mercoledì 4 dicembre 2013

I ricami dell’inverno: la galaverna

Il dizionario ne dà questa definizione: calaverna o galaverna, brina o nebbia che cristallizza sui rami o sulle foglie formando dei lunghi aghi. In effetti la galaverna è un deposito di ghiaccio in forma di aghi e scaglie che si forma quando la temperatura è sotto lo zero e nell’aria aleggia la nebbia. Questo fenomeno è frequente in montagna, dove capita spesso che la nebbia lasci questo strato di ghiaccio bianco posato sulla vegetazione, rendendo ancor più affascinante il paesaggio. Le immagini che propongo oggi le ho scattate in Engadina, il paesaggio ritratto non è certamente tra i più interessanti ma la galaverna lo ha reso incantevole e fiabesco.

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Ma quali sono le condizioni per far si che questo fenomeno si formi? Curiosando sul web ho trovato questa semplice e chiara descrizione: La galaverna si forma se le goccioline d’acqua in sospensione nell’atmosfera possono rimanere liquide anche sotto zero (il cosiddetto stato di sopraffusione). Uno stato instabile tanto che appena le gocce toccano una superficie solida si trasformano appunto in galaverna. Questo passaggio dallo stato liquido allo stato solido richiede piccole dimensioni delle gocce di nebbia, temperatura bassa, ventilazione scarsa o assente, accrescimento lento e dissipazione veloce del calore latente di fusione.

Se la ventilazione è debole questo accrescimento è regolare e i cristalli sono di notevole bellezza e simmetria, molto simile alla logica dell’esagono che genera il fiocco di neve nelle nubi.

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L’origine del nome calaverna o galaverna è alquanto discusso, per alcuni autori il termine è per metà germanico/longobardo e per metà latino, nebbia (“cala” di “calìgo”) che si congela (“hibernus”), al contrario gli esperti dell’accademia della crusca affermano che la ricerca etimologica ci lascia a tutt’oggi senza una risposta assodata. Di certo, come affermano gli studiosi dell’accademia della crusca, non è scienza, vedere in galaverna una “gala invernale”, come il fisico Ciro Chistoni scrisse: “La galaverna è quasi definita dallo stesso nome: è una specie di addobbo invernale di tutti gli oggetti esposti al libero cielo.”

Per chi volesse approfondire questo intrigante argomento basta cliccare su questo Link

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Altri fenomeni simili alla galaverna sono: la brina, che si forma per il raffreddamento lento del vapore sulle superfici fredde a causa della perdita di calore durante la notte.

12_Brina_Pian di Spagna ed (Large) Brina

La calabrosa invece è un deposito di ghiaccio che si produce per la solidificazione rapida di gocce grosse di nebbia soprafusa. La differenza tra calabrosa e galaverna e’ di carattere estetico l’una con aghi di ghiaccio, l’altra con crosta di ghiaccio granulosa simile a una spugna gelata per via delle bolle d’aria racchiuse nel suo interno. La calabrosa avendo una densità maggiore della galaverna, in particolari condizioni climatiche forma intorno ai rami, delle lame di ghiaccio biancastre irregolari e dentellate, larghe anche 20 centimetri.

calabrosa Calabrosa (foto Flavio Pontiggia)

Altro fenomeno è il gelicidio, che consiste in un deposito di ghiaccio liscio, compatto e molto aderente senza bolle d'aria o altre impurità. Questo fenomeno è provocato da una forte variazione del profilo termico dei vari strati dell’aria, caratterizzato da aria gelida in prossimità del suolo e di aria più calda negli starti più alti. La pioviggine che, a causa della soprafusione, pur cadendo al suolo in forma liquida gela formando a volte accumuli molto pesanti a causa della sua densità.

800px-Ice_Storm_Kansas Gelicidio (link foto)

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