca con l’uscita all’aperto, le larve sono già agguerrite cacciatrici; nonostante le loro minuscole dimensioni, intorno ai 6,5 mm (ne approfitto per riferirvi che negli adulti la femmina, più grande del maschio, arriva ai 7,5 cm), qualche entomologo paziente è riuscito ad allevarle nutrendole di afidi, i pidocchi delle piante comuni sulle rose!

Ma non è tanto sul loro ciclo vitale che Roberto mi ha chiesto di soffermarmi oggi, quanto piuttosto su credenze e superstizioni ispirate da questo animaletto, che ha sempre affascinato e impressionato gli uomini per varie ragioni, a incominciare dall’aspetto così insolito.

Partiamo dalle sue zampe anteriori, quelle che hanno valso alla mantide la qualifica di religiosa, dato che quando l’animale le tiene ritratte contro il corpo ricordano vagamente bracc4_MantisLegGBMNHia piegate verso il petto e mani giunte in atteggiamento di preghiera. Niente di più fuorviante, dato che si tratta invece di terribili, efficientissime armi da predatore, tanto da meritare la definizione tecnica di zampe raptatorie, da rapina. Con esse la mantide, dopo aver studiato attentamente la preda, la ghermisce con uno scatto improvviso e rapidissimo, della durata di pochi decimi di secondo.

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Zampa raptatoria di una mantide.
By British Museum of Natural History
[Public domain], via Wikimedia Commons.

 

Non tutti sanno, però, che il modello è comune ad altri ‘carnivori’ appartenenti a gruppi anche molto lontani, per esempio Insetti molto più piccoli chiamati Mantispe, per la somiglianza puramente esteriore con i Mantoidei; e persino, con qualche minima variante, ad animali marini come certi Crostacei, che degli Insetti sono cugini per lo più acquatici (per inciso ne esiste anche qualche specie terrestre, come il comune Porcellino di terra). Tra questi ultimi, se amate il cibo di mare conoscerete di sicuro la cosiddetta cicala o canocchia, riprodotta nella foto qui sotto. Guardate presso la sua testa le due grandi appendici scientificamente denominate massillìpedi, cioè piedi mascellari (l’animale ne ha cinque paia ma le altre, molto più piccole, qui non sono visibili): osserverete un caso esemplare di quella che i naturalisti chiamano convergenza evolutiva, il fenomeno per cui animali che conducono vite analoghe – o parti del loro corpo – assumono forme simili. In questo caso la somiglianza delle appendici raptatorie, orientamento a parte, è così forte da aver suggerito per il Crostaceo il nome scientifico di Squilla mantis.

  Mantis Shrimp adult

 

 

 

Canocchia o Cicala di mare, Squilla mantis (fonte: www.fishingtarget.com). Si osservi il secondo paio di massillipedi trasformati in appendici raptatorie.

 

 

 

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Quanto al significato del termine mantide, prendo spunto da considerazioni interessanti (anche se non sempre corrette) trovate in Internet, annotandole là dove ce n’è bisogno. Purtroppo non sono in grado di risalire all’autore, dato che diversi siti riportano gli stessi brani ma con firma differente, rivelando trattarsi di squallide copiature e relativi plagi: brutta abitudine resa possibile, e comoda, dal taglia e incolla, operazione che purtroppo riproduce e diffonde anche gli eventuali errori.

“…deriva dal greco “mantis”, che significa profeta, colui che pre-vede. E sono proprio i concetti della vista e dello sguardo uno dei motivi che hanno contribuito a rendere l’insetto alquanto inquietante. Il viso (d’accordo che l’autore attribuisce alla mantide un aspetto antropomorfo, cioè simile all’uomo, ma non esageriamo: io direi il capo, o la testa, dato che il viso gli insetti non l’hanno, n.d.r.) triangolare presenta sulla sua sommità due grandi occhi sporgenti che portano al culmine un piccolo puntino nero che assomiglia ad una pupilla”.

 

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Aggiungo subito che si tratta di una sbalorditiva illusione ottica. Gli occhi della mantide, come quelli della maggior parte degli Insetti, sono composti di un gran numero di sottounità dette ommatìdi, accostate le une alle altre, attraverso le quali l’animale vede come attraverso una griglia in cui ogni “riquadro” è la visione del singolo ommatidio; quando l’occhio composto, come nella mantide, è particolarmente grande e convesso e gli ommatidi sono molto piccoli e numerosi, sulla superficie a reticolo si viene a creare, per un gioco di luce, una specie di piccola area nera di forma circolare o ellittica, detta pseudopupilla (pseudo = falsa).

Se fenomeni analoghi, pur se meno pronunciati, si possono osservare anche in altri Insetti, in cui la macchia è più allargata e appare come un’ombra o un riflesso metallico diffuso, nella mantide la nitidezza e le piccole dimensioni della falsa pupilla hanno un effetto che non esito a definire allarmante, per il disagio che provoca: col movimento del capo dell’insetto o con lo spostarsi di chi lo sta guardando, o con la combinazione di entrambi, la macchia sembra muoversi e seguire l’osservatore, restando puntata verso di lui come uno sguardo tutt’altro che benigno. Al riguardo l’unico esempio di filmato breve che ho rintracciato in youtube, anche se il fenomeno può essere assai più vistoso, lo trovate a questo LINK. 10_Mantide religiosa_Pian di Spagna ed(23)

Se invece avete più tempo vi consiglio la visione di questo bel documentario tedesco, che qui è tradotto in spagnolo, lingua per molti meno ostica: LINK a 0.35” si vede assai meglio la pseudopupilla e più avanti ci sono interessanti riferimenti di cui riparleremo.

Si aggiunga che il capo può ruotare di 180 gradi, caso unico tra gli Insetti. Tale circostanza accentua ulteriormente l’impressione che l’animaletto riesca a non perderti mai di vista, anzi ti tenga d’occhio deliberatamente, tanto da far scrivere al sociologo francese Roger Caillois in “Il mito e l’uomo”, nel quale dedica un intero capitolo alla simbologia delle mantidi: “le altre (bestiole) possono soltanto vedere, le mantidi possono guardare”.

L’ impatto psicologico sull’osservatore sprovveduto è alquanto sgradevole e probabilmente costituisce il principale motivo per cui la mantide ha fatto tanto colpo sull’uomo fin dai tempi più antichi. Data la credenza pressoché universale nel malocchio, la possibilità di “lanciare” addosso a qualcuno malattie o disgrazie per mezzo di uno sguardo malevolo, in molte culture questa funesta capacità è stata attribuita all’insetto. Ancora da Internet: “Aristarco (sic) riteneva che il suo sguardo presagisse sventura a colui che lo subiva, uomo od animale che fosse, mentre presso i Romani se qualcuno si ammalava gli si soleva dire ‘la mantide ti ha guardato’ ”.

11_Mantide religiosa_Pian di Spagna ed(20)Sarei curioso di sapere da dove proviene quest’ultima informazione, dato che il termine Mantis è stato inventato solo nel ’700 da Linneo (che per coniarlo ha trasposto in forma latina il vocabolo greco antico) e non esiste nei dizionari di latino classico, con nessun significato. Non sono riuscito a scoprire se Plinio parli del nostro soggetto, e in tal caso con che nome, in qualcuno dei ben 37 libri della sua ponderosa Naturalis historia; ma è più probabile che la superstizione di cui sopra si riferisca a qualche tipo di spettro e non all’insetto.

Per la prima affermazione, invece, ci troviamo quasi sicuramente davanti a un qui pro quo. Il celebre Aristarco di Samo, astronomo, vissuto tra il 310 e il 230 a. C., fu il primo ad affermare che la Terra ruota intorno al Sole, mentre il meno noto Aristarco di Samotracia (216-144 a. C.), bibliotecario ad Alessandria d’Egitto, fu filologo e commentatore di poeti greci; ma che io sappia, né l’uno né l’altro scrissero di argomenti naturalistici. Verosimilmente non abbiamo a che fare con Aristarco bensì con Aristotele, il grande filosofo autore (anche) di vaste e approfondite opere sugli animali, il quale, pur essendo considerato uno dei fondatori della zoologia, non era del tutto immune dalle credenze del suo tempo: afferma infatti che la mantide è una creatura dell’Ade, il regno dei defunti, capace di ipnotizzare i viaggiatori solitari e condurli a morte. Per restare nel mondo greco classico, sembra poi che l’insetto fosse associato al personaggio di Cassandra, inascoltata profetessa di sventure.

Tra le poche tradizioni che in Europa riconoscono alla mantide qualche aspetto positivo ce ne sarebbe una secondo la quale la bestiola, in filastrocche infantili, “è un’indovina e indica il cammino ai bambini smarriti perché intuisce per istinto dove sia il lupo” (Internet). La credenza è probabilmente dovuta al fatto che la mantide ogni tanto distende una delle zampe raptatorie, sembrando così indicare una direzione. Quanto all’attributo di religiosa, qualcuno vuole che sia di origine cristiana: al riguardo, però, oltre al nome provenzale – riportato dal Fabre – di prégo-Diou (prega-Dio) e a quello diffuso in Romania di calagurita (monaca), sempre Internet riferisce come “presso i Turchi si crede che le sue zampe siano sempre orientate verso La Mecca, la città santa dei musulmani”. Poiché il cristianesimo è più antico dell’Islam, non è comunque da escludere che la tradizione sia passata, adattandosi, da una cultura religiosa all’altra.

La mantide era invece indubbiamente un animale sacro per gli antichi Egizi, che la veneravano ricollegandola al regno dei morti e addirittura ne conservavano il corpo mummificandolo; si può vedere un interessantissimo reperto archeologico di mantide mummificata a 7’52” del già menzionato documentario al LINK, dove a 13’18” si parla della mantide presso gli antichi Greci, a 13’30”si ricorda l’opinione di Aristotele e a 14’01” è mostrata una moneta coniata nella colonia greca di Metaponto, fondata nel VII secolo a. C. nell’attuale Basilicata, che raffigura l’insetto insieme con una spiga, simbolo di culti di divinità dell’oltretomba. Per finire, nell’Africa moderna i boscimani del deserto del Kalahari la ritengono anch’essi di natura divina e la invocano perché li aiuti a trovare l’acqua.

12_Mantide religiosa_Pian di Spagna (51)Resta qualcosa da dire sul fatto che la femmina della mantide religiosa divora il maschio dopo l’accoppiamento e spero di non deludervi saltando a piè pari tutte le considerazioni – troppe! – di carattere psicologico collegate alla sessualità umana. Incominciamo con lo sfatare un mito: a volte il maschio riesce a fuggire incolume, o più probabilmente viene lasciato fuggire; ed esistono specie di Mantoidei in cui questa forma di cannibalismo nuziale non si riscontra affatto. Per contro può verificarsi, anche se non abitudinariamente, in altri animali parenti degli Insetti, gli Aràcnidi: tra essi, le femmine di diverse specie di ragni e scorpioni possono attaccare i rispettivi maschi e cibarsene, tanto che esistono specifici rituali a base di gesti di riconoscimento con cui gli aspiranti cavalieri “ammansiscono” le pericolose dame, cui si segnalano come eventuali partner, per evitare di essere qualificati invece come possibili spuntini.

Sta di fatto che nella Mantis religiosa il banchetto della sposa a spese dello sposo avviene spesso. Ma per capirne i motivi e il senso dobbiamo spogliarci da ogni metro di giudizio umano e cercare di immedesimarci nella logica della natura: non esistono animali buoni o cattivi, feroci o miti, vincitori o vinti, ma soltanto esseri viventi di cui l’evoluzione, nel corso di centinaia di migliaia di generazioni, ha codificato complessi comportamenti obbligati, ai quali il singolo non ha la possibilità di sottrarsi.

Per deporre le uova e fabbricare contemporaneamente l’ooteca, la femmina ha bisogno di una gran quantità di proteine; e la fonte più vicina è il maschio che le sta aggrappato sul dorso. Si tenga presente inoltre che lo stadio adulto degli Insetti è solo il breve anche se importantissimo momento culminante dell’esistenza (che negli stadi precedenti può durare anni): quello in cui la specie deve porre le basi per la propria continuazione. Una volta tramandati i propri geni ai discendenti, gli individui che lo hanno fatto hanno esaurito il loro ruolo e la loro ulteriore sopravvivenza sarebbe del tutto superflua.

E’ così che nella stragrande maggioranza degli animaletti a sei zampe il maschio muore dopo la stagione degli accoppiamenti e la femmina dopo la deposizione delle uova. La circostanza che nella mantide il corpo del primo, dopo che la testa ne è stata divorata, grazie alla struttura del proprio sistema nervoso continui efficientemente a fecondare la seconda, fa parte degli ineludibili comportamenti programmati di cui dicevamo; e se proprio ci teniamo ad appiccicare a ogni costo una morale a un evento per noi così strano, dobbiamo semplicemente osservare con rispetto che le due bestiole hanno fatto fino in fondo la loro parte di brava mamma e bravo papà.

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2 commenti:

  1. Complimenti Roberto Brembilla, finalmente un articolo sulla Mantide obbiettivo, completo, esauriente da molti punti di vista e, più che altro, per niente emotivo, pedissequo e conformistico come sono molti degli articoli che ho trovato su questo argomento: sto facendo una ricerca sul significato simbolico della mantide e, come molti simboli, ha molti aspetti opposti... Grazie tante perché mi ha aiutato a mettere un po' d'ordine fra cose buone, pregiudizi e luoghi comuni non verificati. complimenti ancora per il bell' articolo.

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  2. Caro Salvatore,

    poiché sono appassionato di insetti da una vita (in particolare studio e raccolgo Coleotteri da quand’ero adolescente, oltre mezzo secolo fa) ho sempre amato anche scrivere articoli divulgativi in proposito e l’amico Roberto, ospitandomi nel suo bellissimo sito, mi ha offerto al riguardo un’occasione d’oro. Per me, la più gran soddisfazione è di riuscire a soddisfare qualche curiosità su questo mondo affascinante: grazie dunque a lei dei suoi cortesi complimenti. Giancarlo Colombo

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