sabato 12 maggio 2012

Termini ornitologici: Fenologia.


In questi giorni mi sono imbattuto in due specie particolari: lo Svasso collorosso e il Falaropo beccolargo. Ricorrono spesso i termini “raro”, “comune”, “difficilmente osservabile”  quando ci si vuole riferire ad una specie, ma vediamo di capire il perché di tale scelta.

Quando si parla di una specie, per ovvi motivi la si deve ricollegare con la località dove questa è stata osservata ed inoltre la si deve rapportare con la sua fenologia.

Andiamo per ordine, con il termine fenologia si intende lo studio del manifestarsi di un particolare evento: per esempio, se io osservo oggi una Rondine volare sul nostro lago questo è un evento normale, ma se la vedo volare nel mese di dicembre questo è un evento straordinario (a dicembre le rondini sono in Africa).
In campo ornitologico, la fenologia studia come si distribuiscono nel tempo le osservazioni degli uccelli migratori. Ciascuna specie migra con una tempistica assolutamente particolare che è influenzata da molti fattori, come la lunghezza della via migratoria da percorrere tra le aree di svernamento e quelle riproduttive (e viceversa), dalla possibilità di trovare localmente delle condizioni favorevoli per una sosta più o meno prolungata e dalle condizioni metereologiche durante la migrazione che possono indurre gli uccelli a tappe forzate.

Come detto in precedenza, i termini usati per definire la qualità di un’osservazione riguardante una specifica specie sono: comune, poco frequente, rara e accidentale.
Osservare un Pettirosso nel giardino di casa è normale, ma se il Pettirosso lo si dovesse osservare in un giardino degli Stati Uniti la cosa sarebbe straordinaria, anzi il termine giusto è “accidentale”.
Capita a volte che eventi meteorologici straordinari portino fuori rotta migratoria alcuni uccelli creando “agitazione” nel mondo dei birdwatchers, queste sono occasioni da non perdere per poter osservare specie praticamente impossibili da vedere normalmente.

Anche il termine “comune” può trarre in inganno, ad esempio, il gabbiano comune lo è di fatto sul lago, ma in montagna sarà molto difficile osservarlo e se questo avvenisse l’osservazione diventerebbe importante.
Per quanto riguarda il termine “Specie rara”, esso viene usato per definire lo “Status” della popolazione. Esempio: il Gipeto è una “Specie rara” in quanto la sua distribuzione sulle Alpi supera di poco il centinaio di individui e quindi, già solo osservarlo è un evento particolare.
Spero di aver chiarito il fatto che ad ogni uccello viene ricollegato il giusto termine in funzione del luogo, del periodo o della specie al quale esso appartiene.

Dopo questa lunga introduzione veniamo alle due specie per le quali ho scritto questo post: lo Svasso collorosso e il Falaropo beccolargo.



Lo Svasso collorosso Podiceps grisegena è una specie poco frequente in Italia, è distribuito in Europa centro-orientale e sul Lago di Como è considerato “difficilmente osservabile”.

Svasso collorosso,  10 maggio Dorio.

Il Falaropo beccolargo Phalaropus fulicarius, è un limicolo artico di comparsa “accidentale” in Italia. Falaropo beccolargo
Falaropo beccolargo, 12 maggio Riserva Naturale del Pian di Spagna (CO).
La scarsa qualità delle immagini è giustificata dalla rarità degli esemplari ritratti e conseguentemente dalle poche occasioni di fotografarli, per questo motivo, seppur scadenti, restano un’importante documentazione.

1 commento:

  1. Salve,ho bisogno di un esperto che mi tolga un tarlo che ho in mente.
    Vengo al punto. Alcuni giorni fà ascoltando una trasmissione sul comportamento animale (specie volatili) è stato nominato un termine riferito al muoversi all'unisono di alcune specie ad es. stormo ,branco di pesci etc. etc. di quale termine si tratta (ricordo finiva con monia).
    Grazie marcopirata@libero.it

    RispondiElimina